Il Papa non mangia tartufi

Tutti criticano la Chiesa dicendo che dovrebbe vendere i propri beni, che potrebbe sfamare “mezza Africa con l’anello del Papa” (anello che contiene l’oro di tre fedi, allora se tu lettore vendessi la tua macchina si conscio che sfameresti più persone). Poco conta che il Papa quando ha ricevuto in regalo un tartufo da 50.000€ lo abbia inviato subito alle mense della Caritas (17 novembre 2010), o che destini gran parte dei propri ricavi personali di teologo alla sua fondazione che si occupa di iniziative umanitarie e di approfondimento teologico. O ancora che abbia uno stile di vita sobrio e con meno comfort di quello mediamente presente nelle nostre case opulente.

Poco conta, perché gli attacchi sono critiche distruttive, mosse dall’invidia e mai supportate dai fatti. Basterebbe che i critici mettessero mano ai loro beni personali quanto fa il Papa per aiutare le persone. Eppure non lo fanno, non lo fanno perché è più facile criticare, dare la colpa all’altro, accusarlo; mentre il nostro povero cuore rimane, inesorabilmente,    vuoto.

Cattolicesimo e politica, una gran confusione.

Oggigiorno c’è una gran confusione sui rapporti fra cattolicesimo e politica, il problema di fondo è che la cultura dominante etichetta come imposizione del Cattolicesimo qualsiasi cosa vada contro l’individualismo (cioè ogni cosa che si batta per la dignità della persona umana). Nasce così la leggenda che i Cattolici vogliano imporre la loro fede, intesa come fede nella Chiesa Cattolica, a tutti gli altri. La Chiesa Cattolica ha cinque precetti: a) Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni del lavoro; b) Confessa i tuoi peccati almeno una volta all’anno; c) Ricevi il sacramento dell’Eucaristia almeno a Pasqua; d) In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno; e) Sovvieni alle necessità della Chiesa (per approfondire CCC 2041-2043). Ora non si è mai sentito che qualcuno proponga per legge l’obbligatorietà di andare a Messa o di confessarsi almeno una volta all’anno, per un Cattolico è contraddittorio imporre per legge la propria fede. Ciò violerebbe il diritto alla libertà religiosa del singolo, tutelato dalla fede. Ciò che propongono i Cattolici, uniti alle persone di buon senso, non riguarda la fede nella Chiesa, ma la verità e la giustizia. Non uccidere l’innocente è comandamento di verità e giustizia, dunque deve prevalere erga omnes nella legislazione civile. Qualora, come nell’aborto, si legittimi per legge la soppressione dell’innocente, non è come membri della Chiesa che ci opponiamo, ma come uomini, in virtù della giustizia e della verità.

Ne consegue che la critiche che si fanno alle opinioni cattoliche in quanto cattoliche (che etimologicamente significa universali, non dimentichiamolo mai), dimostrano la pochezza e la mancanza di fondamento dei ragionamenti avversari; se ci sono critiche invece sui presupposti o sulla verità dei ragionamenti quelle dimostrano accortezza, onestà ed attenzione. Quando la Chiesa parla alla società civile lo fa come araldo di verità e sulla verità si basano i suoi ragionamenti, se qualcuno vi trova qualcosa contro giustizia la deve manifestare come mancanza di verità. Ritenere invece che i membri della Chiesa non abbiano libertà d’espressione è semplicemente la più becera delle intolleranze ed una vile scappatoia dal punto delle questioni.

Mi rendo conto che il mio discorso si presta ad essere male interpretato sia da una parte che dall’altra, poiché il demonio è amico delle esagerazioni e dei fraintendimenti, ma ciò, da un certo punto di vista, è un bene, perché per conoscere la verità bisogna sempre camminare sul filo del rasoio, evitando di essere frettolosi e superficiali; se non s’impara questo la nostra ricerca non procederà e, ciò che conta sviluppare, non sono i grandi numeri, siamo noi come persone.

Vincere il drago.

