La preghiera della Domenica I – San Michele Arcangelo

Oggi è Domenica, meglio di una riflessione è una preghiera.

San Michele Arcangelo,
difendici nella battaglia, sii nostro aiuto
contro le insidie e le malvagità del Diavolo,
che Dio eserciti su di lui il suo dominio
preghiamo supplichevoli e Tu, o Principe
della Milizia Celeste, con il divino potere
ricaccia all’inferno Satana e gli altri spiriti maligni
che si aggirano per il mondo per perdere le anime.
Amen

Buona e Santa Domenica a tutti
nel ricordo della risurrezione del Signore.

Conoscere significa vivere.

Ci hanno detto per anni che sapere significa conoscere. Se ciò ha una validità nelle ricerche collaterali alla nostra esistenza, presenta però un grave limite nelle ricerche ultime. Nelle cose che ci toccano davvero sapere non è sinonimo di conoscere, mai. L’unico modo di conoscere veramente qualcosa è di viverla; posso essere il più grande dotto sulla vita cristiana, ma se non la vivo non comprenderò mai il mistero. Studiare per anni la verità non ci porterà ad alcun vantaggio senza uno sforzo concreto, perché la verità non è qualcosa che possa essere scritto sui libri o ripetuto a macchinetta, è solo qualcosa che può essere vissuto. La verità si vive.

Anche in questo i filosofi greci erano un bel passo davanti a noi, per loro il filosofo non poteva limitarsi a proclamare delle teorie, doveva saperle anche incarnare. Questo è l’unico modo di conoscere. Tutti infatti citano Giovanni 8,32 (“conoscerete la verità e la verità vi farà liberi.»”), ma pochi si ricordano che è preceduto da Giovanni 8,31 (“Gesù allora disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli;”).

Dobbiamo stare attenti a non diventare altoparlanti e ripetitori, anche se quest’epoca d’esami facili e massificanti, d’insegnamento impersonale e inumano, di forma invece che di sostanza non desidera altro: un branco di pecore che diffonda il verbo, senza domande, senza conoscenza.

Accadde.

A volte mi capita di incrociare persone che prendono fatti fuori dall’ordinario e si sforzano di dimostrare come questi fatti sarebbero potuti avvenire nell’ordinarietà. Esse ritengono che questa sia una prova che dimostra che quei fatti non sono stati per nulla straordinari. Ciò che sfugge loro è che se una cosa avviene in un certo modo è avvenuta in quel modo, poco importa che si potesse ottenere in mille altri modi. Ciò che è è e non può non essere e ciò che non è non è e non può essere.

Ripartiamo da qui.

“Per costruire il futuro voglio cambiare me stesso, nel presente.”

Si fa un gran parlare di riforme, di leggi, di come deve essere lo Stato del futuro; tutto inutile. Per quante leggi ci siano, per quanto perfette esse siano, per quanto siano ben pianificate, se esse non entrano nei cuori dei singoli saranno vane. La giustizia funziona solo con chi ci crede; si vede anche ad un livello molto empirico: chi spende parecchie migliaia di Euro di avvocato per una cosa da poco? e chi ci obbliga a rispettare una legge penale nel segreto? La giustizia funziona solo fra gentiluomini. Per quanti esattori ci siano non saranno mai controllati tutti gli scontrini, per quanti poliziotti mai tutti i vicoli, per quanti vigili mai tutti i parcheggi.

La politica, lo Stato, deve ripartire da qui, dall’educazione morale dell’uomo. Per troppo tempo il potere, nel suo senso più positivo, ha abdicato all’educazione umana. Per anni c’è stato ripetuto che nelle scuole non si devono insegnare i valori: sciocchezze, ogni insegnamento, di qualunque tipo, comunica un valore. Per anni ci è stato detto che i bambini vanno cresciuti in autonomia: sciocchezze non esiste un’autonomia del bambino, esso assorbe sempre e comunque i valori che lo circondano. Abbiamo abdicato al bello e al buono per lasciare che ogni valore prepotente emergesse. È ora di finirla, siamo uomini.

Il futuro riparte da qui, da un’umanità con una morale, da una umanità di probi, di uomini insomma. Per costruire il futuro voglio cambiare me stesso, nel presente.

“so tutto io”, il razionalismo incontinente

Un brandello di pelle di capodoglio con le cicatrici provocate dalle ventose di un calamaro gigante.
Un brandello di pelle di capodoglio con le cicatrici provocate dalle ventose di un calamaro gigante.

