I gradi d’esistenza

Nella ricerca del reale esiste spesso un limite molto concreto, la gente pensa di poter muovere il proprio pensiero nel campo del non essere, del non esistente. Questo è un inganno, poiché noi ci muoviamo sempre nel campo dell’esistenza. Quando abbiamo un’allucinazione, quell’allucinazione esiste poiché, se non esistesse ciò che vediamo, non potremmo vederlo. Il problema è il grado d’esistenza che le cose hanno. Un’allucinazione ha un certo grado d’esistenza che è diverso dal grado d’esistenza che ha il tavolo della nostra cucina. Però ritenere di poter pensare qualcosa nel campo della non esistenza è un errore madornale. Il nostro pensiero è e per tanto dona un minimo di sussistenza a tutto ciò che pensa, per questo non può sondare il non esistente, non appena ci volge lo sguardo lo fa esistere e dunque non ne fa esperienza. Questo ci induce a pensare che la dicotomia essere/non-essere su cui si basano tanti ragionamenti, intesa in senso filosofico, ha un significato solo formale, poiché esiste solo l’essere, il non essere non è e non può esistere. Ciò che è si muove sempre nel campo dell’essere, dal non essere non nasce nulla e dall’essere nulla decade nel non essere. Questo è l’ordine naturale.

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