Una religione da perdenti

Danza macabra

Noto una certa schizofrenia in alcuni. Da una parte, forse mai come ora, si ripete continuamente che il Cristianesimo è la religione degli ultimi, del povero, dell’oppresso, ma dall’altra vengono presentati come esempi di Cristianesimo solo casi di straordinario successo, solo persone realizzate, che ce l’hanno fatta, invidiabili e invidiate. Insomma si vorrebbe fare del Cristianesimo una religione da vincitori, come una fede calcistica qualunque o, peggio, una materialistica religione da Wall Street. Gli articoli sul web, i gruppi vocazionali, le omelie ci dicono “Guarda quello: guidava le Ferrari e ora fa il frate! Non vuoi essere come lui?” oppure “Guarda che tempra questo era un tossico e ora è un prete, non ti piacerebbe dimostrarti forte uguale?”. Se non si tratta di una qualità personale si fa comunque leva sull’appartenere ad un gruppo ristretto ad esempio “l’attore tal dei tali testimonia la sua fede; la talaltra star vive per Dio; l’ex terrorista ora dirige un gruppo di preghiera!” E allora?

Ci sono almeno due ordini di problemi in questo atteggiamento:

Il primo è che si guarda a dove uno è partito e non a dove è arrivato. Sembra quasi che non sia la religione cattolica a rendere speciale una determinata persona, ma il suo successo nella vita. Come se nelle Chiese, invece dei santi, avessimo ritratte le persone che all’epoca erano le più ricche, o le più famose, certo anche cattoliche, ma non troppo, collateralmente diciamo.

Il secondo è che il Cattolicesimo non è una religione che porta al successo: i Santi più grandi sono morti quasi tutti nella povertà e nelle sofferenze, il Dio è stato addirittura crocifisso! Che scandalo schifoso! Intollerabile! Il Cattolicesimo, come non garantisce la felicità in questa vita (vedi articolo), non garantisce nemmeno il successo. Anzi si può dire che la forza del Cristianesimo sono sempre stati i poveri, gli ultimi, ma non quelli speciali, i più insignificanti. Già i letterati romani identificavano il Cristianesimo come la religione degli schiavi. Ci sono Cattolici di successo secondo il mondo? Certo! Tuttavia, nella migliore delle ipotesi, è una coincidenza! Quindi non venite a dirmi che un milionario è cattolico, perché non è milionario in quanto cattolico! Non venite a dirmi che il tal attore di Hollywood è cattolico, perché non è famoso in quanto cattolico! Sono coincidenze (o connivenze, nei casi peggiori). Sia ben inteso che mi riferisco agli articoli che vedo, alla propaganda che sento, non escludo in via assoluta il fatto di per sé che in qualche raro caso il Cattolicesimo possa portare al successo mondano, non voglio certo mettere limiti a Dio, ma sono sicuro che gli esempi riportati da questi articoli non sono il caso. Come sono certo che un convertito non sia più speciale perché prima era ricco o famoso o particolarmente conosciuto. Il Cattolicesimo è la religione di tutti gli umili. Non importa se non ce l’hanno fatta, o se non ce la faranno o se ce la faranno per un pelo perché il Cattolicesimo è un’altra cosa: è l’incontro con una persona che ci ha fatto una promessa, ci ha promesso che sconfiggeremo la morte e che saremo come Dio, in eterno.

Perché ho voluto dire questo? Perché qui si capisce gran parte della crisi moderna dell’istituzione ecclesiastica, manca il coraggio di parlare del Cattolicesimo per quello che è. Si vorrebbe fare a gara con il mondo, come se il Cattolicesimo fosse un prodotto per diventare più ricchi o più belli, come se fosse una trasmissione televisiva, un talent show, uno shampoo perfino. Invece il Cristianesimo è un’accettazione silenziosa, una speranza grande, una fiducia incrollabile in una promessa fatta da Dio stesso. Io non so se diventando cattolici avrete qualche vantaggio qui ed ora, temo piuttosto che avrete svantaggi, ma so che allora avrete un premio straordinario, quale qui nulla potrà mai eguagliare.

C’è un’ultima cosa da dire: il Cattolicesimo è naturalmente una religione da perdenti. Badate bene, non sto dicendo che una persona di successo non possa essere cattolica, sto dicendo che per natura il Cattolicesimo attecchisce proprio là dove c’è la sofferenza. È piuttosto facile da spiegare: la maggior parte delle persone quando hanno tutto chiudono il proprio cuore, nell’illusione di non aver bisogno di nessun altro, tantomeno di un Dio, per vivere. Invece chi soffre, chi deve tendere la mano, ha un punto di vista migliore sulla natura dell’uomo che non è che un piccolo, per quanto speciale, essere in balia del tempo e del luogo.

Quindi non importa se siete le persone più ordinarie di questo mondo, o le più speciali, Dio non vi preferirà o detesterà per questo, ciò che importa è dove arriverete e cosa presenterete. Non perdete mai la speranza.

Buona Vita

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