Generalmente i politici, ammantati di individualismo, sognano di entrare nella Storia. Sognano di essere studiati ed additati, non in quanto realizzatori di una parte del Bene, ma in quanto individui, Napoleone non è ricordato in quanto modello dell’imperatore o dell’uomo buono, ma in quanto Napoleone Bonaparte nato il 15 agosto 1769 ad Ajaccio. Egli stesso amava a tal punto i particolari più piccoli della propria esistenza individuale da modificare il nome di S.Neopolo in S.Napoleone e da spostare il ricordo del santo dal 2 maggio al 15 agosto. Ecco un fenomeno tipicamente moderno, il culto della personalità, cosa inconcepibile nel Medioevo, ma incentivata per ogni individuo dalla nostra cultura decadente.

L’individualismo è la fonte del desiderio di essere personaggi storici. Tuttavia il ricordo non è preservato solo dalla storia. Anzi, in qualche modo la storia si ferma all’aspetto più superficiale di un individuo, perché si fissa con i particolari della sua esistenza. Cerca di capire se il tale è nato il 2 oppure il 3 luglio, o se ha marciato verso la tale città, come raccontano le fonti, o se, invece, non è più probabile che abbia cavalcato vista la distanza. La storia si fissa con un tale e ne parla senza sosta, incurante di cosa quel tale possa insegnare ancora oggi, incurante di quello che, in profondità, lo ha reso degno di menzione presso i contemporanei. Spesso anzi la storia non parla più ai contemporanei ed infatti viene dimenticata e rilegata in ambienti ristretti, poco significativi e poco duraturi. La storia più rigida è la storia dei fatti individuali, quella che si attiene strettamente a ciò che non significa nulla, poiché non è il giorno esatto di una tale battaglia, che la rende importante, né il conteggio esatto dei feriti, o la descrizione minuziosa delle strategie; ciò che rende importante una battaglia è ciò che ha causato e ciò che ha cambiato. Le famiglie che ha lasciato nel pianto e gli equilibri che ha modificato, per i prossimi, e ciò che ci insegna, per i posteri. Esiste un ricordo diverso, la leggenda.

La leggenda non è individualista, trascende gli aspetti piccoli e insignificanti del singolo per rendere il singolo un paladino del bene. La leggenda è fatta non per esaltare un individuo, ma per aiutare una persona, per riempire cioè il lettore di ciò che è positivo e salutare. Desiderare la leggenda significa essere indifferenti a ciò che deriva dal nostro piccolo essere, ambendo invece al bene. Perché il vero protagonista della leggenda non è l’eroe, è il bene che anima l’eroe. È la grandezza della sua anima, che è grandezza che riempie la sua anima, non è l’animale di per sé. L’eroe della leggenda non è preoccupato di essere ricordato come il tale, è preoccupato di continuare a fare del bene, di divenire maestro del bene, per poter servire il bene al di là della propria limitata esistenza.

Poi, per uno di quegli scherzi a cui l’intelligenza ci ha abituati, proprio l’eroe che si disinteressa di se stesso invece che perdersi si ritrova, e mentre la polvere divora, egli vive e combatte, ancora.

Il mito della Storia

La Storia raccontata ha sempre un fine. Gli eventi sono così complessi che il portarne in luce un aspetto od un altro è basato su logiche ideologiche. Non è un caso che la storiografia moderna abbia ricevuto un grande impulso dagli Stati nazionali e da tutti gli organismi desiderosi di ottenere un qualcosa dalla descrizione degli eventi. Ciò non significa che essa necessariamente racconti il falso, significa che essa focalizza la propria attenzione su alcuni aspetti e ne lascia perdere altri. Frequentemente i giudici non riescono a dipanare casi recenti, pur avendo abbondanza di mezzi e di testimonianze, e tuttavia si pretende che uno storico sia il detentore della verità di eventi lontani e complessi poiché reali.

Secondariamente la Storia è storia dei traumi, perché solo gli eventi traumatici vi trovano posto, a nessuno interessano le cose che accadono ogni giorno, se qualcosa è registrato è perché ha una forte valenza di rottura con quello che c’era prima. Così si parla di guerre, ma non di paci. Si descrivono le battaglie, ma non i rapporti cordiali fra padri e figli. E i condottieri storici sono coloro che hanno fatto più danni e distrutto più rapporti. Ogni tanto emerge anche qualche figura di innovatore che diviene importante per ciò che ha cambiato, non per ciò che ha preservato, non per la continuità ma per la rottura. I meritevolissimi sovrani che ereditano ottimi stati e li preservano senza scossoni scompaiono velocemente, i briganti che uccidono milioni di persone sono destinati a questa vana eternità del mondo.

Quando la Storia si assottiglia e scompare l’epoca è dominata dalla pace e fra gli uomini c’è più concordia che conflitto. Un politico, un sovrano, non dovrebbe mirare ad entrare nella Storia, ma al contrario ad esserne dimenticato. Per il buon sovrano non c’è Storia, ciò che c’è è la leggenda, ma di questo parleremo un’altra volta.

Non esistono politici cattolici

Si fa un bel parlare da molto tempo, anche da parte di esponenti ben in vista della Chiesa, della necessità di una nuova generazione di politici cattolici. Poco conta che la ricerca di questa generazione nuova si basi su strutture vecchie, che poco hanno fatto fino ad ora e che si vorrebbero improvvisamente vive ed arzille pronte ad abbandonare tutti i difetti che hanno dimostrato di possedere fino a ieri, il vero problema è un problema di mentalità. Oggi esiste tutta una cultura dominante, che riguarda soprattutto i giovani di ieri (mi risulta difficile trovare una miglior definizione visto che essi stessi rifiutano di abbandonare la terminologia propria dell’età giovanile, escludendo tutti i vocaboli generalmente riferiti all’età adulta e all’età senile), che è in un certo senso incapace di vivere il cattolicesimo politicamente. È come se, per un largo strato della cultura cattolica, il Cattolicesimo fosse diventata questione di secondo piano sovrastato da contingenze che di volta in volta venivano indicate come più importanti e prioritarie. A questa sfiducia generale nella verità del Cattolicesimo (perché mettere in secondo piano i cardini di una certa visione del mondo, può significare solamente che si dubita di quella visione del mondo stessa) sono seguite tutte una serie di conseguenze che partendo dalla vita morale dei singoli si sono ripercosse sempre più ferocemente in tutti i meandri della società, fino al punto da spingere gruppi di credenti ad essere incapaci di esprimere chiaramente il Cattolicesimo ad altri credenti. Il sovrabbondare di documenti fumosi che nascondono le questioni sotto etti di nebbia ne è una prova lampante.

Ovviamente in questa confusione generale il termine di cattolico per un politico è diventato semplicemente un’opportunità. Invece che rispecchiare una reale propensione per la verità è andato a significare una reale propensione a prendere i voti in un elettorato più o meno moderato e molto più attento alla forma che non alla sostanza dei problemi. Ad esempio è inconcepibile che un politico cattolico non attacchi frequentemente e frontalmente il genocidio legalizzato chiamato aborto, e, si badi bene, non lo dovrebbe attaccare in quanto credente in Gesù Cristo, ma in quanto amante della verità. Infatti il politico cattolico non ha alcun interesse, come politico, ad imporre una fede (andrebbe anzi contro la fede che professa facendolo), ciò che deve fare è riportare il buonsenso, cioè il rispetto della verità. La giustizia ci sovrasta tutti, questo dovrebbe dire un politico cattolico; non perdere il proprio tempo ad infangare questa o quella vita personale, perché sta scritto di non giudicare, per non essere giudicati e che con la misura con la quale misuriamo saremo misurati e la Chiesa, fedele a questa linea, ha ribadito anche recentemente che si condanna il peccato, ma non il peccatore.

