Cattolicesimo e politica, una gran confusione.

Oggigiorno c’è una gran confusione sui rapporti fra cattolicesimo e politica, il problema di fondo è che la cultura dominante etichetta come imposizione del Cattolicesimo qualsiasi cosa vada contro l’individualismo (cioè ogni cosa che si batta per la dignità della persona umana). Nasce così la leggenda che i Cattolici vogliano imporre la loro fede, intesa come fede nella Chiesa Cattolica, a tutti gli altri. La Chiesa Cattolica ha cinque precetti: a) Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni del lavoro; b) Confessa i tuoi peccati almeno una volta all’anno; c) Ricevi il sacramento dell’Eucaristia almeno a Pasqua; d) In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno; e) Sovvieni alle necessità della Chiesa (per approfondire CCC 2041-2043). Ora non si è mai sentito che qualcuno proponga per legge l’obbligatorietà di andare a Messa o di confessarsi almeno una volta all’anno, per un Cattolico è contraddittorio imporre per legge la propria fede. Ciò violerebbe il diritto alla libertà religiosa del singolo, tutelato dalla fede. Ciò che propongono i Cattolici, uniti alle persone di buon senso, non riguarda la fede nella Chiesa, ma la verità e la giustizia. Non uccidere l’innocente è comandamento di verità e giustizia, dunque deve prevalere erga omnes nella legislazione civile. Qualora, come nell’aborto, si legittimi per legge la soppressione dell’innocente, non è come membri della Chiesa che ci opponiamo, ma come uomini, in virtù della giustizia e della verità.

Ne consegue che la critiche che si fanno alle opinioni cattoliche in quanto cattoliche (che etimologicamente significa universali, non dimentichiamolo mai), dimostrano la pochezza e la mancanza di fondamento dei ragionamenti avversari; se ci sono critiche invece sui presupposti o sulla verità dei ragionamenti quelle dimostrano accortezza, onestà ed attenzione. Quando la Chiesa parla alla società civile lo fa come araldo di verità e sulla verità si basano i suoi ragionamenti, se qualcuno vi trova qualcosa contro giustizia la deve manifestare come mancanza di verità. Ritenere invece che i membri della Chiesa non abbiano libertà d’espressione è semplicemente la più becera delle intolleranze ed una vile scappatoia dal punto delle questioni.

Mi rendo conto che il mio discorso si presta ad essere male interpretato sia da una parte che dall’altra, poiché il demonio è amico delle esagerazioni e dei fraintendimenti, ma ciò, da un certo punto di vista, è un bene, perché per conoscere la verità bisogna sempre camminare sul filo del rasoio, evitando di essere frettolosi e superficiali; se non s’impara questo la nostra ricerca non procederà e, ciò che conta sviluppare, non sono i grandi numeri, siamo noi come persone.

Essere agnostici, l’inconsistenza di una vita.

A volte quando parlo di ricerca della verità può apparire che il tema sia fumoso e, tutto sommato, poco rilevante per le nostre vite. Inganno diabolico. Se noi non ci interroghiamo su quale sia la verità, se cioè ci lasciamo trascinare dalla corrente, vivendo come gli altri ci hanno detto di vivere senza rifondare intellettualmente la nostra esistenza, moriremo senza avere mai vissuto. Poiché la nostra spada sarà sempre al servizio dello straniero e il nostro cuore non avrà trovato riposo. La nostra libertà consiste nel dare un significato alla nostra vita, non darlo significa abdicare alla nostra natura umana.

Oggi molti si professano agnostici, in poche parole si professano indifferenti al problema centrale delle loro vite. Poiché se Dio esiste il mondo nella sua interezza è diverso, se Dio non esiste la realtà stessa ne risente. Il quesito su come è la realtà è un quesito centrale per decidere come vivere. Tuttavia se questo quesito si rigetta nella sua interezza si sceglie di vivere una vita indifferente alla propria umanità.

Fra molti anni da adesso, sui nostri letti di morte, la nebbia verrà diradata e ciò che rimarrà sarà solo ciò che avremo fatto in base al significato che gli avremo dato. Vi salvi il Signore dal trovare nella vostra vita solo inconsistenza, poiché allora non potrete brandire una spada ormai rotta.

Mors tua vita mea.

Monumento realizzato in commemorazione di tutti i bambini uccisi dall'aborto e di tutto il dolore sofferto dalle loro madri.

Siamo creature chiamate al bene, per questo il Male si nasconde fra noi sotto forma di bene. Quando feriamo qualcuno, quand’anche lo violiamo nella sua essenza, ci raccontiamo che lo facciamo per il bene. Così i genitori vengono dimenticati in un ospizio perché lì possono essere meglio curati, i bambini uccisi perché non avrebbero avuto un buon futuro, i popoli violentati perché possano avere il progresso. Eppure la nostra società occidentale una cosa ce l’aveva inculcata bene nella testa, e, cioè, che non vige la legge del più forte. Che i forti devono soccorrere i deboli e che noi siamo chiamati come comunità a servire il bene. Ma si sa, i valori antichi sono fuori moda, e si preferisce dimenticarsi di questa “assurdità” anti-individualista. Così l’ago che già si era spostato dal bene al giustificare il male come un bene della persona danneggiata, ora ha fatto un ulteriore scatto e vuole giustificare il male con il proprio individuale bene. Nascono così richieste come la legalizzazione dell’infanticidio post-parto e l’incentivazione dell’infanticidio pre-parto con assoluta noncuranza della successiva e devastante sindrome post-aborto. Infatti se ci si pensa bene tutte le lotte per questi diritti-storti sono giustificate principalmente dalla gratificazione personale di chi combatte queste battaglie, cosa giova a questi attivisti fare 100’000 aborti all’anno forzando la mano alle persone? Cosa giova se non gratificazione per la propria capacità di perseguire un’idea e di imporla? (O anche per il proprio portafoglio?) Se essi amano veramente i diritti perché non si occupano del problema in tutta la sua vastità? Perché il supporto a chi soffre per l’omicidio volontario del propri figlio non è da loro contemplato, perché alle donne non si parla compiutamente, perché si nascondono le cose celandone il nome?

Essere Cattolici significa anche questo: contemplare tutti i problemi nella loro vastità, sforzandosi di non dimenticare nulla e senza cedere alla tentazione di prendere una posizione di parte, senza cioè offendere la giustizia. Posizione ragionevolissima assolutamente. Significa ricordarsi dei diritti della madre senza scordarsi di quelli del bambino; della dignità dell’immigrato, senza scordarsi del bene dell’autoctono; dei legami che ci uniscono e della realtà nella sua oggettività.

Oggi invece la società procede verso l’individualismo più sfrenato, verso la tentazione non solo di prendere le cose in maniera di parte, ma di considerarle mediante un’unica parte, il proprio io. Tristo destino, poiché solo nell’amore c’è il nostro bene. L’egoismo, inganno diabolico, paga la sua moneta con la disperazione. Tuttavia anche a livello materiale i nodi vengono ben presto al pettine, poiché dove vige la legge del più forte, il più forte è sempre, e necessariamente, qualcun altro.

Scegliete.

Ci dicono che dobbiamo provare tutto nella vita, eppure ciò non ha senso. Non si può provare tutto, poiché ogni volta che si prova qualcosa si rinuncia a qualcos’altro. Prendiamo ad esempio il nostro corpo, le forze che dedichiamo ad una causa non verranno dedicate a nessun’altra, così nello spirito, i momenti che avremmo utilizzato servendo il Bene non diverranno mai del Male, né viceversa. I videogiochi e i film ci hanno abituati ad un mondo attutito, in cui tutto scompare; ma nella vita le risse lasciano lividi e le ferite cicatrici. Basta fare un piccolo segno in un mobile e quel segno rimane lì senza svanire. Ogni volta che agiamo modifichiamo la realtà, che è una sola ed in divenire. Tuttavia ciò non è motivo di paralisi, al contrario, sapendo che ogni cosa che facciamo è temporalmente incancellabile, ci troviamo liberi, poiché il non fare equivale al fare, aspettare può essere un errore quanto agire. Dunque, restituitoci il dolce peso delle nostre responsabilità, torniamo a vivere e a scegliere. Rimanere tutta la vita seduti su un divano è una scelta, così come combattere la buona battaglia. Scelte, costituzionalmente liberi non possiamo che farle; è la fortuna di essere uomini.

Solo chi ama converte

Sulla conversione l’idea ricorrente è qualcosa del tipo “non bisogna convertire le persone bisogna semplicemente amarle“, ora fintanto che questa frase significa che a convertire è Dio e che il miglior esempio è far vedere Dio in noi, cioè quel poco di bene di cui siamo capaci, ciò è vero. Tuttavia oggi molti vedono in questa frase un rifiuto del mandato di convertire, sostituito da una visione buonista del reale. Ciò che sfugge a queste persone è che la conversione è amore. Infatti l’atto massimo di amore per una persona è desiderare per lei il bene massimo; dunque, nel concreto, l’atto d’amore per eccellenza (nel senso proprio del termine) è indirizzare una persona al Paradiso. Quando amiamo un nostro fratello non possiamo trattenerci dal desiderare per lui la conversione del cuore e dunque la gloria eterna.

La religione non è un fatto personale, è un’aderenza più o meno accentuata alla verità. Chi ama spera che l’altro conosca la verità perché spera nel bene dell’altro. Chi possedendo una medicina per curare il proprio amico gli dona del veleno? E chi si preoccupa delle maldicenze pur di salvare la persona amata? Chi vuole convertire è chi ama. E se qualcuno vuole convertire non amando, serve solo il proprio egoismo; e prepara la propria condanna.

Il fulmine? Scompare al rinascere del giorno.

Come promesso mi accingo a fare una cosa che non andrebbe fatta, cioè spiegare il significato simbolico del mio stemma. Non andrebbe fatta perché un simbolo ha sempre un ventaglio di significati che non può essere facilmente ridotto in forma scritta, tantomeno in poche righe. Inoltre spiegare un simbolo è azzopparlo nella sua dote più importante: la capacità di creare in noi un movimento, di smuovere il nostro intelletto. Per questo nella mia esposizione cercherò di rimanere aderente alla natura simbolica dello stemma.

Lo scudo è sormontato da tre punte uguali e distinte che dominano tutta la figura e la reggono. Un fulmine squarcia l’oscurità, la sua struttura si regge sulla croce rosso sangue, che domina la figura ma non è al centro del fulmine, poiché ogni persona, nel progetto di Dio, vive il Vangelo seguendo la propria specificità, i propri carismi. Il fulmine è bianco. Ciò che amo dei fulmini, che bruciano le loro vite in un istante per tramutare le tenebre in luce, è che scompaiono al rinascere del giorno. Ovviamente c’è dell’altro, molto altro, ma solo tu hai le chiavi.

La preghiera della Domenica VII – Preghiera di liberazione

Signore tu sei grande, tu sei Dio, tu sei Padre, noi ti preghiamo per l’intercessione e con l’aiuto degli arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele, perché i nostri fratelli e sorelle siano liberati dal maligno.

Dall’angoscia, dalla tristezza, dalle ossessioni.
Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Dall’odio, dalla fornicazione, dall’invidia.
Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Dai pensieri di gelosia, di rabbia, di morte.
Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Da ogni pensiero di suicidio e aborto.
Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Da ogni forma di sessualità cattiva.
Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Dalla divisione di famiglia, da ogni amicizia cattiva.
Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Da ogni forma di malefizio, di fattura, di stregoneria e da qualsiasi male occulto.
Noi ti preghiamo, liberaci, o Signore.

Preghiamo
O Signore che hai detto: “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, per l’intercessione della Vergine Maria, concedici di essere liberati da ogni maledizione e di godere sempre della tua pace.
Per Cristo Nostro Signore.
Amen.

Buona e Santa Domenica a tutti
nel ricordo della risurrezione del Signore.

Il cavaliere impaurito, ovvero perché non nascono più eroi.

Vi assicuro che il cavaliere impaurito del titolo non è un modello da disprezzare, è un modello da imitare; ma procediamo con ordine.

Rinascimento, siamo nel pieno del Cinquecento, nasce un mito: quello del cavaliere senza macchia e senza paura, peccato che la cavalleria medievale sia scomparsa da circa due secoli. Cosa significa? Significa che quando si crea questo mito siamo in un’epoca in cui gli ideali cavallereschi veri e propri ormai sono scomparsi, in cui alla concretezza della cavalleria medievale viene sostituita una visione del mondo individualista e assolutamente irreale. Siamo nell’epoca in cui Erasmo da Rotterdam sfrutta le sue conoscenze romane per esaltare se stesso attraverso la pubblicazione dell’editio princeps della Bibbia, peccato che per farlo faccia bloccare ogni altra pubblicazione, fra cui edizioni di valore, per darci coscientemente una pessima versione della Bibbia. Siamo insomma in un’epoca dove l’individualismo si risveglia prepotentemente, l’epoca in cui tramontano gli eroi.

Nel Medioevo infatti, dove la cavalleria si praticava davvero, e fino al Duecento la si praticava per merito e non per nascita (il figlio di un cavaliere che non praticasse la cavalleria entro il trentesimo anno di età veniva considerato a tutti gli effetti come un rustico e chiunque fosse ritenuto degno poteva venir elevato al rango di cavaliere dalle autorità cittadine indipendentemente dalle sue origini), la questione del “senza macchia e senza paura” sarebbe sembrata un’assurdità. Si parla così di un padre che rimproverò duramente il figlio per il proprio proposito di non ritirarsi mai in battaglia, consigliandogli di non rispettarlo, e della successiva morte del figlio alla sua prima battaglia. Oppure di Galvano (ritenuto il migliore dei cavalieri) in cui traspare chiaramente la paura della morte. Si parla insomma di persone reali (per quanto leggendarie), che veramente hanno combattuto, non di finzioni letterarie prive di significato.

La loro grandezza, il loro eroismo, era nella loro umanità. L’eroe infatti non è colui che si crede invincibile, che è incosciente al punto da non temere nulla, che si auto-rappresenta come perfetto. L’eroe è colui che conosce i suoi lati oscuri, li accetta e combatte. Quando sapremo di essere persone imperfette, quando conosceremo i nostri limiti, quando ci saremo figurati la difficoltà delle nostre azioni, allora saremo uomini, quando poi sapremo anche dominare la maggior parte delle nostre azioni, allora, saremo eroi. L’ignoranza è per i folli. L’eroe medievale doveva ben guardarsi dall’essere un semplice ammazza-nemici forte e violento: in ciò non c’era onore. I cavalieri dovevano rispettarsi e ridurre al minimo lo scorrere del sangue. Guglielmo di Malmesbury racconta che il duca Guglielmo cacciò per sempre dalla cavalleria un uomo che aveva mutilato il cadavere del re Harold durante la battaglia di Hastings; mutilazione di cadavere nemico, per la nostra epoca, roba da medaglia.

Un vecchio argomento sciocco contro l’onnipotenza, Dio e il muro indistruttibile.

Esiste un argomento veramente banale contro l’onnipotenza, talmente banale che non pensavo ne avrei mai parlato, ma poiché viene spesso citato e, pure, non ho mai trovato spiegazioni, a mio gusto, soddisfacenti ho deciso di riproporlo a maggior utilità di chi sta iniziando la sua ricerca.

