Sfiducia nella ragione

Esiste una cosa che accomuna più o meno consapevolmente tutti i razionalisti, si tratta della sfiducia nella ragione. Essi non si fidano di questo efficacissimo strumento, dunque devono farlo assurgere ad un ruolo divino, affinché nessuno possa rilevarne i limiti. Tuttavia uno strumento di cui non si conoscono i limiti o si usa male o si frantuma. Senza limiti non c’è progresso né nobiltà.

Per non parlare del relativismo, materializzazione della sfiducia più totale nella ragione e nella sua capacità di agire. Eppure l’esistenza di una realtà oggettiva fa parte delle salde conoscenze naturali dell’uomo; non ho mai conosciuto nessuno che veramente agisse in tutto come se non esistesse nulla.

Agli ultimi di cui voglio parlare risponde S.Agostino: «Lo stesso credere null’altro è che pensare assentendo […]. Chiunque crede pensa, e credendo pensa e pensando crede […]. La fede se non è pensata è nulla ». Ed ancora: « Se si toglie l’assenso, si toglie la fede, perché senza assenso non si crede affatto » (citato in Fides et Ratio, 79). In questo caso va riservata una particolare attenzione al “biblicismo, che tende a fare della lettura della Sacra Scrittura o della sua esegesi l’unico punto di riferimento veritativo. Accade così che si identifichi la parola di Dio con la sola Sacra Scrittura, vanificando in tal modo la dottrina della Chiesa” (Fides et Ratio, 55).

Cercare la verità servendosi dei propri strumenti, non è qualcosa che deriva dall’ostentata appartenenza ad un gruppo, è qualcosa che deriva dallo sforzo proprio della nostra umanità. Non si ama la verità in quanto si è cristiani; si è cristiani in quanto si ama la verità.

2 pensieri su “Sfiducia nella ragione

  1. In un certo senso i razionalisti non hanno torto, ovvero non possiamo credere che la Ragione sia sempre ragionevole.
    Infatti sono costretti a divinizzare una Ragione che ragiona su tutto tranne che su se stessa.

    • Sono d’accordo con te, però secondo me questa affermazione va presa, appunto, in un certo senso. La ragione di per sé è un mezzo e come mezzo è sempre ragionevole, il punto è che per la sua natura di mezzo deve avere dei presupposti (cioè qualcosa su cui applicare il mezzo, il mezzo da solo non può nulla), sono questi presupposti che determinano il ragionamento. Poi effettivamente molti razionalisti non usano in maniera corretta nemmeno la ragione che dunque non è più ragionevole, ma non per deficienza del mezzo, ma per deficienza dell’operatore. Ora alla ragione compete la coerenza di un sistema con i suoi presupposti, la scelta dei presupposti invece è una scelta di ordine intellettuale. Ed è proprio nell’ordine intellettuale che la nostra epoca ha dimostrato e dimostra i maggiori problemi. La Ragione, come intesa dai razionalisti, ha insiti in sé molti presupposti, e sono proprio questi presupposti ad essere deboli e a rendere la Ragione irragionevole. Questo è il problema di fondo; tuttavia la maggior parte delle volte nemmeno il ragionamento è ben fatto, ma come detto quello non è un problema imputabile direttamente alla ragione.
      Grazie per il tuo bel commento,
      Buona Vita!

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