A chi giova? Capitolo 2.0

Desidero completare il discorso sull’immoralità di molti prodotti mediatici portando l’attenzione su un fatto molto importante. Ciò che rende un prodotto immorale non è ciò che accade in senso stretto, ma la valenza che ha ciò che accade. Infatti molte persone ritengono immorali alcuni prodotti perché contengono scene visualmente violente e/o trasgressive. Ora, certamente chi è troppo giovane deve essere tutelato dalla visione di queste scene, poiché la sensibilità di un bambino non riesce a porre i giusti filtri fra medium e realtà, dunque è molto importante che ci sia questo controllo, tuttavia in senso stretto non è assolutamente questo che rende un programma immorale (fatta salva la tutela della dignità personale degli attori). Se dipingo un pestaggio dipingo un evento realistico, violento ma esistente, dunque la rappresentazione di un pestaggio non è di per sé immorale, il punto è come questo pestaggio viene presentato. Se è ingiusto, ma viene presentato come giusto allora il prodotto è immorale. Egualmente se i cattivi vengono presentati come modelli e come persone da imitare, allora ci troviamo di fronte ad un prodotto immorale. Nessuno infatti può negare che i fatti cattivi esistano: nel mondo esistono pestaggi, stupri, abusi. Il raccontare queste cose non significa esaltarle di per sé.

Tuttavia oggi si preferisce censurare ciò che ha un contenuto forte, piuttosto che ciò che veramente è portatore di un’idea malevola di società. Prendiamo i Pokemon, sono proposti tranquillamente di pomeriggio, perché si tratta di un cartone animato per ragazzini dai colori vivaci e senza sangue o provocazioni, però si tratta di un cartone in cui dei ragazzini addestrano animaletti tenerini per fare lotte all’ultimo sangue fra di loro in determinate arene. L’idea di base è dunque molto violenta e immorale, però questo cartone è accettato senza problemi. L’altro giorno invece mi sono imbattuto in un commento infuocato per un fumetto (per adulti) in cui dei terroristi ammazzano dei bambini, l’autore non si chiedeva minimamente il valore di questo gesto nella storia, criticava a priori il fumetto dicendo che certamente non poteva essere un capolavoro. Tutto ciò è assurdo, ma tipico della nostra epoca in cui la forma ha maledettamente surclassato la sostanza.

Oggi guardiamo a cosa un programma mostra visivamente, incuranti delle idee, poco conta che il programma generi mostri. Eravamo cattolici, rischiamo di risvegliarci sessuofobici, come alcuni protestanti, spaventati dal modo stesso in cui siamo stati generati.

A chi giova?

Negli ultimi anni lo sfascio morale propagato dai media si è assestato su un nuovo livello. Se nelle serie tv di qualche anno fa esistevano di fondo sentimenti buoni, annegati nella libidine, ma pur sempre ritenuti come motori della vita umana, oggi si è fatto lo scatto per cui ad essere presentato come valore giusto è l’individualismo senza alcun legame con la bontà o la giustizia. Certo esistono serie di alto profilo, che si propongono quesiti etici e li risolvono a favore dell’uomo, come ad esempio la serie poliziesca Flashpoint (ovviamente, visti i tempi, non si può cercare la perfezione morale, ma per un Cristiano è normale e morale avere a che fare con non credenti dalle opinioni e dai comportamenti diversi), tuttavia sono nati tutta una serie di programmi che una volta non sarebbero mai arrivati sulle nostre televisioni. La molla per scrivere questo articolo me l’ha data una puntata di Misfits, serie di cui ho visto due puntate intere per la prima volta ieri sera. In una di queste puntate una ragazza uccisa dai protagonisti tornava dall’Aldilà, assieme ad altri, senza saperne il motivo, una volta soddisfatta la sconosciuta motivazione poteva procedere “oltre” nella via delle anime (New Age da quattro soldi à gogo). All’arrivo questa ragazza dice: “la buona notizia è che Dio non esiste” (evidentemente lei è lì, senza sapere perché, in ossequio a forze cosmiche o inconsce) , la cattiva notizia invece è che lei si è sempre comportata bene, facendo una vita umana, e dunque non ha potuto provare cose bellissime come la droga… Inizia dunque a scopare con uno sconosciuto, ad ubriacarsi, a drogarsi e a fare tutte queste bellissime cose che non aveva fatto a causa di quel cattivone di Dio. Arriva a star male ed a vomitare. Però non è liberata verso il regno delle anime, dunque questa non era la motivazione (ricordiamo voluta da forze oscure o inconsce, però Dio non esiste). Improvvisamente ha un lampo di genio, il vero motivo per cui è tornata è la vendetta, così prende un taglierino, sgozza a caso una ragazza del gruppo e finalmente scompare. Prima di farlo si rende conto di farsi schifo e dà ai ragazzi l’ulteriore colpa di averle fatto fare quelle esperienze schifose. Cosa dire? Al di là dell’ateismo mistico, che forse non si sarebbe trovato in passato e che rimane sul piano della menzogna, in questa puntata c’è qualcosa che ogni essere umano dovrebbe ritenere molto grave: non si dà alcun valore all’uomo, ridotto ad un gingillo da sfruttare per godere. La ragazza inizia a drogarsi, a scopare ed a bere, solo perché lo ritiene desiderabile, non si pone domande sul prossimo. Vuoi essere felice? La soluzione è il sesso, la droga, e l’alcool. Non fare queste cose ti farà morire fra i rimpianti, perché queste sono le cose che bisogna assolutamente provare per morire felici. Ovviamente gli altri non si pongono nemmeno il problema di dialogare con lei, semplicemente due maschi fanno a gara a chi la scoperà (ovviamente per proprio piacere, non pensando minimamente a lei). Il punto è che l’unica cosa che si cerca è la propria felicità, gli altri sono al massimo un mezzo, se sono un ostacolo si possono ammazzare come maiali senza problemi. Inoltre per essere felici non bisogna porsi delle domande, bisogna riversare odio sul prossimo, infatti è la ragazza morta a decidere autonomamente di fare tutte le peggio porcate, ma non appena si sente male riversa la colpa su quelli che l’hanno condotta dove aveva chiesto. Ho guardato questa puntata (piuttosto mediocre) fino alla fine perché volevo capire se ci fosse qualche messaggio più complesso e se non avessi corso troppo nel trarre le conclusioni. E invece l’idea di fondo non si è smentita, anzi si è perfino accentuata, poiché quando la ragazza s’accorge di farsi schifo, s’accorge che quello che aveva fatto non andava bene, non lo fa in funzione di un’idea di giustizia, anche misera, lo fa solo ed esclusivamente in funzione del piacere personale che ne ha tratto. Scopare in giro non va bene solo perché la fa sentire una sgualdrina, per nessun altro motivo; infatti, a dimostrare l’individualismo profondo, subito dopo essersi sentita male per queste cose, ella sgozza un’altra ragazza: quello evidentemente va bene poiché a livello individuale produce piacere, non importa che sia una ragazza del gruppo presa a caso, conta il godimento. Lo sgozzare una donna come un maiale la libera finalmente permettendole di andare oltre. Inutile sottolineare come più volte nel corso della puntata si dica che poiché Dio non esiste bisogna fare tutto quello che si vuole, tutto, tutto. Se Dio non esiste anche un serial killer è legittimato, questo è il messaggio della puntata, assieme ovviamente al “fai tutto quello che ti pare quando ti pare purché ti faccia star bene con te stessa”. Quando uno dei protagonisti sente la notizia dell’inesistenza di Dio gioisce (cito a memoria): “per fortuna, aveva fatto due tre cose che a Dio non sarebbero piaciute”, dunque il problema non è che si è fatto il male, il problema è solo evitare che, se casomai Dio esistesse, Egli infligga la giusta punizione. Del male fatto? Chi se ne importa. Ora, vista anche l’inutilità di queste prese di posizione individualistiche ai fini della creazione di una storia e considerata la leggerezza generale di una serie come questa che non vuole certamente approfondire questioni elevate, una domanda sorge spontanea: tutto questo a chi giova? Che Dio abbia misericordia di questo scandalo, e salvi coloro che ne sono vittime.

Un mondo peggiore non è la soluzione, di niente.