Bestiario clericale

Immagine di: Wellcome Library, London. Wellcome Images

In questo articolo elencherò alcuni comportamenti di sacerdoti, monaci o oblati che ho vissuto in prima persona e che mi sono sembrati scandalosi per la fede. Non farò nomi e manterrò il più assoluto anonimato dei protagonisti, tuttavia reputo importante scriverli, perché sono stati comportamenti che davanti ai miei occhi hanno svilito la fede e, la loro lettura, può forse aiutare chi ascolta ad essere di buon esempio. Ovviamente non giudico i singoli, non conoscendo tentazioni e intenzioni. Inoltre voglio fare una doverosa premessa: parlerò solo di persone che hanno comunque una vita nella Chiesa degna di attenzione, sarebbe troppo facile e veramente poco produttivo in questo contento citare le centinaia di eresie che purtroppo si possono sentire nelle prediche domenicali in giro per l’Italia o su Internet, questi fatti sono tanto più rilevanti perché parlano di persone che hanno dimostrato una propria coerenza e un proprio attaccamento a Dio e per questo sono fatti che toccano ancora di più la sensibilità umana.

I. Un volta un frate, parlando della propria vocazione, ha detto che poco dopo l’ordinazione lui ed un suo amico (anch’egli ordinato) si sono guardati e hanno detto “E se Dio non esiste?” “Non mi interessa, questa è comunque la vita che voglio vivere”.

Questo racconto presenta aspetti critici su più punti di vista. In primo luogo la vita di un frate se è svuotata di Cristo cos’è? Se Cristo è così marginale da poter non esistere senza che cambi nulla allora significa che in quel modo di vivere non è nulla. In secondo luogo allora la vocazione non è un servizio a Dio, è un servizio a sé, che amiamo quel tipo di vita indipendentemente da Dio. In terzo luogo la domanda sull’esistenza di Dio andrebbe affrontata nel germoglio della fede, perché come si può essere crocifissi per qualcuno che non si sa se c’è? Sarebbe alquanto strano.

II. Una volta un frate ha sostenuto che l’inferno è vuoto (“larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano” Mt 7,13) e che nemmeno Giuda è lì (“ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!” Mc 14,21) salvo poi sostenere ripetutamente che Berlusconi andrà all’inferno.

So che questa potrebbe essere vista come un’affermazione scherzosa, ma tutte le volte che veniva citato Berlusconi la citazione aveva un tale odio ed un tale livore che vi assicuro che non poteva essere presa come una battuta leggera. Vedere una condanna così alla leggera di un’anima all’inferno (sostituendosi al giudizio di Dio) unita ad una martellante teologia del “all’inferno non va nessuno (tranne Berlusconi)” creava un contrasto stridente e faceva dubitare dell’oggettività di quella persona in questo campo e del suo modo di prendere la fede e una cosa tanto grave come una condanna all’inferno. Da una parte sembrava voler essere più “buona” di Gesù, mentre dall’altra condannava con una leggerezza spaventosa. Non un bell’esempio di fede.

III. Una volta un frate ha rivelato ad un gruppo di persone, di cui facevo parte, un peccato imbarazzante che in confidenza uno dei frati di cui si occupava e che guidava gli aveva rivelato (senza specificare chi era il frate). È stata una cosa tremendamente indelicata, in quanto ha tradito una persona che in un momento di debolezza si è a lui rivolta, lo ha fatto in riferimento ad un gruppo molto ristretto e lo ha fatto per dare un insegnamento che poteva essere dato anche mantenendo un più rigido anonimato; fra l’altro nulla garantisce che questa voce non sia arrivata tramite noi al gruppo e che quindi abbia creato un clima inquisitorio.

Inutile sottolineare la tremenda indelicatezza di questo atteggiamento, fatto da un frate poi che a parole aveva una visione ampissima della misericordia, ma che poi nei fatti ha dimostrato una scarsa attenzione verso il suo prossimo (con l’aggravante che ne era la guida).

IV. Una volta dei terziari sposati (o persone che stavano per diventarlo, non ricordo esattamente) ci hanno raccontato che stavano per abortire uno dei loro figli soprattutto su iniziativa di lei. Un sacerdote ha detto loro “sapete come la penso” (esprimendo così la sua contrarietà). Alla fine lei si è decisa a tenerlo. Nel raccontare tutto questo non sembrava assolutamente che si parlasse del rischio dell’omicidio di un innocente, ma che anzi fosse una scelta tutto sommato praticabile, ma che loro in quel contesto hanno deciso di non praticare.