1861 la corvetta francese Alecton avvista e arpiona un calamaro gigante al largo delle Tenerife, il corpo dell’animale si spezza in due tronconi nel tentativo di issarlo sul ponte, se ne recupera solo una parte. È una conferma di anni di avvistamenti e testimonianze, fra cui si ricorda anche una descrizione di Plinio il vecchio nella sua Naturalis Historia. Il corpo era lungo otto metri e l’orifizio orale misurava ben mezzo metro. Il 30 dicembre 1861 un rapporto scientifico venne presentato all’Accademia francese delle scienze; si direbbe l’inevitabile fine della credenza per cui i calamari giganti erano ritenuti esseri mitologici ed inesistenti nella realtà. Ma come sappiamo abbandonare il ciuccio delle idee razionaliste che ci presentano una visione delle cose sicura e pacifica, una visione tranquillizzante per cui tutto è normale e razionalmente prevedibile, è molto duro per una buona fetta degli individui. Così la maggioranza degli scienziati ritenne il caso fasullo ed il rapporto non credibile. Successivamente numerosissimi (mai più ripetuti con questa intensità) spiaggiamenti a Terranova ed in Nuova Zelanda resero impossibile il non riconoscere l’esistenza di questi calamari. Tuttavia cosa sarebbe successo se fortuite coincidenze non avessero causato questo fenomeno naturale? Le persone coinvolte sarebbero state trattate come mistificatori ed il calamaro gigante sarebbe stato definito ancora un essere mitologico e fantastico. Non è così che si indaga la verità.

Fortunatamente questa storia ha un lieto fine: oggi su Wikipedia possiamo leggere “I calamari giganti, ritenuti un tempo creature mitiche, sono calamari della famiglia Architeuthidae, composta da circa otto specie del genere Architeuthis. Sono abitanti delle profondità oceaniche…” (voce Architeuthis). Il punto più profondo dell’oceano conosciuto è a 10.994 metri sotto il livello del mare nella fossa delle Marianne, il fondo è stato raggiunto una sola volta da un equipaggio di due persone sul batiscafo Trieste (precisamente a 10.902 m), l’impresa non è più stata ripetuta. Tuttavia a quell’enorme profondità, sotto quella pressione spaventosa (più di una tonnellata per centimetro quadrato) c’era la vita. E noi uomini pretendiamo di sapere tutto a priori, nell’Ottocento quando le immersioni a grandi profondità ancora non esistevano ed oggi quando sono ancora in quantità trascurabile.

Così in tutti gli altri campi: noi pensiamo di sapere, diamo per scontato e, soprattutto, non crediamo a fatti e testimonianze. Siamo arrivati al punto paradossale, nel campo della (mis)conoscenza aprioristica, che se vediamo in maniera lucida e certa qualcosa di straordinario preferiamo dubitare di noi stessi piuttosto che dei nostri pregiudizi. Senza un cuore libero non si conosce la verità, ci si procurano solo tanti ciucci, volgari surrogati del bene bramato; ma è solo abbandonando l’inconsistente sicurezza di ciò che è falso, che si può ottenere l’indistruttibile sicurezza di ciò che è vero.

Cristo nella merda, colpo d'”artista”

L’altro giorno ho seguito un dibattito; parlavano di uno spettacolo teatrale (che non conosco) dove il volto di Cristo raffigurato sullo sfondo viene coperto di merda (scusate se uso questo termine latino di oraziana memoria, nel dibattito continuavano invece ad usare il termine “feci”, ma io non riesco a capire dove sia in questo caso l’aspetto fisiologico e medico della questione). Per essere precisi (ribadisco che non ho visto lo spettacolo, è ciò che ho desunto dal dibattito, e ogni tanto perdevo anche il segnale radio) il liquido marrone che finisce sul Volto Santo non viene mai chiamato in quel modo, anche se il senso è facilmente desumibile dal contesto, dal vecchio incontinente che ne è il protagonista. Inoltre simbolicamente la merda dovrebbe raffigurare l’impotenza di Nostro Signore Gesù Cristo che in realtà sarebbe, secondo l’autore, null’altro che un “povero cristo” uomo perseguitato senza nessuna potenza e nessuna capacità di intervenire o cambiare le cose.

