Il discernimento spirituale

Discernere, nella sua accezione basilare indica “separare”; il discernimento spirituale si colloca in una dimensione di totale immaterialità, coinvolgendo in primis intelletto e volontà, ma anche la tendenzialità sensibile (passioni) ne risulta fortemente implicata. Il discernimento ha sempre occupato un posto di rilievo nella spiritualità cristiana, sin dai primi secoli, con gli anacoreti dei deserti, fino al monachesimo e a s. Ignazio di Loyola che sulla base della sua esperienza personale ne ha dedotto delle regole fondamentali. Il discernimento degli spiriti, mira a scoprire la volontà di Dio nella propria vita e come attuarla; quindi offre -se ben fatto e  libero da affezioni disordinate- la possibilità di trovare una via di felicità, che  non vuol dire che non sia costellata da difficoltà e non richieda qualche rinuncia. La direzione spirituale è il luogo privilegiato per discernere, assieme ad un direttore che sia sperimentato; tuttavia oggi la direzione è in forte crisi, sia per mancanza di sacerdoti, sia per mancanza di tempo da parte di molti di essi; si aggiunga anche che dirigere le coscienze è una vocazione, e inoltre, specie all’uomo moderno ripugna l’obbedire, essendo più incline all’autoreferenza. Tralasciando il discernimento infuso da Dio, proprio di alcuni grandi Santi come Pio da Pietrelcina, che avevano la risposta per l’anima a prima vista, è possibile collocarlo nell’ambito di Esercizi spirituali, ma anche quotidianamente, nell’ordinarietà delle scelte, alla luce della Parola di Dio, prima fonte per discernere, per vedere se l’anima è mossa dallo Spirito di Dio, dallo spirito cattivo, insinuato dal tentatore, oppure dallo spirito proprio, umano. Ma cosa s’intende per “spirito”? Si tratta di un’interna propensione dell’anima; se è per una cosa buona sarà mossa da uno spirito buono in quel genere, viceversa, sarà cattivo. Il discernimento, per l’appunto, consiste nel verificare la diversa origine dei moti della volontà, indicando la causa che li ha provocati. S. Bernardo di Chiaravalle indica sei spiriti diversi che possono muovere l’uomo nelle sue operazioni: Divino, angelico, diabolico, carnale, mondano, umano. Si possono però facilmente ridurre a tre, che li inglobano tutti. Dio spinge sempre l’anima verso il bene donando luce, chiarezza, consapevolezza, rettitudine d’intenzione, orrore del peccato, flessibilità nelle scelte, semplicità. Il nemico trasmette dubbi, oscurità, falsità, trappole, falsa luce, esalta molto l’immaginazione, spingendo alla disperazione, duplicità, durezza e chiusura di cuore, presunzione, disordine nella coscienza, ostinazione di giudizio, esagerazione degli ostacoli. A livello affettivo, Dio comunica pace interiore, gioia, libertà di spirito, mentre il demonio offre turbamento affettivo, irrequietezza, esaltazione degli affetti terreni, eccessivo attaccamento alle creature che vengono anteposte al Creatore. Gal 5,16-26 offre una buona base per verificare in quale direzione va la nostra vita. Dio spinge sempre l’anima verso il bene, è però possibile che prima o dopo l’illuminazione divina si introducano inconsciamente movimenti puramente umani e carnali; non sempre è facile distinguere dove termina l’azione di Dio e dove comincia l’influenza dello spirito delle tenebre e degli impulsi naturali, tuttavia è possibile, nella misura in cui si cresce nella familiarità con Dio. Per i Padri, il discernimento è sempre stato preghiera, vera e propria arte della vita nello Spirito Santo; ne risulta che il discernimento fa parte di una relazione vissuta tra Dio e l’uomo, anzi è proprio uno spazio in cui l’uomo sperimenta il rapporto con Dio come esperienza di libertà. Dio è comunità di Persone che si comunicano nell’amore reciproco, per cui anche nella relazione libera che stabilisce con noi si comunica in modo personale. Egli si rende presente alla persona umana che crede e si apre al suo amore, si lascia conoscere e pervade, riempie del suo amore, e tutto ciò si attua in una dimensione dialogica che non ha nulla a che vedere con l’autosufficienza, principale causa di frattura tra il credere e l’amare. Il discernimento -come afferma il P. Marco I. Rupnik S.I.- è l’arte di parlare con Dio, non il parlare con le tentazioni, neppure con quelle su Dio. Solo ricorrendo al Padre come un bambino riesco ad evitare gli inganni, le illusioni, leggendo il valore essenziale delle realtà create e non lasciarmi abbagliare dai miraggi che esse possono presentare. Come accennato, non solo i pensieri vanno discreti, ma anche i sentimenti, che spesso rivelano l’origine del pensiero. Un pensiero, una ispirazione, può essere buona, ma deve esserlo per me, per la mia vita, difatti Dio ci chiama a fare del bene, ma non tutto il bene. Non è tanto importante concentrarsi su come ci si sente, su che cosa si sente, piuttosto occorre vagliare e capire da dove proviene tale sentire e in quale direzione mi porta, i pensieri che ne derivano dove mi spingono? Come suggeriva S. Ignazio, occorre verificare il principio, il corso e il termine del pensiero. Occorre stare attenti, perché lo Spirito Santo quando la persona è orientata a sé stessa cerca di separare ragione e sentimento, provocando inquietudine, malessere, affinché si fermi, rifletta e si orienti diversamente. Quindi l’inquietudine non è detto che provenga dallo spirito cattivo; dipende infatti dalle condizioni dell’anima, dalla strada battuta dalla persona, se via larga e comoda o stretta che conduce alla vita (cf. Mt 7,13). Nel caso di soggetto orientato a sé stesso, lo Spirito buono non può agire sul sentimento, perché occupato dai piaceri sensuali, allora agirà sulla ragione, spingendo a riflettere sulla vanità dell’effimero, dell’immediato e producendo un salutare rimorso, per salvare l’anima ingolfata nei piaceri illeciti. E’ fuori dubbio che il discernimento può essere fatto validamente solo se l’anima vive in grazia di Dio e si sforza col Suo aiuto di conservarla, in quanto il peccato grave offusca la pupilla della fede, come diceva S. Caterina da Siena. Del resto il discernere non riguarda solo il bene da fare e il male da evitare, ma anche il meglio da fare rispetto al bene.