Come ripartire? Se si vuole davvero una nuova generazione di politici cattolici, prima di tutto bisogna scollegarsi dalle vecchie logiche della politica e del reclutamento partitico (i partiti per loro natura tendono ad uniformare l’opinione dei loro membri, vogliono individui, non persone, ma è alle persone che si rivolge il Cattolicesimo), e poi, so che quello che sto per dire può suscitare grande stupore… ma per avere politici cattolici bisogna cercare… fra i cattolici. Cioè bisogna che i nuovi politici cattolici siano veramente e fermamente convinti che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, perché i problemi partono tutti da qui, partono dall’idea che “cattolico” sia una griffe, una specie di tessera del PD o del PDL, qualcosa che all’occorrenza possa essere negoziato, taciuto o, perfino, dimenticato, fino alle prossime elezioni beninteso. Tuttavia fino a quando nemmeno chi auspica questa nuova generazione non si mostrerà fermamente convinto nella verità del Cattolicesimo, i nuovi movimenti flirteranno con il mondo uscendone inevitabilmente sconfitti, perché non c’è luce dove è stato tolto il fuoco.

Pensioni, sanità, istruzione, cassa integrazione… quello che i tecnocrati dell’UE vorrebbero toglierci.

Recentemente Draghi, governatore della Banca Centrale Europea, ha dichiarato che il modello sociale europeo è morto, intendendo dire che vanno sistematicamente smantellate le garanzie date alle persone in Europa. Ovviamente come scusa di questa sparata è stata presa la crisi economica, ma c’è un punto che sfugge sempre nei discorsi di questi signoroni della politica: la crisi è partita dal mercato finanziario ed è stata dovuta al mercato finanziario, in tutto questo cosa c’entra il modello sociale? Sì, perché si sta usando la scusa della crisi per toccare e distruggere sistematicamente ogni conquista (a volte anche ingiusta, ma non certamente ingiusta nel suo complesso) a favore dei grandi gruppi finanziari ed industriali e di una politica economica miope, che invece che penalizzare le aziende che esportano il lavoro dove esiste una schiavitù legalizzata (come la Cina) mira ad importare la schiavitù legalizzata. La storia ha insegnato poco, dovrebbe essere ormai chiaro da molti decenni che è inutile avere una grande produzione quando non esiste un mercato in grado di assorbirla.

Collegato c’è il discorso della flessibilità, il problema non è la flessibilità di per sé, ma il modo selvaggio in cui è stata introdotta. Essere flessibili significa avere dei rischi maggiori, dunque un impiegato flessibile deve avere nel suo stipendio un equo premio per il rischio. Ben venga il lavoro flessibile, purché molto più retribuito del lavoro a tempo indeterminato, questa, oltre che una legge economica, è anche una regola di buonsenso.

Dunque bisogna riprendere a considerare ogni mercato nella sua specificità, abbandonando l’idea, in cui sguazzano i grandi gruppi finanziari, che l’eliminazione sistematica di qualunque frontiera economica sia sempre un dato positivo. E, secondariamente, in ogni mercato, equamente differenziato dai mercati non compatibili, va ristabilito un principio di equità in cui rischio e merito vengano giustamente ponderati per stabilire il guadagno economico. Tuttavia la cosa principale l’ho lasciata per ultima: è necessario e, ribadisco, necessario, che al centro di tutto il sistema economico venga posta la dignità della persona umana. Gli uomini non sono giocattoli: far lavorare una persona venti ore al giorno non è giusto nemmeno se ciò facesse aumentare l’economia (cosa che fortunatamente, da noi, non avviene visto che non basta chi produce, ma è necessario anche chi consuma), egualmente distruggere una famiglia per avere due redditi invece che uno non è umano, privare i bambini dei propri genitori nemmeno, creare una generazione di infelici neppure. Fortunatamente gli economisti di oggi sono i residui di ieri, il toro che hanno provocato è già alla carica e loro sbraitano odorando la propria fine. Chi semina vento, raccoglie tempesta.

Ancorati al passato.

Due persone in luoghi e tempi diversi mi hanno fatto notare che il mio stemma può richiamare alla memoria i totalitarismi ed i movimenti di destra. Non c’è bisogno di sottolineare che io non sono né di destra né di sinistra né di centro. Io aborro queste distinzioni politiche tipiche di un’epoca che ha fatto dell’odio e della divisione acritica in categorie il suo tema principale. Io sto semplicemente dalla parte della verità e della giustizia, chiunque in qualunque luogo e modo mi dimostri che ciò che sostiene è giusto mi ha conquistato alla sua causa. Ho il vizio di pensare, cosa che alle ideologie sta stretta. Quindi io rigetto loro e loro rigettano me.

Quindi io non mi riconosco in nessuno schieramento che si riconduca a destra o sinistra o centro, mi riconosco solo in chi dice la verità e, tramite la verità, compie il bene. E sia chiaro che la verità è un presupposto del bene, senza verità non può esserci bene perché il bene è verità. Dunque nel mio simbolo non c’è nessuna connotazione politica, non almeno come è intesa la locuzione connotazione politica da quest’epoca decadente. Non esiste ideologia politica, esiste una verità che si ripercuote più o meno sulla società. Quando difendiamo l’innocente non stiamo seguendo l’ideologia, stiamo rispecchiando la verità, perché il nostro cuore ci dirà sempre di tutelare l’innocente. In questo processo destra e sinistra sono solo ostacoli che rischiano, e lo hanno fatto più volte nella storia, di farci commettere il male.

Ora veniamo al mio stemma, esso ha un significato simbolico che spiegherò presto almeno nelle sue linee principali, dunque non è un insieme casuale di righe, né dipende da questa o l’altra ideologia. Il mio stemma è ciò che doveva essere nel mio progetto, ora se lo cambiassi perché ad alcune generazioni richiama delle ideologie farei un grave errore: farei l’errore di perpetrare l’odio che a quelle generazioni ha impedito di vivere bene. Perché l’odio viene solo da Satana e dalla nostra imperfezione, Dio è amore. È ora invece che questo odio esca dall’immaginario collettivo, è ora che in noi entri il bene, è ora che riportiamo il bene nella vita pubblica. Io sogno un futuro in cui guardando uno stemma come il mio le persone non vengano rapite da visioni ideologiche e categoriche del mondo, ma entrino nel mistero del mio stemma, tentino di approfondire cosa significa davvero e non credano di sapere donde viene e dove va. Sogno un’epoca in cui il nostro interlocutore viene ascoltato per quello che ha da dire, dove le etichette non sottendono già il presunto contenuto della discussione, anzi a ben vedere un’epoca dove non esistono più le etichette. Perché ciò che dice Caio non ha valore in base al fatto che Caio sia etichettato fascista o comunista, ha valore in base alla sua aderenza alla verità.

Amici miei, io quel simbolo lo lascio, non perché vi turba, ma perché spero che vi guidi in un mondo dove ciò che prevale è solo la verità, dove le divisioni sono solo del Diavolo in se stesso, dove le nostre discussioni sono solo sull’amore. Poiché dentro di noi sappiamo tutti che l’amore è verità.

Un chirurgo per due mandati

Immaginate di dover fare un’operazione veramente difficile, vi affidereste ad un chirurgo con meno di dieci anni d’esperienza? Io non credo, eppure questo è quello che in molti si ostinano a chiedere alla politica. Si vuole limitare la politica a due mandati, ma il politico decide per le vite di migliaia di persone, non ha forse senso che sia esperto?

E poi da cosa ci salverebbe una politica lampo? Dalla corruzione forse? Non è invece che i politici sono corrotti indipendentemente dalla durata del loro mandato? Molti dicono che le persone che hanno davvero ideali nobili si scoraggiano, ma, se è il loro destino, è difficile pensare che arriveranno intonse anche solo al primo mandato; e, poi, una persona che davvero vuole spendere tutta la propria vita al servizio dei cittadini, non verrebbe forse frenata dal impossibilità di vivere bruciando per questo ideale? Non sarebbe un tarpargli le ali il costringerla a rinunciare alla propria vocazione?

In realtà non conta quanto un politico stia al governo per definire la sua condotta, ma chi è quel politico, cosa vuole e a cosa aspira. Altrimenti i 2 mandati servono solo per cambiare un ladro ogni otto anni, cosa non molto conveniente, per nessuno. Ed, al di là di questo discorso, bisogna considerare la difficoltà di governare uno Stato, difficoltà non certo inferiore ad un intervento chirurgico. “Allora, chirurgo, lo sappiamo impugnare o no questo bisturi?” non è un bel discorso in sala operatoria.

