Conoscere significa vivere.

Ci hanno detto per anni che sapere significa conoscere. Se ciò ha una validità nelle ricerche collaterali alla nostra esistenza, presenta però un grave limite nelle ricerche ultime. Nelle cose che ci toccano davvero sapere non è sinonimo di conoscere, mai. L’unico modo di conoscere veramente qualcosa è di viverla; posso essere il più grande dotto sulla vita cristiana, ma se non la vivo non comprenderò mai il mistero. Studiare per anni la verità non ci porterà ad alcun vantaggio senza uno sforzo concreto, perché la verità non è qualcosa che possa essere scritto sui libri o ripetuto a macchinetta, è solo qualcosa che può essere vissuto. La verità si vive.

Anche in questo i filosofi greci erano un bel passo davanti a noi, per loro il filosofo non poteva limitarsi a proclamare delle teorie, doveva saperle anche incarnare. Questo è l’unico modo di conoscere. Tutti infatti citano Giovanni 8,32 (“conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.»”), ma pochi si ricordano che è preceduto da Giovanni 8,31 (“Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli;”).

Dobbiamo stare attenti a non diventare altoparlanti e ripetitori, anche se quest’epoca d’esami facili e massificanti, d’insegnamento impersonale e inumano, di forma invece che di sostanza non desidera altro: un branco di pecore che diffonda il verbo, senza domande, senza conoscenza.

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