Parlare con questa leggerezza di uno dei peccati più orribili, lasciando il dubbio nella platea, a cui stavano dando testimonianza, che non sarebbe stato nulla di grave, ma una scelta legittima, è quanto di più orribile e disturbante possa accadere, soprattutto considerando che loro erano lì come testimoni. (Alcune riflessioni sull’aborto qui e qui.)

V. Un frate dava la massima attenzione alle persone che pensava potessero diventare frati e le incentivava a seguire percorsi sottolineando come non fossero strettamente legati a chi doveva o meno prendere quella scelta, insisteva che fossero piuttosto percorsi vocazionali in generale. Salvo poi scomparire quasi totalmente dalla vita di coloro che facevano altre scelte.

Il problema di questa esperienza è che il frate sembrava agire come l’agente di una multinazionale: dove non c’erano i risultati da lui attesi si passava velocemente ad altro. Ciò non considerando due cose molto importanti: 1. che aveva a che fare con persone che si fidavano di lui e che riponevano in lui molte aspettative, persone che venivano cancellate da un momento all’altro solo perché seguivano quella che credevano essere la chiamata di Cristo per loro. 2. che se crediamo davvero in Dio sappiamo che i risultati non sono solo degli indicatori di risultato o di profitto, ma spesso sono più nascosti e, a volte, una chiamata può essere ad una vocazione piuttosto che un’altra e che un grande santo può uscire da un gruppo piuttosto che da un altro e che solo Dio decide dove e come seminare; certamente chiudersi nella contemplazione dei risultati invece che aprirsi alla relazione con le varie esperienze può dare buoni numeri umani ma forse ostacola il nostro essere strumento del vento di Dio.

VI. Una volta in un grande monastero abbiamo chiesto, io e mia moglie (non ricordo se eravamo già sposati), a dei monaci la possibilità di parlare con qualcuno. Cercavamo dei riferimenti per la nostra vita spirituale e speravamo che i monaci di un ordine tanto prestigioso (con anche una lunga tradizione di oblati) potessero essere di guida alle nostre vite, con sufficienza ci hanno fatto parlare con un sacerdote che era nel monastero per recuperare una malattia mentale e che presto sarebbe tornato a centinaia di chilometri di distanza.

È facoltà di chiunque decidere se aiutare o meno, se guidare o meno, tuttavia si parla così tanto dello smarrimento della fede, ma quando ci si trova concretamente due persone che chiedono aiuto ad un ordine le si ignora. Fa riflettere sull’impegno e l’attitudine che i fondatori degli ordini avevano e che adesso paiono non essere più credute.

VII. Una volta in un monastero estero non abbiamo trovato alcun monaco, ma tutta la visita era incentrata sul pregiato vino prodotto e sulla possibilità di acquistarlo.

VIII. Una volta in uno dei più importanti santuari storici della cristianità (con origini medievali) anche se in pellegrinaggio abbiamo pagato per accedere e abbiamo trovato un clima freddo e sbrigativo con praticamente nessun attenzione al Santo titolare del santuario che, probabilmente per vergogna umana, era a stento citato.

IX. Una volta un sacerdote che stava ammaestrando una platea sul matrimonio religioso constatata la presenza di numerose copie di conviventi / matrimoni civili se ne è uscito con un “alla fine basta che ci sia l’amore”.

Se veramente “basta che ci sia l’amore” allora significa che il Sacramento non vale niente e che siamo stupidi tutti noi che quel sacramento abbiamo voluto riceverlo e ci sforziamo, nelle difficoltà, di rispettarlo. Non si capisce poi come svilire il matrimonio dovrebbe aiutare qualcuno ad avvicinarsi alla fede. (Che poi cosa significa davvero amore? Una riflessione qui.)

X. Una volta confessandomi il sacerdote mi ha detto che il Santo Curato D’Ars, Patrono di tutti i parroci dell’Universo, aveva delle tare mentali perché vedeva il diavolo ovunque.

Certo uno dei santi più grandi del mondo contemporaneo non era normale perché parlava del Diavolo. Credere al Diavolo, e a Gesù che ne parla, è evidentemente troppo per esseri così intelligenti e superiori come noi. (Un approfondimento sul Curato e sull’episodio qui.)

Per intanto è tutto; e voi avete vissuto episodi degni del “bestiario clericale”? Se sì raccontatemeli nei commenti.

Buona Vita.

 

 

Come ti guarda Dio

“Dio non può esistere! Guarda quanto male!” “Se Dio esiste dovrà chiedermi scusa.” “Ho pregato così tanto per mia nonna ed è morta lo stesso, Dio non esiste.” “Quei quattro poveri ragazzi, bruciati vivi, Dio non esiste e se esiste è cattivo.” “Guarda non riesco nemmeno a comprarmi un’auto decente, ed una volta ho pregato anche Dio, se esiste perché non mi dona un’auto?” “Ti dimostro che Dio non esiste, gli do 5 minuti per fulminarmi, al termine dei 5 minuti avrai la prova che Dio non esiste” “Mi sono fatto da solo, la mia vita è merito mio” “Certo che esiste Dio; e no, non do mai nulla ai barboni, cosa c’entra?” “Se Dio esiste perché sono brutto? Se da Dio viene il brutto allora anche Dio, se esiste, deve avere dentro di sé il brutto!”.

Queste obbiezioni hanno tutte qualcosa in comune; presentano errori di ottica. Quando interpretiamo le azioni di Dio, dobbiamo capire ciò che è veramente importante, Dio agisce per il meglio. Il meglio è la vita eterna, se in questa vita diveniamo re del mondo, ma poi perdiamo la nostra anima nulla vale. Se per la materia che otteniamo danniamo lo spirito, ci chiameremo sventurati per l’eternità. Eppure la nostra ottica, qui, è così limitata che non capiamo come siamo guardati, con che infinito amore il Signore accudisce i nostri desideri, in che modo ci dona ciò che vale davvero. Nel processo di beatificazione del Santo Curato D’Ars ci fu una testimonianza riguardo ad una ragazza cieca, ella era andata dal Santo per guarire, il Santo, per ispirazione soprannaturale, le disse che poteva certamente guarire, ma che da cieca si sarebbe salvata sicuramente, mentre, vedendo, la sua salvezza sarebbe stata incerta. La ragazza andò a casa gioiosa della propria cecità. Arriverà un giorno in cui capiremo tutto, in cui vedremo quante volte Dio, con dei mali apparenti, ha suscitato grandi beni per la nostra anima; benediremo quei “mali” e gioiremo dei loro frutti.

 Tuttavia l’azione di Dio non è mai invasiva, ci dona tutto ciò che ci serve, ma la scelta è solo nostra. Noi siamo liberi; profondamente, costituzionalmente liberi. Nel nostro cuore sappiamo qual è la verità anche se l’abbiamo annegata, anche se sono anni che non l’ascoltiamo, anche se ci infastidisce al punto da farci diventare testimoni della menzogna, ansiosi di trascinare gli altri nell’errore. La verità è lì, per noi, la conoscevamo e ora non la conosciamo più. Alla fine della nostra vita non ci verrà chiesto conto di quante cose abbiamo avuto, ma di cosa siamo diventati. Una sola domanda spalancherà le porte del Paradiso davanti alla nostra strada, una domanda semplice e allo stesso tempo complessa, il Signore della Gloria, in uno slancio d’amore, ci chiederà semplicemente: “hai amato?”. E quale sarà la nostra risposta?

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 2/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 2/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
  3. È vietata la produzione di e-book (o libri in qualunque altra forma) dalle mie traduzioni senza il mio consenso ed un accordo scritto.
  4. Mi preservo il diritto di modificare questo regolamento in ogni momento e senza preavviso, questo regolamento non implica nessuna cessione della proprietà intellettuale delle traduzioni.

Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

 

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 2/4 (Per la prima parte premere qui)

 

