Perché il Cattolicesimo ha perso la guerra, ovvero perché i Cattolici sperperano le proprie energie

Casa di PavlovIn questo periodo sembra che i Cattolici stiano prendendo un po’ più forza, che finalmente il grande popolo della Chiesa abbia alzato la testa. Non è così. Anzi si può dire che le ultime mobilitazioni, anche se esemplificative di un popolo che esiste ancora e che probabilmente è ancora maggioranza, siano il simbolo della fine della guerra. Con una sconfitta. Tante energie potrebbero forse essere parte di un nuovo inizio, ma ciò sarà impossibile senza capire fino in fondo l’essenza di questo conflitto.

1. La metafisica è tutto

Esiste un inganno fondamentale alla base di tutto. Si tratta anche di uno dei temi più complessi e quindi più difficili da comprendere, ma è necessario che chi vuole combattere coscientemente in prima linea capisca a fondo la questione. Il punto è il seguente: non si può ragionare con tutti. Per un semplice motivo: la ragione è un mezzo eccellente che parte da un punto A e ci porta ad un punto B in maniera coerente, rigorosa e giustissima. Tuttavia proprio perché è un mezzo per procedere coerentemente e per valutare la coerenza interna di un ragionamento, essa si fonda sempre su una metafisica. Per questo motivo se l’interlocutore non accetta le basi metafisiche del discorso con lui non è possibile ragionare. E, badate bene, quando parlo di metafisica non intendo necessariamente cose complesse, ma soprattutto cose semplicissime come il principio di non contraddizione che è da molti negato a parole (essendo impossibile negarlo nella pratica). Quindi non è possibile ragionare con tutti.

2. Focalizzare l’obbiettivo

Immaginate una torre d’acciaio in fase di costruzione ed immaginate al contempo che un gruppo di persone vogliano abbatterla. Immaginate ora che queste persone possano togliere alla torre 5 travi ogni giorno e che il costruttore possa porne 6 ogni notte. Infine immaginate che ogni piano di questa torre immensa poggi esattamente su 6 travi. Ora queste persone sarebbero sommamente stolte ad eliminare ogni giorno le travi dell’ultimo piano in fase di costruzione perché ogni 6 giorni il costruttore avrebbe ottenuto un nuovo piano (6 giorni equivalgono a 36 travi messe e a 30 travi tolte). Cosa dovrebbero fare allora? Semplicemente dovrebbero togliere 5 travi dalla base della torre, in maniera tale da far collassare la torre sotto il suo stesso peso. Così in un giorno cadrebbe la torre costruita in anni. Ora questa è un’analogia che non si discosta dal vero. Prendete i tempi contemporanei: i Cattolici lottano per evitare adozioni agli omosessuali e sono indifferenti ai bambini che muoiono nei grembi delle madri a causa dell’aborto. Così nel tempo i bambini muoiono e gli omosessuali trave per trave spostano la lotta. Così mentre non volete le adozioni ottenete le unioni civili, in futuro mentre non vorrete la pedofilia otterrete le adozioni. E si continuerà così per molto tempo. Non si può essere Cattolici ad interessi alterni! La dissoluzione del matrimonio è più grave dei “matrimoni” omosessuali e la morte degli innocenti è più grave della dissoluzione dei matrimoni. Quindi come mai la priorità dei Cattolici non è invertita? Prima l’aborto, poi il divorzio e infine le unioni degli omosessuali. Tuttavia nessuno oggi manifesta contro l’omicidio dei bambini, così come nessuno osa nemmeno lontanamente manifestare contro la dissoluzione della famiglia, tutti però a manifestare contro le unioni degli omosessuali. Così si attacca l’ultimo piano della torre e fra sei anni si dovrà attaccare il piano dopo senza mai fermare la costruzione. I Cattolici come buoi, dietro a discutibili capi popolo, si scagliano contro i mignoli e lasciano intatto il cuore.

Potrei anche azzardare una previsione: l’adozione dei bambini adesso non passerà, verrà bloccata e questo sarà presentato come una grande vittoria, però passeranno le unioni fra omosessuali come inevitabili; “tanto i bambini sono in salvo” ci diranno e intanto una nuova trave sarà posta. Basterà ancora aspettare qualche anno ed in futuro le adozioni passeranno in cambio di un male peggiore momentaneamente sventato. È così che si ammazzano i tori nelle corride.

