Vero amore

Spiegato da San Gregorio Magno.

Per noi è quasi impossibile capire il vero amore. In quest’epoca non si vede mai. Ciò che ha malauguratamente preso il suo posto è il sentimentalismo. Il sentimentalismo che spinge a ferire e ad odiare il prossimo in base alle emozioni del momento, spinge a cornificare, a uccidere, a derubare dei beni più preziosi. I santi hanno da insegnarci tanto anche in questo. San Gregorio era un tipo abituato a darsi alla compunzione fino alle lacrime, non aveva un cuore di pietra, anzi, si può tranquillamente dire che avesse una sensibilità fuori dal comune. Tuttavia questa sensibilità era sempre volta al bene, al vero bene delle persone che aveva davanti. Egli le amava pienamente e questo episodio ne è la prova.

Capitò che Giusto, monaco esperto di medicina che assisteva sovente Gregorio, si ammalasse gravemente riducendosi in fin di vita. Resosi conto della propria condizione egli confessò al proprio fratello naturale di aver nascosto tre monete d’oro. Per un monaco si trattava di una grave violazione della Regola che prescrive di tenere tutto in comune. Cosa fece Gregorio? Probabilmente se fosse vissuto oggi avrebbe fatto finta di niente, minimizzando la cosa e procurando la mancata conversione dell’anima del morituro e la sua morte fra le pene infernali. Invece Gregorio spinto da vero amore si pose subito due problemi (che sono gli unici problemi che discendono veramente dall’amore): il primo, come salvare l’anima del moribondo, il secondo, come salvare le anime dei fratelli che sarebbero potuti essere stati incoraggiati ad un così pernicioso vizio. Dunque ordinò che nessuno dei monaci andasse a trovare Giusto e che il fratello naturale, che lo assisteva, quando gli fosse stato chiesto dal monaco moribondo dei fratelli, rispondesse che tutti lo aborrivano per il peccato commesso. Quale atto d’amore! In questo modo Gregorio volle che il monaco provasse tutta l’amarezza per la sua misera condizione e pentendosi fosse perdonato. Inoltre Gregorio non si dimenticò dei suoi fratelli e per evitare che anche l’anima di uno solo di essi si smarrisse per un così velenoso peccato ordinò che, una volta morto, il cadavere fosse seppellito non già nel cimitero del monastero, ma in un letamaio, assieme alle tre monete al grido di “il tuo denaro vada con te in perdizione“.

Tutto accadde secondo il dettame di Gregorio e Giusto morì piangendo a calde lacrime il proprio peccato, mentre i monaci aborrirono con sempre più vigore il peccato di avarizia. Passarono trenta giorni e Gregorio, che aveva ben nel cuore il fratello Giusto e che non dubitava minimamente, vista la gravità del peccato, del fatto che il monaco nonostante il proprio pentimento fosse nel supplizio, convocò gli altri monaci, li esortò a pregare affinché giusto fosse liberato e dispose che per 30 giorni fosse offerta quotidianamente l’Eucarestia per la sua salvezza. Trascorso il tempo indicato da Gregorio, il monaco apparve in una visione notturna al fratello (che era all’oscuro di quanto stessero facendo i monaci) e gli disse che prima era nel supplizio, ma che ora aveva ricevuto la comunione ed era stato liberato. Nacque così la pia pratica delle messe gregoriane.

Cosa si può aggiungere? Gregorio non risparmiò la contrizione terrena per guadagnare al fratello la salvezza celeste. E così la sofferenza di un momento si tramutò nella beatitudine eterna. Un uomo stolto avrebbe barattato il proprio benessere (cioè il proprio sentirsi buono nei confronti del moribondo) con la sofferenza eterna di quello, ignorando che cosa fosse il vero amore. Sia lode a Dio perché Giusto incontrò Gregorio, che Dio ci conceda di non mettere mai il nostro egoismo davanti alla salvezza dei fratelli e che susciti per noi un Gregorio che ci faccia piangere, contriti, le amare lacrime della Salvezza.

Polemici? No, Santi.

A volte si viene trascinati; si discute di quanto secondo certi atei sia stata cattiva la Chiesa o quel determinato Cattolico, ma ci si dimentica la cosa più importante: il rapporto con Cristo è una chiamata personale. Davanti al tremendo giudice non ci verrà chiesto se gli altri hanno amato; Cristo, in uno slancio d’amore, ci chiederà: tu, fratello, hai amato?

Non fatevi ingannare, non fatevi distrarre da chi ci insegna quanto sono cattivi gli altri, non cedete. Alla fine noi risponderemo di noi stessi. Non conta quanto male c’è nel mondo, conta quel poco di bene che noi coltiviamo nelle nostre vite. Siate felici.

