Mors tua vita mea.

Monumento realizzato in commemorazione di tutti i bambini uccisi dall'aborto e di tutto il dolore sofferto dalle loro madri.

Siamo creature chiamate al bene, per questo il Male si nasconde fra noi sotto forma di bene. Quando feriamo qualcuno, quand’anche lo violiamo nella sua essenza, ci raccontiamo che lo facciamo per il bene. Così i genitori vengono dimenticati in un ospizio perché lì possono essere meglio curati, i bambini uccisi perché non avrebbero avuto un buon futuro, i popoli violentati perché possano avere il progresso. Eppure la nostra società occidentale una cosa ce l’aveva inculcata bene nella testa, e, cioè, che non vige la legge del più forte. Che i forti devono soccorrere i deboli e che noi siamo chiamati come comunità a servire il bene. Ma si sa, i valori antichi sono fuori moda, e si preferisce dimenticarsi di questa “assurdità” anti-individualista. Così l’ago che già si era spostato dal bene al giustificare il male come un bene della persona danneggiata, ora ha fatto un ulteriore scatto e vuole giustificare il male con il proprio individuale bene. Nascono così richieste come la legalizzazione dell’infanticidio post-parto e l’incentivazione dell’infanticidio pre-parto con assoluta noncuranza della successiva e devastante sindrome post-aborto. Infatti se ci si pensa bene tutte le lotte per questi diritti-storti sono giustificate principalmente dalla gratificazione personale di chi combatte queste battaglie, cosa giova a questi attivisti fare 100’000 aborti all’anno forzando la mano alle persone? Cosa giova se non gratificazione per la propria capacità di perseguire un’idea e di imporla? (O anche per il proprio portafoglio?) Se essi amano veramente i diritti perché non si occupano del problema in tutta la sua vastità? Perché il supporto a chi soffre per l’omicidio volontario del propri figlio non è da loro contemplato, perché alle donne non si parla compiutamente, perché si nascondono le cose celandone il nome?

Essere Cattolici significa anche questo: contemplare tutti i problemi nella loro vastità, sforzandosi di non dimenticare nulla e senza cedere alla tentazione di prendere una posizione di parte, senza cioè offendere la giustizia. Posizione ragionevolissima assolutamente. Significa ricordarsi dei diritti della madre senza scordarsi di quelli del bambino; della dignità dell’immigrato, senza scordarsi del bene dell’autoctono; dei legami che ci uniscono e della realtà nella sua oggettività.

Oggi invece la società procede verso l’individualismo più sfrenato, verso la tentazione non solo di prendere le cose in maniera di parte, ma di considerarle mediante un’unica parte, il proprio io. Tristo destino, poiché solo nell’amore c’è il nostro bene. L’egoismo, inganno diabolico, paga la sua moneta con la disperazione. Tuttavia anche a livello materiale i nodi vengono ben presto al pettine, poiché dove vige la legge del più forte, il più forte è sempre, e necessariamente, qualcun altro.

Aperti alla verità

Descrivete un elefante ad un vostro interlocutore immaginario. Fatto? Vi do ancora qualche istante.

Sono pronto a scommettere che non avete detto che l’elefante ha un cuore, dei polmoni, delle scapole ed uno stomaco. Non lo avete detto perché per cercare di capire cosa sia un elefante non ci interessano le cose comuni, ma le cose che lo differenziano dagli altri mammiferi. Ciò che diviene davvero rilevante per la comprensione sono le anomalie, le specificità di questo animale. Così, quando cerchiamo i fatti che ci possano aiutare a capire la verità, ci interessano certamente anche le cose comuni, quotidiane, ma acquistano molta rilevanza anche i fatti certi ma poco diffusi. Perché una buona teoria deve riuscire a spiegare tutti gli elementi veri, non solo i più frequenti, ma bensì anche i più bizzarri.

Per questo, per ricercare la verità, dobbiamo arrivare anche ai casi limite e solo quando sapremmo ricondurli alla nostra teoria in maniera efficace e coerente, senza bisogno di nasconderli, solo allora potremmo essere soddisfatti del lavoro compiuto. In quest’ottica vi consiglio tre libri. Sono stati scritti da un esorcista. Trovate, qui come altrove in opere simili, testimonianze straordinarie su cui vi invito a riflettere per cercare onestamente la verità. Ad esempio troverete 1) persone che parlano perfettamente lingue che non conoscono e che non hanno mai studiato (a volte morte da millenni come l’Aramaico ), 2) persone che sputano quantità enormi di oggetti di metallo come chiodi e forbici che non erano presenti nel loro stomaco e che non sarebbero nemmeno potuti essere presenti in quella quantità, 3) persone che conoscono fatti nascosti ed occulti, 4) ragazzine dotate di forze inumana (in grado di raddrizzare con le mani moschettoni di ferro di grosse dimensioni) e capaci di aleggiare in aria. Già solo spiegare queste quattro esperienze ripetute più volte con una sola teoria non è facile, voi che dite?

Inoltre la lettura sarà molto utile anche per chi è Cattolico: capirà la concretezza e la puntualità della dottrina, che non è un insegnamento simbolico, ma reale ed attuale. I libri sono (io vi consiglio di leggerli in quest’ordine):

Memorie di un esorcista. La mia vita in lotta contro Satana di Gabriele Amorth e Marco Tosatti: un libro che ci presenterà molti fatti legati agli esorcismi.

Più forti del male. Il demonio, riconoscerlo, vincerlo, evitarlo di Gabriele Amorth e Roberto I. Zanini: un libro che parla del Male in maniera generale, non strettamente legato al tema degli esorcismi.

L’ultimo esorcista. La mia battaglia contro Satana di Gabriele Amorth e Paolo Rodari: un libro che può essere considerato un po’ il riassunto delle altre opere, ottimo per fare il punto su questa tematica.

Per chi vorrà, buona lettura e buona onesta ricerca della verità.

Fra mille milioni di vite, c’era un minuto per noi; e non l’avremo vissuto.

“Hanno detto che l’Italia può riparare, se anche manchi questa occasione che le è data; la potrà ritrovare. Ma noi, come ripareremo?
Invecchieremo falliti? Saremo la gente che ha fallito il suo destino. Nessuno ce lo dirà, e noi lo sapremo; ci parrà d’averlo scordato, e lo sentiremo sempre; non si scorda il destino.
E sarà inutile dare agli altri la colpa. A quelli che fanno la politica o che la vendono; all’egoismo stolto che fa il computo dei vantaggi, e cerca nel giornale quanti sono stati i morti; ai socialisti ed a Giolitti, ai diplomatici o ai contadini. La colpa è nostra, che viviamo con loro. Esser pronti, ognuno per suo conto, non significa niente; essere indignati, disgustati, avviliti è solo una debolezza. La realtà è quella che vale. Anche la disgrazia è un peccato; e il più grave di tutti, forse.
Fra mille milioni di vite, c’era un minuto per noi; e non l’avremo vissuto. Saremo stati sull’orlo, sul margine estremo; il vento ci investiva e ci sollevava i capelli sulla fronte; nei piedi immobili tremava e saliva la vertigine dello slancio. E siamo rimasti fermi. Invecchieremo ricordandoci di questo.”

Uso queste suggestive parole di Renato Serra in primo luogo per presentare la sua opera “Il senso del silenzio” liberamente scaricabile da qui, è in secondo luogo per presentare un sito ed un progetto encomiabile: Liber Liber, un sito con più di 2000 libri in edizione integrale completamente scaricabili, sicuramente un progetto da sostenere.