Una voce dentro al coro.

Siccome siamo tutti uguali, tutti indottrinati e massificati, uomini la cui originalità viene in parte repressa ed in parte incanalata sul taglio dei capelli ed il modo di vestirsi, abbiamo dei miti. Miti che servono per sopravvivere, per raccontarcela un po’ e sentirci meglio. Uno di questi è la pecora nera, un altro è la voce fuori dal coro. Nelle pubblicità questi miti sono super presenti, tutti vogliono sentirsi originali, diversi, ma non vogliono che ciò gli costi fatica ed allora: tutto risolto! una bevanda invece che un’altra, una maglietta invece che un’altra, una cosa contro (contro cosa decidete voi) ed è fatta, originalità a basso costo (per noi s’intende, non per il portafogli).

Una volta mi sono trovato a passare la notte con un po’ di alternativi; un gruppo di brave persone che avevano solo la particolarità di vestirsi un po’ strano. Devo dire che varie volte ho tentato di farmi spiegare in cosa consistesse il loro essere alternativi, morale: consisteva solo nell’esserlo. Non avevano nulla che lo giustificava, il loro gruppo era così e loro, uniformati al massimo, si adeguavano, l’unica cosa che continuavano a ripetermi era l’importanza di essere alternativi.

La nostra società è così, piena di individui che si massificano nei gruppi più strani, pretendendo di essere originali. Se lasciassero perdere il loro lato individuale ed invece esaltassero quello personale allora sì che sarebbero veramente originali, perché non c’è una persona uguale all’altra. Noi uomini siamo tutti unici, per natura. Ogni uomo è un inestimabile pezzo unico, ma per farlo emergere bisogna accettare il peso della propria unicità e scoprirsi splendidi. Sì, perché come ogni pezzo unico siamo splendidi, splendidi nella nostra irriproducibilità, splendidi nella nostra originalità.

Ed è proprio quando ci accettiamo come persone che sappiamo scegliere. Non siamo più dei servi di questa o quella ideologia, ma degli uomini. E solo gli uomini, poiché scelgono, possono decidersi intimamente per il bene, possono diventare pecorelle davanti alla verità. Bello no? Tutti vogliamo essere pecore nere e Gesù che figura ha scelto? I pecoroni che vanno dietro al pastore! Chissà se i suoi esperti di marketing hanno provato a dissuaderlo: “pecore?” “non verrà nessuno” “meglio le tigri” “o i leoni” “sarà un fallimento”. È già… un fallimento, perché piacere a milioni di individui è semplice, piacere ad una sola persona è molto più difficile. Ma in questo caso i numeri non contano, è come paragonare Amore e Psiche di Antonio Canova ad un cesto pieno di spilli, uno a molti, uno a nessuno.

Ma con Gesù tutto cambia, l’originalità è proprio nell’essere pecore bianche, l’indomabilità nell’essere sottomessi, la voce più libera quella all’interno del coro. Siate liberi, divenite voi stessi.

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