La cosa che voglio sottolineare qui è che, in questo dibattito fra Cattolici emergeva, fra le altre, un’idea che voglio ribattere brevemente: si diceva che di queste cose è meglio non parlare perché si finisce per fare pubblicità ad artisti che non cercano altro (ovviamente specificando ben bene che non si giudica il singolo caso..). Quindi il concetto che passa è che è meglio tacere che affermare la verità. Io invece credo che sia meglio essere chiari. Se lo spettacolo è offensivo che si dica e se la Chiesa vuole vietare ai credenti di andare che lo faccia. Fa parte della libertà di espressione della Chiesa dire cosa possono o no fare i credenti e fa parte della libertà dei singoli decidere se si è o no credenti. Il non dire equivale al non credere nella libertà, perché, primo, non ci si esprime liberamente e, secondo, non si danno alle persone tutti gli elementi per liberamente decidere. Se uno non crede ed è indifferente cosa conta una scomunica ad un autore? Se uno crede ed è Cattolico allora non è forse una sua libertà il seguire la Chiesa? E se uno crede ed è più o meno indirettamente satanista non è forse una sua libertà andare allo spettacolo proprio perché condannato? Se uno brama l’inferno forse che si può imporre il paradiso? è giusto? A chi giova il non parlarne? Giova solo all’errore. Mentre il parlarne giova all’autore, perché egli stesso ha liberamente scelto la sua rovina, ha scelto di preferire il successo e la vanità alla giustizia; giova alla Chiesa perché è più difficile che si faccia ingannare, poiché è più chiara; giova al singolo perché può liberamente decidere se vivere o morire. Parlare della verità giova. Se molti credenti oggi rischiano grosso è proprio perché alcuni hanno rinunciato alla chiarezza, alla forza della verità. Consapevolezza.

Ovviamente qualcuno ha anche contestato la legittimità di un tale spettacolo, e ovviamente qualche trombone si è stracciato le vesti a queste parole. Tuttavia qui si tratta solo di una questione di dignità della persona umana: è lecito in uno spettacolo prendere un uomo e smerdarne il volto? Se lo facessero con vostra madre, vostra sorella, vostro padre, vostro fratello, vostro zio, vostro figlio, vostro nipote o magari con voi, non avreste nulla da ridire? Vi sembrerebbe una cosa bella, legittima e collegata con la libertà di parola e di espressione? E se lo facessero con un bambino ebreo dei campi di concentramento? Vi sembrerebbe bello e legittimo? È una questione di dignità. Una parola troppo dimenticata.

Una percezione più acuta delle cose.

L’ideologia avvelena la nostra capacità di percepire la realtà. Poiché si pone un obbiettivo, ricerca un utile. Non essendo interessata alla verità in quanto tale, è menzognera. Chi è accecato dall’ideologia non conosce la verità e i suoi sogni generano mostri. Essa ci toglie la capacità di vedere le cose per quello che sono; l’uomo diventa un numero iscritto nella lista dei buoni o dei cattivi, i fatti hanno un’unica univoca ed inequivocabile interpretazione che precede lo studio e le evidenze perdono di significato.

Io sono e sarò sempre anti-ideologico, bisogna tornare ad indagare la realtà in quanto tale. Bisogna smettere soprattutto di giudicare ed interpretare tutto per categorie, in natura non esistono due orecchie uguali, figuriamoci blocchi interi costituiti da migliaia di individui graniticamente uguali, superstizioni venenifere. Quando si fa di tutta l’erba un fascio, quando si passa, cioè, dal concetto di persona a quello di individuo, finisce l’umanità per iniziare l’aberrazione dell’idea.

Inoltre affermo che il Cattolicesimo è intrinsecamente anti-ideologico, poiché non è al servizio di un’idea, ma di una persona concreta, reale e viva. Nostro Signore Gesù Cristo. Non un concetto, non un’idea, ma bensì una persona. Quando un Cattolico abbraccia un’ideologia fa il più grande torto alla sua fede, perché dove c’era il prossimo inizia a vedere l’oggetto (nemico o amico poco importa) e dove c’era Dio vede l’idea, che per essere realizzata genera mostri. Basta Cristiani socialisti o fascisti o comunisti, dobbiamo essere solo uomini che lottano, l’uno per l’altro, al servizio dell’unico Re.

Tante piccole biglie…

Immaginate che io prenda un sacco con tante piccole biglie, immaginate ora che, salito su una piccola scaletta, io svuoti il sacco a terra facendo cadere le biglie come cadono gli acquazzoni. Immaginate ancora che mi aspetti che dalla caduta casuale di queste biglie si formi una fantastica statua formata dalle biglie stesse, non una volta, ma tutte le volte che svuoto il sacco. È un’aspettativa equa o folle?

