L’unica Chiesa che illumina è la Chiesa che arde, ovvero la paura di essere felici.

Oggi un mio caro amico mi ha riportato alla mente un viaggio, fu così bello da segnarci  tutti e oggi, dopo anni, è diventato un ricordo lucente. Nove persone, un furgone, Dio e il suo Angelo. Eppure, dopo tanto tempo, mi rendo conto di quanto sia difficile il voler essere felici. Quanti viaggi avremmo potuto fare? Quante cose avremmo potuto cambiare? Certo, molte sono cambiate ad un punto impensabile quando eravamo freddi, però ad un certo punto è come se si instaurasse la paura di essere felici. La nostra quotidianità, non ancora perfettamente trasfigurata, ci richiama all’ordine, i sogni vengono messi in un cassetto, il nostro fuoco viene bollato come esagerazione e lasciato domare. E noi, noi che abbiamo toccato una felicità che non è propria dell’uomo, ci costringiamo a pensare che deve essere occasionale, anche se è durata tutte le volte che abbiamo vissuto in quel modo, deve essere un caso, la vita deve essere diversa. E così invecchiamo, amici miei, con la vertigine dello slancio, il vento fra i capelli, ma inesorabilmente fermi. Scusate se parlo a voi, probabilmente dovrei parlare solo a me, fatemelo sapere. Ho cambiato così tante cose, ciò che era di-sperazione si è mutato in gioia profonda, eppure sento che potrei bruciare ancora qualcosa, per purificare ed innalzare gli altari della mia esistenza.

Essere felici è così semplice, vita semplicissima assolutamente, è tutto scritto nel Vangelo che abbiamo vissuto, perché la verità è sì Sacra Tradizione più Sacra Scrittura più Sacro Magistero, ma è soprattutto vita. Vi voglio bene amici, e sono convinto che l’unica Chiesa che illumina è la Chiesa che arde. Ci auguro di ardere sempre, ci auguro di vivere assieme in Cristo e di essere felici, ci auguro di banchettare, se non qui, più tardi, là, al tavolo dei Santi. Sia lodato Gesù Cristo!

3 pensieri su “L’unica Chiesa che illumina è la Chiesa che arde, ovvero la paura di essere felici.

  1. BiancoFulmine, grazie per le tue parole che riportano alla luce emozioni lontane ma mai dimenticate.
    Commentando le tue parole però, non credo che le persone abbiano paura di essere felici, ma paura di cercare la felicità nel posto giusto. Penso che tutte le persone che sono state con noi in quel viaggio possano testimoniare che sono stati giorni extra-ordinari. Ma poi la quotidianità ci impone delle scelte. Personalmente la mia paura più grande è nel non fare le scelte giuste e le domande che sempre mi accompagnano sono: che senso ha la mia vita?, qual’è la mia strada, il mio cammino, la vocazione che il Signore ha riservato per me?, qual’è il Suo progetto sulla mia vita?
    La vita dell’uomo è impregnata di scelte e per quanto uno si sforzi di attuare un sempre continuo discernimento, non si ha mai la certezza di percorrere i passi giusti, nei giusti tempi, nei giusti modi.
    Forse mi sto un pò allontanando dal punto, ma quello che volevo dire è che è troppo facile trovare la felicità in giorni vissuti come l’abbiamo fatto noi, quando la compagnia, l’occasione, l’amicizia, rende facile sentire la forza di una fede ardente.
    Fede non è emozione che infiamma il cuore. La vera fede è messa alla prova nella quotidianità, nella fatica di testimoniare quello in cui si crede, nella fedeltà della preghiera pur in un periodo di aridità.
    Non so se ho reso l’idea di ciò che volevo dire… sai non sono mai stata molto brava con le parole, a differenza di te 😛

    • Se vivere in un certo modo rende la fede ardente, non ha forse senso incoraggiare la fede ad essere forte? È questo il punto che non riesco a dipanare, ha senso vivere nel modo che ci ostacola, che ci dona maggiori periodi di aridità, che ci rende, sì certo più meritevoli, ma anche più a rischio e meno capaci di testimoniare? Sto chiedendo, non ho una risposta certa. 🙂
      Sono d’accordo che la fede va messa alla prova nella quotidianità, ma qual è la nostra quotidianità, in fin dei conti, lo scegliamo noi. I discepoli sicuramente avevano periodi di aridità (hai presente nel Vangelo quando ad un certo punto se ne vanno quasi tutti? segno che non è che fosse tutto rose e fiori), però avevano deciso che la loro quotidianità era lì di fianco a Gesù. Ora il punto è: qual è la quotidianità giusta, qual è la quotidianità che dobbiamo scegliere e in cui dobbiamo testimoniare e provare la nostra fede? La risposta è di ognuno e riguarda la strada di ognuno, ma ogni tanto è sempre bene verificare le proprie scelte 🙂 Alla fine siamo liberi di fare ciò che vogliamo.
      Sei anche troppo brava a vivere, questo è meglio di mille parole 🙂

      • “Sei anche troppo brava a vivere, questo è meglio di mille parole”
        ……tra il dire e il fare……. per la messa in pratica ci stiamo lavorando… 🙂

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