Dov’è la felicità?

Tutti siamo alla ricerca frenetica della felicità, chi usa la carriera, chi i titoli universitari, chi l’approvazione dei genitori, chi il cibo, chi le feste; eppure ogni cosa che ci dovrebbe rendere felici nasconde un valore che noi gli attribuiamo. Dunque la felicità è dentro di noi, a noi spetta farla uscire. Questa può sembrare una banalità, ma in realtà è un insegnamento centralissimo a cui è difficile prestare ascolto. Ogni felicità viene da una nostra rappresentazione, cambiando la rappresentazione diventiamo felici o tristi, una volta capito il trucco è facile essere felici.

Tuttavia una volta capito il trucco ci si rende anche conto che se tutto procede da rappresentazioni, tutto è vano; eppure esiste una realtà oggettiva che è, al di là delle rappresentazioni. Quando ci si focalizza su questa realtà il senso di tutto cambia, ma cosa ancora più importante le rappresentazioni perdono di significato, non siamo più schiavi delle rappresentazioni, siamo liberi.

Bisogna partire da oggi a porsi migliaia di domande sulle proprie rappresentazioni, a metterle in crisi, a riplasmarle, fino a che dalle loro crepe non emerga ciò che è vero. Questo è un viaggio che ci tocca in profondità, un viaggio radicale che muterà noi stessi, spesso è il coraggio che manca.

C’è chi giudica meglio vivere in pace, nelle rappresentazioni che ci hanno insegnate, poiché le rappresentazioni danno una felicità, questo è innegabile. Però essa dura il tempo di un’illusione, e dentro di noi c’è qualcosa che non s’inganna né s’ingannerà poi come sembra.

4 pensieri su “Dov’è la felicità?

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  2. riassumendo di quello che dici e un concetto buddista,che fra cui non vi e’ differenza grazie comunque

    • Ti ringrazio per il tuo commento è molto importante perché mi permette di approfondire i concetti. Prima di essere davvero Cattolico ho approfondito tante correnti, di ciò puoi trovare una breve sintesi nel mio ebook liberamente scaricabile sulla ricerca della verità, se ti va di leggerlo sappi che mi farebbe molto piacere sapere cosa ne pensi. Per quanto riguarda il merito del tuo commento ci sono due importanti specificazioni che mi permette di fare. La prima è che in ogni religione ci sono frammenti di verità, è ciò che sostiene la Chiesa Cattolica, tuttavia questi frammenti hanno trovato compimento in un momento preciso della storia, e qui si inserisce la seconda parte della mia risposta, questo momento è l’incarnazione del Principio, non in quanto manifestazione del Principio, ma in quanto incarnazione vera e propria del Principio in un uomo che dunque è vero uomo e vero Dio, questa è la fede Cattolica, questo è ciò che è veramente incredibile in ciò che professiamo, le obiezioni logiche alla fede possono essere mosse solo qui, in questa rivelazione (non possono essere mosse invece a tutta una serie di cose che generalmente i razionalisti prendono a pretesto, ma che mostrano solo una limitata concezione della questione).
      Ecco perché la fede cattolica è irriducibile alle altre fedi, perché essa non professa una strada specifica, professa una persona concreta e reale che era, è e sarà la verità. All’interno di questa fede le strade sono molteplici (come possono essere molteplici le vie dello yoga per esempio), ma ciò che conta è il riconoscere questo evento straordinario che non si riduce ad un insegnamento, ma è vita (come certamente non erano semplicemente sterili insegnamenti le vite dei saggi che non conoscevano il Cristo), tuttavia ha una specificità ancora maggiore: è la vita e la via che il Principio ci ha voluto comunicare non per interposta persona, ma incarnandosi esso stesso (evento metafisicamente sconvolgente, solo in questo consiste la stoltezza della fede che è stoltezza per gli uomini e saggezza per Dio). Ovviamente un evento così straordinario non si riduce alla dottrina ma è vivificato dall’intervento diretto di Dio nella Chiesa, tramite i Sacramenti e le altre manifestazioni della sua grazia santificante. Con la venuta del Cristo il Principio ha disposto i mezzi ordinari della salvezza, cioè il modo ordinario in cui l’uomo può divenire un Dio (per dirla come i Padri della Chiesa). Per questo nell’incontro con Cristo le altre religioni devono aprirsi alla venuta di coloro che hanno sempre venerato, tenere quanto c’è di buono e purificare ciò che resta, per entrare nel popolo di Dio, così come a Dio è piaciuto. Quindi la grande differenza è la concezione della verità, se i padri fondatori del buddismo potevano vederla solo in maniera velata, oggi questa verità è entrata nel mondo, noi siamo chiamati a riconoscerla e a viverla, al di là degli inganni che le imperfezioni residue della natura umana avevano lasciato nella visione di grandi uomini.
      Il Cattolicesimo è l’incontro con una persona, la persona di Gesù Cristo il Nazareno, “non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati” (At 4,12). Grazie ancora per il tuo commento, ti auguro una buona vita!

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