Battaglia

Per quanto scappiamo rimarremo sempre in un campo di battaglia; qualunque Signore serviamo egli ci chiederà la spada e il sangue. Per questo dobbiamo scegliere bene, non c’è vita che non abbia un prezzo, e questo prezzo è sempre molto alto. Per gli inconsapevoli, troppo alto. Possa Dio non enumerarci fra questi.

Scegliete.

Ci dicono che dobbiamo provare tutto nella vita, eppure ciò non ha senso. Non si può provare tutto, poiché ogni volta che si prova qualcosa si rinuncia a qualcos’altro. Prendiamo ad esempio il nostro corpo, le forze che dedichiamo ad una causa non verranno dedicate a nessun’altra, così nello spirito, i momenti che avremmo utilizzato servendo il Bene non diverranno mai del Male, né viceversa. I videogiochi e i film ci hanno abituati ad un mondo attutito, in cui tutto scompare; ma nella vita le risse lasciano lividi e le ferite cicatrici. Basta fare un piccolo segno in un mobile e quel segno rimane lì senza svanire. Ogni volta che agiamo modifichiamo la realtà, che è una sola ed in divenire. Tuttavia ciò non è motivo di paralisi, al contrario, sapendo che ogni cosa che facciamo è temporalmente incancellabile, ci troviamo liberi, poiché il non fare equivale al fare, aspettare può essere un errore quanto agire. Dunque, restituitoci il dolce peso delle nostre responsabilità, torniamo a vivere e a scegliere. Rimanere tutta la vita seduti su un divano è una scelta, così come combattere la buona battaglia. Scelte, costituzionalmente liberi non possiamo che farle; è la fortuna di essere uomini.

Solo chi ama converte

Sulla conversione l’idea ricorrente è qualcosa del tipo “non bisogna convertire le persone bisogna semplicemente amarle“, ora fintanto che questa frase significa che a convertire è Dio e che il miglior esempio è far vedere Dio in noi, cioè quel poco di bene di cui siamo capaci, ciò è vero. Tuttavia oggi molti vedono in questa frase un rifiuto del mandato di convertire, sostituito da una visione buonista del reale. Ciò che sfugge a queste persone è che la conversione è amore. Infatti l’atto massimo di amore per una persona è desiderare per lei il bene massimo; dunque, nel concreto, l’atto d’amore per eccellenza (nel senso proprio del termine) è indirizzare una persona al Paradiso. Quando amiamo un nostro fratello non possiamo trattenerci dal desiderare per lui la conversione del cuore e dunque la gloria eterna.

La religione non è un fatto personale, è un’aderenza più o meno accentuata alla verità. Chi ama spera che l’altro conosca la verità perché spera nel bene dell’altro. Chi possedendo una medicina per curare il proprio amico gli dona del veleno? E chi si preoccupa delle maldicenze pur di salvare la persona amata? Chi vuole convertire è chi ama. E se qualcuno vuole convertire non amando, serve solo il proprio egoismo; e prepara la propria condanna.

Come ti guarda Dio

“Dio non può esistere! Guarda quanto male!” “Se Dio esiste dovrà chiedermi scusa.” “Ho pregato così tanto per mia nonna ed è morta lo stesso, Dio non esiste.” “Quei quattro poveri ragazzi, bruciati vivi, Dio non esiste e se esiste è cattivo.” “Guarda non riesco nemmeno a comprarmi un’auto decente, ed una volta ho pregato anche Dio, se esiste perché non mi dona un’auto?” “Ti dimostro che Dio non esiste, gli do 5 minuti per fulminarmi, al termine dei 5 minuti avrai la prova che Dio non esiste” “Mi sono fatto da solo, la mia vita è merito mio” “Certo che esiste Dio; e no, non do mai nulla ai barboni, cosa c’entra?” “Se Dio esiste perché sono brutto? Se da Dio viene il brutto allora anche Dio, se esiste, deve avere dentro di sé il brutto!”.

Queste obbiezioni hanno tutte qualcosa in comune; presentano errori di ottica. Quando interpretiamo le azioni di Dio, dobbiamo capire ciò che è veramente importante, Dio agisce per il meglio. Il meglio è la vita eterna, se in questa vita diveniamo re del mondo, ma poi perdiamo la nostra anima nulla vale. Se per la materia che otteniamo danniamo lo spirito, ci chiameremo sventurati per l’eternità. Eppure la nostra ottica, qui, è così limitata che non capiamo come siamo guardati, con che infinito amore il Signore accudisce i nostri desideri, in che modo ci dona ciò che vale davvero. Nel processo di beatificazione del Santo Curato D’Ars ci fu una testimonianza riguardo ad una ragazza cieca, ella era andata dal Santo per guarire, il Santo, per ispirazione soprannaturale, le disse che poteva certamente guarire, ma che da cieca si sarebbe salvata sicuramente, mentre, vedendo, la sua salvezza sarebbe stata incerta. La ragazza andò a casa gioiosa della propria cecità. Arriverà un giorno in cui capiremo tutto, in cui vedremo quante volte Dio, con dei mali apparenti, ha suscitato grandi beni per la nostra anima; benediremo quei “mali” e gioiremo dei loro frutti.

 Tuttavia l’azione di Dio non è mai invasiva, ci dona tutto ciò che ci serve, ma la scelta è solo nostra. Noi siamo liberi; profondamente, costituzionalmente liberi. Nel nostro cuore sappiamo qual è la verità anche se l’abbiamo annegata, anche se sono anni che non l’ascoltiamo, anche se ci infastidisce al punto da farci diventare testimoni della menzogna, ansiosi di trascinare gli altri nell’errore. La verità è lì, per noi, la conoscevamo e ora non la conosciamo più. Alla fine della nostra vita non ci verrà chiesto conto di quante cose abbiamo avuto, ma di cosa siamo diventati. Una sola domanda spalancherà le porte del Paradiso davanti alla nostra strada, una domanda semplice e allo stesso tempo complessa, il Signore della Gloria, in uno slancio d’amore, ci chiederà semplicemente: “hai amato?”. E quale sarà la nostra risposta?

Scegliere l’oro.

«Questa è l’origine della vostra forza» disse il pontefice. «Voi guardate ogni cosa sub specie aeternitatis» «Quale altro modo potrebbe esserci, per voi e per me?» rispose Caterina.” così Louis de Wohl scrive ne “La mia natura è il fuoco”, una biografia di Santa Caterina da Siena. Eppure il nocciolo della questione è tutto qui, noi sappiamo che esiste un’anima immortale e non ce ne curiamo. Tutto ciò che ora brilla ai nostri occhi opachi è destinato a scomparire, ad essere inghiottito dall’inclemenza del tempo, ma la nostra anima è adamantina, non la scalfirà né il tempo né la ruggine né il fuoco. Quale persona riempie i propri serbatoi con il latte e accumula pesci come tesori? Non prenderà piuttosto l’oro che non arrugginisce e le pietre preziose che non scompaiono? Eppure noi siamo fra quelli che si arricchiscono con serbatoi di latte e ceste di pesci, dolorosamente incuranti dell’arrivo dell’estate.

Colpita da un fulmine, ritorna guarita dall’aldilà.

È il 5 maggio 1995, siamo in Colombia, nei pressi dell’università nazionale di Bogotà, Gloria Polo, una ragazza di 23 anni laureata come dentista e iscritta alla specialistica, viene colpita da un fulmine assieme al cugino mentre si sta recando in facoltà per prendere dei libri. I due rimangono carbonizzati.

Il fulmine, secondo le autorità, è stato attratto da una medaglietta di Gesù Bambino in quarzo, del cugino. Il ragazzo muore sul colpo, le sue viscere sono completamente carbonizzate. Gloria riporta ferite gravissime, la carne brucia istantaneamente, i due seni spariscono, al posto della mammella sinistra un buco, il fegato è carbonizzato, la spirale, usata come metodo contraccettivo, fa da conduttore distruggendo le ovaie, la violenza del fulmine non risparmia nemmeno reni, polmoni e costole, il cuore si ferma, il corpo inizia a saltellare a causa dell’elettricità. Per circa due ore non può essere toccato da nessuno.

I medici intervengono e si accende una flebile speranza, Gloria, per un attimo, dà segni di vita e viene subito portata in sala operatoria. Qui succede l’incredibile: il corpo di Gloria ritorna perfettamente funzionante, senza l’intervento dei medici, siamo nel 1995, gli organi guariscono istantaneamente, le gambe iniziano a guarire poco prima di essere amputate, di lì a poco il seno ricresce. Nel giro di un anno e mezzo la ragazza diviene madre.

Quello che racconta Gloria è incredibile, la sua anima è stata alle porte del Paradiso ed ha visto l’anima del cugino entrare nella beatitudine eterna, lei invece è precipitata all’inferno. Ma le preghiere di uno sconosciuto le hanno donato una seconda possibilità. In cambio deve vigilare su due cose: la propria conversione e la diffusione della sua testimonianza. Ecco alcune delle parole che Gloria sentì da Gesù Cristo: “Tu tornerai indietro, per dare la tua testimonianza, che ripeterai non mille volte, ma mille per mille volte. Guai a chi, ascoltandoti, non cambierà, perché sarà giudicato con più severità. E questo vale anche per te e per i consacrati che sono i miei sacerdoti, e per chiunque altro che non ti darà ascolto: perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, né peggior cieco di chi non vuol vedere”.

Il sito di Gloria è www.gloriapolo.com e la sua testimonianza in Italiano la potete trovare qui.

Complotto segreto per uccidere Benedetto XVI!!!!

Il Papa morirà entro novembre 2012, a causa di un complotto, questo è il succo di un articolo del Fatto Quotidiano di cui potete trovare un sunto sul sito del Giornale. Ci risiamo, sempre la solita storia, perché questi articoli funzionano? Semplice, perché vorremo sapere il futuro. Così oroscopi, cartomanti ed ogni forma di divinazione. Il punto è proprio quello, i giornali non sono interessati davvero a dare questa notizia, quanto piuttosto a provocare il prurito del pubblico. Possono essere previsioni Maya, oppure previsioni di studiosi d’altri tempi, come Bendandi, oppure improbabili teorie scientifiche, l’importante è grattare lì dove l’uomo si sente incerto, cioè il suo avvenire. Sì, perché l’uomo senza fede è proprio così, un tronco in balia dei flutti. Se nulla veglia su di noi, se esiste solo il caos, l’uomo è un fuscello circondato da fiamme. Alla fine la nostra vita è fragile ed appesa ad un filo, sia a livello fisico che psicologico, un filo che può essere in ogni momento spezzato dagli eventi. Così vorremmo squarciare il velo di un futuro insensato e, quindi, probabilmente ostile.

Poi c’è il complotto, anche il complotto ci solletica, perché soddisfa la nostra voglia di dare la colpa agli altri, di attribuire gli eventi a minoranze organizzate (con cui spesso è facile prendersela), il complotto ci toglie le responsabilità dalle spalle, perché ha l’aura dell’ineluttabile. Noi non abbiamo sbagliato, se l’economia va male è colpa degli ebrei organizzati, se il mondo va verso l’immoralità è colpa di quattro massoni che hanno saputo diffondere le riviste porno, se la Chiesa scompare è colpa della tale corrente (un po’ come dire che il male è più forte del bene e che una corrente malvagia sa soffocare tutte le correnti giuste). È più facile perché non ci costringe a porci davanti alle nostre responsabilità di singoli; permette di mantenere il mito di un popolo di giusti schiacciato da un’orribile minoranza di malefici. È più semplice dare la colpa a cento ebrei che si trovano una volta l’anno che non riconoscere la nostra responsabilità e la responsabilità delle idee che abbiamo diffuse e che continuiamo a diffondere.

Esiste poi un altro aspetto dei complotti: i complotti ci fanno sentire intelligenti. Nel momento in cui riteniamo di aver scoperto qualcosa di più vero rispetto a quello in cui credono gli altri, che per definizione, essendo altri da noi, sono più beoti, ci sentiamo meglio. Noi si che sappiamo leggere i segni dei tempi, poco conta che non si faccia nulla per migliorare le cose, l’importante è essere illuminati, non mischiarsi con il popolino, crogiolarsi assolutamente inattivi (sia dal punto di vista fisico che mentale) nella nostra presunta conoscenza. I complotti addormentano; non si è mai sentito, infatti, di un condottiero seduto sugli allori, quello è tipico dei tiranni.

Invece noi come uomini dobbiamo avere fiducia nel futuro perché nulla accade per caso e, soprattutto, dobbiamo agire per cambiare le cose. A chi crede ai complotti dico: se cinque persone consapevoli possono guidare il mondo verso il caos, altre cinque non possono forse riportarlo alla luce? E a chi non ci crede dico: il seme della decadenza è dentro di noi, dentro il nostro modo di comportarci tutti i giorni, dentro la nostra noncuranza, dentro il nostro adeguarci all’andare del mondo. Così, divenuti consapevoli, alziamoci e costruiamo un mondo migliore.

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 2/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 2/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
  3. È vietata la produzione di e-book (o libri in qualunque altra forma) dalle mie traduzioni senza il mio consenso ed un accordo scritto.
  4. Mi preservo il diritto di modificare questo regolamento in ogni momento e senza preavviso, questo regolamento non implica nessuna cessione della proprietà intellettuale delle traduzioni.

Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

 

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 2/4 (Per la prima parte premere qui)

 

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I – Noi leggiamo nella Sacra Scrittura, F.M., che tutte le volte che Dio ha voluto inviare qualche flagello al mondo o alla sua Chiesa, lo ha sempre fatto precedere da qualche segno per cominciare a gettare il terrore nei cuori, e per portarli a piegarsi alla sua giustizia. Volendo far perire l’universo attraverso un diluvio, l’arca di Noè, che impiegò cento anni per essere costruita, fu un segno per spingere gli uomini alla penitenza, senza che dovessero tutti perire. Lo storico Giuseppe Flavio ci dice che prima della distruzione della città di Gerusalemme, fu visibile per lungo tempo una cometa a forma di coltellaccio che gettò la costernazione nel mondo. Tutti dicevano: Ahimè! Cosa vuol dire questo segno? Forse è qualche grande sventura che Dio ci sta per inviare. La luna stette otto notti senza produrre luce; già le persone sembravano non poter resistere. All’improvviso, comparve un uomo sconosciuto, che, per tre anni, non faceva che gridare per le strade di Gerusalemme, giorno e notte: Guai a Gerusalemme! Guai a Gerusalemme!… Lo si prende, lo si picchia con le verghe per impedirgli di gridare: nulla lo ferma. Di lì a tre anni, grida: Ah! Guai a Gerusalemme; ah! Guai a me! Una pietra lanciata da una macchina [d’assedio] gli cade addosso e lo schiaccia all’istante. Allora, tutti i mali che questo sconosciuto aveva minacciato a Gerusalemme caddero su di lei. La carestia fu così grande che le madri arrivavano perfino a sgozzare i loro figli per cibarsene. Gli abitanti, senza sapere perché, si sgozzavano a vicenda; la città fu presa e come annichilita; le strade e le piazze furono tutte ricoperte di cadaveri; il sangue scorreva a fiumi, il piccolo numero di quelli che salvarono la loro vita fu venduto come schiavi.
Ma, poiché il giorno del giudizio sarà il giorno più terribile e più spaventoso che ci sia mai stato, sarà preceduto da segni così spaventosi che getteranno il terrore fino in fondo agli abissi.
Nostro Signore ci dice che, in quel momento nefasto per il peccatore, il sole non produrrà più luce, che la luna sarà simile ad una massa di sangue, e che le stelle cadranno dal cielo. L’aria sarà così piena di lampi che sarà completamente in fiamme, e s’udiranno i tuoni, il cui rumore sarà così forte che gli uomini appassiranno di paura sulle piante dei loro piedi. I venti saranno così impetuosi che niente potrà resistergli. Gli alberi e le case saranno trascinate dentro il caos del mare1, il mare stesso sarà talmente agitato dalle tempeste, che i suoi flutti s’innalzeranno fino a quattro cubiti al di sopra delle più alte montagne, e discenderanno così in basso, che si vedranno gli orrori dell’inferno, tutte le creature, anche quelle inanimate, sembreranno volersi annichilire per evitare la presenza del loro Creatore, vedendo quanto i crimini degli uomini hanno insozzato e deformato la terra. Le acque dei mari e dei fiumi ribolliranno come degli olî nei braceri; gli alberi e le piante vomiteranno torrenti di sangue; i terremoti saranno così grandi che si vedrà la terra aprirsi da tutte le parti; la maggior parte degli alberi e delle bestie saranno guastati, gli uomini che resteranno saranno come dissennati; le rocce, le montagne crolleranno con una furia spaventosa. Dopo tutti questi orrori, il fuoco sarà appiccato ai quattro angoli del mondo, ma un fuoco così violento che brucerà le pietre, le rocce e la terra, come un fuscello di paglia che viene gettato in una fornace. Tutto l’universo sarà ridotto in cenere; è necessario che questa terra, che è stata insozzata da tanti crimini, sia purificata dal fuoco che sarà appiccato dalla collera del Signore, dalla collera di un Dio giustamente irato.