Folle vi dico! E allora per quale motivo tutti i sostenitori del libero mercato pongono questa aspettativa assurda alla base di tutta la struttura finanziaria ed economica? E il bello è che la semplice osservazione vi dirà che ciò è un’assurdità. Però noi come ripetitori ripetiamo la regola, anche quando fallisce, anche quando è smentita dai fatti, anche quando è assurda. Altoparlanti e ripetitori.

Beninteso, i fatti hanno dimostrato che anche un controllo assoluto dello Stato (comunismo) è quanto di più assurdo e dannoso ci possa essere per l’uomo. Si può essere liberi anche senza essere anarchici e si può essere ordinati anche senza essere rigidi.

Venerdì 13.

Ieri era venerdì 13 e me ne sono successe di tutti i colori, così ne approfitto per ricordare come la superstizione sia quanto di più anticristiano e diabolico si possa trovare nella vita quotidiana. Oroscopi, numeri magici, pratiche portafortuna servono solo ad allontanarci dalla verità e a disperdere le nostre energie. Il diavolo se la ride a favorirne la credenza e se la ride quando un uomo, intelligente per natura, sottomette la sua azione a fatti che con l’umanità non hanno nulla a che fare. Non si può essere assieme Cristiani e superstiziosi, né tantomeno cultori della magia. E, tanto per la cronaca, sapete come è finita la giornata di ieri? In un modo così fantastico che non potevo immaginare.

Battesimo

Un genitore riguardo al figlioletto in fasce: “non gli darò alcun cibo fino a quando non sarà maggiorenne, allora potrà scegliere autonomamente se mangiare o lasciarsi morire di fame”. Così è chi non battezza i propri figli.

La forza della fede, il Santo Curato D’Ars

Per capodanno sono stato ad Ars-sur-Formans, l’Ars del Santo Curato D’Ars. Ma chi era S.Giovanni Maria Battista Vianney? Era un uomo di fede, nato all’incirca durante le decapitazioni di tutti i preti che non abiuravano la fede Cattolica ad opera dei rivoluzionari francesi (vi ricordate tutte quelle sciocchezze sul fatto che la libertà di parola c’è grazie alla rivoluzione francese e tante stupidate del genere? la realtà è che, primo, quando un regime è veramente repressivo non ci possono essere rivoluzioni e che, secondo, la rivoluzione francese fu la più repressiva e intollerante rivoluzione che si fosse mai vista in Europa da molti secoli a questa parte -forse da sempre-). Di povera famiglia, iniziò gli studi per il sacerdozio dopo anni passati nei campi e con le pecore. Ciò gli rese difficile terminare il seminario, ma alla fine, tenacemente, lo portò a termine. Tuttavia ciò gli costò il parcheggio in un piccolo paesino, talmente piccolo da avere un parroco esclusivamente per le pressioni della nobiltà locale. In quel paese, a lungo senza guida spirituale, la morale Cattolica era ormai perduta e fu di Don Vianney il compito di ripristinarla; e qui c’è la sua forza. Cosa fece? Programmi pastorali? Polpettoni illeggibili e tristi sulla gioia cristiana? Si rinchiuse in parrocchia lamentandosi del fatto che non credeva nessuno? No, niente di tutto ciò, fece una cosa sola: penitenza.

Questa è vera fede, non si affidò alle proprie capacità, alla sua voglia di protagonismo, o alla sua capacità di intrattenimento, si affidò a Dio. Non si occupò di temi sociali (eppure diede tutto il superfluo ai poveri ed iniziò opere di vera misericordia), non si preoccupò della stima umana (eppure divenne famoso in tutta la Francia), non si preoccupò del perbenismo (eppure riportò la morale in un luogo dimenticato da Dio), si preoccupò solo di Dio e della sua Chiesa.

In lui traspariva solo la forza della fede, un prete ignorante di origini povere, che sconvolse la Francia e divenne “patrono di tutti i parroci dell’universo” (Pio XI, 1929); senza complessi programmi pastorali, senza fumose discussioni con i satanassi della ragione, solo con la vita cristiana senza se e senza ma. E dove la sapienza umana aveva fallito, la fede di un solo uomo, ignorante per gli uomini ma sapiente di Dio, si stagliò netta e trionfante sulle macerie di una rivoluzione più iniqua delle iniquità che combatteva e più violenta delle violenze che contrastava. Si stagliò indicando agli uomini una cosa sola: la propria anima, il gioiello immortale che possediamo, l’unica cosa per cui valga la pena combattere; l’unica cosa per cui se si combatte si giova tanto agli altri quanto a sé, l’unica cosa veramente non egoista.