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I – Noi leggiamo nella Sacra Scrittura, F.M., che tutte le volte che Dio ha voluto inviare qualche flagello al mondo o alla sua Chiesa, lo ha sempre fatto precedere da qualche segno per cominciare a gettare il terrore nei cuori, e per portarli a piegarsi alla sua giustizia. Volendo far perire l’universo attraverso un diluvio, l’arca di Noè, che impiegò cento anni per essere costruita, fu un segno per spingere gli uomini alla penitenza, senza che dovessero tutti perire. Lo storico Giuseppe Flavio ci dice che prima della distruzione della città di Gerusalemme, fu visibile per lungo tempo una cometa a forma di coltellaccio che gettò la costernazione nel mondo. Tutti dicevano: Ahimè! Cosa vuol dire questo segno? Forse è qualche grande sventura che Dio ci sta per inviare. La luna stette otto notti senza produrre luce; già le persone sembravano non poter resistere. All’improvviso, comparve un uomo sconosciuto, che, per tre anni, non faceva che gridare per le strade di Gerusalemme, giorno e notte: Guai a Gerusalemme! Guai a Gerusalemme!… Lo si prende, lo si picchia con le verghe per impedirgli di gridare: nulla lo ferma. Di lì a tre anni, grida: Ah! Guai a Gerusalemme; ah! Guai a me! Una pietra lanciata da una macchina [d’assedio] gli cade addosso e lo schiaccia all’istante. Allora, tutti i mali che questo sconosciuto aveva minacciato a Gerusalemme caddero su di lei. La carestia fu così grande che le madri arrivavano perfino a sgozzare i loro figli per cibarsene. Gli abitanti, senza sapere perché, si sgozzavano a vicenda; la città fu presa e come annichilita; le strade e le piazze furono tutte ricoperte di cadaveri; il sangue scorreva a fiumi, il piccolo numero di quelli che salvarono la loro vita fu venduto come schiavi.
Ma, poiché il giorno del giudizio sarà il giorno più terribile e più spaventoso che ci sia mai stato, sarà preceduto da segni così spaventosi che getteranno il terrore fino in fondo agli abissi.
Nostro Signore ci dice che, in quel momento nefasto per il peccatore, il sole non produrrà più luce, che la luna sarà simile ad una massa di sangue, e che le stelle cadranno dal cielo. L’aria sarà così piena di lampi che sarà completamente in fiamme, e s’udiranno i tuoni, il cui rumore sarà così forte che gli uomini appassiranno di paura sulle piante dei loro piedi. I venti saranno così impetuosi che niente potrà resistergli. Gli alberi e le case saranno trascinate dentro il caos del mare1, il mare stesso sarà talmente agitato dalle tempeste, che i suoi flutti s’innalzeranno fino a quattro cubiti al di sopra delle più alte montagne, e discenderanno così in basso, che si vedranno gli orrori dell’inferno, tutte le creature, anche quelle inanimate, sembreranno volersi annichilire per evitare la presenza del loro Creatore, vedendo quanto i crimini degli uomini hanno insozzato e deformato la terra. Le acque dei mari e dei fiumi ribolliranno come degli olî nei braceri; gli alberi e le piante vomiteranno torrenti di sangue; i terremoti saranno così grandi che si vedrà la terra aprirsi da tutte le parti; la maggior parte degli alberi e delle bestie saranno guastati, gli uomini che resteranno saranno come dissennati; le rocce, le montagne crolleranno con una furia spaventosa. Dopo tutti questi orrori, il fuoco sarà appiccato ai quattro angoli del mondo, ma un fuoco così violento che brucerà le pietre, le rocce e la terra, come un fuscello di paglia che viene gettato in una fornace. Tutto l’universo sarà ridotto in cenere; è necessario che questa terra, che è stata insozzata da tanti crimini, sia purificata dal fuoco che sarà appiccato dalla collera del Signore, dalla collera di un Dio giustamente irato.
Dopo, F.M., che questa terra coperta di tanti crimini sarà stata purificata, Dio manderà i suoi angeli che suoneranno la tromba ai quattro angoli del mondo, e che diranno a tutti i morti: Alzatevi, morti, uscite dalle vostre tombe, venite e comparite davanti al giudizio. Allora tutti i morti, buoni e malvagi, giusti e peccatori, riprenderanno le stesse sembianze che avevano una volta, il mare vomiterà tutti i cadaveri che sono rinchiusi nel suo caos, la terra rimanderà tutti i corpi seppelliti da molti secoli nel suo seno. Dopo questa rivoluzione, tutte le anime dei santi scenderanno dal cielo, tutte raggianti di gloria; ogni anima s’accosterà al suo corpo donandogli mille e mille benedizioni: Venite, gli dirà, venite compagno delle mie sofferenze; se voi avete operato come piace a Dio, se voi avete fatto consistere la vostra felicità nelle sofferenze e nei combattimenti, oh! Quanti beni ci sono riservati! Sono più di mille anni che godo di questa felicità; oh! Che gioia per me il venire ad annunciarvi quanti beni ci sono preparati per l’eternità! Venite, occhi benedetti, che tante volte vi siete chiusi alla vista degli oggetti impuri, per la paura di perdere la grazia del vostro Dio, venite in cielo dove non vedrete che bellezze quali non ce ne sono a questo mondo. Venite, orecchi miei, che avete avuto orrore delle parole e dei discorsi impuri e calunniatori; venite, e sentirete nel cielo quella musica celeste che vi piomberà in un’estasi continua. Venite, piedi miei e mani mie, che, tante volte, vi siete impegnati a soccorrere gli infelici; andiamo a passare la nostra eternità dentro questo bel cielo dove vedremo il nostro affabile e caritatevole Salvatore che ci ha tanto amati. Ah! Là vedremo Colui che tante volte è venuto a riposare nel nostro cuore. Ah! La vedremo quella mano, ancora tinta del sangue del nostro divin Salvatore, con la quale ci ha meritato tanta gioia. Infine, il corpo e l’anima dei santi si doneranno mille e mille benedizioni, e questo per tutta l’eternità.
Dopo che tutti i santi avranno ripreso il loro corpo tutto raggiante di gloria, in quel luogo tutti, secondo le buone opere e le penitenze che avranno fatto, attenderanno con piacere il momento in cui Dio svelerà davanti a tutto l’universo tutte le lacrime, tutte le penitenze, tutto il bene che avranno compiuto durante la loro vita, senza non dimenticarne nemmeno una sola, né un solo, già tutti contenti della felicità di Dio stesso.
Aspettate, dirà loro Gesù Cristo stesso, aspettate, voglio che tutto l’universo veda quanto avete operato con gioia. I peccatori induriti, gli increduli dicevano che ero indifferente a tutto quello che voi facevate per me; ma sto per mostrargli oggi che ho visto e contato tutte le lacrime che versavate nelle profondità dei deserti; sto per mostrargli oggi che ero a fianco a voi sui patiboli. Venite tutti, e
comparite davanti a questi peccatori che mi hanno disprezzato ed oltraggiato, che hanno osato negare che esistevo, che li vedevo. Venite, bambini miei, venite, miei diletti, e vedrete quanto sono stato buono, quanto il mio amore è stato grande per voi.
Contempliamo, F.M., un istante, questo numero infinito d’anime giuste rientranti nei loro corpi che rendono simili a bei soli. Vedrete tutti questi martiri, la palma in mano. Vedete voi tutte queste vergini, la corona della verginità sulla testa? Vedete tutti questi apostoli, tutti questi preti? Quante anime hanno salvato, tanti i raggi di gloria di cui sono ornati. F.M., tutti diranno a Maria, questa Madre Vergine: andiamo a congiungerci con Colui ch’è nel cielo per donare un nuovo splendore alle vostre bellezze. Però no, un momento di pazienza, voi siete stata disprezzata, calunniata e perseguitata dai malvagi, è giusto, prima che entriate in quel reame eterno, che i peccatori vengano a fare onorevole ammenda.