Dopo, F.M., che questa terra coperta di tanti crimini sarà stata purificata, Dio manderà i suoi angeli che suoneranno la tromba ai quattro angoli del mondo, e che diranno a tutti i morti: Alzatevi, morti, uscite dalle vostre tombe, venite e comparite davanti al giudizio. Allora tutti i morti, buoni e malvagi, giusti e peccatori, riprenderanno le stesse sembianze che avevano una volta, il mare vomiterà tutti i cadaveri che sono rinchiusi nel suo caos, la terra rimanderà tutti i corpi seppelliti da molti secoli nel suo seno. Dopo questa rivoluzione, tutte le anime dei santi scenderanno dal cielo, tutte raggianti di gloria; ogni anima s’accosterà al suo corpo donandogli mille e mille benedizioni: Venite, gli dirà, venite compagno delle mie sofferenze; se voi avete operato come piace a Dio, se voi avete fatto consistere la vostra felicità nelle sofferenze e nei combattimenti, oh! Quanti beni ci sono riservati! Sono più di mille anni che godo di questa felicità; oh! Che gioia per me il venire ad annunciarvi quanti beni ci sono preparati per l’eternità! Venite, occhi benedetti, che tante volte vi siete chiusi alla vista degli oggetti impuri, per la paura di perdere la grazia del vostro Dio, venite in cielo dove non vedrete che bellezze quali non ce ne sono a questo mondo. Venite, orecchi miei, che avete avuto orrore delle parole e dei discorsi impuri e calunniatori; venite, e sentirete nel cielo quella musica celeste che vi piomberà in un’estasi continua. Venite, piedi miei e mani mie, che, tante volte, vi siete impegnati a soccorrere gli infelici; andiamo a passare la nostra eternità dentro questo bel cielo dove vedremo il nostro affabile e caritatevole Salvatore che ci ha tanto amati. Ah! Là vedremo Colui che tante volte è venuto a riposare nel nostro cuore. Ah! La vedremo quella mano, ancora tinta del sangue del nostro divin Salvatore, con la quale ci ha meritato tanta gioia. Infine, il corpo e l’anima dei santi si doneranno mille e mille benedizioni, e questo per tutta l’eternità.
Dopo che tutti i santi avranno ripreso il loro corpo tutto raggiante di gloria, in quel luogo tutti, secondo le buone opere e le penitenze che avranno fatto, attenderanno con piacere il momento in cui Dio svelerà davanti a tutto l’universo tutte le lacrime, tutte le penitenze, tutto il bene che avranno compiuto durante la loro vita, senza non dimenticarne nemmeno una sola, né un solo, già tutti contenti della felicità di Dio stesso.
Aspettate, dirà loro Gesù Cristo stesso, aspettate, voglio che tutto l’universo veda quanto avete operato con gioia. I peccatori induriti, gli increduli dicevano che ero indifferente a tutto quello che voi facevate per me; ma sto per mostrargli oggi che ho visto e contato tutte le lacrime che versavate nelle profondità dei deserti; sto per mostrargli oggi che ero a fianco a voi sui patiboli. Venite tutti, e
comparite davanti a questi peccatori che mi hanno disprezzato ed oltraggiato, che hanno osato negare che esistevo, che li vedevo. Venite, bambini miei, venite, miei diletti, e vedrete quanto sono stato buono, quanto il mio amore è stato grande per voi.
Contempliamo, F.M., un istante, questo numero infinito d’anime giuste rientranti nei loro corpi che rendono simili a bei soli. Vedrete tutti questi martiri, la palma in mano. Vedete voi tutte queste vergini, la corona della verginità sulla testa? Vedete tutti questi apostoli, tutti questi preti? Quante anime hanno salvato, tanti i raggi di gloria di cui sono ornati. F.M., tutti diranno a Maria, questa Madre Vergine: andiamo a congiungerci con Colui ch’è nel cielo per donare un nuovo splendore alle vostre bellezze. Però no, un momento di pazienza, voi siete stata disprezzata, calunniata e perseguitata dai malvagi, è giusto, prima che entriate in quel reame eterno, che i peccatori vengano a fare onorevole ammenda.