Ovviamente nel clima razionalista (e dunque irrazionale) dell’epoca molti non fecero altro che deridere il curato (anche se in genere i pochi fra questi detrattori che si spingevano fino ad incontrarlo rimanevano basiti dalla realtà). Perfino fra i sacerdoti molti, ciechi,  deridevano le sue lotte contro il diavolo, e questa mentalità a tratti è presente ancora oggi, sono scorsi pochi giorni da quando in confessione un prete, pur esaltando il Santo Curato, mi diceva che probabilmente aveva delle tare mentali per il suo vedere il diavolo ovunque. Si sa; le talpe vedono le zolle, e non credono che esista la pianura.

Torniamo pure a perderci in fumosità pastorali, deridiamo il diavolo, non crediamo a Cristo e ai suoi Vangeli e, poi, piangiamo per le chiese vuote.

Obama legalizza la tortura, yes, we can!

Ancora una volta la più grande democrazia del mondo ci dà una democratica lezione su come vanno intesi i democraticissimi diritti umani; i diritti umani funzionano in un modo molto semplice, servono per accusare i nemici. Quando hai un nemico (chessò il tuo datore di lavoro) tu non devi dire “quello stronzo” o raccoglierai il biasimo della democraticissima opinione pubblica, tu devi dire “sta violando i miei diritti umani”, poi chiami un po’ di associazioni ad hoc et voilà hai creato un mostro, uno che sta sulle palle a tutti e che in fondo in fondo si merita le tue bombe.

Però ovviamente tu sai che stai mentendo e che in fondo non te ne frega nulla della dignità della persona umana altrimenti non faresti tante norme sui diritti dell’individuo. Infatti a cosa serve legiferare se non vuoi rispettare il concetto che sta dietro ad una legge? A nulla; perché fatta la legge si trova l’inganno, oppure non ci si sforza nemmeno di trovarlo.

Questo democraticissimo presidente ha così deciso che democratiche torture e democratica detenzione a tempo indeterminato per chiunque (anche cittadino) sono la giusta democratica soluzione al terrorismo, ma ovviamente solo se il democratico presidente, nella veste di democratico padre-eterno americano stabilisce che il soggetto (non chiamiamolo uomo che poi la democratica opinione pubblica magari inizia a riflettere) se lo merita. Benvenuti in America cari pulcini, ascoltate la democratica mamma chioccia e aborrite l’orribile e sconvolgente medioevo estero, solo la luce della democrazia è giusta e confortevole e rispettosa anche se tortura, anche se ingabbia, il resto è propaganda reazionaria. Venite pulcini dalla chioccia.

Per saperne di più:

obama ndaa

obama ndaa fy2012

obama defense bill

Enhanced interrogation techniques (sulle torture usate dagli USA e autorizzate anche da questo nuovo atto del presidente Obama)

Tu, da che parte stai?

Quante volte il solito superficiale è esordito con frasi del tipo “ma durante il Nazismo i Tedeschi sapevano, come hanno fatto a non fare nulla?” oppure “come facevano ad esserci tanti Nazisti?”, “oggi non potrebbe più succedere con tutti i diritti dell’uomo”, “noi siamo la civiltà”; eppure abbiamo davanti il peggior massacro della storia, ormai non servono più singoli campi di sterminio poiché sotto il cielo è tutto un campo di sterminio. Ogni nazione beve il sangue dei propri figli e noi siamo peggiori dei tedeschi che osannavano il Nazismo poiché allora la massa non odiava coloro che aveva generato. Lo stolto che può dire le frasi di prima è lo stesso che può osannare lo sterminio dei propri figli, non ne ho dubbi. E se per una volta uscissimo dalla massa per riscoprirci persone, per pensare con la nostra testa, per smettere di ragionare a slogan? E se per una volta salvassimo i nostri figli? E se per una volta fossimo persone, il mondo non sarebbe migliore?

Dov’è la felicità?