La forza della fede, il Santo Curato D’Ars

Per capodanno sono stato ad Ars-sur-Formans, l’Ars del Santo Curato D’Ars. Ma chi era S.Giovanni Maria Battista Vianney? Era un uomo di fede, nato all’incirca durante le decapitazioni di tutti i preti che non abiuravano la fede Cattolica ad opera dei rivoluzionari francesi (vi ricordate tutte quelle sciocchezze sul fatto che la libertà di parola c’è grazie alla rivoluzione francese e tante stupidate del genere? la realtà è che, primo, quando un regime è veramente repressivo non ci possono essere rivoluzioni e che, secondo, la rivoluzione francese fu la più repressiva e intollerante rivoluzione che si fosse mai vista in Europa da molti secoli a questa parte -forse da sempre-). Di povera famiglia, iniziò gli studi per il sacerdozio dopo anni passati nei campi e con le pecore. Ciò gli rese difficile terminare il seminario, ma alla fine, tenacemente, lo portò a termine. Tuttavia ciò gli costò il parcheggio in un piccolo paesino, talmente piccolo da avere un parroco esclusivamente per le pressioni della nobiltà locale. In quel paese, a lungo senza guida spirituale, la morale Cattolica era ormai perduta e fu di Don Vianney il compito di ripristinarla; e qui c’è la sua forza. Cosa fece? Programmi pastorali? Polpettoni illeggibili e tristi sulla gioia cristiana? Si rinchiuse in parrocchia lamentandosi del fatto che non credeva nessuno? No, niente di tutto ciò, fece una cosa sola: penitenza.