L’argomento è in genere basato su un botta e risposta, procedimento che si presta facilmente a mistificare i ragionamenti, poiché è sufficiente far intendere all’interlocutore che ciò che vogliamo dimostrare è già presente in quelle cose in cui l’interlocutore si è rivelato d’accordo, per far scattare un meccanismo per cui l’interlocutore, temendo di contraddire se stesso, dà l’assenso ad una proposizione che in realtà non aveva approvata. Ad esempio se dico “gli immigrati sono esseri umani come noi?” ovviamente si risponderà di sì, se però aggiungo: “allora sei d’accordo con me che devono poter applicare ogni loro tradizione?”, già qui molti continueranno a dire sì, e si potrà aggiungere “dunque e giusto, per rispetto della loro cultura, che essi possano delegare ai diritti occidentali della persona umana nelle loro famiglie, mantenendo i loro modelli culturali”. In tre frasi ho legittimato la segregazione della donna, l’infibulazione e la ritorsione verso i parenti (religiosamente) infedeli, e l’ho fatto procedendo in questo modo: prima di tutto ho preso un assunto generale in cui l’interlocutore occidentale non può che convenire. Poi ho sottinteso, falsamente, che l’approvare la dignità della persona umana significhi anche approvare qualunque pratica di un soggetto, quindi anche quelle che vanno contro la dignità della persona umana. Nella seconda domanda l’interlocutore disattento annuisce poiché se ha risposto sì alla prima si sente in dovere di rispondere sì ad ogni domanda introdotta da “allora” e simili. Nella seconda domanda uso la parola “tradizione” perché è una parola neutra che richiama all’immaginario gli aspetti più formali. Nella terza frase non pongo più una domanda, che potrebbe risollevare la coscienza del soggetto, ma traggo una conclusione (“quindi”), una conclusione a cui il soggetto si sentirà in dovere di aderire a causa delle risposte precedenti, poco conta che da “tradizione” si passi a “modelli culturali” e che si usi artificiosamente il richiamo al “rispetto” (altro valore forte, ma impiegato a sproposito nel senso che in questo caso si usa il rispetto per giustificare una mancanza di rispetto per la persona, dunque la parola è usata per legittimare il contrario). Inoltre notare l’uso di termini neutri come “delegare” per evitare di risvegliare nell’interlocutore il senso della realtà, si fa così anche con il politicamente corretto, la locuzione “interruzione volontaria di gravidanza” ha un altro impatto rispetto all’equivalente “omicidio volontario del proprio figlio”. Con un inganno semantico (cioè sul significato della parole) si porta un soggetto disattento a dire qualunque cosa, anche il contrario del punto di partenza, purché al concetto (che ha indotto il soggetto ad annuire) si sostituisca un’interpretazione della parola scollegata dal vero significato iniziale. Ho usato così tante parole per inquadrare il pericolo, per i disattenti, delle discussioni botta e risposta, perché questo è un problema veramente fondamentale per chiunque voglia cercare la verità.

Torniamo ora all’argomento iniziale. In genere la discussione è questa:

Accademio: Dio è onnipotente?
Ripetemio: Sì.
Accademio: Allora Dio può creare un muro indistruttibile?
Ripetemio: Sì.
Accademio: E poi lo può distruggere?
Ripetemio: Sì.
Accademio: Allora, mio caro Ripetemio, abbiamo dimostrato che l’onnipotenza non può esistere perché se Dio può distruggere il muro non è onnipotente poiché non può creare un muro indistruttibile, invece se Dio può creare un muro indistruttibile non è onnipotente poiché c’è qualcosa che non può fare e cioè distruggere il muro che ha creato.
Ripetemio: Vedo ora, esimio Accademio, che l’onnipotenza è un’assurdità e che sono stolti gli uomini che l’hanno professata.
Umilio: In questa dottrina v’è menzogna, poiché proprio perché Dio è onnipotente può fare tutto ciò che vuole. Dunque quando crea un muro indistruttibile, esso è indistruttibile in virtù della volontà di Dio che lo desidera tale, la sede dell’onnipotenza è in Dio. (infatti non può esserci potenza, nel senso in cui la stiamo intendendo, senza volontà, poiché la potenza di fare presuppone la volontà di fare). Se Dio distrugge quel muro non è per una mancanza della sua potenza, ma per l’onnipotenza della sua volontà. L’indistruttibilità derivava dalla volontà onnipotente che fosse indistruttibile, quando questa volontà cambia e desidera che il muro sia distrutto, il muro viene distrutto con potenza. Infatti in un essere onnipotente è la volontà che plasma la realtà, non è la realtà che plasma la volontà.
Accademio: Ma quando la volontà dice “indistruttibile”, non deve poter essere più distrutto.
Umilio: Qui ti inganni perché sovrapponi due concetti. Sappiamo già che la sede dell’onnipotenza è in Dio e che essa non viene da fuori di Dio. Quindi quando tu dici: Dio vuole un oggetto indistruttibile tu presupponi che la volontà sia quella che quell’oggetto sia imperituro. Quando però chiedi se Dio può distruggerlo, sottintendi che la volontà sia cambiata. Ora o la volontà è che sia imperituro o la volontà è che non sia imperituro, il tuo quesito è internamente incoerente, poiché vorrebbe professare contemporaneamente una volontà senza fine ed una volontà con una fine, cosa che contemporaneamente, in questo esempio, non può esistere. Dio può fare ciò che vuole, se vuole che sia indistruttibile sarà indistruttibile, secondo la sua volontà.
Accademio: Tu contrapponi i tuoi vuoti ragionamenti alla mia scienza, ed ora io dimostrerò a tutti che parli senza sapere e ingannandoci, tu dici infatti “sappiamo già che la sede dell’onnipotenza è in Dio e che essa non viene da fuori di Dio”, usi il verbo “sappiamo” perché non sai e non puoi argomentare, così ci prendi per citrulli e dai per scontata una cosa che non è scontata.
Ripetemio: Stolto l’uomo che parla senza la scienza!
Umilio: Ripetemio, la tua bocca dice il vero.
Ripetemio: Grazie!
Umilio: Accademio, l’onnipotente non è che uno, necessariamente. Poiché non possono esserci due onnipotenti, la potenza della volontà di uno si scontrerebbe infatti con la potenza della volontà dell’altro e se entrambi desiderassero contemporaneamente due cose esattamente e precisamente contrarie, necessariamente esse non potrebbero realizzarsi contemporaneamente. Dunque stabilito che l’onnipotente può essere al massimo uno, il tuo quesito verteva sul fatto che non potesse esistere un onnipotente, poiché egli non avrebbe avuto la potenza per costruire e distruggere assieme un muro indistruttibile (fra parentesi vedrai come posta in maniera piana questa domanda è assurda). Dunque io sono qui a dirti che un onnipotente può esistere, deve essere uno solo e deve avere una propria volontà. Ora che tu voglia chiamare questo onnipotente Dio o in qualsiasi altro modo poco conta, l’onnipotenza, se è, è in un solo soggetto e non può essercene un’altra a lui esterna.
Accademio: Le tue parole sono oltraggiose per me che ho studiato, ragionamenti ingarbugliati senza costrutto, dimmi: che titolo accademico hai per dire questo?
Umilio: Non ho titoli.
Accademio: E chi ti legittima a parlare?
Umilio: Il mio intelletto e i genî che mi custodiscono.
Accademio: Io che sono dottore dovrei ascoltare un senza-titolo? Studia e impara, io ho il gallone dell’universatica del sapere scientifico e filosofico moderno, come parli tu davanti a me?
Ripetemio: Infatti, screanzato. Cosa ne sai del mondo, chi hai studiato? Chi ti ha legittimato? Non vorrai che l’intelletto, di cui ti schermi, e i favoleschi genî che tu citi ti legittimino a parlare? Che presunzione usare la ragione come scudo, davanti ad Accademio poi, il campione del razionalismo! Dovresti solo vergognarti!
Accademio: Basta così Ripetemio, lascia stare questo miserabile, non serve insultare chi ci è inferiore.
Umilio: Sono d’accordo esimio, non serve insultare chi ci è inferiore. Anche se sarebbe bello portarlo sul nostro stesso piano o anche più in su, se tutto ciò fosse possibile con le nostre deboli forze.
Accademio: Reputi le mie forze deboli?
Umilio: O no, non stavo parlando di lei signore.
Accademio: Comunque se vuoi imparare la verità iscriviti alla mia scuola, davanti alla mia cattedra ti si apriranno le porte della sapienza.
Umilio: E potrò domandare?
Accademio: Ma quale domandare, prima bisogna studiare, avere i titoli ed anche dopo solo raramente osare.
Umilio: Prenda questo sasso, questa è la mia scuola.
Accademio: Riconosci di essere intellettualmente figlio di queste pietre?
Umilio: Riconosco di essere figlio del reale.

Con un poco di zucchero la pillola va giù e non risale più…

Non mi sto riferendo alla bella canzone cantata da Gigliola Cinquetti, mi sto riferendo ad una tendenza perniciosa (soprattutto contemporanea) per cui prendiamo una persona che si è distinta in qualche campo e gli mettiamo in bocca ciò che vogliamo. La addolciamo per usarla come fosse un prestafaccia dalle idee logore e fuori moda. Questo in particolare accade con i santi, persone qualunque li prendono, tradiscono il loro messaggio e li usano come inserzioni pubblicitarie per le loro idee. Eppure quello che è diventato santo è il santo; mica il biografo.

Vincere il drago.

Generalmente i politici, ammantati di individualismo, sognano di entrare nella Storia. Sognano di essere studiati ed additati, non in quanto realizzatori di una parte del Bene, ma in quanto individui, Napoleone non è ricordato in quanto modello dell’imperatore o dell’uomo buono, ma in quanto Napoleone Bonaparte nato il 15 agosto 1769 ad Ajaccio. Egli stesso amava a tal punto i particolari più piccoli della propria esistenza individuale da modificare il nome di S.Neopolo in S.Napoleone e da spostare il ricordo del santo dal 2 maggio al 15 agosto. Ecco un fenomeno tipicamente moderno, il culto della personalità, cosa inconcepibile nel Medioevo, ma incentivata per ogni individuo dalla nostra cultura decadente.

L’individualismo è la fonte del desiderio di essere personaggi storici. Tuttavia il ricordo non è preservato solo dalla storia. Anzi, in qualche modo la storia si ferma all’aspetto più superficiale di un individuo, perché si fissa con i particolari della sua esistenza. Cerca di capire se il tale è nato il 2 oppure il 3 luglio, o se ha marciato verso la tale città, come raccontano le fonti, o se, invece, non è più probabile che abbia cavalcato vista la distanza. La storia si fissa con un tale e ne parla senza sosta, incurante di cosa quel tale possa insegnare ancora oggi, incurante di quello che, in profondità, lo ha reso degno di menzione presso i contemporanei. Spesso anzi la storia non parla più ai contemporanei ed infatti viene dimenticata e rilegata in ambienti ristretti, poco significativi e poco duraturi. La storia più rigida è la storia dei fatti individuali, quella che si attiene strettamente a ciò che non significa nulla, poiché non è il giorno esatto di una tale battaglia, che la rende importante, né il conteggio esatto dei feriti, o la descrizione minuziosa delle strategie; ciò che rende importante una battaglia è ciò che ha causato e ciò che ha cambiato. Le famiglie che ha lasciato nel pianto e gli equilibri che ha modificato, per i prossimi, e ciò che ci insegna, per i posteri. Esiste un ricordo diverso, la leggenda.

La leggenda non è individualista, trascende gli aspetti piccoli e insignificanti del singolo per rendere il singolo un paladino del bene. La leggenda è fatta non per esaltare un individuo, ma per aiutare una persona, per riempire cioè il lettore di ciò che è positivo e salutare. Desiderare la leggenda significa essere indifferenti a ciò che deriva dal nostro piccolo essere, ambendo invece al bene. Perché il vero protagonista della leggenda non è l’eroe, è il bene che anima l’eroe. È la grandezza della sua anima, che è grandezza che riempie la sua anima, non è l’animale di per sé. L’eroe della leggenda non è preoccupato di essere ricordato come il tale, è preoccupato di continuare a fare del bene, di divenire maestro del bene, per poter servire il bene al di là della propria limitata esistenza.

Poi, per uno di quegli scherzi a cui l’intelligenza ci ha abituati, proprio l’eroe che si disinteressa di se stesso invece che perdersi si ritrova, e mentre la polvere divora, egli vive e combatte, ancora.

Il mito della Storia

La Storia raccontata ha sempre un fine. Gli eventi sono così complessi che il portarne in luce un aspetto od un altro è basato su logiche ideologiche. Non è un caso che la storiografia moderna abbia ricevuto un grande impulso dagli Stati nazionali e da tutti gli organismi desiderosi di ottenere un qualcosa dalla descrizione degli eventi. Ciò non significa che essa necessariamente racconti il falso, significa che essa focalizza la propria attenzione su alcuni aspetti e ne lascia perdere altri. Frequentemente i giudici non riescono a dipanare casi recenti, pur avendo abbondanza di mezzi e di testimonianze, e tuttavia si pretende che uno storico sia il detentore della verità di eventi lontani e complessi poiché reali.

Secondariamente la Storia è storia dei traumi, perché solo gli eventi traumatici vi trovano posto, a nessuno interessano le cose che accadono ogni giorno, se qualcosa è registrato è perché ha una forte valenza di rottura con quello che c’era prima. Così si parla di guerre, ma non di paci. Si descrivono le battaglie, ma non i rapporti cordiali fra padri e figli. E i condottieri storici sono coloro che hanno fatto più danni e distrutto più rapporti. Ogni tanto emerge anche qualche figura di innovatore che diviene importante per ciò che ha cambiato, non per ciò che ha preservato, non per la continuità ma per la rottura. I meritevolissimi sovrani che ereditano ottimi stati e li preservano senza scossoni scompaiono velocemente, i briganti che uccidono milioni di persone sono destinati a questa vana eternità del mondo.

Quando la Storia si assottiglia e scompare l’epoca è dominata dalla pace e fra gli uomini c’è più concordia che conflitto. Un politico, un sovrano, non dovrebbe mirare ad entrare nella Storia, ma al contrario ad esserne dimenticato. Per il buon sovrano non c’è Storia, ciò che c’è è la leggenda, ma di questo parleremo un’altra volta.

La preghiera della Domenica VI – Con i fratelli malati

Signore Gesù, amico mio,
desidero non pensare solo a me,
ai miei dolori e alla mia malattia,
ma ho scoperto il mondo intorno a me
così esteso,
con tutti coloro che oggi,
in un modo o in un altro,
soffrono a causa di qualche infermità:
nelle proprie case o negli ospedali,
nella solitudine o in compagnia,
con la forza della fede
o resi più deboli dall’assenza di Dio.

Signore, oggi voglio pregarti per loro.
Voglio dirti che solo ora,
con la tua amicizia,
comincio a scoprire il misterioso
legame di amore che mi unisce
a tutti gli uomini,
ma in modo speciale a chi è infermo.

In questa misteriosa unione ci sei tu,
con il tuo dolore e la tua passione,
la tua morte e la tua risurrezione.
I miei fratelli e io, infermi,
siamo uniti a te, al tuo dolore,
al tuo amore, alla tua misericordia.

Per questo incomincio a comprendere
che per te la sofferenza
ha un nuovo senso:
siamo compartecipi al tuo dolore.

Ti prego per i miei fratelli infermi:
dona loro forza e fede,
pazienza e speranza.
Che incontrino la tenerezza
e le attenzioni dei loro cari.
Che scoprano il valore
della sofferenza unita alla tua.
Che la solitudine non offuschi tutto ciò,
ma possano invece scoprire
i segni delle tua misericordia
e della tua amicizia,
tu che sei apostolo
e maestro del dolore.
Amen.

Buona e Santa Domenica a tutti
nel ricordo della risurrezione del Signore.

Pensieri antichi e nuovi, ma incompresi.

Quello che ci impedisce di capire il pensiero degli antichi è la stessa cosa che ci impedisce di capire quello dei moderni. Ho ascoltato tante lezioni di filosofia antica nella mia vita, ho letto vari libri, ma spesso il problema è quello: noi diamo per scontato che il pensiero dell’altro, tutto sommato, sia banale, soprattutto se non è supportato dai paroloni, soprattutto se non è osannato da coloro che si ammantano di sapienza. Poco conta che qualcuno abbia speso un’intera vita per definirlo, poco contano le prove storiche, poco contano le considerazioni sulle differenze nei linguaggi, si pensa che per capire un pensatore bastino pochi minuti, per afferrare un ragionamento pochi secondi (anche se spesso le spiegazioni che si danno dopo pochi secondi, quelle sì che sono un insieme di insensatezze).

Talete nella sua epoca con i mezzi che aveva predisse un’eclissi. Ora io sfido qualunque contemporaneo a fare lo stesso con i suoi mezzi oppure, anche, a riuscire a farlo con i nostri mezzi, partendo da zero, e dedicandoci 40 minuti che è più o meno il tempo medio in cui viene liquidato Talete. E certamente i computer aiutano più nella previsione di un’eclissi che non nella comprensione del pensiero. Eppure Talete è rilegato in poche righe, come il citrullo dell’acqua. Nel regime degli altoparlanti e dei ripetitori basta ripetere l’opinione comune, servire una bella sviolinata politicamente corretta sul fatto che sì, è un po’ ingenuo, però bisogna capire… il filosofo in fasce… la nascita di una disciplina, sottointendendo un po’ la faciloneria dell’uomo antico, che non era certo lo scafato uomo contemporaneo, quello che sa, guida, dirige, questo mondo creato da lui, fantastico, perfetto e destinato al progresso infinito.

Sic transit gloria mundi, perché mano a mano che ci si chiude, che si danno le cose per scontate, che ci si ritiene superiori, che si liquidano vite in minuti, si perde la capacità di imparare e ci si irrigidisce nella routine, come dei treni in folle corsa, incuranti dello stato dei binari. Forse è il motivo per cui non capiamo più i miti o i simboli, perché essi ci vogliono comunicare qualcosa, eppure lo fanno in maniera refrattaria a chi non vuole impegnarsi a capire, non si fa la figura del sapientone ripetendo un brano della vita di Gilgamesh a memoria, motteggiando Talete invece uno stuolo di scimmie applaude.

Non esistono politici cattolici

Si fa un bel parlare da molto tempo, anche da parte di esponenti ben in vista della Chiesa, della necessità di una nuova generazione di politici cattolici. Poco conta che la ricerca di questa generazione nuova si basi su strutture vecchie, che poco hanno fatto fino ad ora e che si vorrebbero improvvisamente vive ed arzille pronte ad abbandonare tutti i difetti che hanno dimostrato di possedere fino a ieri, il vero problema è un problema di mentalità. Oggi esiste tutta una cultura dominante, che riguarda soprattutto i giovani di ieri (mi risulta difficile trovare una miglior definizione visto che essi stessi rifiutano di abbandonare la terminologia propria dell’età giovanile, escludendo tutti i vocaboli generalmente riferiti all’età adulta e all’età senile), che è in un certo senso incapace di vivere il cattolicesimo politicamente. È come se, per un largo strato della cultura cattolica, il Cattolicesimo fosse diventata questione di secondo piano sovrastato da contingenze che di volta in volta venivano indicate come più importanti e prioritarie. A questa sfiducia generale nella verità del Cattolicesimo (perché mettere in secondo piano i cardini di una certa visione del mondo, può significare solamente che si dubita di quella visione del mondo stessa) sono seguite tutte una serie di conseguenze che partendo dalla vita morale dei singoli si sono ripercosse sempre più ferocemente in tutti i meandri della società, fino al punto da spingere gruppi di credenti ad essere incapaci di esprimere chiaramente il Cattolicesimo ad altri credenti. Il sovrabbondare di documenti fumosi che nascondono le questioni sotto etti di nebbia ne è una prova lampante.

Ovviamente in questa confusione generale il termine di cattolico per un politico è diventato semplicemente un’opportunità. Invece che rispecchiare una reale propensione per la verità è andato a significare una reale propensione a prendere i voti in un elettorato più o meno moderato e molto più attento alla forma che non alla sostanza dei problemi. Ad esempio è inconcepibile che un politico cattolico non attacchi frequentemente e frontalmente il genocidio legalizzato chiamato aborto, e, si badi bene, non lo dovrebbe attaccare in quanto credente in Gesù Cristo, ma in quanto amante della verità. Infatti il politico cattolico non ha alcun interesse, come politico, ad imporre una fede (andrebbe anzi contro la fede che professa facendolo), ciò che deve fare è riportare il buonsenso, cioè il rispetto della verità. La giustizia ci sovrasta tutti, questo dovrebbe dire un politico cattolico; non perdere il proprio tempo ad infangare questa o quella vita personale, perché sta scritto di non giudicare, per non essere giudicati e che con la misura con la quale misuriamo saremo misurati e la Chiesa, fedele a questa linea, ha ribadito anche recentemente che si condanna il peccato, ma non il peccatore.

Come ripartire? Se si vuole davvero una nuova generazione di politici cattolici, prima di tutto bisogna scollegarsi dalle vecchie logiche della politica e del reclutamento partitico (i partiti per loro natura tendono ad uniformare l’opinione dei loro membri, vogliono individui, non persone, ma è alle persone che si rivolge il Cattolicesimo), e poi, so che quello che sto per dire può suscitare grande stupore… ma per avere politici cattolici bisogna cercare… fra i cattolici. Cioè bisogna che i nuovi politici cattolici siano veramente e fermamente convinti che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, perché i problemi partono tutti da qui, partono dall’idea che “cattolico” sia una griffe, una specie di tessera del PD o del PDL, qualcosa che all’occorrenza possa essere negoziato, taciuto o, perfino, dimenticato, fino alle prossime elezioni beninteso. Tuttavia fino a quando nemmeno chi auspica questa nuova generazione non si mostrerà fermamente convinto nella verità del Cattolicesimo, i nuovi movimenti flirteranno con il mondo uscendone inevitabilmente sconfitti, perché non c’è luce dove è stato tolto il fuoco.

Pensioni, sanità, istruzione, cassa integrazione… quello che i tecnocrati dell’UE vorrebbero toglierci.

Recentemente Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, ha dichiarato che il modello sociale europeo è morto, intendendo dire che vanno sistematicamente smantellate le garanzie date alle persone in Europa. Ovviamente come scusa di questa sparata è stata presa la crisi economica, ma c’è un punto che sfugge sempre nei discorsi di questi signoroni della politica: la crisi è partita dal mercato finanziario ed è stata dovuta al mercato finanziario, in tutto questo cosa c’entra il modello sociale? Sì, perché si sta usando la scusa della crisi per toccare e distruggere sistematicamente ogni conquista (a volte anche ingiusta, ma non certamente ingiusta nel suo complesso) a favore dei grandi gruppi finanziari ed industriali e di una politica economica miope, che invece che penalizzare le aziende che esportano il lavoro dove esiste una schiavitù legalizzata (come la Cina) mira ad importare la schiavitù legalizzata. La storia ha insegnato poco, dovrebbe essere ormai chiaro da molti decenni che è inutile avere una grande produzione quando non esiste un mercato in grado di assorbirla.

Collegato c’è il discorso della flessibilità, il problema non è la flessibilità di per sé, ma il modo selvaggio in cui è stata introdotta. Essere flessibili significa avere dei rischi maggiori, dunque un impiegato flessibile deve avere nel suo stipendio un equo premio per il rischio. Ben venga il lavoro flessibile, purché molto più retribuito del lavoro a tempo indeterminato, questa, oltre che una legge economica, è anche una regola di buonsenso.

Dunque bisogna riprendere a considerare ogni mercato nella sua specificità, abbandonando l’idea, in cui sguazzano i grandi gruppi finanziari, che l’eliminazione sistematica di qualunque frontiera economica sia sempre un dato positivo. E, secondariamente, in ogni mercato, equamente differenziato dai mercati non compatibili, va ristabilito un principio di equità in cui rischio e merito vengano giustamente ponderati per stabilire il guadagno economico. Tuttavia la cosa principale l’ho lasciata per ultima: è necessario e, ribadisco, necessario, che al centro di tutto il sistema economico venga posta la dignità della persona umana. Gli uomini non sono giocattoli: far lavorare una persona venti ore al giorno non è giusto nemmeno se ciò facesse aumentare l’economia (cosa che fortunatamente, da noi, non avviene visto che non basta chi produce, ma è necessario anche chi consuma), egualmente distruggere una famiglia per avere due redditi invece che uno non è umano, privare i bambini dei propri genitori nemmeno, creare una generazione di infelici neppure. Fortunatamente gli economisti di oggi sono i residui di ieri, il toro che hanno provocato è già alla carica e loro sbraitano odorando la propria fine. Chi semina vento, raccoglie tempesta.

Verso la meta.

Se noi confidiamo negli uomini e quindi ci lasciamo prendere da rancori, gelosie ed opinioni taciute o troppo manifestate, non arriveremo mai là dove il nostro cuore ci sospinge. Questo è uno dei sensi della carità, quando l’amore si erge sopra le contingenze, allora gonfia le nostre vele, altrimenti viene fermato da foreste troppo zelanti. Amare gli uomini senza chiedere in cambio, donare senza voler ricevere, ciò ci libera dalla contingenza, ciò ci spinge verso la meta. Noi e Dio, da qui sorge il vero amore per l’uomo, che siamo noi e che sono gli altri.

La preghiera della Domenica V – La coroncina della Divina Misericordia

Per la salvezza delle anime possiamo dire la coroncina della Divina Misericordia, sulla quale Gesù, nell’apparizione a Santa Faustina Kowalska, ha fatto grandi promesse. Va recitata preferibilmente alle tre del pomeriggio, ora della morte di Gesù in croce. La conversione delle anime (anche la propria) e la salvezza dei morenti sono i propositi per cui generalmente ci si avvicina a questa preghiera.

Si usi la coroncina del Rosario.

In principio:
Padre Nostro, Ave Maria, Credo.

Sui grani maggiori del Rosario:
Eterno Padre, io Ti offro il Corpo e il Sangue, l’Anima e la Divinità del tuo dilettissimo Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli di tutto il mondo.

Sui grani minori:
Per la Sua dolorosa Passione abbi misericordia di noi e del mondo intero.

Alla fine della Corona:
(tre volte) Santo Dio, Santo Forte, Santo immortale abbi pietà di noi e del mondo intero.

Buona e Santa Domenica a tutti
nel ricordo della risurrezione del Signore.

I gradi d’esistenza

Nella ricerca del reale esiste spesso un limite molto concreto, la gente pensa di poter muovere il proprio pensiero nel campo del non essere, del non esistente. Questo è un inganno, poiché noi ci muoviamo sempre nel campo dell’esistenza. Quando abbiamo un’allucinazione, quell’allucinazione esiste poiché, se non esistesse ciò che vediamo, non potremmo vederlo. Il problema è il grado d’esistenza che le cose hanno. Un’allucinazione ha un certo grado d’esistenza che è diverso dal grado d’esistenza che ha il tavolo della nostra cucina. Però ritenere di poter pensare qualcosa nel campo della non esistenza è un errore madornale. Il nostro pensiero è e per tanto dona un minimo di sussistenza a tutto ciò che pensa, per questo non può sondare il non esistente, non appena ci volge lo sguardo lo fa esistere e dunque non ne fa esperienza. Questo ci induce a pensare che la dicotomia essere/non-essere su cui si basano tanti ragionamenti, intesa in senso filosofico, ha un significato solo formale, poiché esiste solo l’essere, il non essere non è e non può esistere. Ciò che è si muove sempre nel campo dell’essere, dal non essere non nasce nulla e dall’essere nulla decade nel non essere. Questo è l’ordine naturale.

Vi dimostro che siamo creduloni

Prendete carta e penna ed annotatevi le brevi risposte alle seguenti domande, una volta fatto vedremo assieme le risposte.

1) La magia era diffusa nel Medioevo?

2) Il Diavolo è più presente nell’Antico o nel Nuovo Testamento?

3) La sofferenza eterna è un concetto più presente nel Nuovo o nell’Antico Testamento?

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Avete risposto?

Allora vediamo le risposte giuste: 1) la magia nel medioevo era pressoché scomparsa, la prova è che i trattati di magia tornano a circolare e ad essere copiati in numero considerevole solo nel rinascimento. Anche se probabilmente l’epoca di maggior diffusione della magia è la nostra: dall’Ottocento in poi tantissime correnti magiche sono nate. Per citarne solo alcune: il rito di Swedenborg, il Sat B’Hai, la grande fraternità universale, la società biogenica internazionale, l’ordine ermetista tetramegisto e mistico, l’associazione pitagorica, la societas rosicruciana in Anglia, l’ordre du lys et de l’aigle, l’hermetic brotherhood of luxor o chiesa della luce, l’AMORC, la golden dawn, l’order of the cubic stone, l’ordo templis orientis, il collegio Pansophicum, il tempio della gioventù psichica, il gruppo prometeo, il Babaji, l’ordine del Santo Graal, la Cristianità Adamitica, la Wicca, la società discordiana, la feraferia… Nel 1989 in Italia sono stati contati 11.700 maghi in una ricerca dell’ISPES per un giro d’affari di 877 miliardi di Lire. La magia non è mai stata così in salute, il calo dei Cattolici praticanti e quindi l’aumento della società cosiddetta laica ha portato ad una rinascita della superstizione e della magia. Inutile dire che tutte le forme di magia, compresi gli oroscopi, sono severamente vietati dalla Chiesa Cattolica e sono peccati in materia grave. Ogni superstizione viene dal diavolo.

2) Il Diavolo è presente in maniera pressoché esclusiva nel Nuovo Testamento, Gesù ne parla spesso, lo incontra, lo esorcizza. Nell’Antico Testamento in maniera diretta lo troviamo principalmente in Giobbe, è presente in pochi altri passi, fra cui, alcuni molto famosi (come Isaia dove si parla di Lucifero), si esprimono in maniera allegorica e non diretta.

3) Anche in questo caso, contro il luogo comune, la sofferenza eterna è presente soprattutto nel Nuovo Testamento e spesso è Gesù a parlarne, nell’Antico la troviamo principalmente nella Sapienza:
[gli empi] infine diventeranno come un cadavere disonorato, oggetto di scherno fra i morti, per sempre.
Dio infatti li precipiterà muti, a capofitto,
e li scuoterà dalle fondamenta;
saranno del tutto rovinati,
si troveranno tra dolori
e il loro ricordo perirà.
Si presenteranno tremanti al rendiconto dei loro peccati; le loro iniquità si ergeranno contro di loro per accusarli.”
ed in Daniele:
Molti di quelli che dormono nella polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna.”
Anche in Isaia troviamo un riferimento al fuoco inestinguibile:
Uscendo, vedranno i cadaveri degli uomini
che si sono ribellati contro di me;
poiché il loro verme non morirà;
il loro fuoco non si spegnerà
e saranno un abominio per tutti“.

Ovviamente se qualche studioso cattolico di sacra scrittura o di movimenti magici vuole correggere qualche punto che ritiene impreciso è ben venuto.

Con quanto scritto voglio solo sottolineare che spesso crediamo ai luoghi comuni senza farci domande, luoghi comuni che tante volte sono stati creati da uomini di cultura coscientemente in malafede. Dunque quando diamo qualcosa per scontato, facciamoci qualche domanda in più, non guasta mai.

Mercoledì delle Ceneri

Oggi è mercoledì delle ceneri, uno dei due giorni di digiuno obbligatorio della Chiesa Cattolica e l’inizio della penitenza quaresimale. Ma che significato può avere oggi la penitenza? Lo stesso che ha da duemila anni. Certe cose non cambiano, tutto può apparire diverso, ma l’uomo è sempre uguale, sempre alla ricerca di colmare il vuoto che tanti anni fa il peccato ha creato. La penitenza è una strada verso la carità.

Ricordo che mercoledì delle ceneri e venerdì santo vigono digiuno e astinenza, il digiuno consiste in un pasto e due spuntini (mattina e sera) nel corso della giornata. Tutti i venerdì dell’anno c’è l’obbligo dell’astinenza, ma in Italia l’astinenza può essere sostituita con qualche altra opera di preghiera, penitenza o carità; ciò però non è vero in quaresima, in quaresima l’astinenza è obbligatoria. Al digiuno sono tenuti i maggiorenni fino al 60° anno iniziato, all’astinenza tutti coloro che hanno compiuto il 14esimo anno d’età.

Ancorati al passato.

Due persone in luoghi e tempi diversi mi hanno fatto notare che il mio stemma può richiamare alla memoria i totalitarismi ed i movimenti di destra. Non c’è bisogno di sottolineare che io non sono né di destra né di sinistra né di centro. Io aborro queste distinzioni politiche tipiche di un’epoca che ha fatto dell’odio e della divisione acritica in categorie il suo tema principale. Io sto semplicemente dalla parte della verità e della giustizia, chiunque in qualunque luogo e modo mi dimostri che ciò che sostiene è giusto mi ha conquistato alla sua causa. Ho il vizio di pensare, cosa che alle ideologie sta stretta. Quindi io rigetto loro e loro rigettano me.

Quindi io non mi riconosco in nessuno schieramento che si riconduca a destra o sinistra o centro, mi riconosco solo in chi dice la verità e, tramite la verità, compie il bene. E sia chiaro che la verità è un presupposto del bene, senza verità non può esserci bene perché il bene è verità. Dunque nel mio simbolo non c’è nessuna connotazione politica, non almeno come è intesa la locuzione connotazione politica da quest’epoca decadente. Non esiste ideologia politica, esiste una verità che si ripercuote più o meno sulla società. Quando difendiamo l’innocente non stiamo seguendo l’ideologia, stiamo rispecchiando la verità, perché il nostro cuore ci dirà sempre di tutelare l’innocente. In questo processo destra e sinistra sono solo ostacoli che rischiano, e lo hanno fatto più volte nella storia, di farci commettere il male.

Ora veniamo al mio stemma, esso ha un significato simbolico che spiegherò presto almeno nelle sue linee principali, dunque non è un insieme casuale di righe, né dipende da questa o l’altra ideologia. Il mio stemma è ciò che doveva essere nel mio progetto, ora se lo cambiassi perché ad alcune generazioni richiama delle ideologie farei un grave errore: farei l’errore di perpetrare l’odio che a quelle generazioni ha impedito di vivere bene. Perché l’odio viene solo da Satana e dalla nostra imperfezione, Dio è amore. È ora invece che questo odio esca dall’immaginario collettivo, è ora che in noi entri il bene, è ora che riportiamo il bene nella vita pubblica. Io sogno un futuro in cui guardando uno stemma come il mio le persone non vengano rapite da visioni ideologiche e categoriche del mondo, ma entrino nel mistero del mio stemma, tentino di approfondire cosa significa davvero e non credano di sapere donde viene e dove va. Sogno un’epoca in cui il nostro interlocutore viene ascoltato per quello che ha da dire, dove le etichette non sottendono già il presunto contenuto della discussione, anzi a ben vedere un’epoca dove non esistono più le etichette. Perché ciò che dice Caio non ha valore in base al fatto che Caio sia etichettato fascista o comunista, ha valore in base alla sua aderenza alla verità.

Amici miei, io quel simbolo lo lascio, non perché vi turba, ma perché spero che vi guidi in un mondo dove ciò che prevale è solo la verità, dove le divisioni sono solo del Diavolo in se stesso, dove le nostre discussioni sono solo sull’amore. Poiché dentro di noi sappiamo tutti che l’amore è verità.

Come avere successo

Le persone che hanno successo sono quelle che riescono ad impegnarsi, a dare tutto per un progetto, a concentrare le loro energie. Una cosa di cui siamo capaci tutti; quando non ci riusciamo è segno che quel progetto non rispecchia davvero ciò che vogliamo. Ma cosa vogliamo esattamente? Vogliamo ciò che reputiamo buono. Questo è universalmente vero, noi desideriamo ciò che reputiamo buono. Così chi segue la carriera lo fa perché reputa buono il successo economico, oppure l’approvazione sociale, o ancora l’indipendenza e l’apparente autosufficienza. Chi vuole il potere reputa buono il poter decidere senza essere sottomesso, oppure reputa buono ciò che può fare con il potere, o ancora reputa buone le conseguenze delle sue azioni o, peggio, il poter dominare gli altri. Chi studia reputa buona la conoscenza, oppure il riconoscimento sociale, oppure il soddisfare alle aspettative dei genitori, o, anche, il lavoro che potrà ottenere con il proprio studio. Questi sono solo alcuni esempi nemmeno esaustivi, tuttavia ciò che importa è che a muoverci è la nostra idea di bene. O meglio ciò che intimamente reputiamo bene, non ciò che a parole riteniamo bene. Una conseguenza di ciò è che le persone, che non riescono veramente a sposare un progetto nella propria vita, sono divise. Evidentemente dentro di loro ci sono più idee di bene che rivaleggiano e, non prevalendone nessuna, la conseguenza è una stasi perpetua.

Non avere una visione del bene significa dissipare le proprie forze, in questa situazione si trova, ad esempio, chi vorrebbe cambiare università e non ha il coraggio di farlo, da una parte è buono non sprecare ciò che si è fatto fino ad ora, dall’altra è buono seguire ciò che ci realizza veramente. Egualmente da una parte è buono soddisfare le aspettative di chi ci circonda, dall’altra è buono coltivare le nostre. Così per il lavoro, da una parte le sicurezze, dall’altra le ambizioni; da una parte la carriera, dall’altra la famiglia. Quando siamo divisi dai dubbi non possiamo dare il massimo, e siamo divisi perché non scegliamo fino in fondo. In questo stato si può vivere per anni, vite intere, però questo non è lo stato di chi ha successo. Chiunque abbia successo si distingue per la capacità di credere fino in fondo alla propria idea di bene, per la capacità di dare tutto per essa, per la capacità di essere forte in essa.

La risposta che determinerà il nostro successo è la risposta, vissuta, ad una semplice domanda: “Per chi? Per chi combatte la mia spada?”.

La preghiera della Domenica IV – Atto di domanda

Signore, dammi tutte le grazie spirituali e temporali, che conosci utili all’anima mia. Soccorri i miei parenti, i benefattori, gli amici, i superiori, libera le anime sante del purgatorio. E con noi, benedici la santa Chiesa, benedici la nostra patria, le nostre famiglie, e fa’che ritorni sulla terra la tua pace e il tuo amore.

Sovra me, sovra i miei cari,
sovra i miei benefattori,
Gesù, spargi i tuoi favori,
e ci unisci in ciel con te.

(oppure) Colma di grazie i cuori
e di favori.
Colma di grazie i cuori,
o buon Gesù!

Buona e Santa Domenica a tutti
nel ricordo della risurrezione del Signore.

Come ti guarda Dio

“Dio non può esistere! Guarda quanto male!” “Se Dio esiste dovrà chiedermi scusa.” “Ho pregato così tanto per mia nonna ed è morta lo stesso, Dio non esiste.” “Quei quattro poveri ragazzi, bruciati vivi, Dio non esiste e se esiste è cattivo.” “Guarda non riesco nemmeno a comprarmi un’auto decente, ed una volta ho pregato anche Dio, se esiste perché non mi dona un’auto?” “Ti dimostro che Dio non esiste, gli do 5 minuti per fulminarmi, al termine dei 5 minuti avrai la prova che Dio non esiste” “Mi sono fatto da solo, la mia vita è merito mio” “Certo che esiste Dio; e no, non do mai nulla ai barboni, cosa c’entra?” “Se Dio esiste perché sono brutto? Se da Dio viene il brutto allora anche Dio, se esiste, deve avere dentro di sé il brutto!”.

Queste obbiezioni hanno tutte qualcosa in comune; presentano errori di ottica. Quando interpretiamo le azioni di Dio, dobbiamo capire ciò che è veramente importante, Dio agisce per il meglio. Il meglio è la vita eterna, se in questa vita diveniamo re del mondo, ma poi perdiamo la nostra anima nulla vale. Se per la materia che otteniamo danniamo lo spirito, ci chiameremo sventurati per l’eternità. Eppure la nostra ottica, qui, è così limitata che non capiamo come siamo guardati, con che infinito amore il Signore accudisce i nostri desideri, in che modo ci dona ciò che vale davvero. Nel processo di beatificazione del Santo Curato D’Ars ci fu una testimonianza riguardo ad una ragazza cieca, ella era andata dal Santo per guarire, il Santo, per ispirazione soprannaturale, le disse che poteva certamente guarire, ma che da cieca si sarebbe salvata sicuramente, mentre, vedendo, la sua salvezza sarebbe stata incerta. La ragazza andò a casa gioiosa della propria cecità. Arriverà un giorno in cui capiremo tutto, in cui vedremo quante volte Dio, con dei mali apparenti, ha suscitato grandi beni per la nostra anima; benediremo quei “mali” e gioiremo dei loro frutti.

 Tuttavia l’azione di Dio non è mai invasiva, ci dona tutto ciò che ci serve, ma la scelta è solo nostra. Noi siamo liberi; profondamente, costituzionalmente liberi. Nel nostro cuore sappiamo qual è la verità anche se l’abbiamo annegata, anche se sono anni che non l’ascoltiamo, anche se ci infastidisce al punto da farci diventare testimoni della menzogna, ansiosi di trascinare gli altri nell’errore. La verità è lì, per noi, la conoscevamo e ora non la conosciamo più. Alla fine della nostra vita non ci verrà chiesto conto di quante cose abbiamo avuto, ma di cosa siamo diventati. Una sola domanda spalancherà le porte del Paradiso davanti alla nostra strada, una domanda semplice e allo stesso tempo complessa, il Signore della Gloria, in uno slancio d’amore, ci chiederà semplicemente: “hai amato?”. E quale sarà la nostra risposta?

Scegliere l’oro.

«Questa è l’origine della vostra forza» disse il pontefice. «Voi guardate ogni cosa sub specie aeternitatis» «Quale altro modo potrebbe esserci, per voi e per me?» rispose Caterina.” così Louis de Wohl scrive ne “La mia natura è il fuoco”, una biografia di Santa Caterina da Siena. Eppure il nocciolo della questione è tutto qui, noi sappiamo che esiste un’anima immortale e non ce ne curiamo. Tutto ciò che ora brilla ai nostri occhi opachi è destinato a scomparire, ad essere inghiottito dall’inclemenza del tempo, ma la nostra anima è adamantina, non la scalfirà né il tempo né la ruggine né il fuoco. Quale persona riempie i propri serbatoi con il latte e accumula pesci come tesori? Non prenderà piuttosto l’oro che non arrugginisce e le pietre preziose che non scompaiono? Eppure noi siamo fra quelli che si arricchiscono con serbatoi di latte e ceste di pesci, dolorosamente incuranti dell’arrivo dell’estate.

Aperti alla verità

Descrivete un elefante ad un vostro interlocutore immaginario. Fatto? Vi do ancora qualche istante.

Sono pronto a scommettere che non avete detto che l’elefante ha un cuore, dei polmoni, delle scapole ed uno stomaco. Non lo avete detto perché per cercare di capire cosa sia un elefante non ci interessano le cose comuni, ma le cose che lo differenziano dagli altri mammiferi. Ciò che diviene davvero rilevante per la comprensione sono le anomalie, le specificità di questo animale. Così, quando cerchiamo i fatti che ci possano aiutare a capire la verità, ci interessano certamente anche le cose comuni, quotidiane, ma acquistano molta rilevanza anche i fatti certi ma poco diffusi. Perché una buona teoria deve riuscire a spiegare tutti gli elementi veri, non solo i più frequenti, ma bensì anche i più bizzarri.

Per questo, per ricercare la verità, dobbiamo arrivare anche ai casi limite e solo quando sapremmo ricondurli alla nostra teoria in maniera efficace e coerente, senza bisogno di nasconderli, solo allora potremmo essere soddisfatti del lavoro compiuto. In quest’ottica vi consiglio tre libri. Sono stati scritti da un esorcista. Trovate, qui come altrove in opere simili, testimonianze straordinarie su cui vi invito a riflettere per cercare onestamente la verità. Ad esempio troverete 1) persone che parlano perfettamente lingue che non conoscono e che non hanno mai studiato (a volte morte da millenni come l’Aramaico ), 2) persone che sputano quantità enormi di oggetti di metallo come chiodi e forbici che non erano presenti nel loro stomaco e che non sarebbero nemmeno potuti essere presenti in quella quantità, 3) persone che conoscono fatti nascosti ed occulti, 4) ragazzine dotate di forze inumana (in grado di raddrizzare con le mani moschettoni di ferro di grosse dimensioni) e capaci di aleggiare in aria. Già solo spiegare queste quattro esperienze ripetute più volte con una sola teoria non è facile, voi che dite?

Inoltre la lettura sarà molto utile anche per chi è Cattolico: capirà la concretezza e la puntualità della dottrina, che non è un insegnamento simbolico, ma reale ed attuale. I libri sono (io vi consiglio di leggerli in quest’ordine):

Memorie di un esorcista. La mia vita in lotta contro Satana di Gabriele Amorth e Marco Tosatti: un libro che ci presenterà molti fatti legati agli esorcismi.

Più forti del male. Il demonio, riconoscerlo, vincerlo, evitarlo di Gabriele Amorth e Roberto I. Zanini: un libro che parla del Male in maniera generale, non strettamente legato al tema degli esorcismi.

L’ultimo esorcista. La mia battaglia contro Satana di Gabriele Amorth e Paolo Rodari: un libro che può essere considerato un po’ il riassunto delle altre opere, ottimo per fare il punto su questa tematica.

Per chi vorrà, buona lettura e buona onesta ricerca della verità.

Colpita da un fulmine, ritorna guarita dall’aldilà.

È il 5 maggio 1995, siamo in Colombia, nei pressi dell’università nazionale di Bogotà, Gloria Polo, una ragazza di 23 anni laureata come dentista e iscritta alla specialistica, viene colpita da un fulmine assieme al cugino mentre si sta recando in facoltà per prendere dei libri. I due rimangono carbonizzati.

Il fulmine, secondo le autorità, è stato attratto da una medaglietta di Gesù Bambino in quarzo, del cugino. Il ragazzo muore sul colpo, le sue viscere sono completamente carbonizzate. Gloria riporta ferite gravissime, la carne brucia istantaneamente, i due seni spariscono, al posto della mammella sinistra un buco, il fegato è carbonizzato, la spirale, usata come metodo contraccettivo, fa da conduttore distruggendo le ovaie, la violenza del fulmine non risparmia nemmeno reni, polmoni e costole, il cuore si ferma, il corpo inizia a saltellare a causa dell’elettricità. Per circa due ore non può essere toccato da nessuno.

I medici intervengono e si accende una flebile speranza, Gloria, per un attimo, dà segni di vita e viene subito portata in sala operatoria. Qui succede l’incredibile: il corpo di Gloria ritorna perfettamente funzionante, senza l’intervento dei medici, siamo nel 1995, gli organi guariscono istantaneamente, le gambe iniziano a guarire poco prima di essere amputate, di lì a poco il seno ricresce. Nel giro di un anno e mezzo la ragazza diviene madre.

Quello che racconta Gloria è incredibile, la sua anima è stata alle porte del Paradiso ed ha visto l’anima del cugino entrare nella beatitudine eterna, lei invece è precipitata all’inferno. Ma le preghiere di uno sconosciuto le hanno donato una seconda possibilità. In cambio deve vigilare su due cose: la propria conversione e la diffusione della sua testimonianza. Ecco alcune delle parole che Gloria sentì da Gesù Cristo: “Tu tornerai indietro, per dare la tua testimonianza, che ripeterai non mille volte, ma mille per mille volte. Guai a chi, ascoltandoti, non cambierà, perché sarà giudicato con più severità. E questo vale anche per te e per i consacrati che sono i miei sacerdoti, e per chiunque altro che non ti darà ascolto: perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, né peggior cieco di chi non vuol vedere”.

Il sito di Gloria è www.gloriapolo.com e la sua testimonianza in Italiano la potete trovare qui.

L’unica Chiesa che illumina è la Chiesa che arde, ovvero la paura di essere felici.

Oggi un mio caro amico mi ha riportato alla mente un viaggio, fu così bello da segnarci  tutti e oggi, dopo anni, è diventato un ricordo lucente. Nove persone, un furgone, Dio e il suo Angelo. Eppure, dopo tanto tempo, mi rendo conto di quanto sia difficile il voler essere felici. Quanti viaggi avremmo potuto fare? Quante cose avremmo potuto cambiare? Certo, molte sono cambiate ad un punto impensabile quando eravamo freddi, però ad un certo punto è come se si instaurasse la paura di essere felici. La nostra quotidianità, non ancora perfettamente trasfigurata, ci richiama all’ordine, i sogni vengono messi in un cassetto, il nostro fuoco viene bollato come esagerazione e lasciato domare. E noi, noi che abbiamo toccato una felicità che non è propria dell’uomo, ci costringiamo a pensare che deve essere occasionale, anche se è durata tutte le volte che abbiamo vissuto in quel modo, deve essere un caso, la vita deve essere diversa. E così invecchiamo, amici miei, con la vertigine dello slancio, il vento fra i capelli, ma inesorabilmente fermi. Scusate se parlo a voi, probabilmente dovrei parlare solo a me, fatemelo sapere. Ho cambiato così tante cose, ciò che era di-sperazione si è mutato in gioia profonda, eppure sento che potrei bruciare ancora qualcosa, per purificare ed innalzare gli altari della mia esistenza.

Essere felici è così semplice, vita semplicissima assolutamente, è tutto scritto nel Vangelo che abbiamo vissuto, perché la verità è sì Sacra Tradizione più Sacra Scrittura più Sacro Magistero, ma è soprattutto vita. Vi voglio bene amici, e sono convinto che l’unica Chiesa che illumina è la Chiesa che arde. Ci auguro di ardere sempre, ci auguro di vivere assieme in Cristo e di essere felici, ci auguro di banchettare, se non qui, più tardi, là, al tavolo dei Santi. Sia lodato Gesù Cristo!

La preghiera della Domenica III – Vieni Santo Spirito

Vieni, Santo Spirito,
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto,
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura, riparo,
nel pianto, conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

Senza la tua forza,
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
raddrizza ciò ch’è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna. Amen.

Buona e Santa Domenica a tutti nel ricordo della risurrezione del Signore.

Prendersela con Dio

Un po’ di tempo fa mi è capitato di prendermela con Dio. È assurdo lo so; noi esseri piccoli, confinati in una minuscola porzione di spazio e conoscenza, con una visuale microscopica e sfocata, non abbiamo alcun modo di sapere qual è veramente la cosa migliore. Eppure vorremmo intrometterci, vorremmo imporre noi a Dio una tabella di marcia, vorremmo pianificare tutto con la presunzione di pianificare il meglio. E quando questa nostra superbia giunge al palo, ci arrabbiamo. Ci infuriamo contro quel Dio cieco e muto, lo sfidiamo, lo minacciamo, lo offendiamo.

E lui è lì, in silenzio. In silenzio davanti al nostro peccato, sulla sua croce. E ci guarda, con uno sguardo intenso. La differenza fra l’empio e il peccatore è qui, nel peccatore infine la superbia cede, le lacrime dell’umiltà sgorgano e la maestà di Dio riappare, davanti a quegli occhi piccoli e quasi ciechi. Il peccatore si pente e si prostra, sa di avere offeso il Dio dell’universo, l’onnipotente, l’altissimo, ciò di cui a orrore è il sacrilegio appena compiuto. Forse sarà punito, ma ciò che lo costerna è l’errore, l’errore metodico di aver pagato con l’odio l’amore. Tornare ad amare l’amore, l’amore che ci ha plasmato, che ci chiama, che ci ama, ecco cosa desidera il penitente, ecco dove rinasce il peccatore.

Complotto segreto per uccidere Benedetto XVI!!!!

Il Papa morirà entro novembre 2012, a causa di un complotto, questo è il succo di un articolo del Fatto Quotidiano di cui potete trovare un sunto sul sito del Giornale. Ci risiamo, sempre la solita storia, perché questi articoli funzionano? Semplice, perché vorremo sapere il futuro. Così oroscopi, cartomanti ed ogni forma di divinazione. Il punto è proprio quello, i giornali non sono interessati davvero a dare questa notizia, quanto piuttosto a provocare il prurito del pubblico. Possono essere previsioni Maya, oppure previsioni di studiosi d’altri tempi, come Bendandi, oppure improbabili teorie scientifiche, l’importante è grattare lì dove l’uomo si sente incerto, cioè il suo avvenire. Sì, perché l’uomo senza fede è proprio così, un tronco in balia dei flutti. Se nulla veglia su di noi, se esiste solo il caos, l’uomo è un fuscello circondato da fiamme. Alla fine la nostra vita è fragile ed appesa ad un filo, sia a livello fisico che psicologico, un filo che può essere in ogni momento spezzato dagli eventi. Così vorremmo squarciare il velo di un futuro insensato e, quindi, probabilmente ostile.

Poi c’è il complotto, anche il complotto ci solletica, perché soddisfa la nostra voglia di dare la colpa agli altri, di attribuire gli eventi a minoranze organizzate (con cui spesso è facile prendersela), il complotto ci toglie le responsabilità dalle spalle, perché ha l’aura dell’ineluttabile. Noi non abbiamo sbagliato, se l’economia va male è colpa degli ebrei organizzati, se il mondo va verso l’immoralità è colpa di quattro massoni che hanno saputo diffondere le riviste porno, se la Chiesa scompare è colpa della tale corrente (un po’ come dire che il male è più forte del bene e che una corrente malvagia sa soffocare tutte le correnti giuste). È più facile perché non ci costringe a porci davanti alle nostre responsabilità di singoli; permette di mantenere il mito di un popolo di giusti schiacciato da un’orribile minoranza di malefici. È più semplice dare la colpa a cento ebrei che si trovano una volta l’anno che non riconoscere la nostra responsabilità e la responsabilità delle idee che abbiamo diffuse e che continuiamo a diffondere.

Esiste poi un altro aspetto dei complotti: i complotti ci fanno sentire intelligenti. Nel momento in cui riteniamo di aver scoperto qualcosa di più vero rispetto a quello in cui credono gli altri, che per definizione, essendo altri da noi, sono più beoti, ci sentiamo meglio. Noi si che sappiamo leggere i segni dei tempi, poco conta che non si faccia nulla per migliorare le cose, l’importante è essere illuminati, non mischiarsi con il popolino, crogiolarsi assolutamente inattivi (sia dal punto di vista fisico che mentale) nella nostra presunta conoscenza. I complotti addormentano; non si è mai sentito, infatti, di un condottiero seduto sugli allori, quello è tipico dei tiranni.

Invece noi come uomini dobbiamo avere fiducia nel futuro perché nulla accade per caso e, soprattutto, dobbiamo agire per cambiare le cose. A chi crede ai complotti dico: se cinque persone consapevoli possono guidare il mondo verso il caos, altre cinque non possono forse riportarlo alla luce? E a chi non ci crede dico: il seme della decadenza è dentro di noi, dentro il nostro modo di comportarci tutti i giorni, dentro la nostra noncuranza, dentro il nostro adeguarci all’andare del mondo. Così, divenuti consapevoli, alziamoci e costruiamo un mondo migliore.

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 2/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 2/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
  3. È vietata la produzione di e-book (o libri in qualunque altra forma) dalle mie traduzioni senza il mio consenso ed un accordo scritto.
  4. Mi preservo il diritto di modificare questo regolamento in ogni momento e senza preavviso, questo regolamento non implica nessuna cessione della proprietà intellettuale delle traduzioni.

Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

 

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 2/4 (Per la prima parte premere qui)

 

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I – Noi leggiamo nella Sacra Scrittura, F.M., che tutte le volte che Dio ha voluto inviare qualche flagello al mondo o alla sua Chiesa, lo ha sempre fatto precedere da qualche segno per cominciare a gettare il terrore nei cuori, e per portarli a piegarsi alla sua giustizia. Volendo far perire l’universo attraverso un diluvio, l’arca di Noè, che impiegò cento anni per essere costruita, fu un segno per spingere gli uomini alla penitenza, senza che dovessero tutti perire. Lo storico Giuseppe Flavio ci dice che prima della distruzione della città di Gerusalemme, fu visibile per lungo tempo una cometa a forma di coltellaccio che gettò la costernazione nel mondo. Tutti dicevano: Ahimè! Cosa vuol dire questo segno? Forse è qualche grande sventura che Dio ci sta per inviare. La luna stette otto notti senza produrre luce; già le persone sembravano non poter resistere. All’improvviso, comparve un uomo sconosciuto, che, per tre anni, non faceva che gridare per le strade di Gerusalemme, giorno e notte: Guai a Gerusalemme! Guai a Gerusalemme!… Lo si prende, lo si picchia con le verghe per impedirgli di gridare: nulla lo ferma. Di lì a tre anni, grida: Ah! Guai a Gerusalemme; ah! Guai a me! Una pietra lanciata da una macchina [d’assedio] gli cade addosso e lo schiaccia all’istante. Allora, tutti i mali che questo sconosciuto aveva minacciato a Gerusalemme caddero su di lei. La carestia fu così grande che le madri arrivavano perfino a sgozzare i loro figli per cibarsene. Gli abitanti, senza sapere perché, si sgozzavano a vicenda; la città fu presa e come annichilita; le strade e le piazze furono tutte ricoperte di cadaveri; il sangue scorreva a fiumi, il piccolo numero di quelli che salvarono la loro vita fu venduto come schiavi.
Ma, poiché il giorno del giudizio sarà il giorno più terribile e più spaventoso che ci sia mai stato, sarà preceduto da segni così spaventosi che getteranno il terrore fino in fondo agli abissi.
Nostro Signore ci dice che, in quel momento nefasto per il peccatore, il sole non produrrà più luce, che la luna sarà simile ad una massa di sangue, e che le stelle cadranno dal cielo. L’aria sarà così piena di lampi che sarà completamente in fiamme, e s’udiranno i tuoni, il cui rumore sarà così forte che gli uomini appassiranno di paura sulle piante dei loro piedi. I venti saranno così impetuosi che niente potrà resistergli. Gli alberi e le case saranno trascinate dentro il caos del mare1, il mare stesso sarà talmente agitato dalle tempeste, che i suoi flutti s’innalzeranno fino a quattro cubiti al di sopra delle più alte montagne, e discenderanno così in basso, che si vedranno gli orrori dell’inferno, tutte le creature, anche quelle inanimate, sembreranno volersi annichilire per evitare la presenza del loro Creatore, vedendo quanto i crimini degli uomini hanno insozzato e deformato la terra. Le acque dei mari e dei fiumi ribolliranno come degli olî nei braceri; gli alberi e le piante vomiteranno torrenti di sangue; i terremoti saranno così grandi che si vedrà la terra aprirsi da tutte le parti; la maggior parte degli alberi e delle bestie saranno guastati, gli uomini che resteranno saranno come dissennati; le rocce, le montagne crolleranno con una furia spaventosa. Dopo tutti questi orrori, il fuoco sarà appiccato ai quattro angoli del mondo, ma un fuoco così violento che brucerà le pietre, le rocce e la terra, come un fuscello di paglia che viene gettato in una fornace. Tutto l’universo sarà ridotto in cenere; è necessario che questa terra, che è stata insozzata da tanti crimini, sia purificata dal fuoco che sarà appiccato dalla collera del Signore, dalla collera di un Dio giustamente irato.
Dopo, F.M., che questa terra coperta di tanti crimini sarà stata purificata, Dio manderà i suoi angeli che suoneranno la tromba ai quattro angoli del mondo, e che diranno a tutti i morti: Alzatevi, morti, uscite dalle vostre tombe, venite e comparite davanti al giudizio. Allora tutti i morti, buoni e malvagi, giusti e peccatori, riprenderanno le stesse sembianze che avevano una volta, il mare vomiterà tutti i cadaveri che sono rinchiusi nel suo caos, la terra rimanderà tutti i corpi seppelliti da molti secoli nel suo seno. Dopo questa rivoluzione, tutte le anime dei santi scenderanno dal cielo, tutte raggianti di gloria; ogni anima s’accosterà al suo corpo donandogli mille e mille benedizioni: Venite, gli dirà, venite compagno delle mie sofferenze; se voi avete operato come piace a Dio, se voi avete fatto consistere la vostra felicità nelle sofferenze e nei combattimenti, oh! Quanti beni ci sono riservati! Sono più di mille anni che godo di questa felicità; oh! Che gioia per me il venire ad annunciarvi quanti beni ci sono preparati per l’eternità! Venite, occhi benedetti, che tante volte vi siete chiusi alla vista degli oggetti impuri, per la paura di perdere la grazia del vostro Dio, venite in cielo dove non vedrete che bellezze quali non ce ne sono a questo mondo. Venite, orecchi miei, che avete avuto orrore delle parole e dei discorsi impuri e calunniatori; venite, e sentirete nel cielo quella musica celeste che vi piomberà in un’estasi continua. Venite, piedi miei e mani mie, che, tante volte, vi siete impegnati a soccorrere gli infelici; andiamo a passare la nostra eternità dentro questo bel cielo dove vedremo il nostro affabile e caritatevole Salvatore che ci ha tanto amati. Ah! Là vedremo Colui che tante volte è venuto a riposare nel nostro cuore. Ah! La vedremo quella mano, ancora tinta del sangue del nostro divin Salvatore, con la quale ci ha meritato tanta gioia. Infine, il corpo e l’anima dei santi si doneranno mille e mille benedizioni, e questo per tutta l’eternità.
Dopo che tutti i santi avranno ripreso il loro corpo tutto raggiante di gloria, in quel luogo tutti, secondo le buone opere e le penitenze che avranno fatto, attenderanno con piacere il momento in cui Dio svelerà davanti a tutto l’universo tutte le lacrime, tutte le penitenze, tutto il bene che avranno compiuto durante la loro vita, senza non dimenticarne nemmeno una sola, né un solo, già tutti contenti della felicità di Dio stesso.
Aspettate, dirà loro Gesù Cristo stesso, aspettate, voglio che tutto l’universo veda quanto avete operato con gioia. I peccatori induriti, gli increduli dicevano che ero indifferente a tutto quello che voi facevate per me; ma sto per mostrargli oggi che ho visto e contato tutte le lacrime che versavate nelle profondità dei deserti; sto per mostrargli oggi che ero a fianco a voi sui patiboli. Venite tutti, e
comparite davanti a questi peccatori che mi hanno disprezzato ed oltraggiato, che hanno osato negare che esistevo, che li vedevo. Venite, bambini miei, venite, miei diletti, e vedrete quanto sono stato buono, quanto il mio amore è stato grande per voi.
Contempliamo, F.M., un istante, questo numero infinito d’anime giuste rientranti nei loro corpi che rendono simili a bei soli. Vedrete tutti questi martiri, la palma in mano. Vedete voi tutte queste vergini, la corona della verginità sulla testa? Vedete tutti questi apostoli, tutti questi preti? Quante anime hanno salvato, tanti i raggi di gloria di cui sono ornati. F.M., tutti diranno a Maria, questa Madre Vergine: andiamo a congiungerci con Colui ch’è nel cielo per donare un nuovo splendore alle vostre bellezze. Però no, un momento di pazienza, voi siete stata disprezzata, calunniata e perseguitata dai malvagi, è giusto, prima che entriate in quel reame eterno, che i peccatori vengano a fare onorevole ammenda.

La soave maestà del simbolo.

Non abbiamo più il gusto per i simboli, non sappiamo come prenderli, ci fanno smarrire. Eppure i simboli sono una miniera inesauribile, non tanto per presunte conoscenze archetipe, quanto piuttosto perché i simboli ci costringono a pensare. Proprio perché scarni ed echeggianti di concetti essi ci interrogano. Un simbolo è immune all’effetto altoparlante e ripetitore di certa cultura moderna. Il simbolo è lì che si staglia per il singolo, al singolo si rivolge e dal singolo chiede di essere interpretato. I simboli creano movimento nella nostra mente. Essi prima insegnano a pensare, poi aiutano a pensare e, infine, sostentano il pensiero.

Forse abbiamo perso il gusto del simbolo quando abbiamo preso il gusto di ripetere. Posso citare a memoria le opere di tutte le più grandi menti, posso sapere ogni libro alla perfezione, posso citare la Bibbia al salto, ma ciò non significa nulla, stupisce solo gli inconsapevoli, ciò che conta, ciò che resta di una vita, è ciò che io conosco, ciò che ho penetrato con il pensiero, ciò che mi rende uomo. Ma la strada che porta lì nessuno ve la può descrivere, non vi resta che camminare.

La legge morale universale

La nostra è una società interamente basata sulla parola scritta. Questo è un grande limite poiché la parola scritta non è il concetto. Le parole subiscono l’influenza del contesto, invecchiano, perdono di significato e acquistano significati nuovi. Solo che noi ci siamo incancreniti sul loro significato, per noi lo scritto dice tutto, precisamente. Per molti giuristi era la norma ad essere di per sé vincolante, unica fonte della giustizia, dopo il Nazismo questi giuristi hanno dovuto cambiare idea. Sarebbe stato meglio cambiarla prima.

Le parole non sono il concetto, ma è il concetto che ha significato, le parole tentano solo di trasmetterlo. E la legge morale universale, che è iscritta intimamente dentro di noi, è una legge concettuale, dunque i suoi modi di esprimersi sono molteplici, ma il concetto che vuole comunicare, al di là dei limiti e delle contingenze umane, è sempre lo stesso.

Per questo i codici sono pericolosi, perché cristallizzano una situazione incristallizzabile e ignorano tutte le sfumature della realtà umana, i codici sono per loro natura individuali, nel senso che non si rivolgono a persone, ma ad individui, e, dunque, sono per loro natura ingiusti non appena il codice supera il concetto. La mania di fissare tutto, di salvare tutto, di trasmettere tutto esattamente è un’ossessione impraticabile della nostra civiltà. Per quante parole scriveremo, per quanto ci sforzeremo, per quanto ci struggeremo non rinchiuderemo mai la verità, il reale, nelle nostre parole scritte.

E le nostre leggi che stanno sprofondando nell’ingiustizia, pagano lo scotto di uno smarrimento dei concetti e di una conseguente deriva verso la rigidità degli scritti; c’era più saggezza e giustizia una volta quando si sapeva che cos’era la giustizia che non oggi, in cui la giustizia, per molti, è una faccenda di codicilli, dove il senso della morale è ormai perduto.

Un chirurgo per due mandati

Immaginate di dover fare un’operazione veramente difficile, vi affidereste ad un chirurgo con meno di dieci anni d’esperienza? Io non credo, eppure questo è quello che in molti si ostinano a chiedere alla politica. Si vuole limitare la politica a due mandati, ma il politico decide per le vite di migliaia di persone, non ha forse senso che sia esperto?

E poi da cosa ci salverebbe una politica lampo? Dalla corruzione forse? Non è invece che i politici sono corrotti indipendentemente dalla durata del loro mandato? Molti dicono che le persone che hanno davvero ideali nobili si scoraggiano, ma, se è il loro destino, è difficile pensare che arriveranno intonse anche solo al primo mandato; e, poi, una persona che davvero vuole spendere tutta la propria vita al servizio dei cittadini, non verrebbe forse frenata dal impossibilità di vivere bruciando per questo ideale? Non sarebbe un tarpargli le ali il costringerla a rinunciare alla propria vocazione?

In realtà non conta quanto un politico stia al governo per definire la sua condotta, ma chi è quel politico, cosa vuole e a cosa aspira. Altrimenti i 2 mandati servono solo per cambiare un ladro ogni otto anni, cosa non molto conveniente, per nessuno. Ed, al di là di questo discorso, bisogna considerare la difficoltà di governare uno Stato, difficoltà non certo inferiore ad un intervento chirurgico. “Allora, chirurgo, lo sappiamo impugnare o no questo bisturi?” non è un bel discorso in sala operatoria.

La preghiera della Domenica II – Atto di riparazione

Oggi presento una preghiera molto bella e molto impegnativa da pronunciare, modello mirabile:

Gesù dolcissimo,
il cui immenso amore per gli uomini
viene con tanta ingratitudine ripagato di dimenticanza,
di trascuratezza, di disprezzo,
ecco che noi,
prostrati innanzi a te,
intendiamo riparare,
con particolari attestazioni di onore,
una così indegna freddezza
e le ingiurie con le quali da ogni parte
viene ferito dagli uomini
l’amantissimo tuo Cuore.

Memori, però, che noi pure altre volte
ci macchiammo di tanta indegnità,
e provandone vivissimo dolore,
imploriamo anzitutto per noi la tua misericordia,
pronti a riparare con volontaria espiazione
non solo i peccati da noi commessi,
ma anche quelli di coloro che,
errando lontano dalla via della salvezza,
ricusano di seguire te come pastore e guida,
ostinandosi nella loro infedeltà,
o, calpestando le promesse del battesimo,
hanno scosso il soavissimo giogo della tua legge.

E mentre intendiamo espiare tutto il cumulo di sì deplorevoli delitti,
ci proponiamo di ripararli ciascuno in particolare:
l’immodestia e le brutture della vita e dell’abbigliamento,
le tante insidie tese dalla corruzione
alle anime innocenti,
la profanazione dei giorni festivi,
le ingiurie esecrande scagliate contro te e i tuoi santi,
gli insulti lanciati contro il tuo vicario e l’ordine sacerdotale,
le negligenze e gli orribili sacrilegi onde è profanato
lo stesso sacramento dell’amore divino,
e, infine, le colpe pubbliche delle nazioni
che osteggiano i diritti e il magistero
della Chiesa da te fondata.

Oh, potessimo noi lavare
col nostro sangue questi affronti.
Intanto, come riparazione dell’onore divino profanato,
noi ti presentiamo,
accompagnandola con le espiazioni della Vergine tua Madre,
di tutti i santi e delle anime pie,
quella soddisfazione che tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre
e che ogni giorno rinnovi sugli altari,
promettendo con tutto il cuore di voler riparare,
per quanto sarà in noi e con l’aiuto della tua grazia,
i peccati commessi da noi e dagli altri
e l’indifferenza verso sì grande amore
con la fermezza della fede, l’innocenza della vita,
l’osservanza perfetta della legge evangelica,
specialmente della carità,
e di impedire inoltre con tutte le nostre forze
le ingiurie contro di te; e di attrarre quanti più potremo alla tua sequela.

Accogli, te ne preghiamo,
o benignissimo Gesù,
per l’intercessione della beata Vergine Maria riparatrice,
questo volontario ossequio di riparazione,
e conservaci fedelissimi nella tua obbedienza
e nel tuo servizio fino alla morte
con il dono della perseveranza,
mediante il quale possiamo tutti un giorno
pervenire a quella patria,
dove tu con il Padre e con lo Spirito Santo
vivi e regni Dio per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Buona e Santa Domenica a tutti
nel ricordo della risurrezione del Signore.

È uscito il nuovo libro di BiancoFulmine!

Liberamente scaricabile partendo da questa pagina.

Vi ringrazio di avermi seguito fino a qui, spero di riuscire a mantenere sempre il blog interessante ed utile. Se lo leggete fatemi sapere i vostri pareri (contattami), per me sono davvero molto importanti.

Buona serata a tutti!

Oggi esce il mio primo libro

In giornata, in onore della Candelora, uscirà il mio primo libro, liberamente scaricabile dal sito.

Dov’è la verità?

Io provo a dare il mio contributo.

Aspetto i vostri commenti e le vostre opinioni, fatemi sapere cosa ne pensate, l’indirizzo email lo trovate nel menù “Contattami”. Buona lettura, e grazie di essere stati con me fino ad ora.

Contro i seguaci.

Un libero pensatore non può mai essere completamente d’accordo con il pensiero di un altro libero pensatore, questo è lo scotto della nostra imperfezione. Dunque non ha senso per un pensatore dirsi seguace di questo o quell’altro, come non ha senso dirsi seguaci di un’ideologia. Ciò non significa che è tutto da buttare ogni volta, significa solo che ogni cosa va vagliata criticamente. Significa solo che siamo liberi.

Solo ciò che viene da Dio, una volta riconosciuta la realtà della Rivelazione, è certo nella sua totalità. Un uomo invece può dire tante cose corrette, ma nessuno può dare per scontato che le dirà sempre tutte. Come diceva Aristotele, bisogna che molti diano il loro contributo per individuare la verità. La libertà del pensiero, libertà dalle convenzioni sociali e dalle figure che ci vengono imposte come autorità indiscusse è qualcosa di vertiginoso, di immanemente bello, è il sapore dell’umanità. Solo da qui si passa per trovare la verità.

Fra mille milioni di vite, c’era un minuto per noi; e non l’avremo vissuto.

“Hanno detto che l’Italia può riparare, se anche manchi questa occasione che le è data; la potrà ritrovare. Ma noi, come ripareremo?
Invecchieremo falliti? Saremo la gente che ha fallito il suo destino. Nessuno ce lo dirà, e noi lo sapremo; ci parrà d’averlo scordato, e lo sentiremo sempre; non si scorda il destino.
E sarà inutile dare agli altri la colpa. A quelli che fanno la politica o che la vendono; all’egoismo stolto che fa il computo dei vantaggi, e cerca nel giornale quanti sono stati i morti; ai socialisti ed a Giolitti, ai diplomatici o ai contadini. La colpa è nostra, che viviamo con loro. Esser pronti, ognuno per suo conto, non significa niente; essere indignati, disgustati, avviliti è solo una debolezza. La realtà è quella che vale. Anche la disgrazia è un peccato; e il più grave di tutti, forse.
Fra mille milioni di vite, c’era un minuto per noi; e non l’avremo vissuto. Saremo stati sull’orlo, sul margine estremo; il vento ci investiva e ci sollevava i capelli sulla fronte; nei piedi immobili tremava e saliva la vertigine dello slancio. E siamo rimasti fermi. Invecchieremo ricordandoci di questo.”

Uso queste suggestive parole di Renato Serra in primo luogo per presentare la sua opera “Il senso del silenzio” liberamente scaricabile da qui, è in secondo luogo per presentare un sito ed un progetto encomiabile: Liber Liber, un sito con più di 2000 libri in edizione integrale completamente scaricabili, sicuramente un progetto da sostenere.

Una voce dentro al coro.

Siccome siamo tutti uguali, tutti indottrinati e massificati, uomini la cui originalità viene in parte repressa ed in parte incanalata sul taglio dei capelli ed il modo di vestirsi, abbiamo dei miti. Miti che servono per sopravvivere, per raccontarcela un po’ e sentirci meglio. Uno di questi è la pecora nera, un altro è la voce fuori dal coro. Nelle pubblicità questi miti sono super presenti, tutti vogliono sentirsi originali, diversi, ma non vogliono che ciò gli costi fatica ed allora: tutto risolto! una bevanda invece che un’altra, una maglietta invece che un’altra, una cosa contro (contro cosa decidete voi) ed è fatta, originalità a basso costo (per noi s’intende, non per il portafogli).

Una volta mi sono trovato a passare la notte con un po’ di alternativi; un gruppo di brave persone che avevano solo la particolarità di vestirsi un po’ strano. Devo dire che varie volte ho tentato di farmi spiegare in cosa consistesse il loro essere alternativi, morale: consisteva solo nell’esserlo. Non avevano nulla che lo giustificava, il loro gruppo era così e loro, uniformati al massimo, si adeguavano, l’unica cosa che continuavano a ripetermi era l’importanza di essere alternativi.

La nostra società è così, piena di individui che si massificano nei gruppi più strani, pretendendo di essere originali. Se lasciassero perdere il loro lato individuale ed invece esaltassero quello personale allora sì che sarebbero veramente originali, perché non c’è una persona uguale all’altra. Noi uomini siamo tutti unici, per natura. Ogni uomo è un inestimabile pezzo unico, ma per farlo emergere bisogna accettare il peso della propria unicità e scoprirsi splendidi. Sì, perché come ogni pezzo unico siamo splendidi, splendidi nella nostra irriproducibilità, splendidi nella nostra originalità.

Ed è proprio quando ci accettiamo come persone che sappiamo scegliere. Non siamo più dei servi di questa o quella ideologia, ma degli uomini. E solo gli uomini, poiché scelgono, possono decidersi intimamente per il bene, possono diventare pecorelle davanti alla verità. Bello no? Tutti vogliamo essere pecore nere e Gesù che figura ha scelto? I pecoroni che vanno dietro al pastore! Chissà se i suoi esperti di marketing hanno provato a dissuaderlo: “pecore?” “non verrà nessuno” “meglio le tigri” “o i leoni” “sarà un fallimento”. È già… un fallimento, perché piacere a milioni di individui è semplice, piacere ad una sola persona è molto più difficile. Ma in questo caso i numeri non contano, è come paragonare Amore e Psiche di Antonio Canova ad un cesto pieno di spilli, uno a molti, uno a nessuno.

Ma con Gesù tutto cambia, l’originalità è proprio nell’essere pecore bianche, l’indomabilità nell’essere sottomessi, la voce più libera quella all’interno del coro. Siate liberi, divenite voi stessi.

Un Nuovo Ordine Mondiale

“Nessuno potrà opporsi” è la strada avviata dai tanto osannati organismi internazionali, abbandonare totalmente anche ogni semplice parvenza di democrazia per creare una nuova aristocrazia chiamata “tecnocrazia”. Ed il problema di fondo non è questa svolta, ma la scelta di queste nuove guide, scelte non fra persone in grado di guardare al bene, ma fra coloro che meglio interpretano lo spirito economico dell’epoca. Uno spirito economico che, come mostrano gli eventi, ha già profondamente fallito. Uno spirito economico che vede l’uomo come un numero. Uno spirito economico che rinnega ogni radice ed ogni etica nella rincorsa di una crescita tumorale come non se ne erano mai viste prima a memoria d’uomo. Ognuno per sé, verso l’abisso.

L’umanità ha i suoi anticorpi e il mondo che sta bruciando lo dimostra.

La preghiera della Domenica I – San Michele Arcangelo

Oggi è Domenica, meglio di una riflessione è una preghiera.

San Michele Arcangelo,
difendici nella battaglia, sii nostro aiuto
contro le insidie e le malvagità del Diavolo,
che Dio eserciti su di lui il suo dominio
preghiamo supplichevoli e Tu, o Principe
della Milizia Celeste, con il divino potere
ricaccia all’inferno Satana e gli altri spiriti maligni
che si aggirano per il mondo per perdere le anime.
Amen

Buona e Santa Domenica a tutti
nel ricordo della risurrezione del Signore.

Conoscere significa vivere.

Ci hanno detto per anni che sapere significa conoscere. Se ciò ha una validità nelle ricerche collaterali alla nostra esistenza, presenta però un grave limite nelle ricerche ultime. Nelle cose che ci toccano davvero sapere non è sinonimo di conoscere, mai. L’unico modo di conoscere veramente qualcosa è di viverla; posso essere il più grande dotto sulla vita cristiana, ma se non la vivo non comprenderò mai il mistero. Studiare per anni la verità non ci porterà ad alcun vantaggio senza uno sforzo concreto, perché la verità non è qualcosa che possa essere scritto sui libri o ripetuto a macchinetta, è solo qualcosa che può essere vissuto. La verità si vive.

Anche in questo i filosofi greci erano un bel passo davanti a noi, per loro il filosofo non poteva limitarsi a proclamare delle teorie, doveva saperle anche incarnare. Questo è l’unico modo di conoscere. Tutti infatti citano Giovanni 8,32 (“conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.»”), ma pochi si ricordano che è preceduto da Giovanni 8,31 (“Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli;”).

Dobbiamo stare attenti a non diventare altoparlanti e ripetitori, anche se quest’epoca d’esami facili e massificanti, d’insegnamento impersonale e inumano, di forma invece che di sostanza non desidera altro: un branco di pecore che diffonda il verbo, senza domande, senza conoscenza.

Accadde.

A volte mi capita di incrociare persone che prendono fatti fuori dall’ordinario e si sforzano di dimostrare come questi fatti sarebbero potuti avvenire nell’ordinarietà. Esse ritengono che questa sia una prova che dimostra che quei fatti non sono stati per nulla straordinari. Ciò che sfugge loro è che se una cosa avviene in un certo modo è avvenuta in quel modo, poco importa che si potesse ottenere in mille altri modi. Ciò che è è e non può non essere e ciò che non è non è e non può essere.

Ripartiamo da qui.

“Per costruire il futuro voglio cambiare me stesso, nel presente.”

Si fa un gran parlare di riforme, di leggi, di come deve essere lo Stato del futuro; tutto inutile. Per quante leggi ci siano, per quanto perfette esse siano, per quanto siano ben pianificate, se esse non entrano nei cuori dei singoli saranno vane. La giustizia funziona solo con chi ci crede; si vede anche ad un livello molto empirico: chi spende parecchie migliaia di Euro di avvocato per una cosa da poco? e chi ci obbliga a rispettare una legge penale nel segreto? La giustizia funziona solo fra gentiluomini. Per quanti esattori ci siano non saranno mai controllati tutti gli scontrini, per quanti poliziotti mai tutti i vicoli, per quanti vigili mai tutti i parcheggi.

La politica, lo Stato, deve ripartire da qui, dall’educazione morale dell’uomo. Per troppo tempo il potere, nel suo senso più positivo, ha abdicato all’educazione umana. Per anni c’è stato ripetuto che nelle scuole non si devono insegnare i valori: sciocchezze, ogni insegnamento, di qualunque tipo, comunica un valore. Per anni ci è stato detto che i bambini vanno cresciuti in autonomia: sciocchezze non esiste un’autonomia del bambino, esso assorbe sempre e comunque i valori che lo circondano. Abbiamo abdicato al bello e al buono per lasciare che ogni valore prepotente emergesse. È ora di finirla, siamo uomini.

Il futuro riparte da qui, da un’umanità con una morale, da una umanità di probi, di uomini insomma. Per costruire il futuro voglio cambiare me stesso, nel presente.

“so tutto io”, il razionalismo incontinente

Un brandello di pelle di capodoglio con le cicatrici provocate dalle ventose di un calamaro gigante.
Un brandello di pelle di capodoglio con le cicatrici provocate dalle ventose di un calamaro gigante.

1861 la corvetta francese Alecton avvista e arpiona un calamaro gigante al largo delle Tenerife, il corpo dell’animale si spezza in due tronconi nel tentativo di issarlo sul ponte, se ne recupera solo una parte. È una conferma di anni di avvistamenti e testimonianze, fra cui si ricorda anche una descrizione di Plinio il vecchio nella sua Naturalis Historia. Il corpo era lungo otto metri e l’orifizio orale misurava ben mezzo metro. Il 30 dicembre 1861 un rapporto scientifico venne presentato all’Accademia francese delle scienze; si direbbe l’inevitabile fine della credenza per cui i calamari giganti erano ritenuti esseri mitologici ed inesistenti nella realtà. Ma come sappiamo abbandonare il ciuccio delle idee razionaliste che ci presentano una visione delle cose sicura e pacifica, una visione tranquillizzante per cui tutto è normale e razionalmente prevedibile, è molto duro per una buona fetta degli individui. Così la maggioranza degli scienziati ritenne il caso fasullo ed il rapporto non credibile. Successivamente numerosissimi (mai più ripetuti con questa intensità) spiaggiamenti a Terranova ed in Nuova Zelanda resero impossibile il non riconoscere l’esistenza di questi calamari. Tuttavia cosa sarebbe successo se fortuite coincidenze non avessero causato questo fenomeno naturale? Le persone coinvolte sarebbero state trattate come mistificatori ed il calamaro gigante sarebbe stato definito ancora un essere mitologico e fantastico. Non è così che si indaga la verità.

Fortunatamente questa storia ha un lieto fine: oggi su Wikipedia possiamo leggere “I calamari giganti, ritenuti un tempo creature mitiche, sono calamari della famiglia Architeuthidae, composta da circa otto specie del genere Architeuthis. Sono abitanti delle profondità oceaniche…” (voce Architeuthis). Il punto più profondo dell’oceano conosciuto è a 10.994 metri sotto il livello del mare nella fossa delle Marianne, il fondo è stato raggiunto una sola volta da un equipaggio di due persone sul batiscafo Trieste (precisamente a 10.902 m), l’impresa non è più stata ripetuta. Tuttavia a quell’enorme profondità, sotto quella pressione spaventosa (più di una tonnellata per centimetro quadrato) c’era la vita. E noi uomini pretendiamo di sapere tutto a priori, nell’Ottocento quando le immersioni a grandi profondità ancora non esistevano ed oggi quando sono ancora in quantità trascurabile.

Così in tutti gli altri campi: noi pensiamo di sapere, diamo per scontato e, soprattutto, non crediamo a fatti e testimonianze. Siamo arrivati al punto paradossale, nel campo della (mis)conoscenza aprioristica, che se vediamo in maniera lucida e certa qualcosa di straordinario preferiamo dubitare di noi stessi piuttosto che dei nostri pregiudizi. Senza un cuore libero non si conosce la verità, ci si procurano solo tanti ciucci, volgari surrogati del bene bramato; ma è solo abbandonando l’inconsistente sicurezza di ciò che è falso, che si può ottenere l’indistruttibile sicurezza di ciò che è vero.

Cristo nella merda, colpo d'”artista”

L’altro giorno ho seguito un dibattito; parlavano di uno spettacolo teatrale (che non conosco) dove il volto di Cristo raffigurato sullo sfondo viene coperto di merda (scusate se uso questo termine latino di oraziana memoria, nel dibattito continuavano invece ad usare il termine “feci”, ma io non riesco a capire dove sia in questo caso l’aspetto fisiologico e medico della questione). Per essere precisi (ribadisco che non ho visto lo spettacolo, è ciò che ho desunto dal dibattito, e ogni tanto perdevo anche il segnale radio) il liquido marrone che finisce sul Volto Santo non viene mai chiamato in quel modo, anche se il senso è facilmente desumibile dal contesto, dal vecchio incontinente che ne è il protagonista. Inoltre simbolicamente la merda dovrebbe raffigurare l’impotenza di Nostro Signore Gesù Cristo che in realtà sarebbe, secondo l’autore, null’altro che un “povero cristo” uomo perseguitato senza nessuna potenza e nessuna capacità di intervenire o cambiare le cose.

La cosa che voglio sottolineare qui è che, in questo dibattito fra Cattolici emergeva, fra le altre, un’idea che voglio ribattere brevemente: si diceva che di queste cose è meglio non parlare perché si finisce per fare pubblicità ad artisti che non cercano altro (ovviamente specificando ben bene che non si giudica il singolo caso..). Quindi il concetto che passa è che è meglio tacere che affermare la verità. Io invece credo che sia meglio essere chiari. Se lo spettacolo è offensivo che si dica e se la Chiesa vuole vietare ai credenti di andare che lo faccia. Fa parte della libertà di espressione della Chiesa dire cosa possono o no fare i credenti e fa parte della libertà dei singoli decidere se si è o no credenti. Il non dire equivale al non credere nella libertà, perché, primo, non ci si esprime liberamente e, secondo, non si danno alle persone tutti gli elementi per liberamente decidere. Se uno non crede ed è indifferente cosa conta una scomunica ad un autore? Se uno crede ed è Cattolico allora non è forse una sua libertà il seguire la Chiesa? E se uno crede ed è più o meno indirettamente satanista non è forse una sua libertà andare allo spettacolo proprio perché condannato? Se uno brama l’inferno forse che si può imporre il paradiso? è giusto? A chi giova il non parlarne? Giova solo all’errore. Mentre il parlarne giova all’autore, perché egli stesso ha liberamente scelto la sua rovina, ha scelto di preferire il successo e la vanità alla giustizia; giova alla Chiesa perché è più difficile che si faccia ingannare, poiché è più chiara; giova al singolo perché può liberamente decidere se vivere o morire. Parlare della verità giova. Se molti credenti oggi rischiano grosso è proprio perché alcuni hanno rinunciato alla chiarezza, alla forza della verità. Consapevolezza.

Ovviamente qualcuno ha anche contestato la legittimità di un tale spettacolo, e ovviamente qualche trombone si è stracciato le vesti a queste parole. Tuttavia qui si tratta solo di una questione di dignità della persona umana: è lecito in uno spettacolo prendere un uomo e smerdarne il volto? Se lo facessero con vostra madre, vostra sorella, vostro padre, vostro fratello, vostro zio, vostro figlio, vostro nipote o magari con voi, non avreste nulla da ridire? Vi sembrerebbe una cosa bella, legittima e collegata con la libertà di parola e di espressione? E se lo facessero con un bambino ebreo dei campi di concentramento? Vi sembrerebbe bello e legittimo? È una questione di dignità. Una parola troppo dimenticata.

Una percezione più acuta delle cose.

L’ideologia avvelena la nostra capacità di percepire la realtà. Poiché si pone un obbiettivo, ricerca un utile. Non essendo interessata alla verità in quanto tale, è menzognera. Chi è accecato dall’ideologia non conosce la verità e i suoi sogni generano mostri. Essa ci toglie la capacità di vedere le cose per quello che sono; l’uomo diventa un numero iscritto nella lista dei buoni o dei cattivi, i fatti hanno un’unica univoca ed inequivocabile interpretazione che precede lo studio e le evidenze perdono di significato.

Io sono e sarò sempre anti-ideologico, bisogna tornare ad indagare la realtà in quanto tale. Bisogna smettere soprattutto di giudicare ed interpretare tutto per categorie, in natura non esistono due orecchie uguali, figuriamoci blocchi interi costituiti da migliaia di individui graniticamente uguali, superstizioni venenifere. Quando si fa di tutta l’erba un fascio, quando si passa, cioè, dal concetto di persona a quello di individuo, finisce l’umanità per iniziare l’aberrazione dell’idea.

Inoltre affermo che il Cattolicesimo è intrinsecamente anti-ideologico, poiché non è al servizio di un’idea, ma di una persona concreta, reale e viva. Nostro Signore Gesù Cristo. Non un concetto, non un’idea, ma bensì una persona. Quando un Cattolico abbraccia un’ideologia fa il più grande torto alla sua fede, perché dove c’era il prossimo inizia a vedere l’oggetto (nemico o amico poco importa) e dove c’era Dio vede l’idea, che per essere realizzata genera mostri. Basta Cristiani socialisti o fascisti o comunisti, dobbiamo essere solo uomini che lottano, l’uno per l’altro, al servizio dell’unico Re.

Tante piccole biglie…

Immaginate che io prenda un sacco con tante piccole biglie, immaginate ora che, salito su una piccola scaletta, io svuoti il sacco a terra facendo cadere le biglie come cadono gli acquazzoni. Immaginate ancora che mi aspetti che dalla caduta casuale di queste biglie si formi una fantastica statua formata dalle biglie stesse, non una volta, ma tutte le volte che svuoto il sacco. È un’aspettativa equa o folle?

Folle vi dico! E allora per quale motivo tutti i sostenitori del libero mercato pongono questa aspettativa assurda alla base di tutta la struttura finanziaria ed economica? E il bello è che la semplice osservazione vi dirà che ciò è un’assurdità. Però noi come ripetitori ripetiamo la regola, anche quando fallisce, anche quando è smentita dai fatti, anche quando è assurda. Altoparlanti e ripetitori.

Beninteso, i fatti hanno dimostrato che anche un controllo assoluto dello Stato (comunismo) è quanto di più assurdo e dannoso ci possa essere per l’uomo. Si può essere liberi anche senza essere anarchici e si può essere ordinati anche senza essere rigidi.

Venerdì 13.

Ieri era venerdì 13 e me ne sono successe di tutti i colori, così ne approfitto per ricordare come la superstizione sia quanto di più anticristiano e diabolico si possa trovare nella vita quotidiana. Oroscopi, numeri magici, pratiche portafortuna servono solo ad allontanarci dalla verità e a disperdere le nostre energie. Il diavolo se la ride a favorirne la credenza e se la ride quando un uomo, intelligente per natura, sottomette la sua azione a fatti che con l’umanità non hanno nulla a che fare. Non si può essere assieme Cristiani e superstiziosi, né tantomeno cultori della magia. E, tanto per la cronaca, sapete come è finita la giornata di ieri? In un modo così fantastico che non potevo immaginare.

Battesimo

Un genitore riguardo al figlioletto in fasce: “non gli darò alcun cibo fino a quando non sarà maggiorenne, allora potrà scegliere autonomamente se mangiare o lasciarsi morire di fame”. Così è chi non battezza i propri figli.

La forza della fede, il Santo Curato D’Ars

Per capodanno sono stato ad Ars-sur-Formans, l’Ars del Santo Curato D’Ars. Ma chi era S.Giovanni Maria Battista Vianney? Era un uomo di fede, nato all’incirca durante le decapitazioni di tutti i preti che non abiuravano la fede Cattolica ad opera dei rivoluzionari francesi (vi ricordate tutte quelle sciocchezze sul fatto che la libertà di parola c’è grazie alla rivoluzione francese e tante stupidate del genere? la realtà è che, primo, quando un regime è veramente repressivo non ci possono essere rivoluzioni e che, secondo, la rivoluzione francese fu la più repressiva e intollerante rivoluzione che si fosse mai vista in Europa da molti secoli a questa parte -forse da sempre-). Di povera famiglia, iniziò gli studi per il sacerdozio dopo anni passati nei campi e con le pecore. Ciò gli rese difficile terminare il seminario, ma alla fine, tenacemente, lo portò a termine. Tuttavia ciò gli costò il parcheggio in un piccolo paesino, talmente piccolo da avere un parroco esclusivamente per le pressioni della nobiltà locale. In quel paese, a lungo senza guida spirituale, la morale Cattolica era ormai perduta e fu di Don Vianney il compito di ripristinarla; e qui c’è la sua forza. Cosa fece? Programmi pastorali? Polpettoni illeggibili e tristi sulla gioia cristiana? Si rinchiuse in parrocchia lamentandosi del fatto che non credeva nessuno? No, niente di tutto ciò, fece una cosa sola: penitenza.

Questa è vera fede, non si affidò alle proprie capacità, alla sua voglia di protagonismo, o alla sua capacità di intrattenimento, si affidò a Dio. Non si occupò di temi sociali (eppure diede tutto il superfluo ai poveri ed iniziò opere di vera misericordia), non si preoccupò della stima umana (eppure divenne famoso in tutta la Francia), non si preoccupò del perbenismo (eppure riportò la morale in un luogo dimenticato da Dio), si preoccupò solo di Dio e della sua Chiesa.

In lui traspariva solo la forza della fede, un prete ignorante di origini povere, che sconvolse la Francia e divenne “patrono di tutti i parroci dell’universo” (Pio XI, 1929); senza complessi programmi pastorali, senza fumose discussioni con i satanassi della ragione, solo con la vita cristiana senza se e senza ma. E dove la sapienza umana aveva fallito, la fede di un solo uomo, ignorante per gli uomini ma sapiente di Dio, si stagliò netta e trionfante sulle macerie di una rivoluzione più iniqua delle iniquità che combatteva e più violenta delle violenze che contrastava. Si stagliò indicando agli uomini una cosa sola: la propria anima, il gioiello immortale che possediamo, l’unica cosa per cui valga la pena combattere; l’unica cosa per cui se si combatte si giova tanto agli altri quanto a sé, l’unica cosa veramente non egoista.

Ovviamente nel clima razionalista (e dunque irrazionale) dell’epoca molti non fecero altro che deridere il curato (anche se in genere i pochi fra questi detrattori che si spingevano fino ad incontrarlo rimanevano basiti dalla realtà). Perfino fra i sacerdoti molti, ciechi,  deridevano le sue lotte contro il diavolo, e questa mentalità a tratti è presente ancora oggi, sono scorsi pochi giorni da quando in confessione un prete, pur esaltando il Santo Curato, mi diceva che probabilmente aveva delle tare mentali per il suo vedere il diavolo ovunque. Si sa; le talpe vedono le zolle, e non credono che esista la pianura.

Torniamo pure a perderci in fumosità pastorali, deridiamo il diavolo, non crediamo a Cristo e ai suoi Vangeli e, poi, piangiamo per le chiese vuote.

Obama legalizza la tortura, yes, we can!

Ancora una volta la più grande democrazia del mondo ci dà una democratica lezione su come vanno intesi i democraticissimi diritti umani; i diritti umani funzionano in un modo molto semplice, servono per accusare i nemici. Quando hai un nemico (chessò il tuo datore di lavoro) tu non devi dire “quello stronzo” o raccoglierai il biasimo della democraticissima opinione pubblica, tu devi dire “sta violando i miei diritti umani”, poi chiami un po’ di associazioni ad hoc et voilà hai creato un mostro, uno che sta sulle palle a tutti e che in fondo in fondo si merita le tue bombe.

Però ovviamente tu sai che stai mentendo e che in fondo non te ne frega nulla della dignità della persona umana altrimenti non faresti tante norme sui diritti dell’individuo. Infatti a cosa serve legiferare se non vuoi rispettare il concetto che sta dietro ad una legge? A nulla; perché fatta la legge si trova l’inganno, oppure non ci si sforza nemmeno di trovarlo.

Questo democraticissimo presidente ha così deciso che democratiche torture e democratica detenzione a tempo indeterminato per chiunque (anche cittadino) sono la giusta democratica soluzione al terrorismo, ma ovviamente solo se il democratico presidente, nella veste di democratico padre-eterno americano stabilisce che il soggetto (non chiamiamolo uomo che poi la democratica opinione pubblica magari inizia a riflettere) se lo merita. Benvenuti in America cari pulcini, ascoltate la democratica mamma chioccia e aborrite l’orribile e sconvolgente medioevo estero, solo la luce della democrazia è giusta e confortevole e rispettosa anche se tortura, anche se ingabbia, il resto è propaganda reazionaria. Venite pulcini dalla chioccia.

Per saperne di più:

obama ndaa

obama ndaa fy2012

obama defense bill

Enhanced interrogation techniques (sulle torture usate dagli USA e autorizzate anche da questo nuovo atto del presidente Obama)

Tu, da che parte stai?

Quante volte il solito superficiale è esordito con frasi del tipo “ma durante il Nazismo i Tedeschi sapevano, come hanno fatto a non fare nulla?” oppure “come facevano ad esserci tanti Nazisti?”, “oggi non potrebbe più succedere con tutti i diritti dell’uomo”, “noi siamo la civiltà”; eppure abbiamo davanti il peggior massacro della storia, ormai non servono più singoli campi di sterminio poiché sotto il cielo è tutto un campo di sterminio. Ogni nazione beve il sangue dei propri figli e noi siamo peggiori dei tedeschi che osannavano il Nazismo poiché allora la massa non odiava coloro che aveva generato. Lo stolto che può dire le frasi di prima è lo stesso che può osannare lo sterminio dei propri figli, non ne ho dubbi. E se per una volta uscissimo dalla massa per riscoprirci persone, per pensare con la nostra testa, per smettere di ragionare a slogan? E se per una volta salvassimo i nostri figli? E se per una volta fossimo persone, il mondo non sarebbe migliore?

Dov’è la felicità?

Tutti siamo alla ricerca frenetica della felicità, chi usa la carriera, chi i titoli universitari, chi l’approvazione dei genitori, chi il cibo, chi le feste; eppure ogni cosa che ci dovrebbe rendere felici nasconde un valore che noi gli attribuiamo. Dunque la felicità è dentro di noi, a noi spetta farla uscire. Questa può sembrare una banalità, ma in realtà è un insegnamento centralissimo a cui è difficile prestare ascolto. Ogni felicità viene da una nostra rappresentazione, cambiando la rappresentazione diventiamo felici o tristi, una volta capito il trucco è facile essere felici.

Tuttavia una volta capito il trucco ci si rende anche conto che se tutto procede da rappresentazioni, tutto è vano; eppure esiste una realtà oggettiva che è, al di là delle rappresentazioni. Quando ci si focalizza su questa realtà il senso di tutto cambia, ma cosa ancora più importante le rappresentazioni perdono di significato, non siamo più schiavi delle rappresentazioni, siamo liberi.

Bisogna partire da oggi a porsi migliaia di domande sulle proprie rappresentazioni, a metterle in crisi, a riplasmarle, fino a che dalle loro crepe non emerga ciò che è vero. Questo è un viaggio che ci tocca in profondità, un viaggio radicale che muterà noi stessi, spesso è il coraggio che manca.

C’è chi giudica meglio vivere in pace, nelle rappresentazioni che ci hanno insegnate, poiché le rappresentazioni danno una felicità, questo è innegabile. Però essa dura il tempo di un’illusione, e dentro di noi c’è qualcosa che non s’inganna né s’ingannerà poi come sembra.

Le doglie del parto

Circa 2000 anni fa l’intero universo viveva le doglie del parto, dalle creature nasceva il Creatore. E dove nacque? Nacque nella periferia, in una mangiatoia, il potente nascendo indicò cos’era veramente importante. Non gli onori, non una casa, non l’oro, solo una famiglia accogliente e un po’ di tepore; nella fiducia Dio aveva dato tutto il necessario, non il superfluo che distrae, né il comfort che intiepidisce. Capirò mai questo messaggio?

Buon Natale

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Buona lettura!

Schiavi della pancia.

Oggi il mondo ragiona di pancia, siamo diventati refrattari ai ragionamenti. Poco conta che qualcuno possa dimostrare o dire qualcosa di concreto, meglio un bambino, magari un po’ sofferente che sostiene la nostra causa, allora si che i voti piovono dal cielo. Poco contano i pensieri, sono gli uomini sofferenti (anche se magari rappresentano una categoria ben pasciuta) a fare notizia.

Se vogliamo ripartire come civiltà invece dobbiamo bandire il sensazionalismo dei titoli, gli esempi sbudellanti, gli accostamenti pindarici, per tornare alla concretezza dei ragionamenti, non facciamo i “buoni”, facciamo i giusti, così tornerà la bontà.

Siamo in crisi da tutti i punti di vista come società e come uomini, aprendoci all’intelletto ci apriremo a Dio che è vero. Per una nuova politica si passa da qui; dalla giustizia che è verità.

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 1/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 1/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
  3. È vietata la produzione di e-book (o libri in qualunque altra forma) dalle mie traduzioni senza il mio consenso ed un accordo scritto.
  4. Mi preservo il diritto di modificare questo regolamento in ogni momento e senza preavviso, questo regolamento non implica nessuna cessione della proprietà intellettuale delle traduzioni.

Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 1/4

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Tunc videbunt Filium hominis venientem cum potestate magna et majestate.

Allora vedranno venire il Figlio dell’uomo con grande potenza e terribile maestà circondato dagli angeli e dai santi. (Lc 21,27.)

Non è più, fratelli miei, un Dio ricoperto delle nostre infermità; celato nell’oscurità di una povera stalla, disteso in una mangiatoia, ricoperto d’ignominia, prostrato sotto il pesante fardello della sua croce; ma un Dio ricoperto da tutto lo splendore della sua potenza e della sua maestà; che fa annunciare la sua venuta dai prodigi più terribili, vale a dire, dall’eclissi del sole e della luna, dalla caduta delle stelle, e da un radicale sconvolgimento della natura. Non è più un Salvatore che viene con la dolcezza d’un agnello, per essere giudicato dagli uomini e per riscattarli; è un Giudice giustamente irritato, che giudica gli uomini in tutto il rigore della sua giustizia. Non è più un Pastore caritatevole che viene a cercare le sue pecore smarrite, e a perdonarle; è un Dio vendicativo che viene a separare per sempre i peccatori dai giusti, a prostrare i malvagi con la sua più terribile vendetta, e a seppellire i giusti in un torrente di dolcezze. Momento terribile, momento spaventoso, momento infelice, quando arriverai? Ohimè! Può essere che, una di queste mattine, noi sentiremo i precursori di questo Giudice così temibile per il peccatore. O voi, peccatori, uscite dalla tomba dei vostri peccati, venite al tribunale di Dio, venite ad istruirvi sulla maniera in cui il peccatore sarà trattato. L’empio, in questo mondo, sembra voler disconoscere la potenza di Dio, vedendo i peccatori senza punizione; arriva anche fino a dire: No, no, non c’è né Dio né l’inferno; o bene: Dio non fa attenzione a quello che si passa sulla terra. Ma, attendiamo il giudizio, e, in quel grande giorno, Dio manifesterà la sua potenza e mostrerà a tutte le nazioni che ha visto ogni cosa e tenuto conto di ogni cosa.

Quale differenza, fratelli miei, fra queste meraviglie e quelle che operò creando il mondo!

Che le acque, disse il Signore, irrighino, fertilizzino la terra e, fin dall’istante medesimo, le acque coprirono la terra e le donarono fertilità. Ma, quando verrà a distruggere il mondo, comanderà al mare di sormontare le sue sponde con un’impetuosità spaventosa, e inghiottirà tutto l’universo nel suo furore. Quando Dio creò il cielo, ordinò alle stelle d’attaccarsi al firmamento; alla sua parola, il sole illuminò il giorno, e la luna presiedé la notte; ma in quel ultimo giorno, il sole s’oscurerà, e la luna e le stelle non daranno più luce, tutti questi astri meravigliosi cadranno con un casino spaventoso.

Che differenza, F.M.! Dio per creare il mondo impiegò sei giorni; ma per distruggerlo, un colpo d’occhio sarà sufficiente. Per creare l’universo e tutto ciò che contiene, Dio non chiamò alcun spettatore di tante meraviglie, ma per distruggerlo, tutti i popoli saranno presenti, tutte le nazioni confesseranno che c’è un Dio e che è potente.

Venite, ridenti empi, venite, increduli raffinati, venite ad apprendere o a riconoscere se c’è un Dio, se ha visto tutte le vostre azioni, e se è onnipotente! O mio Dio! Quanto il peccatore cambierà lingua in quel momento! Quanti lamenti! Oh! Che pentimento d’aver lasciato passare un tempo così prezioso! Ma non c’è più tempo, tutto è finito per il peccatore, non c’è più speranza! Oh! Quanto sarà terribile quel momento! San Luca ci dice che gli uomini appassiranno di paura, pietrificati sulle piante dei loro piedi, pensando alle sciagure che sono loro preparate. Ahimè! F.M., si può ben appassire di paura e morire di spavento, nell’attesa di una sofferenza infinitamente più piccola di quella di cui il peccatore è minacciato, e che in maniera assolutamente certa lo colpirà, se continua a vivere nel peccato.

In questo momento, F. M., in cui io mi metto a parlare a voi del giudizio, a cui noi tutti compariremo, per rendere conto di ogni cosa, del bene e del male che noi avremo fatto, per ricevere la nostra sentenza definitiva per il cielo o per l’inferno: se ora venisse un angelo ad annunciarvi da parte di Dio che, in ventiquattro ore, tutto l’universo sarà ridotto in fiamme da una pioggia di fuoco e di zolfo, che comincerete a sentire i tuoni rimbombare, i furori delle tempeste abbattere le vostre case, i lampi così numerosi da rendere l’universo nulla più che una palla di fuoco, e che l’inferno vomiterà ora tutti i suoi dannati, le cui grida e urla si faranno udire ai quattro angoli della terra, che il solo mezzo per evitare tutte queste disgrazie è di abbandonare il peccato e di fare penitenza; potreste voi, F. M., ascoltare tutti questi uomini senza versare torrenti di lacrime e gemere misericordia? Non verreste forse a gettarvi ai piedi degli altari per domandare misericordia? O cecità, o sciagura incomprensibile dell’uomo peccatore! I mali che vi annuncia il vostro pastore sono ancora infinitamente più spaventosi e degni di strappare le vostre lacrime, di squarciare il vostro cuore. Ahimè! Queste verità così terribili stanno per diventare altrettante sentenze che sanciranno la vostra condanna eterna. Ma la più grande di tutte le disgrazie è che voi siate insensibili, e che continuiate a vivere nel peccato; e che voi non riconosciate la vostra follia che nel momento in cui non avete più rimedi. Un momento, e quel peccatore, che vive tranquillo nel peccato sarà giudicato e condannato; un istante, e, porterà i suoi rimpianti nell’eternità. Sì, F.M., saremo giudicati, nulla è più certo, sì, noi rimpiangeremo eternamente d’aver peccato.

Dio è morto

Questo blog parla di una cosa sola: della verità. È ciò che ho sempre cercato, ciò che mi affascinava da piccolo, ciò che mi chiama tuttora. Eppure la verità ha un peso, un peso che quest’epoca sbiadita non riesce più a sopportare. Poiché ogni cosa vera porta con sé il peso della scelta; chi si fa trascinare dalla menzogna non sceglie, è come un tronco in un fiume, ma chi si sforza di conoscere deve combattere. Non c’è via d’uscita: quando si conosce si sceglie, quando si sceglie si deve combattere per sostenere la scelta. Non è facile; non è moderno. È solo giusto, giusto per non offendere la nostra fortuna di essere uomini, giusto perché siamo vivi.

Invece in questa società Dio è morto, con ciò non intendo un’assurdità metafisica, con ciò intendo che nessuno, nemmeno io, considera Dio vivo. Se considerassimo vivo Dio non faremmo ciò che facciamo, non penseremmo ciò che pensiamo. Quando un prete predica di sociale invece che di anime, in quel momento Dio è morto, poiché l’anima immortale vale più del corpo mortale. Quando riduciamo l’amore al prossimo ad un amore del prossimo, in quel momento Dio è morto, poiché Dio ha fatto ogni uomo straordinario, di ogni uomo un soggetto, di ogni cristiano un Dio. Quando programmiamo in tutto il futuro, e ci arrabbiamo perché nulla accade secondo il nostro disegno, in quel momento Dio è morto, poiché chi può credere vivo il Signore della Storia e morta la Storia? Quando scopiamo a destra e a manca e poi parliamo d’amore, in quel momento Dio è morto, poiché si ascoltano i vivi, mentre dai morti non si leva alcun suono. Quando viviamo combattendo per le cose che scompaiono, in quel momento Dio è morto, poiché se crediamo che esiste un Paradiso, che cosa conta un dollaro? Quando viviamo con la religione all’angolo e magari la insegniamo, in quel momento Dio è morto, poiché se esiste un Signore di tutto, come facciamo a non metterlo al centro? Diciamo che lo crediamo vivo e invece lo crediamo morto. Beato chi lo crede vivo davvero; per il Signore del tutto, qualsiasi dono è niente.

A volte capita che una persona che si riempie la bocca di Dio, stia parlando di sé; sovente essa modifica ciò che è con ciò che più l’aggrada. Anche per questa persona Dio è morto, poiché se fosse vivo non lo dipingerebbe diverso da quello che è. Sovente questa persona vive diversamente da come Dio le ha detto, ma, d’altronde, quando il padrone è morto è l’erede che gestisce il patrimonio. Sovente questa persona trascina nell’errore quanti può, gli uni perché gli parla di dèi falsi e bugiardi e gli altri perché li indispone ad ascoltare. Anche per questo autocredente Dio è morto.

Altre volte capita che una persona dica che Dio non esiste. Ciò che è è anche se non si vuole che sia.

Io vorrei che per me Dio fosse ciò che è realmente, cioè vivo. Dio è vivo e se anche per me è vivo, allora io conosco la verità, allora scelgo, allora sono libero. Io voglio arrivare lì dove si conosce la verità. Non si può conoscere la verità senza acquistare consapevolezza, si può ripeterla, ma non conoscerla. Tutto vive nella verità, è la consapevolezza che spesso manca. Per questo possiamo dire con leggerezza “Dio è morto”. Ma noi siamo uomini e dunque abbiamo la forza intellettuale di conoscere e di vivere, di essere liberi. Questo vi propongo nel mio blog, di arrivare lì con me dove si conosce la verità, con l’augurio che ce la faremo.

Che il Signore ci benedica,

BiancoFulmine

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