“so tutto io”, il razionalismo incontinente

Un brandello di pelle di capodoglio con le cicatrici provocate dalle ventose di un calamaro gigante.
Un brandello di pelle di capodoglio con le cicatrici provocate dalle ventose di un calamaro gigante.

1861 la corvetta francese Alecton avvista e arpiona un calamaro gigante al largo delle Tenerife, il corpo dell’animale si spezza in due tronconi nel tentativo di issarlo sul ponte, se ne recupera solo una parte. È una conferma di anni di avvistamenti e testimonianze, fra cui si ricorda anche una descrizione di Plinio il vecchio nella sua Naturalis Historia. Il corpo era lungo otto metri e l’orifizio orale misurava ben mezzo metro. Il 30 dicembre 1861 un rapporto scientifico venne presentato all’Accademia francese delle scienze; si direbbe l’inevitabile fine della credenza per cui i calamari giganti erano ritenuti esseri mitologici ed inesistenti nella realtà. Ma come sappiamo abbandonare il ciuccio delle idee razionaliste che ci presentano una visione delle cose sicura e pacifica, una visione tranquillizzante per cui tutto è normale e razionalmente prevedibile, è molto duro per una buona fetta degli individui. Così la maggioranza degli scienziati ritenne il caso fasullo ed il rapporto non credibile. Successivamente numerosissimi (mai più ripetuti con questa intensità) spiaggiamenti a Terranova ed in Nuova Zelanda resero impossibile il non riconoscere l’esistenza di questi calamari. Tuttavia cosa sarebbe successo se fortuite coincidenze non avessero causato questo fenomeno naturale? Le persone coinvolte sarebbero state trattate come mistificatori ed il calamaro gigante sarebbe stato definito ancora un essere mitologico e fantastico. Non è così che si indaga la verità.

Fortunatamente questa storia ha un lieto fine: oggi su Wikipedia possiamo leggere “I calamari giganti, ritenuti un tempo creature mitiche, sono calamari della famiglia Architeuthidae, composta da circa otto specie del genere Architeuthis. Sono abitanti delle profondità oceaniche…” (voce Architeuthis). Il punto più profondo dell’oceano conosciuto è a 10.994 metri sotto il livello del mare nella fossa delle Marianne, il fondo è stato raggiunto una sola volta da un equipaggio di due persone sul batiscafo Trieste (precisamente a 10.902 m), l’impresa non è più stata ripetuta. Tuttavia a quell’enorme profondità, sotto quella pressione spaventosa (più di una tonnellata per centimetro quadrato) c’era la vita. E noi uomini pretendiamo di sapere tutto a priori, nell’Ottocento quando le immersioni a grandi profondità ancora non esistevano ed oggi quando sono ancora in quantità trascurabile.

Così in tutti gli altri campi: noi pensiamo di sapere, diamo per scontato e, soprattutto, non crediamo a fatti e testimonianze. Siamo arrivati al punto paradossale, nel campo della (mis)conoscenza aprioristica, che se vediamo in maniera lucida e certa qualcosa di straordinario preferiamo dubitare di noi stessi piuttosto che dei nostri pregiudizi. Senza un cuore libero non si conosce la verità, ci si procurano solo tanti ciucci, volgari surrogati del bene bramato; ma è solo abbandonando l’inconsistente sicurezza di ciò che è falso, che si può ottenere l’indistruttibile sicurezza di ciò che è vero.

4 pensieri su ““so tutto io”, il razionalismo incontinente

  1. Quindi, il fatto che la scienza abbia preteso di avere delle prove prima di accettare un fatto ti crea dei problemi?

    Questo mi fa pensare che di conseguenza tu sia un sostenitore delle teorie riguardanti gli ufo, i rapimenti alieni, ecc.

    In fondo, bastano le testimonianze no?

    Se cosi’ fosse, ora nei libri di biologia avremmo descrizioni di draghi, big foot e chi piu’ ne ha piu’ ne metta.

    Per fortuna,gli scienziati non ragionano come te.

  2. Perché metà calamaro gigante portato a terra da una corvetta non è una prova?
    Semplicemente era più facile sfatare senza andare a verificare.
    Per quanto riguarda il tuo discorso semplicistico sulle testimonianze, allora tu sei uno di quelli che sostiene che l’uomo non è mai stato sulla Luna e che è tutta una bufala?

    • No. Assolutamente no.

      Sei tu che proponi di basarti sulle testimonianze. Io propongo di verificare le affermazioni. Comprese quelle dei complottisti.

      • Ok verifichiamo le informazioni: 1) questo intero equipaggio dice di aver pescato un calamaro gigante (non si tratta di due persone ubriache, ma di un intero equipaggio di una nave piuttosto grossa, un tipo di nave che generalmente si affida a persone -parliamo almeno dei vertici- che diano certe garanzie di affidabilità); 2) biologicamente non c’è nulla che impedisca di supporre l’esistenza di un tale animale, gli oceani sono inesplorati (in profondità) praticamente al 100%, i calamari esistono e sono il tipo di animale che (per struttura corporea) è plausibile viva a grandi profondità e aumenti incredibilmente di dimensioni; 3) queste persone hanno portato e reso disponibile ben metà calamaro; 4) probabilmente, ma si può verificare, questo annuncio non portava nessun interesse economico all’equipaggio. (Inoltre certamente concorre a favore il fatto che non è stato il primo avvistamento della storia). Qual era il vero problema? La grandezza dell’animale e la paura tutta positivista di essere ritenuti dei babbei che credono alle favole. Se il calamaro fosse stato grande 10cm, metà animale portato anche da una sola persona sarebbe bastato per accettarne l’esistenza; quello che contesto è proprio la rigidità di queste persone davanti alla realtà, rigidità dovuta non certo allo studio scientifico. La scienza è una delle più grandi invenzioni moderne, un certo sostrato culturale che l’ha accompagnata in alcune manifestazioni invece è tutt’altro che positivo. D’altronde ho scelto proprio questo episodio perché esemplificativo di ciò che volevo dire. Certamente bisogna stare attenti ad essere sempre il più possibile oggettivi nell’avvicinarsi a qualunque fatto, al di là della paura di essere ritenuti folli, penso che su questo, se si è onestamente alla ricerca della verità, non si possa che concordare.
        Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di ribadire la mia stima per la scienza, è un punto per me e per la mia ricerca molto importante, non vorrei dare adito a comportamenti sbagliati in chi mi legge con poca attenzione.

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