Tutti siamo alla ricerca frenetica della felicità, chi usa la carriera, chi i titoli universitari, chi l’approvazione dei genitori, chi il cibo, chi le feste; eppure ogni cosa che ci dovrebbe rendere felici nasconde un valore che noi gli attribuiamo. Dunque la felicità è dentro di noi, a noi spetta farla uscire. Questa può sembrare una banalità, ma in realtà è un insegnamento centralissimo a cui è difficile prestare ascolto. Ogni felicità viene da una nostra rappresentazione, cambiando la rappresentazione diventiamo felici o tristi, una volta capito il trucco è facile essere felici.

Tuttavia una volta capito il trucco ci si rende anche conto che se tutto procede da rappresentazioni, tutto è vano; eppure esiste una realtà oggettiva che è, al di là delle rappresentazioni. Quando ci si focalizza su questa realtà il senso di tutto cambia, ma cosa ancora più importante le rappresentazioni perdono di significato, non siamo più schiavi delle rappresentazioni, siamo liberi.

Bisogna partire da oggi a porsi migliaia di domande sulle proprie rappresentazioni, a metterle in crisi, a riplasmarle, fino a che dalle loro crepe non emerga ciò che è vero. Questo è un viaggio che ci tocca in profondità, un viaggio radicale che muterà noi stessi, spesso è il coraggio che manca.

C’è chi giudica meglio vivere in pace, nelle rappresentazioni che ci hanno insegnate, poiché le rappresentazioni danno una felicità, questo è innegabile. Però essa dura il tempo di un’illusione, e dentro di noi c’è qualcosa che non s’inganna né s’ingannerà poi come sembra.

Le doglie del parto

Circa 2000 anni fa l’intero universo viveva le doglie del parto, dalle creature nasceva il Creatore. E dove nacque? Nacque nella periferia, in una mangiatoia, il potente nascendo indicò cos’era veramente importante. Non gli onori, non una casa, non l’oro, solo una famiglia accogliente e un po’ di tepore; nella fiducia Dio aveva dato tutto il necessario, non il superfluo che distrae, né il comfort che intiepidisce. Capirò mai questo messaggio?

Buon Natale

Attivata la Newsletter.

Da oggi è disponibile la newsletter per ricevere aggiornamenti periodici sulle novità del sito, è completamente gratuita e richiede solo un indirizzo email per essere attivata.

Per iscrivervi seguite questo link oppure inserite direttamente i vostri dati:

Buona lettura!

Schiavi della pancia.

Oggi il mondo ragiona di pancia, siamo diventati refrattari ai ragionamenti. Poco conta che qualcuno possa dimostrare o dire qualcosa di concreto, meglio un bambino, magari un po’ sofferente che sostiene la nostra causa, allora si che i voti piovono dal cielo. Poco contano i pensieri, sono gli uomini sofferenti (anche se magari rappresentano una categoria ben pasciuta) a fare notizia.

Se vogliamo ripartire come civiltà invece dobbiamo bandire il sensazionalismo dei titoli, gli esempi sbudellanti, gli accostamenti pindarici, per tornare alla concretezza dei ragionamenti, non facciamo i “buoni”, facciamo i giusti, così tornerà la bontà.

Siamo in crisi da tutti i punti di vista come società e come uomini, aprendoci all’intelletto ci apriremo a Dio che è vero. Per una nuova politica si passa da qui; dalla giustizia che è verità.

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 1/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 1/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
  3. È vietata la produzione di e-book (o libri in qualunque altra forma) dalle mie traduzioni senza il mio consenso ed un accordo scritto.
  4. Mi preservo il diritto di modificare questo regolamento in ogni momento e senza preavviso, questo regolamento non implica nessuna cessione della proprietà intellettuale delle traduzioni.

Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 1/4

Importante: se ti piace questo progetto e vuoi sostenerlo condividilo, è importante:

 

Tunc videbunt Filium hominis venientem cum potestate magna et majestate.

Allora vedranno venire il Figlio dell’uomo con grande potenza e terribile maestà circondato dagli angeli e dai santi. (Lc 21,27.)

