Pensioni, sanità, istruzione, cassa integrazione… quello che i tecnocrati dell’UE vorrebbero toglierci.

Recentemente Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, ha dichiarato che il modello sociale europeo è morto, intendendo dire che vanno sistematicamente smantellate le garanzie date alle persone in Europa. Ovviamente come scusa di questa sparata è stata presa la crisi economica, ma c’è un punto che sfugge sempre nei discorsi di questi signoroni della politica: la crisi è partita dal mercato finanziario ed è stata dovuta al mercato finanziario, in tutto questo cosa c’entra il modello sociale? Sì, perché si sta usando la scusa della crisi per toccare e distruggere sistematicamente ogni conquista (a volte anche ingiusta, ma non certamente ingiusta nel suo complesso) a favore dei grandi gruppi finanziari ed industriali e di una politica economica miope, che invece che penalizzare le aziende che esportano il lavoro dove esiste una schiavitù legalizzata (come la Cina) mira ad importare la schiavitù legalizzata. La storia ha insegnato poco, dovrebbe essere ormai chiaro da molti decenni che è inutile avere una grande produzione quando non esiste un mercato in grado di assorbirla.

Collegato c’è il discorso della flessibilità, il problema non è la flessibilità di per sé, ma il modo selvaggio in cui è stata introdotta. Essere flessibili significa avere dei rischi maggiori, dunque un impiegato flessibile deve avere nel suo stipendio un equo premio per il rischio. Ben venga il lavoro flessibile, purché molto più retribuito del lavoro a tempo indeterminato, questa, oltre che una legge economica, è anche una regola di buonsenso.

Dunque bisogna riprendere a considerare ogni mercato nella sua specificità, abbandonando l’idea, in cui sguazzano i grandi gruppi finanziari, che l’eliminazione sistematica di qualunque frontiera economica sia sempre un dato positivo. E, secondariamente, in ogni mercato, equamente differenziato dai mercati non compatibili, va ristabilito un principio di equità in cui rischio e merito vengano giustamente ponderati per stabilire il guadagno economico. Tuttavia la cosa principale l’ho lasciata per ultima: è necessario e, ribadisco, necessario, che al centro di tutto il sistema economico venga posta la dignità della persona umana. Gli uomini non sono giocattoli: far lavorare una persona venti ore al giorno non è giusto nemmeno se ciò facesse aumentare l’economia (cosa che fortunatamente, da noi, non avviene visto che non basta chi produce, ma è necessario anche chi consuma), egualmente distruggere una famiglia per avere due redditi invece che uno non è umano, privare i bambini dei propri genitori nemmeno, creare una generazione di infelici neppure. Fortunatamente gli economisti di oggi sono i residui di ieri, il toro che hanno provocato è già alla carica e loro sbraitano odorando la propria fine. Chi semina vento, raccoglie tempesta.

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