Vocazione

Noi Cristiani ci troviamo spesso davanti al termine vocazione. Penso che esista un’idea sbagliata di vocazione ed una corretta.

Vocazione non significa che la nostra strada è perfettamente predeterminata, che esiste un unico modo per essere Cristiani. Vocazione non significa che dobbiamo essere a priori sacerdoti o laici.

Vocazione significa che siamo liberi e nella nostra libertà dobbiamo chiederci: quale strada mi permette di amare di più Dio? Nella libertà che abbiamo ricevuta sappiamo che nulla è più importante per la creatura che amare il Creatore. La domanda della vocazione è questa: come posso amare massimamente il mio Creatore?

Per ognuno, in base ai carismi e alle propensioni personali, c’è una risposta. Tuttavia se anche sbagliamo non significa che non potremo mai andare in cielo, non significa che siamo perduti né che non potremo essere grandi Santi.

Dio sa tutto, sa cosa sceglieremo e cosa faremo, ma non predetermina nulla contro la nostra libertà. Questo è il senso della vocazione, non una strada che noi dobbiamo controvoglia percorrere, ma un badile che ci permetta, nell’umiltà, di scavare la strada, la nostra strada.

Possiamo così capire perché nel passato recente per vocazione si intendesse quasi esclusivamente la vita sacerdotale, o ancor meglio, religiosa. Quanto è difficile amare Dio nel mondo? Però è anche vero che non questa è la strada per tutti e per tutte le esigenze. A volte l’amore può spingerci al fronte, altre al comando, altre ancora alla logistica; non c’è più dignità nell’uno o nell’altro ruolo, la maggior dignità è solo nel maggior amore. Vocazione non significa che Dio ha deciso di farci frati (o qualunque altra cosa), significa che Dio ci chiama e ci chiede di amarlo, per il nostro bene, al di là del nostro bene; e, vocazione, significa anche che noi abbiamo deciso che, a lui, va risposto.

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