È uscito il nuovo libro di BiancoFulmine!

Liberamente scaricabile partendo da questa pagina.

Vi ringrazio di avermi seguito fino a qui, spero di riuscire a mantenere sempre il blog interessante ed utile. Se lo leggete fatemi sapere i vostri pareri (contattami), per me sono davvero molto importanti.

Buona serata a tutti!

La forza della fede, il Santo Curato D’Ars

Per capodanno sono stato ad Ars-sur-Formans, l’Ars del Santo Curato D’Ars. Ma chi era S.Giovanni Maria Battista Vianney? Era un uomo di fede, nato all’incirca durante le decapitazioni di tutti i preti che non abiuravano la fede Cattolica ad opera dei rivoluzionari francesi (vi ricordate tutte quelle sciocchezze sul fatto che la libertà di parola c’è grazie alla rivoluzione francese e tante stupidate del genere? la realtà è che, primo, quando un regime è veramente repressivo non ci possono essere rivoluzioni e che, secondo, la rivoluzione francese fu la più repressiva e intollerante rivoluzione che si fosse mai vista in Europa da molti secoli a questa parte -forse da sempre-). Di povera famiglia, iniziò gli studi per il sacerdozio dopo anni passati nei campi e con le pecore. Ciò gli rese difficile terminare il seminario, ma alla fine, tenacemente, lo portò a termine. Tuttavia ciò gli costò il parcheggio in un piccolo paesino, talmente piccolo da avere un parroco esclusivamente per le pressioni della nobiltà locale. In quel paese, a lungo senza guida spirituale, la morale Cattolica era ormai perduta e fu di Don Vianney il compito di ripristinarla; e qui c’è la sua forza. Cosa fece? Programmi pastorali? Polpettoni illeggibili e tristi sulla gioia cristiana? Si rinchiuse in parrocchia lamentandosi del fatto che non credeva nessuno? No, niente di tutto ciò, fece una cosa sola: penitenza.

Questa è vera fede, non si affidò alle proprie capacità, alla sua voglia di protagonismo, o alla sua capacità di intrattenimento, si affidò a Dio. Non si occupò di temi sociali (eppure diede tutto il superfluo ai poveri ed iniziò opere di vera misericordia), non si preoccupò della stima umana (eppure divenne famoso in tutta la Francia), non si preoccupò del perbenismo (eppure riportò la morale in un luogo dimenticato da Dio), si preoccupò solo di Dio e della sua Chiesa.

In lui traspariva solo la forza della fede, un prete ignorante di origini povere, che sconvolse la Francia e divenne “patrono di tutti i parroci dell’universo” (Pio XI, 1929); senza complessi programmi pastorali, senza fumose discussioni con i satanassi della ragione, solo con la vita cristiana senza se e senza ma. E dove la sapienza umana aveva fallito, la fede di un solo uomo, ignorante per gli uomini ma sapiente di Dio, si stagliò netta e trionfante sulle macerie di una rivoluzione più iniqua delle iniquità che combatteva e più violenta delle violenze che contrastava. Si stagliò indicando agli uomini una cosa sola: la propria anima, il gioiello immortale che possediamo, l’unica cosa per cui valga la pena combattere; l’unica cosa per cui se si combatte si giova tanto agli altri quanto a sé, l’unica cosa veramente non egoista.

Ovviamente nel clima razionalista (e dunque irrazionale) dell’epoca molti non fecero altro che deridere il curato (anche se in genere i pochi fra questi detrattori che si spingevano fino ad incontrarlo rimanevano basiti dalla realtà). Perfino fra i sacerdoti molti, ciechi,  deridevano le sue lotte contro il diavolo, e questa mentalità a tratti è presente ancora oggi, sono scorsi pochi giorni da quando in confessione un prete, pur esaltando il Santo Curato, mi diceva che probabilmente aveva delle tare mentali per il suo vedere il diavolo ovunque. Si sa; le talpe vedono le zolle, e non credono che esista la pianura.

Torniamo pure a perderci in fumosità pastorali, deridiamo il diavolo, non crediamo a Cristo e ai suoi Vangeli e, poi, piangiamo per le chiese vuote.

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 1/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 1/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
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Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 1/4

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Tunc videbunt Filium hominis venientem cum potestate magna et majestate.

Allora vedranno venire il Figlio dell’uomo con grande potenza e terribile maestà circondato dagli angeli e dai santi. (Lc 21,27.)

Non è più, fratelli miei, un Dio ricoperto delle nostre infermità; celato nell’oscurità di una povera stalla, disteso in una mangiatoia, ricoperto d’ignominia, prostrato sotto il pesante fardello della sua croce; ma un Dio ricoperto da tutto lo splendore della sua potenza e della sua maestà; che fa annunciare la sua venuta dai prodigi più terribili, vale a dire, dall’eclissi del sole e della luna, dalla caduta delle stelle, e da un radicale sconvolgimento della natura. Non è più un Salvatore che viene con la dolcezza d’un agnello, per essere giudicato dagli uomini e per riscattarli; è un Giudice giustamente irritato, che giudica gli uomini in tutto il rigore della sua giustizia. Non è più un Pastore caritatevole che viene a cercare le sue pecore smarrite, e a perdonarle; è un Dio vendicativo che viene a separare per sempre i peccatori dai giusti, a prostrare i malvagi con la sua più terribile vendetta, e a seppellire i giusti in un torrente di dolcezze. Momento terribile, momento spaventoso, momento infelice, quando arriverai? Ohimè! Può essere che, una di queste mattine, noi sentiremo i precursori di questo Giudice così temibile per il peccatore. O voi, peccatori, uscite dalla tomba dei vostri peccati, venite al tribunale di Dio, venite ad istruirvi sulla maniera in cui il peccatore sarà trattato. L’empio, in questo mondo, sembra voler disconoscere la potenza di Dio, vedendo i peccatori senza punizione; arriva anche fino a dire: No, no, non c’è né Dio né l’inferno; o bene: Dio non fa attenzione a quello che si passa sulla terra. Ma, attendiamo il giudizio, e, in quel grande giorno, Dio manifesterà la sua potenza e mostrerà a tutte le nazioni che ha visto ogni cosa e tenuto conto di ogni cosa.