Sarà utile, analizzare brevemente quali sono gli effetti dello Spirito di Dio e quali quelli dello spirito diabolico sull’intelletto e la volontà, per concludere con l’esame dello spirito umano. Spirito di Dio riguardo all’intelletto: -verità: Dio non può mai ispirare l’errore, né dottrinale, né morale; -gravità: Dio non ispira mai cose frivole, inutili e infruttuose; -luce (cf. Gv 8,12); -docilità: obbedienza, flessibilità, sottomissione, specie in anime colte e istruite, per il maggior pericolo di attaccarsi al proprio parere; -discrezione: giudizio, prudenza, calma; -pensieri umili. Spirito di Dio riguardo alla volontà: -pace; -umiltà profonda e non affettata: basso concetto di sé, con facilità ad accettare rimproveri ingiusti e ingiurie; -fiducia in Dio e sfiducia in sé stessi; -volontà docile alle ispirazioni e chiamate di Dio; -rettitudine d’intenzione nell’operare: non c’è alcun interesse umano se non la gloria di Dio; -pazienza nei dolori di anima e di corpo; -abnegazione: il demonio e la natura ispireranno sempre comodità e piaceri, mai la via dolorosa della croce; -sincerità; -libertà di spirito: non ci si attacca neppure ai doni stessi di Dio; -grande desiderio di imitare Cristo.

Spirito diabolico riguardo all’intelletto: -falsità: suggerisce la menzogna avvolta da altre verità; -suggerisce cose curiose, inutili, per far perdere tempo e allontanare da Dio; -tenebre: angustie, inquietudine, eccessiva sollecitudine e ansia; -ostinazione di giudizio; -continue in discrezioni: gioia il Venerdì Santo e tristezza a Natale; -spirito di superbia: vanità, preferirsi agli altri, facilità al risentimento. Spirito diabolico riguardo alla volontà: -confusione dell’anima; -falsa umiltà; -sfiducia, scoraggiamento, presunzione, falsa sicurezza; -disobbedienza; -secondi fini: vanità, proprio compiacimento, desiderio di essere apprezzato e tenuto in gran considerazione; -impazienza; -disordine e ribellione delle passioni; -ipocrisia: doppiezza, simulazione di virtù che nasconde il vizio; -attaccamento alla terra: vanità, ricerca di piaceri, di ricchezze, ricerca di se stesso anche nella preghiera; -falsa carità: zelo amaro, indiscreto, farisaico e che semina discordie. In ultima istanza, è possibile individuare lo spirito umano con l’istintivo orrore per la sofferenza, l’amore alla comodità e al piacere, ai propri gusti e capricci, che non vuol sentir parlare di umiliazioni, disprezzo di sé, rinuncia, penitenze, ricerca di successo mondano, godimenti, onori, applausi, ammirazione; in una parola non ha alcun interesse per ciò che non soddisfa il proprio ego. Vi è poi lo spirito del mondo che propina tutto ciò come ricercabile, ambito, facendo credere che poi si è felici… Certo i nemici con cui lottare non sono pochi e il peggiore è la nostra umanità carnale, lo spirito umano appunto; a Dio va chiesto continuamente grazia, coll’orazione incessante per vincere noi stessi e gli assalti del tentatore, arrivando pian piano a fare l’opposto di quanto ci suggerisce. Non facile riuscirci, la porta è stretta, ma vale la pena lottare per essere veramente felici; del resto come amava dire S. Teresa di Gesù tutto è poco quel che si fa, perché in gioco è la stessa salvezza dell’anima. Laus Deo

 

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