Un Nuovo Ordine Mondiale

“Nessuno potrà opporsi” è la strada avviata dai tanto osannati organismi internazionali, abbandonare totalmente anche ogni semplice parvenza di democrazia per creare una nuova aristocrazia chiamata “tecnocrazia”. Ed il problema di fondo non è questa svolta, ma la scelta di queste nuove guide, scelte non fra persone in grado di guardare al bene, ma fra coloro che meglio interpretano lo spirito economico dell’epoca. Uno spirito economico che, come mostrano gli eventi, ha già profondamente fallito. Uno spirito economico che vede l’uomo come un numero. Uno spirito economico che rinnega ogni radice ed ogni etica nella rincorsa di una crescita tumorale come non se ne erano mai viste prima a memoria d’uomo. Ognuno per sé, verso l’abisso.

L’umanità ha i suoi anticorpi e il mondo che sta bruciando lo dimostra.

Ripartiamo da qui.

“Per costruire il futuro voglio cambiare me stesso, nel presente.”

Si fa un gran parlare di riforme, di leggi, di come deve essere lo Stato del futuro; tutto inutile. Per quante leggi ci siano, per quanto perfette esse siano, per quanto siano ben pianificate, se esse non entrano nei cuori dei singoli saranno vane. La giustizia funziona solo con chi ci crede; si vede anche ad un livello molto empirico: chi spende parecchie migliaia di Euro di avvocato per una cosa da poco? e chi ci obbliga a rispettare una legge penale nel segreto? La giustizia funziona solo fra gentiluomini. Per quanti esattori ci siano non saranno mai controllati tutti gli scontrini, per quanti poliziotti mai tutti i vicoli, per quanti vigili mai tutti i parcheggi.

La politica, lo Stato, deve ripartire da qui, dall’educazione morale dell’uomo. Per troppo tempo il potere, nel suo senso più positivo, ha abdicato all’educazione umana. Per anni c’è stato ripetuto che nelle scuole non si devono insegnare i valori: sciocchezze, ogni insegnamento, di qualunque tipo, comunica un valore. Per anni ci è stato detto che i bambini vanno cresciuti in autonomia: sciocchezze non esiste un’autonomia del bambino, esso assorbe sempre e comunque i valori che lo circondano. Abbiamo abdicato al bello e al buono per lasciare che ogni valore prepotente emergesse. È ora di finirla, siamo uomini.

Il futuro riparte da qui, da un’umanità con una morale, da una umanità di probi, di uomini insomma. Per costruire il futuro voglio cambiare me stesso, nel presente.

Una percezione più acuta delle cose.

L’ideologia avvelena la nostra capacità di percepire la realtà. Poiché si pone un obbiettivo, ricerca un utile. Non essendo interessata alla verità in quanto tale, è menzognera. Chi è accecato dall’ideologia non conosce la verità e i suoi sogni generano mostri. Essa ci toglie la capacità di vedere le cose per quello che sono; l’uomo diventa un numero iscritto nella lista dei buoni o dei cattivi, i fatti hanno un’unica univoca ed inequivocabile interpretazione che precede lo studio e le evidenze perdono di significato.

Io sono e sarò sempre anti-ideologico, bisogna tornare ad indagare la realtà in quanto tale. Bisogna smettere soprattutto di giudicare ed interpretare tutto per categorie, in natura non esistono due orecchie uguali, figuriamoci blocchi interi costituiti da migliaia di individui graniticamente uguali, superstizioni venenifere. Quando si fa di tutta l’erba un fascio, quando si passa, cioè, dal concetto di persona a quello di individuo, finisce l’umanità per iniziare l’aberrazione dell’idea.

Inoltre affermo che il Cattolicesimo è intrinsecamente anti-ideologico, poiché non è al servizio di un’idea, ma di una persona concreta, reale e viva. Nostro Signore Gesù Cristo. Non un concetto, non un’idea, ma bensì una persona. Quando un Cattolico abbraccia un’ideologia fa il più grande torto alla sua fede, perché dove c’era il prossimo inizia a vedere l’oggetto (nemico o amico poco importa) e dove c’era Dio vede l’idea, che per essere realizzata genera mostri. Basta Cristiani socialisti o fascisti o comunisti, dobbiamo essere solo uomini che lottano, l’uno per l’altro, al servizio dell’unico Re.