Quale differenza, fratelli miei, fra queste meraviglie e quelle che operò creando il mondo!

Che le acque, disse il Signore, irrighino, fertilizzino la terra e, fin dall’istante medesimo, le acque coprirono la terra e le donarono fertilità. Ma, quando verrà a distruggere il mondo, comanderà al mare di sormontare le sue sponde con un’impetuosità spaventosa, e inghiottirà tutto l’universo nel suo furore. Quando Dio creò il cielo, ordinò alle stelle d’attaccarsi al firmamento; alla sua parola, il sole illuminò il giorno, e la luna presiedé la notte; ma in quel ultimo giorno, il sole s’oscurerà, e la luna e le stelle non daranno più luce, tutti questi astri meravigliosi cadranno con un casino spaventoso.

Che differenza, F.M.! Dio per creare il mondo impiegò sei giorni; ma per distruggerlo, un colpo d’occhio sarà sufficiente. Per creare l’universo e tutto ciò che contiene, Dio non chiamò alcun spettatore di tante meraviglie, ma per distruggerlo, tutti i popoli saranno presenti, tutte le nazioni confesseranno che c’è un Dio e che è potente.

Venite, ridenti empi, venite, increduli raffinati, venite ad apprendere o a riconoscere se c’è un Dio, se ha visto tutte le vostre azioni, e se è onnipotente! O mio Dio! Quanto il peccatore cambierà lingua in quel momento! Quanti lamenti! Oh! Che pentimento d’aver lasciato passare un tempo così prezioso! Ma non c’è più tempo, tutto è finito per il peccatore, non c’è più speranza! Oh! Quanto sarà terribile quel momento! San Luca ci dice che gli uomini appassiranno di paura, pietrificati sulle piante dei loro piedi, pensando alle sciagure che sono loro preparate. Ahimè! F.M., si può ben appassire di paura e morire di spavento, nell’attesa di una sofferenza infinitamente più piccola di quella di cui il peccatore è minacciato, e che in maniera assolutamente certa lo colpirà, se continua a vivere nel peccato.

In questo momento, F. M., in cui io mi metto a parlare a voi del giudizio, a cui noi tutti compariremo, per rendere conto di ogni cosa, del bene e del male che noi avremo fatto, per ricevere la nostra sentenza definitiva per il cielo o per l’inferno: se ora venisse un angelo ad annunciarvi da parte di Dio che, in ventiquattro ore, tutto l’universo sarà ridotto in fiamme da una pioggia di fuoco e di zolfo, che comincerete a sentire i tuoni rimbombare, i furori delle tempeste abbattere le vostre case, i lampi così numerosi da rendere l’universo nulla più che una palla di fuoco, e che l’inferno vomiterà ora tutti i suoi dannati, le cui grida e urla si faranno udire ai quattro angoli della terra, che il solo mezzo per evitare tutte queste disgrazie è di abbandonare il peccato e di fare penitenza; potreste voi, F. M., ascoltare tutti questi uomini senza versare torrenti di lacrime e gemere misericordia? Non verreste forse a gettarvi ai piedi degli altari per domandare misericordia? O cecità, o sciagura incomprensibile dell’uomo peccatore! I mali che vi annuncia il vostro pastore sono ancora infinitamente più spaventosi e degni di strappare le vostre lacrime, di squarciare il vostro cuore. Ahimè! Queste verità così terribili stanno per diventare altrettante sentenze che sanciranno la vostra condanna eterna. Ma la più grande di tutte le disgrazie è che voi siate insensibili, e che continuiate a vivere nel peccato; e che voi non riconosciate la vostra follia che nel momento in cui non avete più rimedi. Un momento, e quel peccatore, che vive tranquillo nel peccato sarà giudicato e condannato; un istante, e, porterà i suoi rimpianti nell’eternità. Sì, F.M., saremo giudicati, nulla è più certo, sì, noi rimpiangeremo eternamente d’aver peccato.