Questa è vera fede, non si affidò alle proprie capacità, alla sua voglia di protagonismo, o alla sua capacità di intrattenimento, si affidò a Dio. Non si occupò di temi sociali (eppure diede tutto il superfluo ai poveri ed iniziò opere di vera misericordia), non si preoccupò della stima umana (eppure divenne famoso in tutta la Francia), non si preoccupò del perbenismo (eppure riportò la morale in un luogo dimenticato da Dio), si preoccupò solo di Dio e della sua Chiesa.

In lui traspariva solo la forza della fede, un prete ignorante di origini povere, che sconvolse la Francia e divenne “patrono di tutti i parroci dell’universo” (Pio XI, 1929); senza complessi programmi pastorali, senza fumose discussioni con i satanassi della ragione, solo con la vita cristiana senza se e senza ma. E dove la sapienza umana aveva fallito, la fede di un solo uomo, ignorante per gli uomini ma sapiente di Dio, si stagliò netta e trionfante sulle macerie di una rivoluzione più iniqua delle iniquità che combatteva e più violenta delle violenze che contrastava. Si stagliò indicando agli uomini una cosa sola: la propria anima, il gioiello immortale che possediamo, l’unica cosa per cui valga la pena combattere; l’unica cosa per cui se si combatte si giova tanto agli altri quanto a sé, l’unica cosa veramente non egoista.

Ovviamente nel clima razionalista (e dunque irrazionale) dell’epoca molti non fecero altro che deridere il curato (anche se in genere i pochi fra questi detrattori che si spingevano fino ad incontrarlo rimanevano basiti dalla realtà). Perfino fra i sacerdoti molti, ciechi,  deridevano le sue lotte contro il diavolo, e questa mentalità a tratti è presente ancora oggi, sono scorsi pochi giorni da quando in confessione un prete, pur esaltando il Santo Curato, mi diceva che probabilmente aveva delle tare mentali per il suo vedere il diavolo ovunque. Si sa; le talpe vedono le zolle, e non credono che esista la pianura.

Torniamo pure a perderci in fumosità pastorali, deridiamo il diavolo, non crediamo a Cristo e ai suoi Vangeli e, poi, piangiamo per le chiese vuote.

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 1/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 1/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
  3. È vietata la produzione di e-book (o libri in qualunque altra forma) dalle mie traduzioni senza il mio consenso ed un accordo scritto.
  4. Mi preservo il diritto di modificare questo regolamento in ogni momento e senza preavviso, questo regolamento non implica nessuna cessione della proprietà intellettuale delle traduzioni.

Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 1/4

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Tunc videbunt Filium hominis venientem cum potestate magna et majestate.

Allora vedranno venire il Figlio dell’uomo con grande potenza e terribile maestà circondato dagli angeli e dai santi. (Lc 21,27.)

Non è più, fratelli miei, un Dio ricoperto delle nostre infermità; celato nell’oscurità di una povera stalla, disteso in una mangiatoia, ricoperto d’ignominia, prostrato sotto il pesante fardello della sua croce; ma un Dio ricoperto da tutto lo splendore della sua potenza e della sua maestà; che fa annunciare la sua venuta dai prodigi più terribili, vale a dire, dall’eclissi del sole e della luna, dalla caduta delle stelle, e da un radicale sconvolgimento della natura. Non è più un Salvatore che viene con la dolcezza d’un agnello, per essere giudicato dagli uomini e per riscattarli; è un Giudice giustamente irritato, che giudica gli uomini in tutto il rigore della sua giustizia. Non è più un Pastore caritatevole che viene a cercare le sue pecore smarrite, e a perdonarle; è un Dio vendicativo che viene a separare per sempre i peccatori dai giusti, a prostrare i malvagi con la sua più terribile vendetta, e a seppellire i giusti in un torrente di dolcezze. Momento terribile, momento spaventoso, momento infelice, quando arriverai? Ohimè! Può essere che, una di queste mattine, noi sentiremo i precursori di questo Giudice così temibile per il peccatore. O voi, peccatori, uscite dalla tomba dei vostri peccati, venite al tribunale di Dio, venite ad istruirvi sulla maniera in cui il peccatore sarà trattato. L’empio, in questo mondo, sembra voler disconoscere la potenza di Dio, vedendo i peccatori senza punizione; arriva anche fino a dire: No, no, non c’è né Dio né l’inferno; o bene: Dio non fa attenzione a quello che si passa sulla terra. Ma, attendiamo il giudizio, e, in quel grande giorno, Dio manifesterà la sua potenza e mostrerà a tutte le nazioni che ha visto ogni cosa e tenuto conto di ogni cosa.

