Lo yoga della vicina.

L’uomo contemporaneo pensa di sapere cos’è la fede. E pensa di saperlo bene. Oggi tutti vengono a contatto con lo yoga della vicina, il positivismo del collega, il buddismo del manager. Oggi tutti leggono Confucio e Osho, alcuni pure Nietzsche e Marx. E magari qualche bel libro scandaloso su Gesù, dove si spiega che non si trattava altro che di un riformatore sociale (“Uno della folla gli disse: «Maestro, dì a mio fratello che divida con me l’eredità». Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?».”), sostanzialmente animista e vegetariano (“Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro.”) e via dicendo. Ora come è possibile che più fedi si sovrappongano? Si può prendere il “meglio” (ovviamente a nostra personale discrezione, in modo da non fare troppa fatica) ed essere egualmente Buddisti ed affaristi? E se noi possiamo perché invece nell’antichità vi sono stati i martiri? Se tutto è eguale perché essi sono morti per non rinnegare e perché sono stati condannati affinché rinnegassero?

No, non sappiamo cos’è la fede. Quando leggiamo Platone e vediamo come egli colleghi la filosofia con l’essere buoni non lo capiamo. Uno dei peccati della nostra epoca è l’ipocrisia. La fede è vita vissuta. A forza di affidarci alla parola umana ce lo siamo dimenticati. Chi ha fede, vive la fede e pensa fedelmente. Noi ci siamo convinti che si possa dire “sono così” mentre si è cosà e che valga di più la parola detta che la vita vissuta. Quando qualcuno si professa Buddista e insegue il denaro volontariamente o Cristiano e volontariamente è individualista, egli offende queste fedi e si fa portatore di fedi diverse. In questi casi non ci troviamo di fronte né ad un Buddista né ad un Cristiano, ci troviamo di fronte ad un avaro e ad un egoista. Questo dicevano gli antichi: ci deve essere unità di pensiero e azione e ciò che prevale non è la vuota parola, ma il rumoroso segno. Nessuno può essere allo stesso tempo Buddista, Cristiano od Induista, il sincretista non si affida a nulla: la sua unica fede è nel proprio io, un pezzo di terra.

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