Non è più, fratelli miei, un Dio ricoperto delle nostre infermità; celato nell’oscurità di una povera stalla, disteso in una mangiatoia, ricoperto d’ignominia, prostrato sotto il pesante fardello della sua croce; ma un Dio ricoperto da tutto lo splendore della sua potenza e della sua maestà; che fa annunciare la sua venuta dai prodigi più terribili, vale a dire, dall’eclissi del sole e della luna, dalla caduta delle stelle, e da un radicale sconvolgimento della natura. Non è più un Salvatore che viene con la dolcezza d’un agnello, per essere giudicato dagli uomini e per riscattarli; è un Giudice giustamente irritato, che giudica gli uomini in tutto il rigore della sua giustizia. Non è più un Pastore caritatevole che viene a cercare le sue pecore smarrite, e a perdonarle; è un Dio vendicativo che viene a separare per sempre i peccatori dai giusti, a prostrare i malvagi con la sua più terribile vendetta, e a seppellire i giusti in un torrente di dolcezze. Momento terribile, momento spaventoso, momento infelice, quando arriverai? Ohimè! Può essere che, una di queste mattine, noi sentiremo i precursori di questo Giudice così temibile per il peccatore. O voi, peccatori, uscite dalla tomba dei vostri peccati, venite al tribunale di Dio, venite ad istruirvi sulla maniera in cui il peccatore sarà trattato. L’empio, in questo mondo, sembra voler disconoscere la potenza di Dio, vedendo i peccatori senza punizione; arriva anche fino a dire: No, no, non c’è né Dio né l’inferno; o bene: Dio non fa attenzione a quello che si passa sulla terra. Ma, attendiamo il giudizio, e, in quel grande giorno, Dio manifesterà la sua potenza e mostrerà a tutte le nazioni che ha visto ogni cosa e tenuto conto di ogni cosa.

Quale differenza, fratelli miei, fra queste meraviglie e quelle che operò creando il mondo!

Che le acque, disse il Signore, irrighino, fertilizzino la terra e, fin dall’istante medesimo, le acque coprirono la terra e le donarono fertilità. Ma, quando verrà a distruggere il mondo, comanderà al mare di sormontare le sue sponde con un’impetuosità spaventosa, e inghiottirà tutto l’universo nel suo furore. Quando Dio creò il cielo, ordinò alle stelle d’attaccarsi al firmamento; alla sua parola, il sole illuminò il giorno, e la luna presiedé la notte; ma in quel ultimo giorno, il sole s’oscurerà, e la luna e le stelle non daranno più luce, tutti questi astri meravigliosi cadranno con un casino spaventoso.

Che differenza, F.M.! Dio per creare il mondo impiegò sei giorni; ma per distruggerlo, un colpo d’occhio sarà sufficiente. Per creare l’universo e tutto ciò che contiene, Dio non chiamò alcun spettatore di tante meraviglie, ma per distruggerlo, tutti i popoli saranno presenti, tutte le nazioni confesseranno che c’è un Dio e che è potente.

Venite, ridenti empi, venite, increduli raffinati, venite ad apprendere o a riconoscere se c’è un Dio, se ha visto tutte le vostre azioni, e se è onnipotente! O mio Dio! Quanto il peccatore cambierà lingua in quel momento! Quanti lamenti! Oh! Che pentimento d’aver lasciato passare un tempo così prezioso! Ma non c’è più tempo, tutto è finito per il peccatore, non c’è più speranza! Oh! Quanto sarà terribile quel momento! San Luca ci dice che gli uomini appassiranno di paura, pietrificati sulle piante dei loro piedi, pensando alle sciagure che sono loro preparate. Ahimè! F.M., si può ben appassire di paura e morire di spavento, nell’attesa di una sofferenza infinitamente più piccola di quella di cui il peccatore è minacciato, e che in maniera assolutamente certa lo colpirà, se continua a vivere nel peccato.

In questo momento, F. M., in cui io mi metto a parlare a voi del giudizio, a cui noi tutti compariremo, per rendere conto di ogni cosa, del bene e del male che noi avremo fatto, per ricevere la nostra sentenza definitiva per il cielo o per l’inferno: se ora venisse un angelo ad annunciarvi da parte di Dio che, in ventiquattro ore, tutto l’universo sarà ridotto in fiamme da una pioggia di fuoco e di zolfo, che comincerete a sentire i tuoni rimbombare, i furori delle tempeste abbattere le vostre case, i lampi così numerosi da rendere l’universo nulla più che una palla di fuoco, e che l’inferno vomiterà ora tutti i suoi dannati, le cui grida e urla si faranno udire ai quattro angoli della terra, che il solo mezzo per evitare tutte queste disgrazie è di abbandonare il peccato e di fare penitenza; potreste voi, F. M., ascoltare tutti questi uomini senza versare torrenti di lacrime e gemere misericordia? Non verreste forse a gettarvi ai piedi degli altari per domandare misericordia? O cecità, o sciagura incomprensibile dell’uomo peccatore! I mali che vi annuncia il vostro pastore sono ancora infinitamente più spaventosi e degni di strappare le vostre lacrime, di squarciare il vostro cuore. Ahimè! Queste verità così terribili stanno per diventare altrettante sentenze che sanciranno la vostra condanna eterna. Ma la più grande di tutte le disgrazie è che voi siate insensibili, e che continuiate a vivere nel peccato; e che voi non riconosciate la vostra follia che nel momento in cui non avete più rimedi. Un momento, e quel peccatore, che vive tranquillo nel peccato sarà giudicato e condannato; un istante, e, porterà i suoi rimpianti nell’eternità. Sì, F.M., saremo giudicati, nulla è più certo, sì, noi rimpiangeremo eternamente d’aver peccato.

Dio è morto

Questo blog parla di una cosa sola: della verità. È ciò che ho sempre cercato, ciò che mi affascinava da piccolo, ciò che mi chiama tuttora. Eppure la verità ha un peso, un peso che quest’epoca sbiadita non riesce più a sopportare. Poiché ogni cosa vera porta con sé il peso della scelta; chi si fa trascinare dalla menzogna non sceglie, è come un tronco in un fiume, ma chi si sforza di conoscere deve combattere. Non c’è via d’uscita: quando si conosce si sceglie, quando si sceglie si deve combattere per sostenere la scelta. Non è facile; non è moderno. È solo giusto, giusto per non offendere la nostra fortuna di essere uomini, giusto perché siamo vivi.

Invece in questa società Dio è morto, con ciò non intendo un’assurdità metafisica, con ciò intendo che nessuno, nemmeno io, considera Dio vivo. Se considerassimo vivo Dio non faremmo ciò che facciamo, non penseremmo ciò che pensiamo. Quando un prete predica di sociale invece che di anime, in quel momento Dio è morto, poiché l’anima immortale vale più del corpo mortale. Quando riduciamo l’amore al prossimo ad un amore del prossimo, in quel momento Dio è morto, poiché Dio ha fatto ogni uomo straordinario, di ogni uomo un soggetto, di ogni cristiano un Dio. Quando programmiamo in tutto il futuro, e ci arrabbiamo perché nulla accade secondo il nostro disegno, in quel momento Dio è morto, poiché chi può credere vivo il Signore della Storia e morta la Storia? Quando scopiamo a destra e a manca e poi parliamo d’amore, in quel momento Dio è morto, poiché si ascoltano i vivi, mentre dai morti non si leva alcun suono. Quando viviamo combattendo per le cose che scompaiono, in quel momento Dio è morto, poiché se crediamo che esiste un Paradiso, che cosa conta un dollaro? Quando viviamo con la religione all’angolo e magari la insegniamo, in quel momento Dio è morto, poiché se esiste un Signore di tutto, come facciamo a non metterlo al centro? Diciamo che lo crediamo vivo e invece lo crediamo morto. Beato chi lo crede vivo davvero; per il Signore del tutto, qualsiasi dono è niente.

A volte capita che una persona che si riempie la bocca di Dio, stia parlando di sé; sovente essa modifica ciò che è con ciò che più l’aggrada. Anche per questa persona Dio è morto, poiché se fosse vivo non lo dipingerebbe diverso da quello che è. Sovente questa persona vive diversamente da come Dio le ha detto, ma, d’altronde, quando il padrone è morto è l’erede che gestisce il patrimonio. Sovente questa persona trascina nell’errore quanti può, gli uni perché gli parla di dèi falsi e bugiardi e gli altri perché li indispone ad ascoltare. Anche per questo autocredente Dio è morto.

Altre volte capita che una persona dica che Dio non esiste. Ciò che è è anche se non si vuole che sia.

Io vorrei che per me Dio fosse ciò che è realmente, cioè vivo. Dio è vivo e se anche per me è vivo, allora io conosco la verità, allora scelgo, allora sono libero. Io voglio arrivare lì dove si conosce la verità. Non si può conoscere la verità senza acquistare consapevolezza, si può ripeterla, ma non conoscerla. Tutto vive nella verità, è la consapevolezza che spesso manca. Per questo possiamo dire con leggerezza “Dio è morto”. Ma noi siamo uomini e dunque abbiamo la forza intellettuale di conoscere e di vivere, di essere liberi. Questo vi propongo nel mio blog, di arrivare lì con me dove si conosce la verità, con l’augurio che ce la faremo.

Che il Signore ci benedica,

BiancoFulmine

Seguimi anche su Facebook: