I vaccini: il problema etico ed il fascismo scientista.

C’è una cosa della discussione sui vaccini che mi sconvolge: la pretesa che sia una discussione che parte e finisce nell’ambito della scienza. Ora, chi sostiene questo, o non è arguto o è in malafede. Il problema dei vaccini è un problema in primo luogo politico, che discende da un problema etico che si basa su dati scientifici. La scienza, come ogni scienziato onesto può confermare, è un metodo che fornisce delle teorie temporaneamente verificate. Chiunque dica che la scienza ci dice cosa dobbiamo fare a livello politico è un mentitore ed un bugiardo, in poche parole uno scientista.

Questa prima premessa è fondamentale per sgomberare il campo da tutte quelle persone che parlano come se fossero divinità e che sanno loro assolutamente che cosa di deve fare. Tutte queste persone sono bugiarde, arroganti e vanno semplicemente ignorate.

Detto questo posso specificare di cosa parlerò: vaglierò il problema etico. Esso è il vero nocciolo della questione dei vaccini. Nel farlo eviterò accuratamente di parlare di dati, non perché non siano facilmente reperibili, ma perché irrilevanti al fine della discussione. Una volta risolto il problema etico sarà facile reperire i dati e decidere come procedere (esatto “decidere” perché nessuna persona onesta ci dirà mai che c’è una sola cosa che si deve fare, le scelte legittime sono molte e la scelta fra esse è un problema politico).

Nel problema etico rientrano tre variabili:

  1. la probabilità di contrarre la malattia per cui abbiamo il vaccino e di avere danni permanenti dopo averla superata;
  2. la probabilità di avere danni dal farmaco (i vaccini come tutti i farmaci hanno effetti collaterali).
  3. la probabilità di passare la malattia ad altri soggetti.
  1. La probabilità di contrarre la malattia per cui esiste il vaccino e di avere danni permanenti dopo averla superata. (Definita in seguito P.malattia). Questa probabilità non è fissa, ma variabile e dipende da moltissimi fattori. Prendiamo il caso di una malattia che si trasmette fra uomo e uomo, se una persona vive completamente isolata la probabilità di contrarre una malattia di origine umana è pari a zero. Statisticamente possiamo dire che c’è una determinata probabilità, ma nei singoli casi questa probabilità può passare da valori molto alti a valori molto bassi e dipendere fortemente dalle scelte individuali. Anche la probabilità di avere danni permanenti cambia in base a moltissimi fattori, uno degli esempi più comuni è la malnutrizione, ma per ogni malattia ci sono vari fattori di rischio.
  2. La probabilità di avere danni dal farmaco. (Definita in seguito P.vaccino). Questa probabilità è fissa per quanto riguarda l’esposizione al farmaco: tutte le persone che fanno il vaccino si iniettano il farmaco. Quindi, nel caso in cui un vaccino sia obbligatorio il 100% delle persone è esposto al farmaco e quindi il 100% delle persone è a rischio effetti collaterali, non esiste alcuna pratica che può permettere di ridurre il rischio di fronte ad un atto obbligatorio. Detto questo la probabilità statistica ci dà un certo valore di casi correlati e, anche se correlazione non significa necessariamente rapporto di causa effetto, è proprio la correlazione su cui si basa la scienza per cercare di capire le probabilità di rischio dei vaccini, queste probabilità sono necessariamente imperfette perché da una parte la scienza non conosce alla perfezioni le interazioni del corpo umano (se fosse non sarebbero necessari nemmeno i trial clinici che invece sono alla base della medicina farmacologica moderna) e dall’altra è difficile studiare a fondo le correlazioni sia in un determinato momento (esiste un numero di fattori virtualmente infinito che influenza la correlazione e una capacità limitata di monitorarli, osservarli e valutarli) che nel medio e lungo periodo (correlazioni non immediate tendono ad essere difficilmente identificabili).
  3. La probabilità di passare la malattia ad altri soggetti. (Definita in seguito P.contagio). Questa è strettamente legata alla probabilità di contrarre una malattia, ma diventa particolarmente rilevante nel discorso quando esistono determinati soggetti le cui probabilità 1 e 2 già descritte sono diverse da quelle generali ciò significando che alcuni soggetti sono particolarmente vulnerabili o particolarmente resistenti alla malattia in questione o al farmaco che veicola il vaccino.

Il problema etico dello Stato

Per lo Stato quindi il problema si formula in questi termini: è giusto imporre a tutti un rischio (P.vaccino) a fronte di un rischio incerto (P.malattia)? Dico incerto poiché non tutti i soggetti contraggono la malattia, ma tutti i soggetti obbligati assumono il vaccino.

A questo quesito la risposta non è in primo luogo numerica, ma etica. “È giusto?” non è una domanda che possa essere quantificata dalla scienza, certo ci possono essere dei dati scientifici a supporto di una visione o dell’altra, ma non ci può essere una risposta scientifica.

Dal punto di vista individuale in ogni caso non si vede per quali ragioni lo Stato dovrebbe sostituirsi al singolo nella scelta. Tuttavia è comunemente accettato che a fronte di gravi rischi e di controindicazioni pressoché nulle lo Stato possa reprimere la volontà del singolo e sostituirsi ad esso. (Ad esempio l’uso obbligatorio delle cinture di sicurezza che però viene derogato in tutta una serie di casi in cui potrebbe produrre controindicazioni anche minime, ad esempio le donne in gravidanza su certificazione del ginecologo). Se questo sia lecito o meno si tratta ancora una volta di una scelta etica e politica che dipende dal valore che si dà ai vari fattori in gioco.

Nel discorso dei vaccini abbiamo quindi due elementi particolarmente rilevanti:

  1. imporre un rischio in maniera certa di fronte ad un rischio incerto.
  2. per la loro natura di farmaco non essere certi di conoscere a fondo tutte le controindicazioni reali dei vaccini (quindi non essere certi di saper quantificare correttamente P.vaccino). Su questo ultimo punto ci tengo a fare un esempio veramente significativo: una persona che conosco diversi anni fa ricevette una trasfusione (probabilmente non strettamente necessaria). All’epoca l’opinione diffusa nella comunità scientifica sulle trasfusioni era pari a quella sui vaccini oggi. Chiunque avesse rilevato la possibilità di rischi sconosciuti o poco conosciuti sarebbe stato trattato esattamente come oggi chiunque rimane dubbioso sulla questione vaccini. La conseguenza di quella trasfusione fu una grave epatite. Sono serviti decenni (e molti interventi) per salvare quella persona e soprattutto perché lo Stato ammettesse in tribunale i propri errori. Questi non sono complotti, ma inevitabili conseguenze della ricerca medica che si basa in primo luogo sull’osservazione empirica delle conseguenze. E badate bene, le conseguenze non sono necessariamente immediate, ad esempio è stata recentemente dimostrata una correlazione significativa fra il fumo della nonna materna in gravidanza e le maggiori probabilità di manifestare l’autismo per i nipoti. Un danno che salta un’intera generazione! Un motivo in più per andare con i piedi di piombo nell’obbligare un’intera popolazione a fare qualcosa. (Immaginate, per assurdo, se fosse stato obbligatorio per tutte le donne fumare in gravidanza, adesso avremmo un numero di casi d’autismo spaventosamente maggiore e considerate che il fumo è iniziato ad essere considerato dannoso appena negli anni ’50 del Novecento). Se si ha a cuore la popolazione è necessaria molta cautela.

Visto quanto detto sembrerebbe per ora che sia assolutamente immorale per lo stato imporre una linea obbligatoria e comune, è veramente così? No, perché esiste un elemento di svolta che finora non abbiamo considerato. E cioè la probabilità di passare la malattia ad altri soggetti (P.contagio). Ora questa probabilità si divide sostanzialmente in due probabilità:

  1. la probabilità di passare la malattia ad un individuo nella norma (P.contagio_norma);
  2. la probabilità di passare la malattia ad un individuo con particolari problemi di salute (P.contagio_soggettiarischio).

Queste due probabilità vengono di fatto trattate diversamente in tutto quello che facciamo nella vita di tutti i giorni. Vi faccio un esempio: se mi arriva un ospite in casa e gli offro dell’aranciata io verificherò che l’aranciata non sia scaduta, che non sia stata contaminata, che non sia in alcun modo nociva. Farò insomma tutta una serie di verifiche volte a valutare la sicurezza del prodotto in relazione ad individui nella norma. Tuttavia non verificherò se il mio ospite è allergico all’acqua, al succo di arancia, allo zucchero, all’anidride carbonica, all’acido citrico, agli aromi naturali comuni, alla gomma d’acacia, all’acido ascorbico… non lo verificherò perché è un caso molto particolare quello di essere allergico ad una di queste sostanze e dunque mi aspetto, secondo buon senso, che un adulto che ha uno di questi problemi mi avverta di sua iniziativa. Come vedete tutti naturalmente facciamo questa distinzione di probabilità e tutti i soggetti con caratteristiche anomale sono i primi a vigilare su sé stessi perché consci di questa distinzione.

Cosa significa questo in relazione ai vaccini e alle malattie? Significa che se il contagio può essere gravemente pericoloso per tutte le persone allora legittimamente la forza politica può imporre il vaccino a tutti (ovviamente anche in questo caso ci saranno valutazioni etiche su quale sia il livello di pericolosità necessario per violare la libertà di cura del singolo e questa è una scelta puramente etica e politica). Va considerato però che questo ragionamento viene applicato con molta cautela in tutti i settori, tranne quelli con interessi economici molto forti. Facciamo un esempio: gli incidenti stradali sono la PRINCIPALE causa di morte fra gli adolescenti, spesso si tratta di pedoni. Se fossimo veramente convinti di questo principio vieteremmo di fatto a tutti di circolare con mezzi a motore, sarebbe una decisione senza effetti collaterali sulla salute (anzi l’inquinamento atmosferico e le polveri sottili sono classificate fra i carcinogeni umani) ed eliminerebbe di colpo la maggior parte degli invalidi civili e dei morti ammazzati. Tuttavia in un caso così lampante di emergenza si impongono solo piccoli aggiustamenti qua e là senza avere il coraggio di imporre alcun divieto assoluto di circolazione, e allora perché per molti vaccini relativi a malattie a minimo rischio non ci si fa problemi ad obbligare tutti quando sono presenti perfino possibili effetti collaterali sulla salute (cosa che nello stop del traffico non avverrebbe)? Forse che le centinaia di milioni di Euro che lo stato spenderà di più ogni anno c’entrano qualcosa?

In ogni caso dall’altro lato, se il contagio presenta un’elevata pericolosità solo in situazioni particolari allora la valutazione etica dovrà essere ben diversa e dovrà avere gradi di pericolosità ed effettività ben diversi per essere legittimata. Badate bene, si tratta del normale andamento della società umana: il glutine causa il cancro ai celiaci, dove si cucina con il glutine è veramente molto difficile garantire l’assenza di contaminazioni, quindi se guardassimo il caso particolare sarebbe molto urgente eliminare per legge la possibilità per tutti di utilizzare glutine. Invece la società dà in capo ai soggetti celiaci la gestione della propria dieta, riconoscendo nello sforzo individuale la responsabilità di tutelare la propria salute. In particolare questi discorsi riguardano la cosiddetta immunità di gregge: se la malattia è statisticamente pericolosa solo per persone in situazioni molto particolari, sul serio è l’insieme delle persone che deve tenerle al sicuro piuttosto che la loro propria condotta? Crederò che i politici abbiano sposato questa versione quando saranno eliminati tutti gli allergeni principali, saranno distrutte tutte le barriere architettoniche e tutto il mondo sarà sicuro per ciechi che girino senza cane né bastone o sordi che si muovano in strada senza osservare attentamente la situazione. Quando sarà così, in quel momento, saprò che l’immunità di gregge non è un pretesto, ma è presa seriamente.

Che dire dunque? Sicuramente un discorso sui vaccini è molto delicato, ma passa necessariamente dal rispondere a tutte le domande poste in questo articolo, passa dal definire pericolosità soglia che non vanno superate divise per situazioni e categorie di persone, sicuramente NON passa da personaggetti che si riempiono la bocca di proclami “scientifici” che dicono cosa si “deve” fare secondo la scienza (ricordo che la scienza è formata di dati e interpretazioni, queste sono decisioni politiche) e, soprattutto, non passa da casi limite presi e schifosamente buttati in prima pagina e in televisione per marciare sul male accaduto ad alcune persone. Questo in particolare è un modo meschino di fare politica, un parlare alla pancia, che se ne frega dei dati scientifici e mira solo ad ottenere un risultato. Fateci caso, tutti questi istrioni quasi mai parlano di dati, riempiono i loro discorsi con proclami, parole vuote e, soprattutto, bambini abusati nella sofferenza. La cosa più grottesca però è che accusano gli altri di essere coloro che negano la scienza.

Il prossimo va rispettato nei suoi diritti ad essere tutelato, ma anche nei suoi doveri di auto-tutelarsi secondo la propria volontà, e la libertà della persona va derogata solo per motivi gravissimi che mai e poi mai possono essere economici.

Esiste un termine preciso per quelle persone la cui libertà può essere derogata senza motivi gravi: li chiamano schiavi.

La preghiera della Domenica VI – Con i fratelli malati

Signore Gesù, amico mio,
desidero non pensare solo a me,
ai miei dolori e alla mia malattia,
ma ho scoperto il mondo intorno a me
così esteso,
con tutti coloro che oggi,
in un modo o in un altro,
soffrono a causa di qualche infermità:
nelle proprie case o negli ospedali,
nella solitudine o in compagnia,
con la forza della fede
o resi più deboli dall’assenza di Dio.

Signore, oggi voglio pregarti per loro.
Voglio dirti che solo ora,
con la tua amicizia,
comincio a scoprire il misterioso
legame di amore che mi unisce
a tutti gli uomini,
ma in modo speciale a chi è infermo.

In questa misteriosa unione ci sei tu,
con il tuo dolore e la tua passione,
la tua morte e la tua risurrezione.
I miei fratelli e io, infermi,
siamo uniti a te, al tuo dolore,
al tuo amore, alla tua misericordia.

Per questo incomincio a comprendere
che per te la sofferenza
ha un nuovo senso:
siamo compartecipi al tuo dolore.

Ti prego per i miei fratelli infermi:
dona loro forza e fede,
pazienza e speranza.
Che incontrino la tenerezza
e le attenzioni dei loro cari.
Che scoprano il valore
della sofferenza unita alla tua.
Che la solitudine non offuschi tutto ciò,
ma possano invece scoprire
i segni delle tua misericordia
e della tua amicizia,
tu che sei apostolo
e maestro del dolore.
Amen.

Buona e Santa Domenica a tutti
nel ricordo della risurrezione del Signore.