Tante piccole biglie…

Immaginate che io prenda un sacco con tante piccole biglie, immaginate ora che, salito su una piccola scaletta, io svuoti il sacco a terra facendo cadere le biglie come cadono gli acquazzoni. Immaginate ancora che mi aspetti che dalla caduta casuale di queste biglie si formi una fantastica statua formata dalle biglie stesse, non una volta, ma tutte le volte che svuoto il sacco. È un’aspettativa equa o folle?

Folle vi dico! E allora per quale motivo tutti i sostenitori del libero mercato pongono questa aspettativa assurda alla base di tutta la struttura finanziaria ed economica? E il bello è che la semplice osservazione vi dirà che ciò è un’assurdità. Però noi come ripetitori ripetiamo la regola, anche quando fallisce, anche quando è smentita dai fatti, anche quando è assurda. Altoparlanti e ripetitori.

Beninteso, i fatti hanno dimostrato che anche un controllo assoluto dello Stato (comunismo) è quanto di più assurdo e dannoso ci possa essere per l’uomo. Si può essere liberi anche senza essere anarchici e si può essere ordinati anche senza essere rigidi.

Obama legalizza la tortura, yes, we can!

Ancora una volta la più grande democrazia del mondo ci dà una democratica lezione su come vanno intesi i democraticissimi diritti umani; i diritti umani funzionano in un modo molto semplice, servono per accusare i nemici. Quando hai un nemico (chessò il tuo datore di lavoro) tu non devi dire “quello stronzo” o raccoglierai il biasimo della democraticissima opinione pubblica, tu devi dire “sta violando i miei diritti umani”, poi chiami un po’ di associazioni ad hoc et voilà hai creato un mostro, uno che sta sulle palle a tutti e che in fondo in fondo si merita le tue bombe.

Però ovviamente tu sai che stai mentendo e che in fondo non te ne frega nulla della dignità della persona umana altrimenti non faresti tante norme sui diritti dell’individuo. Infatti a cosa serve legiferare se non vuoi rispettare il concetto che sta dietro ad una legge? A nulla; perché fatta la legge si trova l’inganno, oppure non ci si sforza nemmeno di trovarlo.

Questo democraticissimo presidente ha così deciso che democratiche torture e democratica detenzione a tempo indeterminato per chiunque (anche cittadino) sono la giusta democratica soluzione al terrorismo, ma ovviamente solo se il democratico presidente, nella veste di democratico padre-eterno americano stabilisce che il soggetto (non chiamiamolo uomo che poi la democratica opinione pubblica magari inizia a riflettere) se lo merita. Benvenuti in America cari pulcini, ascoltate la democratica mamma chioccia e aborrite l’orribile e sconvolgente medioevo estero, solo la luce della democrazia è giusta e confortevole e rispettosa anche se tortura, anche se ingabbia, il resto è propaganda reazionaria. Venite pulcini dalla chioccia.

Per saperne di più:

obama ndaa

obama ndaa fy2012

obama defense bill

Enhanced interrogation techniques (sulle torture usate dagli USA e autorizzate anche da questo nuovo atto del presidente Obama)

Schiavi della pancia.

Oggi il mondo ragiona di pancia, siamo diventati refrattari ai ragionamenti. Poco conta che qualcuno possa dimostrare o dire qualcosa di concreto, meglio un bambino, magari un po’ sofferente che sostiene la nostra causa, allora si che i voti piovono dal cielo. Poco contano i pensieri, sono gli uomini sofferenti (anche se magari rappresentano una categoria ben pasciuta) a fare notizia.

Se vogliamo ripartire come civiltà invece dobbiamo bandire il sensazionalismo dei titoli, gli esempi sbudellanti, gli accostamenti pindarici, per tornare alla concretezza dei ragionamenti, non facciamo i “buoni”, facciamo i giusti, così tornerà la bontà.

Siamo in crisi da tutti i punti di vista come società e come uomini, aprendoci all’intelletto ci apriremo a Dio che è vero. Per una nuova politica si passa da qui; dalla giustizia che è verità.