3. Non tradire sé stessi

Ora immaginate che, continuando con l’esempio precedente, delle 5 travi che i Cattolici possono rimuovere ogni giorno dalla satanica torre una sia effettivamente rimossa, una venga lasciata perché una parte degli operai crede che il “progresso” sia positivo, un’altra venga lasciata perché i costruttori della torre sbagliano certamente, ma forniscono anche ad alcuni operai un lauto stipendio, un’altra venga messa di traverso in modo che sostenga l’attuale torre ma non sia d’appoggio al piano successivo, perché è tanto importante dialogare, l’ultima infine sia messa in maniera tale da non nuocere né favorire l’avanzamento della torre perché ciò che abbiamo conquistato fino ad adesso è un progresso, non si può sperperarlo! Così sarebbe impossibile danneggiare in qualche modo la torre, anzi la torre procederebbe alla velocità di più di un piano al giorno. Questa è la realtà dei Cattolici: interessi terreni e buonismo hanno disperso il gregge ed ora la Chiesa è dilaniata al suo interno ed in balia dei costruttori. Basta pensare:

  • Ai sacerdoti, anche di grado altissimo, che abbandonano il proprio gregge, chi per interesse, chi per paura di apparire avulso al mondo. Così abbiamo sacerdoti che esaltano eretici, pagani, infedeli ed apostati e attaccano e picchiano buoni credenti. Abbiamo coloro che esaltano cose malvagie e sminuiscono cose preziose, infangandole e cancellandole. Abbiamo coloro che aprono le porte alla falsità e rinnegano la verità. Guai a tutti costoro, perché, innalzati sopra gli altri, sentiranno più violentemente la caduta.
  • A coloro che pur dicendosi credenti non accettano la fede così come ci è stata tramandata. Costoro si reputano più intelligenti e migliori di tutte le menti che ci hanno preceduto negli ultimi duemila anni. In realtà propagano solo vecchie eresie e fanno marcire il corpo della Chiesa.
  • A coloro che pur dicendosi credenti non accettano obbedienti la sottomissione ai propri superiori e producono scismi. La Storia ci ha insegnato che un Papa, così come un vescovo od un sacerdote, non sono necessariamente Santi. Tuttavia solo da loro riceviamo la Santa Comunione e la Confessione per il perdono dei nostri peccati. Così abbiamo il dovere di difendere la sana dottrina, ma non abbiamo alcun diritto di creare scismi o di affrancarci dall’autorità della Chiesa.
  • A coloro che lasciano entrare nel sangue della Chiesa i suoi nemici. Costoro preferiscono Budda a Gesù, Osho a Sant’Agostino, il Talmud alla Summa, il Dalai Lama a San Gregorio. La verità è una sola.

Quando i Cristiani smetteranno di tradire se stessi? Quando smetteranno di distruggere la fede cattolica? Quando smetteranno di tradire l’alleanza che Dio ha voluto?

4. Non essere orgogliosi

Esiste una condizione drammatica nel Cattolico d’oggi ed è l’addestramento all’orgoglio che ci viene fatto da questa società. Il cristiano orgoglioso non accetta l’insegnamento dei sapienti, non accetta la parola dei vicari, rinnega le Scritture ed è immune al carisma. E, se non si accetta più il carisma dei Santi, non si accetta la testimonianza, e senza testimonianza non v’è fede. Fino a che uno pensa di essere il migliore non è aperto alla verità e per lui la verità è un’estranea.

5. Ricordare la natura della propria armata

Infine uno dei punti fondamentali che ha spinto l’esercito in rotta è questo. Ben pochi Cristiani paiono ricordare la natura della propria armata. Le nostre armi sono la preghiera ed il digiuno. I nostri soldati sono gli angeli e i testimoni. La nostra forza è Gesù Cristo. Se non torniamo all’essenza della nostra forza perderemo sempre: non se mai visto un esercito vincere senza armi.

Possa Dio salvare l’umanità.

I 5 motivi per cui un Cristiano dovrebbe dire no a questa immigrazione

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Prologo

Questo articolo non piacerà a coloro che si rifiutano di usare la ragione e sono schiavi della pancia, fra questi vi sono anche molti Cristiani.

Premessa

A lungo ho pensato che non avrei trattato il tema delle migrazioni per un semplice motivo: parlarne giova molto poco alla nostra vita cristiana e rischia di nuocerle molto. Sì perché commuoversi per qualcuno lontano, che non possiamo veramente aiutare (è lo Stato che decide chi far entrare o meno, le parole dei singoli cittadini sono pressoché inutili) è solo un modo per inorgoglirsi, per sentirsi più bravi degli altri, per criticare e giudicare senza fare nulla di concreto. Per salvarci dobbiamo compiere opere di carità e la carità si dà al prossimo, cioè a chi è vicino a noi, alle persone che possiamo veramente aiutare. Non raramente chi passa le proprie giornate a parlare dell’importanza dell’accoglienza tratta a malo modo chi incontra per strada (non si tratta di accoglienza?) o fa allontanare quelli che non reputa al proprio livello (magari dagli uomini della scorta…). Parlare dell’accoglienza ai migranti è diventato, non raramente, un modo per sfogare la propria emotività senza fare nulla di concreto, anzi alimentando la propria superbia morale a nostro danno. Perché ne parlo allora? Perché per molti sacerdoti ormai questo è diventato il tema principale delle prediche, prediche che mai (o quasi) parlano di anima, ma che spesso parlano di geopolitica in un modo così lontano ed inutile che serve solo a far sentire buoni alcuni e cattivi altri, senza che da ciò possano conseguire atti concreti di carità. I preti che non parlano dell’anima sono la dannazione dei popoli e io, da semplice Cattolico, posso dirlo libero da paure materiali. Quindi scriverne assolve a due funzioni, la prima, fare da ammonimento a coloro che pensano al lontano che non possono aiutare e ignorano il vicino che possono aiutare (fatto assai nocivo per l’anima) e, la seconda, riportare un po’ di razionalità nella questione per vedere cosa davvero è amore del prossimo e cosa non lo è.

Avendo già svolto il primo punto passiamo direttamente al secondo.

Considerazioni iniziali

I due comandamenti di carità:

1. Amerai il Signore tuo Dio,
con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima
e con tutta la tua mente.

2. Amerai il prossimo tuo
come te stesso.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica:

2241. Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l’ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.
Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l’esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L’immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.

Analizziamo il  Catechismo

Le nazioni sono tenute ad accogliere se:

  1. Sono più ricche;
  2. Nella misura del possibile;
  3. Lo straniero ricerca sicurezza e risorse necessarie alla vita;
  4. Sicurezza e risorse che non gli è possibile trovare nel suo paese d’origine;

Il diritto all’accoglienza è subordinato a diverse condizioni giuridiche, in particolare (ma evidentemente non solo) al rispetto del migrante di questi doveri:

  1. il migrante deve rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita;
  2. il migrante deve obbedire alle leggi;
  3. il migrante deve contribuire agli oneri.

Questo è quanto ci suggerisce la dottrina cristiana.

Considerazioni generali

1. Si parla molto di guerre e di migranti che fuggono da guerre e che sono costretti proprio ora, contro la loro volontà, a venire in Europa. Questa posizione sarebbe sostenibile se le guerre in Africa avessero subito un’improvvisa impennata e ci fosse stato un improvviso imbarbarimento dei conflitti. Ciò non è vero: (fonte università di Uppsala, Svezia, che “è considerata la più antica e prestigiosa università della Scandinavia” cfr. Wikipedia)

Morti in Africa in conflitti politici e Stati in guerraLe guerre in Africa non hanno subito un particolare incremento o, meglio, sono state caratterizzate nel corso degli anni da picchi ben peggiori che però non si sono trasformati in ondate migratorie verso l’Europa pari alla migrazione contemporanea. Ricordiamo che l’Africa nel 2013 (prendo questo anno sia perché è l’ultimo di cui si hanno dati definitivi sia perché è stato l’anno di intensificazione del processo migratorio ai livelli di guardia odierni, ricordo che l’operazione Mare Nostrum è iniziata nell’ottobre 2013) aveva circa 1,1 miliardi di abitanti (fonte: Population Reference Bureau), il che significa che in Africa nel 2013 è morta per conflitti 1 persona ogni 101382 per intenderci è come se in Italia fossero morte poco meno di 600 persone in un anno. Tuttavia ad esempio nel 2000 era morta in Africa 1 persona ogni 11496 quasi 10 volte di più! Come se in Italia morissero in 1 anno 5.282 persone (contro le 600 dell’ipotesi precedente). E se rifacciamo i conteggi relativamente al 1994 (popolazione africana di 708 milioni di persone in accordo con l’Enciclopedia Britannica) scopriamo che in quell’anno è morta una persona ogni 3562, quasi 30 volte di più che nel 2013. Come se in Italia, in un solo anno, morissero per guerre 17.000 persone. In questi anni inoltre la popolazione ha subito un forte aumento (con una crescita media di circa il 2,35% l’anno) ma non va dimenticato che l’Africa è uno dei continenti con la minore densità di abitanti per chilometro quadrato pari a 36,40 ab/km² cioè è 6 volte meno popolata dell’Italia e 3 volte meno popolata dell’insieme dell’Unione Europea. Questi dati erano doverosi per fare un semplice ragionamento: le migrazioni africane non sono dovute ad un semplice e naturale movimento di popoli spiegato dal mutare della condizione dei conflitti in Africa, sono piuttosto il risultato di convenienze politiche. Indagare di chi sono queste convenienze non è certo compito di questo blog che mira a fare un discorso morale. Quindi c’è la prima considerazione globale, quando parliamo di queste migrazioni dobbiamo chiederci: chi sostiene e provoca questi fenomeni mira al bene comune? (cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica – d’ora in poi CCC – 1910 per il dovere della politica di guardare ad esso). Cioè mira a rispettare i diritti della persona umana (cfr. CCC 2237)? Evita di ridurre le persone con la violenza ad un valore d’uso o ad una fonte di guadagno? (cfr. CCC 2414) Evita di ritenere il profitto come regola esclusiva e fine ultimo dell’attività economica ed evita ogni pratica che riduce le persone a non essere altro che puri strumenti in funzione del profitto diffondendo così idolatria del denaro ed ateismo? (cfr. CCC 2424). Ha a cuore il benessere sociale e lo sviluppo sia di chi migra che di chi già vive nei territori? (Cfr. CCC 1908) Vuole attuare la giustizia nel rispetto del diritto di ciascuno? (Cfr. CCC 2237). Ha a cuore la stabilità e la sicurezza? La sicurezza della società e quella dei suoi membri? (cfr. CCC 1909). Il diritto alla proprietà privata? (cfr. CCC 2401) Infine tutti gli attori che sono dietro a queste migrazioni hanno a cuore la libertà religiosa? (cfr. CCC 2107 – 2109) A chi scrive pare che a nessuna di queste domande si possa dare una risposta affermativa. Lo spostamento pianificato di milioni di persone da culture intrinsecamente differenti risponde a fini oscuri, ma non pare favorire in nessun modo la dignità della persona umana, né nello sradicamento forzato di milioni di persone da un luogo con il miraggio di una vita migliore affatto impossibile né nel minacciare la pace ed i diritti sociali conquistati da altre. Questa migrazione pare anzi favorire lo scontro, soprattutto fra le popolazioni più povere ed ignoranti, senza garantire nessun vantaggio per il bene comune di entrambe le parti. A questo proposito mi piace riportare le parole del Vescovo africano Nicolas Djomo Lola, presidente della Conferenza episcopale della Repubblica Democratica del Congo, così come riportate dall’Osservatore Romano (purtroppo non sono riuscito a reperire il testo originale) “Non fatevi ingannare dall’illusione di lasciare i vostri Paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa e in America. […] Guardatevi dagli inganni delle nuove forme di distruzione della cultura della vita, dei valori morali e spirituali. Utilizzate i vostri talenti e le altre risorse a vostra disposizione per rinnovare e trasformare il nostro continente e per la promozione della giustizia, della pace e della riconciliazione durature. Voi siete il tesoro dell’Africa. La Chiesa conta su di voi, il vostro continente ha bisogno di voi”.

Considerazioni particolari

Tuttavia aver determinato la negatività morale dei fini ultimi di coloro che favoriscono questa migrazione di massa non è sufficiente, infatti sarebbe sufficiente che dal loro operato si dipanassero reali benefici per le persone umana per non escludere del tutto la bontà di questo fenomeno.

