…Per un discernimento più sottile

Nelle anime incamminate nella via di Dio, la dimensione sensibile è soddisfatta dalla consolazione dello Spirito Santo che suscita sempre maggiore avversione ai diletti disordinati dei sensi, mentre la dimensione razionale è impegnata dal pensiero abituale di Dio e del compimento del suo volere. Lo Spirito di Dio penetra nell’anima con soavità ineffabile, all’opposto del cattivo spirito che tenta di penetrare con strepito, ingrandendo gli ostacoli nella via della croce, fatiche sofferenze e rinunce, e al tempo stesso rimpicciolendo la ricompensa eterna e falsando la figura di Dio: “… è vero che Dio ha detto…?” (Gn 3,1). Nelle anime che si sono date a Dio e stimano come un grande dono il poterLo servire, non riuscendo il Nemico ad allettarle con la sensualità disordinata, prospetta pensieri buoni, santi, ma con l’intento di sganciarla dalla dipendenza filiale col Padre, proponendo in modo subdolo una vita autogestita, dove Dio che è il fine diventa mezzo per raggiungere i propri obiettivi, anche buoni. In altri termini, l’anima anziché muoversi verso Dio, verso la via che Egli ha tracciato per lei da sempre -che certamente sarà faticosa, ma fonte di gioia e amore-, cerca di muovere Dio verso di lei, verso fini intermedi, magari buoni, leciti, che però vengono assolutizzati come unica ragione di vita. Ad esempio, il matrimonio, oppure una carriera lavorativa, o anche un apostolato fruttuoso  divengono il fine della vita e, Dio, il mezzo per raggiungere tali fini.  Si tratta certo di obiettivi ottimi, leciti, desiderabili, ma occorre interrogarsi sinceramente per capire se in tutto ciò si cerca la gloria di Dio e la salvezza dell’anima propria e degli altri, oppure la propria gratificazione, autoaffermazione ecc. Un inganno molto sottile che il tentatore pone in essere è quello di screditare la via dell’amore, del sacrificio, del triduo pasquale che deve compiersi in ogni cristiano, spingendo a diffidare di Dio, considerando il sacrificio di sé come inutile, sciupato, fallito… Insomma, efficientismo in tutto, messianismo facile come quello prospettato a Gesù dopo i quaranta giorni. Anche nel bene che si fa nella Chiesa, nella missione, nello zelo apostolico, talvolta è facile ravvisare l’amore di sé: la persona è attenta al successo, all’appagamento, al protagonismo, all’essere benvoluta da tutti, non contrastata, perseguitata… dimenticando le parole del Maestro: “…sarete odiati da tutti a causa del mio nome.” (Lc 21,17). Talvolta, accade di perdere di vista l’umiltà, e il Nemico ci suggerisce pensieri di ostilità verso chi ci contraria e non vive la fede in modo coerente, spingendo ad ergerci come paladini della giustizia in un’atteggiamento di chiusura ed ostilità che non lascia permeare l’amore e il perdono, che sanano e attirano verso Dio. Certo non è facile conciliare fermezza, coraggio e dolcezza al tempo stesso; mentre è più facile cedere al compromesso etico per evitare lo scontro, o viceversa chiudersi orgogliosamente nello sdegno e ira. Occorre pregare Gesù che ci presti i suoi occhi per vedere tutti come li vede Lui, chiedendo la grazia di desiderare di essere trattati come Lui, che forse, chissà, lo meritiamo per i nostri peccati… (cf Lc 23,40-41). Del resto, cristiano non significa alter Christus?!

Per scongiurare il rischio di attaccamento a sé stessi, ostinazione di giudizio, volontà appassionata e quindi di inganno nelle scelte vocazionali o comunque rilevanti per la vita, è opportuno mettere alla prova le ispirazioni (e aspirazioni anche legittime) inclinando il desiderio verso altre opzioni, mantenendo quella disposizione di apertura a 360°, che sola può garantire vera libertà e totale apertura al progetto di Dio su di noi. Quanto asserito non vuol dire scegliere il contrario di ciò che riteniamo più confacente e ragionevole per noi stessi, ma indica totale disponibilità e atteggiamento disinteressato, al punto che se il divino beneplacito sarebbe diverso, magari opposto al nostro sentire e volere, lo si abbraccerebbe per amore di Cristo e convinti che se vogliamo il bene per noi stessi, Dio vuole il meglio, anche se talvolta questo “meglio” ripugna alla natura corrotta e ai sensi ribelli, ma è dolce al palato dello spirito, che viene inondato da pace e gaudio duraturi, se veramente determinato a compiere la volontà di Dio, la sola che assicura la salute eterna (cf. Mt 7,21). Per sventare gli inganni, è necessario tener in debito conto che la natura umana indebolita dal peccato, va soggetta a molte passioni, alla corrente del mondo che propone la porta larga e ai Nemici spirituali che sono più furbi di noi e ci conoscono meglio di noi stessi, spiando i punti deboli dell’anima… L’antidoto è indubbiamente la vita sacramentale, nella Chiesa nostra Madre e Nutrice; ma soprattutto è necessaria l’orazione mentale sempre unita al confronto col Cristo della Pasqua, quello Crocifisso e Risorto, non solo quello Glorioso, e non ultima in ordine di importanza, la direzione spirituale nella Chiesa, chiedendo a Dio con forza un santo padre spirituale, assieme alla grazia di obbedirgli sempre, anche quanto ci contraria, per provarci nell’umiltà e farci crescere nella vita di fede. Non è il caso di elencare tutti i Santi che hanno sempre insistito molto sulla virtù dell’obbedienza, a cominciare da S. Caterina da Siena a S. Pio da Pietrelcina, ma è d’uopo riportare qualche pensiero di S. Massimiliano M. Kolbe Sacerdote e Martire: “L’obbedienza, ed essa sola, è quella che ci manifesta con certezza la divina volontà. E’ vero che il superiore può errare, ma chi obbedisce non sbaglia. L’unica eccezione si verifica quando il superiore comanda qualcosa che chiaramente, anche in cose minime, va contro la legge divina. In questo caso egli non è più interprete della volontà di Dio. (…) Dio ci manifesta la sua volontà e ci attrae a Sé attraverso i suoi rappresentanti sulla terra, volendo servirsi di noi per attrarre a Sé altre anime e unirle nella perfetta carità. (…) Attraverso la via dell’obbedienza noi superiamo i limiti della nostra piccolezza, e ci conformiamo alla volontà divina che ci guida ad agire rettamente con la sua infinita sapienza e prudenza. Aderendo a questa divina volontà a cui nessuna creatura può resistere, diventiamo più forti di tutti. Questo è il sentiero della sapienza e della prudenza, l’unica via nella quale possiamo rendere a Dio la massima gloria. Se esistesse una via diversa e più adatta, il Cristo l’avrebbe certamente manifestata con la parola e con l’esempio. Il lungo periodo della vita nascosta di Nazareth è compendiato dalla Scrittura con queste parole: “e stava loro sottomesso” (Lc 2,51). Tutto il resto della sua vita è posto sotto il segno dell’obbedienza, mostrando frequentemente che il Figlio di Dio è disceso sulla terra per compiere la volontà del Padre”

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