Ripartiamo da qui.

“Per costruire il futuro voglio cambiare me stesso, nel presente.”

Si fa un gran parlare di riforme, di leggi, di come deve essere lo Stato del futuro; tutto inutile. Per quante leggi ci siano, per quanto perfette esse siano, per quanto siano ben pianificate, se esse non entrano nei cuori dei singoli saranno vane. La giustizia funziona solo con chi ci crede; si vede anche ad un livello molto empirico: chi spende parecchie migliaia di Euro di avvocato per una cosa da poco? e chi ci obbliga a rispettare una legge penale nel segreto? La giustizia funziona solo fra gentiluomini. Per quanti esattori ci siano non saranno mai controllati tutti gli scontrini, per quanti poliziotti mai tutti i vicoli, per quanti vigili mai tutti i parcheggi.

La politica, lo Stato, deve ripartire da qui, dall’educazione morale dell’uomo. Per troppo tempo il potere, nel suo senso più positivo, ha abdicato all’educazione umana. Per anni c’è stato ripetuto che nelle scuole non si devono insegnare i valori: sciocchezze, ogni insegnamento, di qualunque tipo, comunica un valore. Per anni ci è stato detto che i bambini vanno cresciuti in autonomia: sciocchezze non esiste un’autonomia del bambino, esso assorbe sempre e comunque i valori che lo circondano. Abbiamo abdicato al bello e al buono per lasciare che ogni valore prepotente emergesse. È ora di finirla, siamo uomini.

Il futuro riparte da qui, da un’umanità con una morale, da una umanità di probi, di uomini insomma. Per costruire il futuro voglio cambiare me stesso, nel presente.

2 pensieri su “Ripartiamo da qui.

  1. Però la morale deve fondarsi su qualcosa. Se pensiamo di essere in grado da soli di essere uomini morali ci scontriamo con la realtà del nostro male.
    Più che ripartire dalla morale dobbiamo ripartire da Colui che è la fonte della morale, altrimenti rischiamo di diventare moralisti e basta.

  2. Sono d’accordo. Io non credo nemmeno possa esistere una morale senza fondamento metafisico (atea nel senso corrente del termine). Infatti non appena si elimina Dio tutto ciò che rimane è un insegnamento per tradizione che si disperde nel giro di poche generazioni (il mondo contemporaneo ne è la prova). Senza ciò che fonda la morale nulla ha senso, poiché nulla definisce il senso delle cose.
    Questa è una delle bizzarrie della Storia, per quanto si agisca in maniera inconsapevole alla fine tutto si svolge come razionalmente prevedibile; e così un insegnamento morale, per quanto rigido, se ha perso le sue basi metafisiche è destinato a disperdersi in poche generazioni. L’ateo riflessivo si chiederà sempre “perché faccio questo?” e non troverà risposta, dunque o dovrà accettare il fatto di agire irrazionalmente o dovrà accettare la forza della ragione che in questo triste caso diviene la ragione della forza. L’ateo irriflessivo invece si farà trascinare dagli insegnamenti che ha ricevuti, ma avrà ben poca forza nell’insegnare quelle cose ai propri figli. Senza un principio metafisico non si può nemmeno parlare di una vera e propria morale, mancando la cosa che la rende superiore e maestra dell’agire del singolo.
    Spero di non aver buttato troppa carne al fuoco in maniera poco chiara. Grazie di aver portato a questo bell’approfondimento.

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