Coloro che operano ad alto livello a questo progetto di ricollocamento di milioni di vite umane tramite finanziamenti, propaganda, mancati interventi, ecc… si servono di attori che si occupano, per così dire, dell’ultimo miglio, cioè del materiale dislocamento di esseri umani da una costa all’altra del Mediterraneo. Gli attori principali sono due: la criminalità organizzata che gestisce i viaggi e le società che ospitano i migranti a spese dello Stato di arrivo. Qualcuno potrebbe pensare che i veri motori di questi traffici siano questi 2 attori, ma la cosa è piuttosto improbabile. Per prima cosa esistono molti modi per ottenere denaro pubblico e, che la classe politica abbia scelto questo metodo specifico per distribuire grandi quantità di denaro, significa che lo ha preferito a molti altri modi, indice di una volontà a priori di utilizzare risorse per favorire questa migrazione (non si deve per forza pensare alla classe politica locale, potrebbe trattarsi anche di un problema transnazionale). Dunque io escluderei in via prudenziale che il motore ultimo di queste migrazioni siano le grosse quantità di denaro che incamerano le varie società che si occupano di accoglienza (e sono certamente quantità notevoli, nemmeno un albergo ben avviato può essere sicuro di avere le proprie camere utilizzate e pagate per mesi interi senza interruzione e con standard richiesti non competitivi). In secondo luogo lo stesso discorso vale anche, mutata mutandis, per la criminalità organizzata: un affare milionario come quello della gestione dei viaggi sui barconi è tale solo perché chi ha il potere di vigilare non lo applica. In questo modo i barconi possono partire con una sufficiente garanzia di impunità per gli organizzatori, ben diverso sarebbe il caso in cui, ad esempio, forze di polizia pattugliassero le coste ed il mare. Anche qui emerge una volontà da parte di alcuni soggetti di lasciare mano libera ai trafficanti di uomini. In questo modo mafie che potrebbero ottenere illegalmente il denaro in altri settori si spostano su un business meno pericoloso e più redditizio: le migrazioni.

Cerchiamo di analizzare moralmente questi due attori, come abbiamo già fatto per gli strateghi.

2. Partiamo dalla criminalità organizzata. Non si può dire che il loro lavoro sia in qualche modo a vantaggio della dignità umana. I criminali organizzano viaggi senza alcun standard di sicurezza o igiene, abbandonano persone in balia del mare e causano direttamente e indirettamente la morte di centinaia di uomini. Inoltre come dimostrato da varie inchieste spesso privano gli uomini della libertà e sempre chiedono cospicue fonti di denaro, ma su questo ultimo punto torneremo in seguito.

3. Le società che prendono i contributi statali per ospitare i migranti sicuramente forniscono un servizio di alto profilo umano, quindi il giudizio sul loro operato non può essere negativo. Tuttavia il giudizio sulla loro esistenza e sul sostegno dato loro dallo Stato va vagliato criticamente perché:

  • impiegano grandi quantità di denaro pubblico che non può essere utilizzato per alcun altro fine (denaro che, nel caso specifico dell’Italia, deriva da una sproporzionata pressione fiscale nei confronti dei guadagni delle famiglie e delle imprese, fatto che comunque ora non terremo in considerazione);
  • forniscono ogni forma di sostentamento a persone in forze, creando una disparità di trattamento non solo con le altre persone sane, ma soprattutto con le persone povere e indigenti; offendendo gravemente l’uguaglianza fra gli uomini. (cfr CCC 1938)

Il giudizio sul primo punto dipende dalla convenienza morale della presenza o meno del migrante e quindi verrà discusso nei prossimi punti. Tuttavia il secondo punto costituisce una grave offesa all’uguaglianza fra gli uomini e quindi non è moralmente accettabile. Esso deve forzatamente essere rivisto sia per includere tutti gli uomini nelle medesime condizioni di povertà, indigenza o invalidità presenti sul territorio, sia per fare in modo che al migrante venga fornito ciò che è veramente necessario e in linea con gli aiuti che qualunque altro uomo nelle medesime condizioni potrebbe legittimamente ottenere, e otterrebbe, nel medesimo momento.

Dunque il giudizio sull’operato della criminalità organizzata e dello Stato tramite le società di accoglienza non può essere che negativo offendendo in entrambi i casi, anche se in modi differenti e non paragonabili, la dignità della persona umana.

Considerazioni personali

Quanto fin qua detto, pur portando ad un grave giudizio morale contrario ai modi ed ai motivi politici delle migrazioni, non affronta la questione delle singole persone che da una parte emigrano e che dall’altra accolgono. Pertanto se anche questi modi non si emendassero ma trovassimo un vero vantaggio per le singole persone, nel rispetto della giustizia, dovremmo accettare la migrazione come fenomeno positivo e condannare piuttosto i modi che gli eventi migratori odierni. Per questo motivo ora affronteremo la questione parlando dei migranti e degli accoglienti.

Per quanto riguarda i migranti la prima domanda è se essi abbiano il diritto ad essere accolti. Procediamo seguendo il catechismo:

Le nazioni sono tenute ad accogliere se:

1. Sono più ricche;

Sicuramente l’Italia è più ricca delle nazioni africane rispetto al denaro, anche se è mediamente molto più povera di risorse. Quindi la ricchezza finanziaria è maggiore nonostante la ricchezza reale sia minore.

2. Nella misura del possibile;

Questo è un discorso di lana caprina, è molto difficile definire quale sia il possibile. Per questo motivo tralasceremo questo punto.

3. Lo straniero ricerca sicurezza e risorse necessarie alla vita;

Il discorso preliminare sul tasso di morti dovute a cause politiche pari allo 0,001% nel 2013 (vedi paragrafi precedenti), dimostra che i conflitti non sono una grande emergenza in Africa e soprattutto dimostra che la maggior parte delle persone che vengono qui non lo fa perché in fuga da conflitti. Per questo solo una minima parte dei migranti africani rientra a causa della guerra nella casistica dello straniero che ricerca una sicurezza necessaria alla vita. E per quanto riguarda le risorse? Per pagare un viaggio bisogna dare alle mafie una cospicua somma, uno scafista parla di 1500 $ a persona sul sito del Giornale ( http://j.mp/1KorDXf ), mentre la guarda di finanza parla di un costo che va dai 600 $ ai 6500 $ (fonte: http://j.mp/1KiU0qP ). Il PIL pro capite medio dell’Africa è di 3185 $ l’anno, tuttavia in Congo (ex Zaire) il reddito pro capite è di 400 $ l’anno e in ben 9 stati è inferiore o al limite dei 1000 $ l’anno, in altri 18 stati è inferiore o al limite dei 2000 $ e quindi parliamo di 27 stati sui 54 considerati: la metà esatta. Nei 27 stati più poveri dell’Africa il reddito pro capite è di 1205 $ l’anno (i dati di questa sezione sono stati estrapolati da IndexMundi che si basa sul CIA World Factbook). Ricordiamoci che questa misura non indica quanto mediamente incassano le famiglie, ma quanto è la ricchezza prodotta dallo Stato in un anno divisa per gli abitanti, ciò significa che le poche persone che controllano il traffico delle risorse sono detentrici di quasi tutto il PIL e che gli stipendi medi sono molto più bassi del PIL pro capite. Quindi salta subito all’occhio una considerazione: coloro che possono pagare 1500 $ per la traversata non fanno parte della classe indigente, ma della classe media e con quella cifra potrebbero senza problemi aprire un’attività o garantirsi uno standard di vita soddisfacente per un tempo non trascurabile. Per intenderci spendere 1500 $ per un cittadino del Congo equivalerebbe grosso modo a spendere circa 130.000 $ per un cittadino Italiano (considerando il PIL pro capite), senza considerare che in Africa la distribuzione della ricchezza è di gran lunga più a favore dei ricchi e quindi questa cifra è molto più difficile da racimolare per un povero rispetto ai 130.000 $ per un Italiano (in Italia il 20% della popolazione detiene il 61,6% della ricchezza, ma in Africa il 7% della popolazione possiede il 90% della ricchezza, fonti: http://j.mp/1iji5pW (Italia) e http://j.mp/1Me7UgM (Africa)). Per un abitante di uno dei 27 paesi più poveri invece spendere 1500 $ equivarrebbe a spendere 42.000 $ per un cittadino italiano sempre non considerando la distribuzione della ricchezza che rende molto più difficile l’impresa per un Africano. Quindi questi migranti sono persone che mancano delle risorse necessarie alla vita? La risposta non può che essere negativa, è triste dirlo ma i poveri restano a morire in Africa, quella che viene qui è la classe medio-alta che dovrebbe costituire il motore dello sviluppo economico africano. Coloro che mancano veramente delle risorse necessarie alla vita non possono permettersi un costoso barcone e nei rari momenti in cui, per casi fortuiti, riescono ad essere imbarcate solo loro potrebbero, se soddisfano tutte le altre condizioni, avere diritto ad essere ospitate.

4. Sicurezza e risorse che non gli è possibile trovare nel suo paese d’origine;

Difficile svolgere questo punto direttamente non trovandosi in Africa. Sicuramente si possono fare alcune considerazioni indirette. A livello di risorse l’Africa non è seconda a nessuno, non solo per le risorse che tanto interessano agli occidentali, ma anche per le risorse che possono fruttare immediatamente alle popolazioni locali: l’Africa detiene il 17% delle terre arabili mondiali e attualmente si stima che si potrebbero trovare ancora 500.000.000 di ettari di terre adatte all’agricoltura ma non coltivate. Ecco cosa dice Michel Debrand, Direttore di Limagrain Africa, in un’intervista: “I: Cosa vi ha colpito maggiormente arrivando in Africa? MD: Il dinamismo della popolazione, l’entusiasmo, le competenze, l’ottimismo e la giovane età media, tutto il contrario di quanto a volte erroneamente pensato in Europa. C’è un fremito che corre per tutto il paese e il desiderio di vedere decollare l’economia. Molta della popolazione rurale è purtroppo ancora analfabeta e questa è la ragione per cui, ad esempio, Seed Co comunica con i cittadini attraverso la pubblicità alla radio, o con delle pubblicità sui camion che passano per i villaggi.” (Fonte dei dati e della citazione: http://j.mp/1KjoAk3 ). Torniamo al discorso del PIL: i migranti non scappano da Stati che non possono garantire loro le risorse, tutt’altro. Essi si muovono coscientemente verso l’Europa cercando la possibilità di vivere all’occidentale non per necessità ma per bramosia di uno stile di vita che attualmente non è dell’Africa, ignorando volutamente, in quanto classi medio-alte (ricordate i 1500$?), le possibilità che potrebbe dargli la loro terra.

Il diritto all’accoglienza è subordinato a diverse condizioni giuridiche, in particolare (ma evidentemente non solo) al rispetto del migrante di questi doveri:

1. il migrante deve rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita;

Il che significa che, qualora anche vi fossero tutte le condizioni precedenti, il diritto all’accoglienza viene meno se manca nel migrante il rispetto riconoscente del patrimonio materiale e spirituale del paese ospitante. Ciò significa che ad esempio se il migrante fosse convinto di dovere, per motivi di fede, imporre le proprie usanze e sottomettere l’infedele, o disprezzare le sue usanze religiose, egli in automatico perderebbe il diritto ad essere accolto.

2. il migrante deve obbedire alle leggi;

Qualora quindi il migrante si rifiutasse di rispettare una qualunque legge, compiendo così un atto criminale, dovrebbe, secondo il Catechismo, perdere automaticamente il diritto ad essere ospitato.

3. il migrante deve contribuire agli oneri.

Il migrante per preservare il suo diritto deve rimboccarsi le maniche e contribuire al funzionamento dello Stato.

Analizzati tutti questi 7 punti possiamo concludere che la stragrande maggioranza degli immigrati non ha, secondo morale, diritto ad essere accolta. Ora quello che dobbiamo chiederci è se almeno l’accoglienza, pur non discendendo da un diritto, è conveniente.

4. Cosa significa favorire l’accoglienza dal punto di vista dei migranti? Significa prendere persone di ceto medio-alto e spingerle ad affrontare un viaggio pericolosissimo che con una probabilità piuttosto elevata gli costerà la vita (ricordo ancora come Sabato, un mendicante che conoscevo, mi mostrò sul suo cellulare un video di quando aveva attraversato il deserto con altri aspiranti migranti, il deserto era pieno di cadaveri – a decine in pochi metri – e lui mi raccontava come le loro guide si comportassero da aguzzini in modi che non vorrei ripetere, ovviamente chi perdeva i sensi veniva lasciato a morire lì). Una volta arrivate dopo traversate tremende queste persone si troveranno subito sbalzate da una condizione di relativo benessere ad una condizione in cui sono povere, emarginate e senza istruzione, impossibilitate a trovare un lavoro dignitoso, costrette all’accattonaggio o al crimine. Con la speranza dopo anni di sacrifici di aver finalmente racimolato qualcosa (non fu il caso di Sabato i cui genitori, in Africa, avevano una bella tenuta dove allevavano anche animali feroci e che dopo anni di vita da mendicante in Italia decise di trasferirsi in Germania in cerca di fortuna). Tuttavia ai miei occhi la cosa che rimane più grave è la seguente: non utilizzando il pugno duro, sempre più disperati tentano la traversata e sempre più uomini, giovani sani e forti, muoiono nei deserti dell’Africa o lungo le traversate, uomini che potevano sperare in un futuro e che a causa del buonismo vigliacco degli occidentali si mettono ad inseguire un miraggio falso e letale. Non è certo un servizio alla carità invitarli ed invogliarli a lasciare posizioni di relativo benessere per rischiare la vita e venire qua da mendicanti o da schiavi nella raccolta dei pomodori (qui invece avrei da raccontare di un mio amico ucraino, persona intelligentissima ed istruita, che per aiutarsi negli studi svolgeva lavori stagionali, una volta andò a fare la stagione al sud e alla fine della raccolta i suoi padroni gli dissero “o accetti un euro all’ora o non ti diamo niente”, egli, da me conosciuto come grande lavoratore, non poté che accettare di subire questo peccato che grida vendetta agli occhi di Dio (cfr. CCC 1867)).

5. E dal punto di vista di coloro che accolgono cosa significa favorire questa immigrazione? In primo luogo significa destinare una grande parte della spesa pubblica a tutte le attività correlate alle migrazione. In Italia la pressione fiscale è a livelli ingiusti e buona parte di questa, che grava sulle famiglie (spesso indipendentemente dal loro reddito, vedi tassa sulla casa e sui terreni), viene destinata per creare una condizione di diseguaglianza di fatto in cui pochi migranti in piena salute vengono mantenuti a scapito delle risorse che potrebbero servire ad invalidi o disabili (migranti o no), il tutto erodendo i risparmi faticosamente ottenuti dalle famiglie. In secondo luogo una così grande massa di persone che non possono mantenere se stesse in maniera adeguata (se infatti in Africa appartenevano al ceto medio-alto qui, in terra straniera, sono alle soglie dell’analfabetismo) causa inevitabilmente il nascere di forme di delinquenza fra una parte degli immigrati. Questo non è un luogo comune, ma un’inevitabile conseguenza di condizioni di povertà ed emarginazione provata dai numeri. Infatti nel 2011 gli stranieri rappresentavano il 6,5% della popolazione residente in Italia ma ben il 36,1% della popolazione carceraria (fonte ISTAT link http://j.mp/1UYKaVp e http://j.mp/1UXrsbm ). Un rapido conto ci indica che in prigione ci sono 1 Italiano ogni 1391 ma 1 straniero ogni 160,  dunque mediamente la popolazione straniera delinque circa 9 volte di più di quella italiana. Va inoltre considerato che spesso i migranti vengono da culture altre in cui i livelli di violenza accettati sono ben diversi dai nostri e quindi parte dei delinquenti stranieri compiono crimini molto più sconvolgenti ed efferati dei delinquenti italiani, fatto non trascurabile. Dunque guardando a coloro che accolgono l’accettare migranti che non hanno davvero bisogno di venire in Italia per vivere si risolve non in un atto di carità, ma piuttosto nel suo contrario minando i diritti alla sicurezza e alla proprietà privata dei residenti, impiegando ingiustamente le risorse per creare diseguaglianze e opprimendo le famiglie con una sempre maggiore pressione fiscale.

Cosa fare dunque?

A livello politico la situazione di maggior carità possibile è quella che ci vede impegnati nel favorire l’arricchimento delle terre africane, anche tramite una condivisione delle conoscenze e un’azione mirata al favorire la stabilità politica, e nel contrastare con tutti gli sforzi possibili le partenze di non-profughi; infatti solo una linea intransigente può dissuadere migliaia di giovani benestanti dal partire e dal trovarsi ad affrontare i pericoli del viaggio prima e l’emarginazione sociale poi. Un caso a parte sono i veri profughi che fuggono dalla guerra: in questo caso le nazioni più ricche sono obbligate ad accoglierli nella misura del possibile purché i profughi rispettino il patrimonio materiale e spirituale della nazione, obbediscano alle leggi e contribuiscano agli oneri. Papa Francesco parla spesso di questi profughi e, sul dovere all’accoglienza, stanti i limiti definiti nel Catechismo, non si può che essere d’accordo con lui.