Quale differenza, fratelli miei, fra queste meraviglie e quelle che operò creando il mondo!

Che le acque, disse il Signore, irrighino, fertilizzino la terra e, fin dall’istante medesimo, le acque coprirono la terra e le donarono fertilità. Ma, quando verrà a distruggere il mondo, comanderà al mare di sormontare le sue sponde con un’impetuosità spaventosa, e inghiottirà tutto l’universo nel suo furore. Quando Dio creò il cielo, ordinò alle stelle d’attaccarsi al firmamento; alla sua parola, il sole illuminò il giorno, e la luna presiedé la notte; ma in quel ultimo giorno, il sole s’oscurerà, e la luna e le stelle non daranno più luce, tutti questi astri meravigliosi cadranno con un casino spaventoso.

Che differenza, F.M.! Dio per creare il mondo impiegò sei giorni; ma per distruggerlo, un colpo d’occhio sarà sufficiente. Per creare l’universo e tutto ciò che contiene, Dio non chiamò alcun spettatore di tante meraviglie, ma per distruggerlo, tutti i popoli saranno presenti, tutte le nazioni confesseranno che c’è un Dio e che è potente.

Venite, ridenti empi, venite, increduli raffinati, venite ad apprendere o a riconoscere se c’è un Dio, se ha visto tutte le vostre azioni, e se è onnipotente! O mio Dio! Quanto il peccatore cambierà lingua in quel momento! Quanti lamenti! Oh! Che pentimento d’aver lasciato passare un tempo così prezioso! Ma non c’è più tempo, tutto è finito per il peccatore, non c’è più speranza! Oh! Quanto sarà terribile quel momento! San Luca ci dice che gli uomini appassiranno di paura, pietrificati sulle piante dei loro piedi, pensando alle sciagure che sono loro preparate. Ahimè! F.M., si può ben appassire di paura e morire di spavento, nell’attesa di una sofferenza infinitamente più piccola di quella di cui il peccatore è minacciato, e che in maniera assolutamente certa lo colpirà, se continua a vivere nel peccato.

In questo momento, F. M., in cui io mi metto a parlare a voi del giudizio, a cui noi tutti compariremo, per rendere conto di ogni cosa, del bene e del male che noi avremo fatto, per ricevere la nostra sentenza definitiva per il cielo o per l’inferno: se ora venisse un angelo ad annunciarvi da parte di Dio che, in ventiquattro ore, tutto l’universo sarà ridotto in fiamme da una pioggia di fuoco e di zolfo, che comincerete a sentire i tuoni rimbombare, i furori delle tempeste abbattere le vostre case, i lampi così numerosi da rendere l’universo nulla più che una palla di fuoco, e che l’inferno vomiterà ora tutti i suoi dannati, le cui grida e urla si faranno udire ai quattro angoli della terra, che il solo mezzo per evitare tutte queste disgrazie è di abbandonare il peccato e di fare penitenza; potreste voi, F. M., ascoltare tutti questi uomini senza versare torrenti di lacrime e gemere misericordia? Non verreste forse a gettarvi ai piedi degli altari per domandare misericordia? O cecità, o sciagura incomprensibile dell’uomo peccatore! I mali che vi annuncia il vostro pastore sono ancora infinitamente più spaventosi e degni di strappare le vostre lacrime, di squarciare il vostro cuore. Ahimè! Queste verità così terribili stanno per diventare altrettante sentenze che sanciranno la vostra condanna eterna. Ma la più grande di tutte le disgrazie è che voi siate insensibili, e che continuiate a vivere nel peccato; e che voi non riconosciate la vostra follia che nel momento in cui non avete più rimedi. Un momento, e quel peccatore, che vive tranquillo nel peccato sarà giudicato e condannato; un istante, e, porterà i suoi rimpianti nell’eternità. Sì, F.M., saremo giudicati, nulla è più certo, sì, noi rimpiangeremo eternamente d’aver peccato.