Pensieri antichi e nuovi, ma incompresi.

Quello che ci impedisce di capire il pensiero degli antichi è la stessa cosa che ci impedisce di capire quello dei moderni. Ho ascoltato tante lezioni di filosofia antica nella mia vita, ho letto vari libri, ma spesso il problema è quello: noi diamo per scontato che il pensiero dell’altro, tutto sommato, sia banale, soprattutto se non è supportato dai paroloni, soprattutto se non è osannato da coloro che si ammantano di sapienza. Poco conta che qualcuno abbia speso un’intera vita per definirlo, poco contano le prove storiche, poco contano le considerazioni sulle differenze nei linguaggi, si pensa che per capire un pensatore bastino pochi minuti, per afferrare un ragionamento pochi secondi (anche se spesso le spiegazioni che si danno dopo pochi secondi, quelle sì che sono un insieme di insensatezze).

Talete nella sua epoca con i mezzi che aveva predisse un’eclissi. Ora io sfido qualunque contemporaneo a fare lo stesso con i suoi mezzi oppure, anche, a riuscire a farlo con i nostri mezzi, partendo da zero, e dedicandoci 40 minuti che è più o meno il tempo medio in cui viene liquidato Talete. E certamente i computer aiutano più nella previsione di un’eclissi che non nella comprensione del pensiero. Eppure Talete è rilegato in poche righe, come il citrullo dell’acqua. Nel regime degli altoparlanti e dei ripetitori basta ripetere l’opinione comune, servire una bella sviolinata politicamente corretta sul fatto che sì, è un po’ ingenuo, però bisogna capire… il filosofo in fasce… la nascita di una disciplina, sottointendendo un po’ la faciloneria dell’uomo antico, che non era certo lo scafato uomo contemporaneo, quello che sa, guida, dirige, questo mondo creato da lui, fantastico, perfetto e destinato al progresso infinito.

Sic transit gloria mundi, perché mano a mano che ci si chiude, che si danno le cose per scontate, che ci si ritiene superiori, che si liquidano vite in minuti, si perde la capacità di imparare e ci si irrigidisce nella routine, come dei treni in folle corsa, incuranti dello stato dei binari. Forse è il motivo per cui non capiamo più i miti o i simboli, perché essi ci vogliono comunicare qualcosa, eppure lo fanno in maniera refrattaria a chi non vuole impegnarsi a capire, non si fa la figura del sapientone ripetendo un brano della vita di Gilgamesh a memoria, motteggiando Talete invece uno stuolo di scimmie applaude.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *