Una religione da perdenti

Danza macabra

Noto una certa schizofrenia in alcuni. Da una parte, forse mai come ora, si ripete continuamente che il Cristianesimo è la religione degli ultimi, del povero, dell’oppresso, ma dall’altra vengono presentati come esempi di Cristianesimo solo casi di straordinario successo, solo persone realizzate, che ce l’hanno fatta, invidiabili e invidiate. Insomma si vorrebbe fare del Cristianesimo una religione da vincitori, come una fede calcistica qualunque o, peggio, una materialistica religione da Wall Street. Gli articoli sul web, i gruppi vocazionali, le omelie ci dicono “Guarda quello: guidava le Ferrari e ora fa il frate! Non vuoi essere come lui?” oppure “Guarda che tempra questo era un tossico e ora è un prete, non ti piacerebbe dimostrarti forte uguale?”. Se non si tratta di una qualità personale si fa comunque leva sull’appartenere ad un gruppo ristretto ad esempio “l’attore tal dei tali testimonia la sua fede; la talaltra star vive per Dio; l’ex terrorista ora dirige un gruppo di preghiera!” E allora?

Ci sono almeno due ordini di problemi in questo atteggiamento:

Il primo è che si guarda a dove uno è partito e non a dove è arrivato. Sembra quasi che non sia la religione cattolica a rendere speciale una determinata persona, ma il suo successo nella vita. Come se nelle Chiese, invece dei santi, avessimo ritratte le persone che all’epoca erano le più ricche, o le più famose, certo anche cattoliche, ma non troppo, collateralmente diciamo.

Il secondo è che il Cattolicesimo non è una religione che porta al successo: i Santi più grandi sono morti quasi tutti nella povertà e nelle sofferenze, il Dio è stato addirittura crocifisso! Che scandalo schifoso! Intollerabile! Il Cattolicesimo, come non garantisce la felicità in questa vita (vedi articolo), non garantisce nemmeno il successo. Anzi si può dire che la forza del Cristianesimo sono sempre stati i poveri, gli ultimi, ma non quelli speciali, i più insignificanti. Già i letterati romani identificavano il Cristianesimo come la religione degli schiavi. Ci sono Cattolici di successo secondo il mondo? Certo! Tuttavia, nella migliore delle ipotesi, è una coincidenza! Quindi non venite a dirmi che un milionario è cattolico, perché non è milionario in quanto cattolico! Non venite a dirmi che il tal attore di Hollywood è cattolico, perché non è famoso in quanto cattolico! Sono coincidenze (o connivenze, nei casi peggiori). Sia ben inteso che mi riferisco agli articoli che vedo, alla propaganda che sento, non escludo in via assoluta il fatto di per sé che in qualche raro caso il Cattolicesimo possa portare al successo mondano, non voglio certo mettere limiti a Dio, ma sono sicuro che gli esempi riportati da questi articoli non sono il caso. Come sono certo che un convertito non sia più speciale perché prima era ricco o famoso o particolarmente conosciuto. Il Cattolicesimo è la religione di tutti gli umili. Non importa se non ce l’hanno fatta, o se non ce la faranno o se ce la faranno per un pelo perché il Cattolicesimo è un’altra cosa: è l’incontro con una persona che ci ha fatto una promessa, ci ha promesso che sconfiggeremo la morte e che saremo come Dio, in eterno.

Perché ho voluto dire questo? Perché qui si capisce gran parte della crisi moderna dell’istituzione ecclesiastica, manca il coraggio di parlare del Cattolicesimo per quello che è. Si vorrebbe fare a gara con il mondo, come se il Cattolicesimo fosse un prodotto per diventare più ricchi o più belli, come se fosse una trasmissione televisiva, un talent show, uno shampoo perfino. Invece il Cristianesimo è un’accettazione silenziosa, una speranza grande, una fiducia incrollabile in una promessa fatta da Dio stesso. Io non so se diventando cattolici avrete qualche vantaggio qui ed ora, temo piuttosto che avrete svantaggi, ma so che allora avrete un premio straordinario, quale qui nulla potrà mai eguagliare.

C’è un’ultima cosa da dire: il Cattolicesimo è naturalmente una religione da perdenti. Badate bene, non sto dicendo che una persona di successo non possa essere cattolica, sto dicendo che per natura il Cattolicesimo attecchisce proprio là dove c’è la sofferenza. È piuttosto facile da spiegare: la maggior parte delle persone quando hanno tutto chiudono il proprio cuore, nell’illusione di non aver bisogno di nessun altro, tantomeno di un Dio, per vivere. Invece chi soffre, chi deve tendere la mano, ha un punto di vista migliore sulla natura dell’uomo che non è che un piccolo, per quanto speciale, essere in balia del tempo e del luogo.

Quindi non importa se siete le persone più ordinarie di questo mondo, o le più speciali, Dio non vi preferirà o detesterà per questo, ciò che importa è dove arriverete e cosa presenterete. Non perdete mai la speranza.

Buona Vita

La via del cristiano

Una stella cometa che procede verso il futuro.

È inutile nascondersi dietro un dito. Oggi, salvo poche rarissime e fortunatissime eccezioni, il cristiano è solo. Parlo di una solitudine sociale non spirituale; come specificai in un articolo, la vera Chiesa dei Santi non ci abbandona mai.

Ammettiamolo: oggi quasi nessuno crede più. I sacerdoti spesso ignorano il catechismo, gli ecclesiastici rinnegano la fede, i fedeli sono sordi ai vangeli. Chi prova faticosamente ad essere servo di Cristo trova ostacoli straordinari, il più delle volte da parte di coloro che si professano credenti. È una situazione che probabilmente i Santi del passato non hanno mai visto, non almeno in questa maniera. Al giorno d’oggi il nemico dell’anima è più spesso il prete di quanto non lo sia l’ateo. Nessuno crede più a quei duemila anni straordinari che hanno forgiato la Chiesa, tutto viene distrutto e nulla più ricostruito. Fortunatamente ci sono ancora delle eccezioni sia fra i laici che fra i sacerdoti, ma proprio coloro che fanno parte di queste eccezioni capiranno al meglio il mio articolo e sono sicuro che non si rammaricheranno delle mie parole.

Per anni ho sofferto di questa situazione.

Chi prova a seguire il Vangelo deve prima di tutto bere alle fonti dell’acqua pura. Oggi cercare un libro causa sgomento: difficilmente troverete gli scritti dei Santi, o dei Papi, men che meno dei Dottori della Chiesa, troverete per lo più libruncoli che ci parlano di questo o quel santo, di questa o quella dottrina, ma sempre evitando accuratamente di darvi da bere la fonte originale. Troverete pseudo-teologi che vi insegneranno come vivere in Cristo al posto di coloro che la Chiesa ha riconosciuto come Santi. Raramente troverete qualche opera originale per cifre straordinarie, in rarissimi casi accessibili. L’Italia, il paese del Papato, non ha sacerdoti che traducano il tesoro inestimabile della Cristianità e, nei pochi casi in cui ciò succeda, pesanti diritti d’autore impediscono la diffusione di testi che dovrebbero essere discussi ogni giorno e dovrebbero essere guida ai nostri passi. Il Nemico vuole assetarci, ci offre il fango per farci morire nell’arsura.

Tuttavia in realtà non serve molto: oltre ai Vangeli e al Catechismo, i Dialoghi di San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa, potrebbero già essere sufficienti (eccoli qui in un’edizione in due volumi: uno e due, consiglio ovviamente di concentrarsi sullo scritto di San Gregorio Magno e tralasciare prefazioni e note). Certo sarebbe bello accedere a molto altro, ma come detto spesso la conoscenza ci è preclusa. In ogni caso questo è solo l’inizio del problema poiché quando ci rivolgiamo ai Santi ci rendiamo conto che benché il loro insegnamento sia solidissimo e intramontabile, la realtà è che tutti loro hanno vissuto in un mondo profondamente diverso dal nostro. Difficile definire esattamente il punto della questione, tuttavia il nostro è un mondo che elogia in maniera assoluta l’egoismo individuale al punto tale da tentare di fare di ogni individuo il centro di un culto luciferino in cui il bene è solo ed esclusivamente il bene dell’io a discapito del bene di tutto e di tutti gli altri. Non si può negare che il Pagano sentisse a pelle la grandezza del Cristiano e che, seppur magari odiandolo, ne percepisse la bellezza ed il carisma. In seguito non si può negare che la Chiesa, anche nella sua manifestazione terrena, percepisse fortemente l’importanza della Rivelazione e che solo con timore reverenziale riuscisse ad avvicinarsi al Sacro. Per questo anche se ci furono errori ed incomprensioni alla fine, riconosciuta la Verità, chiunque si ritraeva e ossequiosamente La riveriva. Per questo l’eterno Nemico ha pianificato la rovina dell’Adunanza di Cristo agendo su due fronti.

Da una parte ha vaccinato gli uomini alla grandezza, li ha resi immuni al carisma, li ha svuotati di ogni ambizione al bello, di ogni stupore davanti al mondo, di ogni fede in qualcosa che ci supera (fosse fede materiale o spirituale poco importa). Quante volte oggi non solo aborriamo il bello, non solo dubitiamo del buono, ma proprio ci troviamo indifferenti di fronte alle scene che pure dovrebbero toccare il nostro cuore nel profondo? Eccoci così ad esclamare: La maternità? Un scocciatura. L’onore? Una becerata. L’amore? Un sentimento. Si può pensare che per il Nemico l’individualismo sia un fine, lo è, ma è anche molto di più. L’individualismo è ciò che ci rende incapaci di relazioni e di grandezza. Svuota l’uomo da una parte della sua capacità di ambire a qualcosa che lo superi, a qualcosa che sia più della semplice pagnotta, e dall’altra svuota l’uomo della capacità di amare e quindi non solo di essere propriamente umano, ma pure di amare Dio e di elevarsi.

Sull’altro fronte l’Antico Avversario ha neutralizzato la Chiesa terrena in maniera tale che non potesse in alcun modo risvegliare l’uomo assopito nel sogno individuale. E come lo ha fatto? Distruggendo la Fede, certamente! Ma questa è una risposta troppo facile; la distruzione di una Fede così solida da oltre duemila anni è passata attraverso la sua neutralizzazione, il suo distacco dal sacro. I preti hanno piano piano iniziato a pensare, o se non altro a sentire, che non ci fosse un reale presenza di Dio. Che certo il Vangelo è un bel libro, scritto bene per carità, ispirato da Dio, non sia mai, però un po’ limitato, correggibile ecco. E per mostrare che non farnetico vi invito ad aprire una qualunque bibbia della prima metà del Novecento: troverete quattro volte il titolo “Il Santo Evangelio di Gesù Cristo, secondo San …” che sostituisce il nostro moderno “Vangelo secondo…”, una piccolezza che distingue però un libro ritenuto Santo scritto da un autore Santo, da un libro scritto. Gli esempi potrebbero essere molteplici, ma proseguiamo con il nostro discorso. Il prete perso il senso del Sacro, persa la presenza del Signore, ha iniziato a dubitare non solo di tutto quello che fa, ma soprattutto della sua missione. Salvare le anime pareva un discorso così insensato, così… vuoto. Meglio occuparsi dei problemi sociali, problemi concreti che toccano i popoli. Fu così che la fede si svuotò e scomparve. È per questo che oggi quasi nessun prete riesce più a capire gli insegnamenti di Cristo: convivere? E che sarà mai!?! Abortire? Scelta individuale! Trombare? Come si può pretendere il contrario? anzi proprio meglio non parlarne. Tuttavia il prete che smarrisce il sacro e che si ritrova a concepire il mondo come un posto dove chiaramente egli stesso è assolutamente inutile sviluppa una nuova rigidità tutta propria nei confronti di chi, quel Sacro, lo possiede ancora. Come osano costoro parlare ancora di Inferno e Paradiso? Come osano costoro parlare di Carità e Giustizia? Come osano costoro dimostrarmi, sbattendomelo in faccia, che si può essere migliori di come io sono? Che si può credere ancora in quel Cristo rivelato? Anatema! Così la Chiesa è diventata, parafrasando Dante, “non donna di province, ma bordello!”. Da una parte, questa nuova chiesa “sociale”, ha iniziato a spalancare le proprie porte a coloro che la volevano distrutta e che con essa volevano distrutto il Salvatore (come se questo proposito potesse mai avere un senso o una speranza di vittoria), dall’altra ha iniziato ad emarginare coloro che si affidavano a Gesù Cristo così come ci è stato rivelato.

Che fare dunque?

Etiamsi omnes, ego non. (Anche se tutti, io no)
Per prima cosa coerenza. Anche se tutti abbandonano la via, anche se perfino il sacerdote ci vuole spingere a compiere il male, noi non lo faremo. Chi conosce i Vangeli e l’insegnamento immortale della Chiesa ci si deve attenere. Nessuna autorità è superiore a quella di Dio e nessuno può mutarla.

Pauci, sed boni. (Pochi, ma buoni)
Per seconda cosa fortificare la nostra famiglia. Noi non siamo responsabili per tutti, ma siamo responsabili per le nostre famiglie. Quindi assieme ai nostri famigliari costruiamo una roccaforte cristiana. Divorzi, peccati contro natura, aborti sono una costante di questa società, ma noi non siamo responsabili per essa se non in maniera molto limitata. Per questo dobbiamo vigilare sulle nostre famiglie, perché il Male non trovi chi divorare. Quanta tristezza quando finti-cattolici fanno proclami pubblici vivendo privatamente in peccato mortale: tutti pecchiamo, ma chi crede in Dio non persevera e non ostenta la causa della propria rovina.

Age quod agis. (Fa ciò che fai)
Per terza cosa non smettere mai di migliorare. In un mondo che non ci dà quasi alcuna indicazione su come vivere la fede dobbiamo continuare a interrogare noi stessi e a studiare al fine di fare bene ciò che facciamo. Poi dobbiamo continuare a migliorare il nostro agire, a smussare ogni piccolo difetto. L’aiuto che non ci viene dall’esterno dobbiamo sopperirlo con l’impegno fiduciosi che, se nel nostro impegno ci sarà errore, Dio sopperirà con la propria Misericordia.

Motu proprio. (Di propria iniziativa)
In un mondo incerto, dove è difficile trovare consiglio e giudizio secondo la volontà del Signore, i primi giudici del nostro comportamento siamo noi stessi. Troppe volte sacerdoti o laici giustificano il male e troppe volte sacerdoti o laici condannano il bene. Basandoci su quanto abbiamo studiato noi siamo i nostri primi giudici e siamo noi i responsabili delle nostre mancanze. Anche se nessuno lo sa io non verrò meno alla mia parola, non trascurerò i miei doveri e non mancherò di fedeltà al Signore. Spesso cerchiamo negli altri una giustificazione per la nostra affezione al male, invece dobbiamo essere giudici intransigenti delle nostre azioni.

Desidero concludere ricordando che solo nella Chiesa Cattolica ci sono i Sacramenti con efficacia reale per la Salvezza. Tutto ciò che è stato detto va inteso senza mai dimenticarlo. Extra ecclesiam nulla salus. (Fuori dalla chiesa nessuna salute). Soprattutto per noi che abbiamo ricevuto la Rivelazione allontanarsi dalla Chiesa è pericolosissimo e gravissimo. Stolto chi spera di salvarsi in maniera straordinaria quando rifiuta esplicitamente la salvezza ordinaria che nostro Signore a messo sulla nostra strada. Anche se alcuni sacerdoti sbagliano non si può revocare la fedeltà, semplicemente rigettiamo l’errore prima di tutto nelle nostre vite private e poi, solo se opportuno e non controproducente, valutiamo attentamente come agire nella vita pubblica. I Santi sono prima di tutto testimoni nella vita e San Benedetto preferì andarsene dal monastero dove lo volevano uccidere piuttosto che dare a quei reprobi un’occasione in più per peccare.

Questo discorso è stato qui appena abbozzato. Il libro che ho scritto anni fa, e qui disponibile gratuitamente, è molto teorico. Personalmente lo reputo importante per gettare le basi della Fede, ma quello che vorrei fare da ora in poi è svilupparlo in senso pratico. Perché è vero che anni fa mi sono convertito, ma da allora la sfida è stata provare costantemente a vivere il tutto nella mia vita. Se vorrete stare ancora con me, cercherò di aggiornarvi sui progressi, provvisori e precari, che ho conquistato.

Buon Santo Natale,

BiancoFulmine

Perché il Cattolicesimo ha perso la guerra, ovvero perché i Cattolici sperperano le proprie energie

Casa di PavlovIn questo periodo sembra che i Cattolici stiano prendendo un po’ più forza, che finalmente il grande popolo della Chiesa abbia alzato la testa. Non è così. Anzi si può dire che le ultime mobilitazioni, anche se esemplificative di un popolo che esiste ancora e che probabilmente è ancora maggioranza, siano il simbolo della fine della guerra. Con una sconfitta. Tante energie potrebbero forse essere parte di un nuovo inizio, ma ciò sarà impossibile senza capire fino in fondo l’essenza di questo conflitto.

1. La metafisica è tutto

Esiste un inganno fondamentale alla base di tutto. Si tratta anche di uno dei temi più complessi e quindi più difficili da comprendere, ma è necessario che chi vuole combattere coscientemente in prima linea capisca a fondo la questione. Il punto è il seguente: non si può ragionare con tutti. Per un semplice motivo: la ragione è un mezzo eccellente che parte da un punto A e ci porta ad un punto B in maniera coerente, rigorosa e giustissima. Tuttavia proprio perché è un mezzo per procedere coerentemente e per valutare la coerenza interna di un ragionamento, essa si fonda sempre su una metafisica. Per questo motivo se l’interlocutore non accetta le basi metafisiche del discorso con lui non è possibile ragionare. E, badate bene, quando parlo di metafisica non intendo necessariamente cose complesse, ma soprattutto cose semplicissime come il principio di non contraddizione che è da molti negato a parole (essendo impossibile negarlo nella pratica). Quindi non è possibile ragionare con tutti.

2. Focalizzare l’obbiettivo

Immaginate una torre d’acciaio in fase di costruzione ed immaginate al contempo che un gruppo di persone vogliano abbatterla. Immaginate ora che queste persone possano togliere alla torre 5 travi ogni giorno e che il costruttore possa porne 6 ogni notte. Infine immaginate che ogni piano di questa torre immensa poggi esattamente su 6 travi. Ora queste persone sarebbero sommamente stolte ad eliminare ogni giorno le travi dell’ultimo piano in fase di costruzione perché ogni 6 giorni il costruttore avrebbe ottenuto un nuovo piano (6 giorni equivalgono a 36 travi messe e a 30 travi tolte). Cosa dovrebbero fare allora? Semplicemente dovrebbero togliere 5 travi dalla base della torre, in maniera tale da far collassare la torre sotto il suo stesso peso. Così in un giorno cadrebbe la torre costruita in anni. Ora questa è un’analogia che non si discosta dal vero. Prendete i tempi contemporanei: i Cattolici lottano per evitare adozioni agli omosessuali e sono indifferenti ai bambini che muoiono nei grembi delle madri a causa dell’aborto. Così nel tempo i bambini muoiono e gli omosessuali trave per trave spostano la lotta. Così mentre non volete le adozioni ottenete le unioni civili, in futuro mentre non vorrete la pedofilia otterrete le adozioni. E si continuerà così per molto tempo. Non si può essere Cattolici ad interessi alterni! La dissoluzione del matrimonio è più grave dei “matrimoni” omosessuali e la morte degli innocenti è più grave della dissoluzione dei matrimoni. Quindi come mai la priorità dei Cattolici non è invertita? Prima l’aborto, poi il divorzio e infine le unioni degli omosessuali. Tuttavia nessuno oggi manifesta contro l’omicidio dei bambini, così come nessuno osa nemmeno lontanamente manifestare contro la dissoluzione della famiglia, tutti però a manifestare contro le unioni degli omosessuali. Così si attacca l’ultimo piano della torre e fra sei anni si dovrà attaccare il piano dopo senza mai fermare la costruzione. I Cattolici come buoi, dietro a discutibili capi popolo, si scagliano contro i mignoli e lasciano intatto il cuore.

Potrei anche azzardare una previsione: l’adozione dei bambini adesso non passerà, verrà bloccata e questo sarà presentato come una grande vittoria, però passeranno le unioni fra omosessuali come inevitabili; “tanto i bambini sono in salvo” ci diranno e intanto una nuova trave sarà posta. Basterà ancora aspettare qualche anno ed in futuro le adozioni passeranno in cambio di un male peggiore momentaneamente sventato. È così che si ammazzano i tori nelle corride.

3. Non tradire sé stessi

Ora immaginate che, continuando con l’esempio precedente, delle 5 travi che i Cattolici possono rimuovere ogni giorno dalla satanica torre una sia effettivamente rimossa, una venga lasciata perché una parte degli operai crede che il “progresso” sia positivo, un’altra venga lasciata perché i costruttori della torre sbagliano certamente, ma forniscono anche ad alcuni operai un lauto stipendio, un’altra venga messa di traverso in modo che sostenga l’attuale torre ma non sia d’appoggio al piano successivo, perché è tanto importante dialogare, l’ultima infine sia messa in maniera tale da non nuocere né favorire l’avanzamento della torre perché ciò che abbiamo conquistato fino ad adesso è un progresso, non si può sperperarlo! Così sarebbe impossibile danneggiare in qualche modo la torre, anzi la torre procederebbe alla velocità di più di un piano al giorno. Questa è la realtà dei Cattolici: interessi terreni e buonismo hanno disperso il gregge ed ora la Chiesa è dilaniata al suo interno ed in balia dei costruttori. Basta pensare:

  • Ai sacerdoti, anche di grado altissimo, che abbandonano il proprio gregge, chi per interesse, chi per paura di apparire avulso al mondo. Così abbiamo sacerdoti che esaltano eretici, pagani, infedeli ed apostati e attaccano e picchiano buoni credenti. Abbiamo coloro che esaltano cose malvagie e sminuiscono cose preziose, infangandole e cancellandole. Abbiamo coloro che aprono le porte alla falsità e rinnegano la verità. Guai a tutti costoro, perché, innalzati sopra gli altri, sentiranno più violentemente la caduta.
  • A coloro che pur dicendosi credenti non accettano la fede così come ci è stata tramandata. Costoro si reputano più intelligenti e migliori di tutte le menti che ci hanno preceduto negli ultimi duemila anni. In realtà propagano solo vecchie eresie e fanno marcire il corpo della Chiesa.
  • A coloro che pur dicendosi credenti non accettano obbedienti la sottomissione ai propri superiori e producono scismi. La Storia ci ha insegnato che un Papa, così come un vescovo od un sacerdote, non sono necessariamente Santi. Tuttavia solo da loro riceviamo la Santa Comunione e la Confessione per il perdono dei nostri peccati. Così abbiamo il dovere di difendere la sana dottrina, ma non abbiamo alcun diritto di creare scismi o di affrancarci dall’autorità della Chiesa.
  • A coloro che lasciano entrare nel sangue della Chiesa i suoi nemici. Costoro preferiscono Budda a Gesù, Osho a Sant’Agostino, il Talmud alla Summa, il Dalai Lama a San Gregorio. La verità è una sola.

Quando i Cristiani smetteranno di tradire se stessi? Quando smetteranno di distruggere la fede cattolica? Quando smetteranno di tradire l’alleanza che Dio ha voluto?

4. Non essere orgogliosi

Esiste una condizione drammatica nel Cattolico d’oggi ed è l’addestramento all’orgoglio che ci viene fatto da questa società. Il cristiano orgoglioso non accetta l’insegnamento dei sapienti, non accetta la parola dei vicari, rinnega le Scritture ed è immune al carisma. E, se non si accetta più il carisma dei Santi, non si accetta la testimonianza, e senza testimonianza non v’è fede. Fino a che uno pensa di essere il migliore non è aperto alla verità e per lui la verità è un’estranea.

5. Ricordare la natura della propria armata

Infine uno dei punti fondamentali che ha spinto l’esercito in rotta è questo. Ben pochi Cristiani paiono ricordare la natura della propria armata. Le nostre armi sono la preghiera ed il digiuno. I nostri soldati sono gli angeli e i testimoni. La nostra forza è Gesù Cristo. Se non torniamo all’essenza della nostra forza perderemo sempre: non se mai visto un esercito vincere senza armi.

Possa Dio salvare l’umanità.

È lecito per un Cattolico dare la priorità ai migranti cristiani?

Lasciatemi usare un po’ di ironia… quando leggo l’articolo “Accogliere solo cristiani? Non in nome nostro” del direttore di Avvenire Marco Tarquinio, mi scatta la satira. Perché me lo immagino che improvvisamente si sveglia in stato confusionale, ha appena sognato di essere il Papa, e allora ex cathedra fa una cosa che pochissimi papi hanno osato fare e lo hanno sempre fatto con grandissima umiltà e prudenza. Egli però è un Papa diverso e con tono imperioso, un po’ spocchioso, parla a nome di tutta la comunità cristiana. Perfino i gabbiani che volano sopra San Pietro ammutoliscono. Un uomo parla a nome di tutti i singoli Cristiani, conosce il cuore e la verità per tutti. E come Papa illustra anche il Vangelo, o meglio, dice che tutti quelli che non la pensano come lui non lo conoscono. È una prerogativa del Santo Padre in fondo! Ma non basta, improvvisamente anche i poteri di un Papa vanno stretti, egli è solo un uomo, non conosce tutto, non conosce i cuori, ed ecco la fantasia librarlo in aria: ora è Dio. Conosce le anime, conosce quello che il cardinal Biffi e il vescovo Maggiolini intendevano, perfettamente, conosce tutte le loro opere, le loro carità, i loro pensieri e solo può darne la giusta interpretazione. Conosce anche tutti i Cristiani del mondo e sente che tutti, senza eccezioni, permangono nella “volontà di restare nelle proprie patrie” nonostante “difficoltà, discriminazioni e violenze”. Ah, quanto migliori di quei Santi, come San Vicinio, che per fuggire dalle persecuzioni rinnovarono la fede. Ah, quanto migliori i Cristiani di oggi, tutti un blocco, lì, davanti agli occhi di un dio! Come osano invece gli stolti opporsi? Come osano non essere al passo con i tempi? Come fanno a non ammettere che gli uomini (ad esclusione degli Europei scrive nell’articolo) sono tutti uguali (e io, peccatore, che pensavo che tutti gli uomini fossero unici e non ce ne fosse uno uguale all’altro. Che cadano le mura di Gerico su di me!)? Come fanno a non riconoscere che “questa forza civile e spirituale” (non si capisce per struttura del testo se stia parlando dell’annuncio del Vangelo, del coraggio dell’incontro, di entrambi o di qualcos’altro – forse, con un po’ di fantasia si potrebbe dire che sta parlando del sentirsi tutti uguali – ) “non è ingenua” e “non fa selezioni preventive”? Come fanno a non capire che solo essa (questa sconosciuta forza, ma civile e spirituale) può consentirci di governare (a noi uomini) la “convivenza nella diversità” e la “stagione sconvolgente eppure promettente” (ma veramente la storia non insegna questo… ok mi auto-bacchetto) “delle forzate migrazioni” (sono tutte forzate, vergognatevi voi che pensavate che su milioni qualcuno magari non fosse forzato! Fate parte di quegli europei meno uguali degli altri di cui sopra) e “dell’intelligente accoglienza” (è chiaro che qui non si intende che esiste un’accoglienza intelligente ed una stupida, dal testo si desume che esistono delle persone intelligenti che vogliono l’accoglienza senza se e senza ma e degli stupidi – vi ho beccati, sì, parlo proprio con alcuni di voi – che invece vorrebbero ragionarci un po’ su)? Poi per un attimo il direttore d’Avvenire ritorna un piccolo e semplice uomo, ed una debolezza, insignificante per carità, il ricordo al lettore che anche Avvenire compie opere di carità, o insignificante vanagloria davanti alla grandezza dell’aiuto! O felix culpa!

Ma ora lasciamo da parte la stanca retorica supponente propria di un certo modo di approcciarsi alla verità e al mondo e interroghiamoci su un problema concreto: “È lecito per un Cattolico dare la priorità ai migranti cristiani?

Premetto che parlerò da un punto di vista Cattolico senza rivolgermi effettivamente agli Stati o a politiche che gli Stati (ormai tutti scristianizzati) devono o meno intrattenere. Come sempre vi ricordo che sono un semplice fedele, cerco di conoscere tutto quello che posso della Sacra Scrittura e della Sacra Tradizione come interpretate dal Magistero della Chiesa, a loro in tutto mi rimetto e se qualcosa dovesse contrastare realmente con il deposito della Fede è chiaro che ciò dovrebbe ritenersi come nullo ed errato. Fatta questa doverosa premessa iniziamo.

L’amore va dato a tutti. Ciò però non significa che dobbiamo comportarci con tutti nello stesso identico modo. Questo è vero principalmente per merito di due motivi: il primo è che se gli altri non vogliono accettare l’amore non possono essere forzati, il secondo è che verso alcuni abbiamo più responsabilità che verso altri, ed è una mancanza della carità non adempiere alle nostre responsabilità.

Un padre deve al figlio più di quanto deve allo straniero. Così compirebbe peccato il padre che facesse morire il figlio per dare tutto ad altre persone. Il Santo Curato D’Ars soleva dire a proposito “I vostri beni altro non sono che un deposito che il buon Dio ha messo nelle vostre mani: dopo il vostro necessario e quello della vostra famiglia, il resto è dovuto ai poveri”. Da questa responsabilità può conseguire perfino la legittimazione dell’uso della violenza, infatti il Catechismo al numero 2265 dice che la legittima difesa “può essere anche un grave dovere” poiché “la difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere”.

La domanda diviene quindi: verso un Cristiano abbiamo qualche obbligo di responsabilità maggiore rispetto a quello che abbiamo verso qualunque altro essere umano? La risposta non può che essere affermativa perché, in virtù dell’adozione per grazia, con gli altri Cristiani condividiamo lo stesso Padre e quindi siamo realmente e attualmente fratelli. Mentre con gli altri uomini condividiamo solamente il medesimo Creatore e quindi possiamo dirci fratelli esclusivamente in senso figurato. Ora è ovvio che abbiamo più responsabilità verso un fratello reale che verso un fratello figurato. Dunque quando moriremo da una parte ci verrà chiesto conto della nostra fratellanza, mentre dall’altra ci verrà chiesto conto del nostro status di creature umane. Ora non importa che si finisca all’inferno per aver mancato verso un fratello o per aver mancato verso una creatura, fatto che rende evidente che il differente status non ci legittima in nessun caso a mancare nella carità. Tuttavia è egualmente evidente che, con risorse limitate, risponderemo anche in virtù della nostra fratellanza perché fra di noi non c’è più né Giudeo, né Greco, ma siamo tutti uno in Gesù Cristo.

La domanda che potrebbe sorgere ora da un lettore è: ma davvero, se la carità è dovuta a tutti, possono esserci disparità di trattamento? A questa domanda possiamo trovare chiaramente risposta guardando al comportamento di Gesù. Gesù, che ama tutti in maniera perfetta, non solo alla fine dei tempi manderà alcuni alla beatitudine eterna e gli altri al supplizio eterno (cfr. Mt 25,31-46, quale altro esempio ci servirebbe se non fossimo induriti nel cuore?), ma anche nel Vangelo aveva un trattamento per i discepoli (“a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato” Mt 13,.11), uno per chi lo ascoltava semplicemente (“parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.” Mt 13,.13) e uno per la generazione perversa che non lo ascolta (“nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta” Mt 12,.39). Perfino la morte in croce del Cristo può essere efficace solo verso chi accetta l’amore di Dio (“nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.” Gv 15,13-14).

Essere di una fede o l’altra è una scelta personale ma, nel singolo caso della fede cristiana, essa è realmente efficace poiché crea un’unità in Gesù Cristo ed un legame di reale fratellanza. E non ingannatevi: nessuno che nega l’efficacia ha la fede e nessuno che ha la fede nega l’efficacia.

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”. (Mc 3,31-35)

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Vero amore

Spiegato da San Gregorio Magno.

Per noi è quasi impossibile capire il vero amore. In quest’epoca non si vede mai. Ciò che ha malauguratamente preso il suo posto è il sentimentalismo. Il sentimentalismo che spinge a ferire e ad odiare il prossimo in base alle emozioni del momento, spinge a cornificare, a uccidere, a derubare dei beni più preziosi. I santi hanno da insegnarci tanto anche in questo. San Gregorio era un tipo abituato a darsi alla compunzione fino alle lacrime, non aveva un cuore di pietra, anzi, si può tranquillamente dire che avesse una sensibilità fuori dal comune. Tuttavia questa sensibilità era sempre volta al bene, al vero bene delle persone che aveva davanti. Egli le amava pienamente e questo episodio ne è la prova.

Capitò che Giusto, monaco esperto di medicina che assisteva sovente Gregorio, si ammalasse gravemente riducendosi in fin di vita. Resosi conto della propria condizione egli confessò al proprio fratello naturale di aver nascosto tre monete d’oro. Per un monaco si trattava di una grave violazione della Regola che prescrive di tenere tutto in comune. Cosa fece Gregorio? Probabilmente se fosse vissuto oggi avrebbe fatto finta di niente, minimizzando la cosa e procurando la mancata conversione dell’anima del morituro e la sua morte fra le pene infernali. Invece Gregorio spinto da vero amore si pose subito due problemi (che sono gli unici problemi che discendono veramente dall’amore): il primo, come salvare l’anima del moribondo, il secondo, come salvare le anime dei fratelli che sarebbero potuti essere stati incoraggiati ad un così pernicioso vizio. Dunque ordinò che nessuno dei monaci andasse a trovare Giusto e che il fratello naturale, che lo assisteva, quando gli fosse stato chiesto dal monaco moribondo dei fratelli, rispondesse che tutti lo aborrivano per il peccato commesso. Quale atto d’amore! In questo modo Gregorio volle che il monaco provasse tutta l’amarezza per la sua misera condizione e pentendosi fosse perdonato. Inoltre Gregorio non si dimenticò dei suoi fratelli e per evitare che anche l’anima di uno solo di essi si smarrisse per un così velenoso peccato ordinò che, una volta morto, il cadavere fosse seppellito non già nel cimitero del monastero, ma in un letamaio, assieme alle tre monete al grido di “il tuo denaro vada con te in perdizione“.

Tutto accadde secondo il dettame di Gregorio e Giusto morì piangendo a calde lacrime il proprio peccato, mentre i monaci aborrirono con sempre più vigore il peccato di avarizia. Passarono trenta giorni e Gregorio, che aveva ben nel cuore il fratello Giusto e che non dubitava minimamente, vista la gravità del peccato, del fatto che il monaco nonostante il proprio pentimento fosse nel supplizio, convocò gli altri monaci, li esortò a pregare affinché giusto fosse liberato e dispose che per 30 giorni fosse offerta quotidianamente l’Eucarestia per la sua salvezza. Trascorso il tempo indicato da Gregorio, il monaco apparve in una visione notturna al fratello (che era all’oscuro di quanto stessero facendo i monaci) e gli disse che prima era nel supplizio, ma che ora aveva ricevuto la comunione ed era stato liberato. Nacque così la pia pratica delle messe gregoriane.

Cosa si può aggiungere? Gregorio non risparmiò la contrizione terrena per guadagnare al fratello la salvezza celeste. E così la sofferenza di un momento si tramutò nella beatitudine eterna. Un uomo stolto avrebbe barattato il proprio benessere (cioè il proprio sentirsi buono nei confronti del moribondo) con la sofferenza eterna di quello, ignorando che cosa fosse il vero amore. Sia lode a Dio perché Giusto incontrò Gregorio, che Dio ci conceda di non mettere mai il nostro egoismo davanti alla salvezza dei fratelli e che susciti per noi un Gregorio che ci faccia piangere, contriti, le amare lacrime della Salvezza.

Diventare più forti

Come i miei lettori di vecchia data sanno, quando scompaio per un po’ significa che sto attraversando una fase delicata e che preferisco chiudermi nel mio silenzio. Ora, fortunatamente, ho dei collaboratori fantastici che rendono questo blog vivo anche in mia assenza. Cosa porto via da questi quattro mesi di assenza?

Porto via un proposito che è anche una considerazione. La via del Cristiano è diventare più forti. La strada per non far soffrire gli altri, per non peccare è questa. Il peccato infatti è debolezza. Ogni volta che feriamo qualcuno che abbiamo vicino lo facciamo perché siamo deboli. Spesso quello che ci impedisce di liberarci dal peccato è proprio la mancanza del proposito di divenire forti.

Certo senza Dio non siamo nulla, ma Dio ci ha dato i mezzi, ci ama e ci conosce nel più intimo delle nostre situazioni. Dobbiamo essere noi, con questi mezzi a prendere in mano la nostra vita. Dio non farà il lavoro al posto nostro, non sostituirà la nostra mollezza, non soccorrerà il flaccido. Siamo prima di tutto noi a dover desiderare Dio, a dover volere cambiare.

D’ora in poi davanti alle occasioni di peccato ricordatevi solo di questo: voi volete essere forti. Forti per amare, forti per aiutare.

Quotidianità

La fede non vive solo di atti eroici straordinari. Certo ci sono anche quelli e sono importantissimi. Però esiste un’altra sfida; più silenziosa e più comune, ma egualmente da combattere. È la sfida della quotidianità. Un sorriso non richiesto, un piacere fatto per servizio, un perdono silenzioso; e, senza rendercene conto, diamo il benvenuto alla santità.

State in guardia contro la vostra rovina poiché non potete pretendere di affrontare un drago se non sapete nemmeno domare un cavallo. Cristiani si diventa, tutti i giorni.

Cattolicesimo ed Internet IV – Le benedizioni: lo spirito critico

Fino a qualche anno fa capitava nelle discussioni sulla verità o meno di un’affermazione di sentire questa frase: “È vero! L’hanno detto in televisione.”. Oggi per il popolo del web questa affermazione sembra alquanto strana. Troppe volte ci siamo imbattuti in sciocchezze o deliberate bugie dette da personaggi televisivi e prontamente smentite da un minimo di ricerca internet. Troppe volte, anche sul web, ci siamo accorti di quanto gli organi “importanti” siano pressapochisti ed a volte pure mentitori. Se alcuni anni fa tutto ciò che non era provato falso veniva considerato vero, sul web, oggi, è iniziato un dubbio sistematico.

Certo ci sono sempre coloro che (generalmente in ossequio ad un’idea dogmatica sul mondo) ripetono senza verifica tutto quello che sentono ed è a loro favore. Tuttavia sul web ci sono molte più persone che hanno imparato, o stanno imparando, a dubitare di quello che odono. Così una bufala sulla Chiesa, come quella che recentemente attribuiva una frase contraria alla donna a Papa Francesco, è stata smentita nel giro non più di vari giorni, ma di pochi minuti. Imparando a dubitare di tutto acquisiamo un senso critico che non era comune in passato e che ci proietta verso un futuro in cui sarà più difficile manipolare la massa, ormai abituata ai tentativi di plagio e soprattutto alle menzogne dei potenti e degli ideologi. E se è vero che per dire una menzogna ci vuole un secondo, mentre per negarla ci vogliono lunghe ed approfondite ricerche, è anche vero che a forza di mentire si rendono gli ascoltatori immuni e, quando si discute, inizia a prendere luogo la salutare abitudine di chiedere l’onere della prova a chi afferma, e non a chi smentisce.

Internet non solo ci insegna ad essere critici, ma ce ne fornisce, cosa che è ancora più stupefacente, i mezzi. Gran parte della conoscenza umana è ormai riversata sul web, bastano delle ricerche mirate, basta incrociare i dati che si ottengono, basta verificare direttamente alle fonti quanto si afferma ed il gioco è fatto. Quello che prima richiedeva mesi per essere abbozzato ora è abbozzato in pochi minuti e, per chi vuole davvero andare a fondo delle questioni, quello che richiedeva anni ora richiede alcuni mesi.

Ma, al di la del servizio anti-bufala, che significato ha questo surplus di senso critico per la Chiesa?

Lo spirito critico ha un ruolo incredibilmente importante per noi Cattolici, perché è implicato nella ricerca della verità. Ciò si può notare a più livelli. Ad un livello base lo notiamo nei siti internet e nei blog; il Cristiano di oggi si trova, come il Cristiano dei primi secoli, davanti ad un mondo pluralista in cui deve scegliere, ritenere ciò che è buono e scartare ciò che è falso. Nel web non ha più senso cercare di limitare le espressioni a solo quelle vere con visti e censure, non ha più senso perché il web cresce in fretta e le limitazioni per forza di cose limitano solo coloro che sono in buona fede, lasciando gli altri soli ad attaccare e a disseminare l’errore. Tuttavia il Cristiano è perfettamente consapevole del funzionamento del web, e per questo è più critico e più ricettivo nel cogliere quanto c’è di buono e nello scartare il resto. (D’altronde al giorno d’oggi in cui di fatto, almeno in molti luoghi, la stragrande maggioranza degli appartenenti al clero non vuole applicare le norme sull’imprimatur, sarebbe paradossale che venisse introdotto l‘imprimatur al mezzo internet che per sua natura non ha nulla a che fare con l’autorevolezza ed i modi della carta stampata). In questa grande ricchezza pluralista si trovano cose grandiose ed errori esecrabili, ma essendo di ciò consapevole l’internauta, queste cose non diventano altro che il normale percorso del Cristiano verso la Verità, anzi diventano un aiuto nel percorso dell’uomo. Dio chiama come vuole; a volte è più utile uno scrittore irreligioso di uno religioso purché venga letto e capito con un sincero amore per la verità. Lo facevano i primi Cristiani leggendo Platone o, ancor meglio, Plotino che visse quando già esisteva il Cristianesimo pur senza mai divenire Cristiano, anzi piuttosto criticando il Cristianesimo in sé stesso, in quest’epoca possiamo farlo fruttuosamente anche noi.

Ovviamente non significa che la Chiesa debba eclissarsi, mi pare ottima l’idea di creare un dominio di primo livello “.catholic” come richiesto recentemente dal Vaticano (anche se forse sarebbe più sensato un dominio più breve come “.xp”) purché non diventi un dominio ultra-chiuso solo per siti istituzionali senza varietà. Se ci fosse il coraggio per creare un grande comitato molto efficiente per vagliare i contenuti e si aprisse il dominio a soggetti affidabili, ma variegati e dinamici, la presenza cattolica sul web otterrebbe una splendida conquista. Tuttavia ribadisco ancora una volta che ciò dovrebbe essere gestito in maniera tale da creare contenuti veramente interessanti e non piuttosto rassegne stampa di piccola frequentazione e scarso interesse. Ovviamente questa è solo la mia opinione, ma l’idea di avere un circuito di siti cattolici costantemente controllati ma intriganti mi elettrizza.

Non si può in nessun caso trascurare il fatto che il web si configura proprio come un cambiamento di paradigma, qui l’informazione e le idee non circolano partendo dall’alto, ma dal basso e questo non può essere ignorato.

Questa vendemmia di spirito critico però non termina i suoi effetti benefici in quanto appena esposto, ma piuttosto li porta anche nel nostro approcciarci alle conoscenze in generale e alle filosofie. Lo spirito critico è anti-relativista per eccellenza, perché se si iniziano ad approfondire davvero le varie filosofie ci si rende subito conto che esse non sono tutte uguali. Solo chi non critica nulla può accettare a sentimento tutto, ma chi è critico ed attento si rende ben presto conto che esistono posizioni irragionevoli ed altre di ragionevole splendore. Lo spirito critico diviene così un faro per il nostro pensiero e per la nostra ricerca della Verità. Quando sentiamo ad esempio che i Vangeli sono stati manipolati dalla Chiesa secoli dopo Cristo è il metodo storico-critico a mostrarci quanto ciò sia falso. Quando ci viene detto che tutte le visioni del mondo sono uguali è il metodo critico ad invalidare questa affermazione, quando ci viene detto che la tal posizione è valida perché l’ha detta il tal filosofo è il metodo critico che ci permette di andare contro l’autorità verso la verità. Lo stesso S. Tommaso diceva di non guardare a chi lo dice, ma a cosa dice; ottima spiegazione di come agisce chi possiede spirito critico.

Lo spirito critico vagliando le idee si riversa così nell’ambito più importante. La nostra vita. Chi si mette a riflettere sulla coerenza del mondo finisce per riflettere sulla coerenza della propria vita; e solo criticando i nostri modi di agire possiamo arrivare ad innalzarci ed a purificarci: solo chi critica se stesso diviene Santo. Non è poco.

Vocazione

Noi Cristiani ci troviamo spesso davanti al termine vocazione. Penso che esista un’idea sbagliata di vocazione ed una corretta.

Vocazione non significa che la nostra strada è perfettamente predeterminata, che esiste un unico modo per essere Cristiani. Vocazione non significa che dobbiamo essere a priori sacerdoti o laici.

Vocazione significa che siamo liberi e nella nostra libertà dobbiamo chiederci: quale strada mi permette di amare di più Dio? Nella libertà che abbiamo ricevuta sappiamo che nulla è più importante per la creatura che amare il Creatore. La domanda della vocazione è questa: come posso amare massimamente il mio Creatore?

Per ognuno, in base ai carismi e alle propensioni personali, c’è una risposta. Tuttavia se anche sbagliamo non significa che non potremo mai andare in cielo, non significa che siamo perduti né che non potremo essere grandi Santi.

Dio sa tutto, sa cosa sceglieremo e cosa faremo, ma non predetermina nulla contro la nostra libertà. Questo è il senso della vocazione, non una strada che noi dobbiamo controvoglia percorrere, ma un badile che ci permetta, nell’umiltà, di scavare la strada, la nostra strada.

Possiamo così capire perché nel passato recente per vocazione si intendesse quasi esclusivamente la vita sacerdotale, o ancor meglio, religiosa. Quanto è difficile amare Dio nel mondo? Però è anche vero che non questa è la strada per tutti e per tutte le esigenze. A volte l’amore può spingerci al fronte, altre al comando, altre ancora alla logistica; non c’è più dignità nell’uno o nell’altro ruolo, la maggior dignità è solo nel maggior amore. Vocazione non significa che Dio ha deciso di farci frati (o qualunque altra cosa), significa che Dio ci chiama e ci chiede di amarlo, per il nostro bene, al di là del nostro bene; e, vocazione, significa anche che noi abbiamo deciso che, a lui, va risposto.

Cattolicesimo ed Internet II – Le benedizioni: insegnante migliore, allievi migliori

Internet ha una potenzialità immensa. Ognuno è in perenne contatto con tutti gli altri internauti. Cosa significa principalmente questo?

Immaginate ora che 20 fra i migliori teologi aprano, aiutati da persone che conoscono a fondo il mezzo di comunicazione (poiché fa parte dell’umiltà anche riconoscere i propri ambiti di conoscenza e non può esserci vera teologia senza umiltà), un canale YouTube. In un attimo, i migliori insegnanti del mondo, sono a contatto con tutti gli studenti del mondo. Non si tratta più di avere insegnanti mediocri, che per forza di cose creano studenti mediocri, ma si tratta di avere i migliori insegnanti ovunque ed in ogni momento. Si tratta di donare la Verità a tutti, g-r-a-t-u-i-t-a-m-e-n-t-e, così come l’abbiamo ricevuta. Si tratta inoltre, rispettando le caratteristiche di YouTube, di poter arrivare a persone che normalmente non avremmo potuto raggiungere. Anche a persone che non hanno la fede.

Immaginate adesso che un gruppo di studiosi si metta a tradurre i testi dei Santi, dei Dottori della Chiesa, dei Concili e del Magistero. Immaginate anche che questi studiosi rinuncino ad ottenere profitti economici fin tanto che questi testi sono utilizzati non per ottenere profitti economici, ma per istruire ed ammaestrare. Immaginate anche che questi testi vengano resi disponibili su Internet. In un secondo gli scrigni del sapere sarebbero a disposizione di chiunque. Chiunque potrebbe recitare su YouTube Sant’Agostino o pubblicare su un Blog le disquisizioni di San Tommaso. Sapere per tutti. Quanto gratuitamente abbiamo ricevuto gratuitamente diamo.

Immaginate infine che la Chiesa rilasci tutti i suoi documenti ufficiali con licenza “Creative Commons – Attribuzione – Non commerciale“. Immaginate cioè che ogni fedele possa, senza violare la legge, rendere disponibile a chiunque il Catechismo della Chiesa Cattolica o l’enciclica Humani generis. Immaginate che chiunque sia capace di creare un sito migliore e più efficiente possa contribuire massimamente alla diffusione e alla difesa della fede. Sotto che condizioni? Sotto le due condizioni della licenza: la prima – “Devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ti ha dato l’opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l’opera.“, in maniera tale che non vi sia confusione fra chi ha creato l’opera e chi la sta utilizzando (ognuno con la rispettiva autorevolezza agli occhi del pubblico) e la seconda – “Non puoi usare quest’opera per fini commerciali“, affinché chiunque stampi o venda paghi il giusto tributo alla Chiesa (chi può negare che chiunque, pur avendo conosciuto l’opera online, se la vuol studiare a fondo finirà per comprarla?). Immaginatevi siti veramente efficienti per leggere la Bibbia o il Catechismo, immaginatevi recitazione commoventi del Vangelo su YouTube, immaginatevi tutto questo e chiedetevi se ne abbiamo bisogno.

La nostra Fede è bella e vera, che non sia il denaro a limitarla ed a reprimerla in piccoli spazi, possa volare libera. Dio ci sustenta, e col denaro e con la sapienza.

Cattolicesimo ed Internet I – Le benedizioni: l’anticlericalismo

“Se la fede ch’essi posseggono è tale da essere abbattuta da qualsiasi ragionamento, allora è meglio che sia abbattuta e ch’essi abbandonino la verità… Come può essere buon cambiavalute, chi è incapace di sceverare le monete vere da quelle false?” (Clemente d’Alessandria)

Il 6 agosto 1991 il mondo è cambiato. Nasceva il Web. Questo mutamento non può essere ignorato dai testimoni della Fede. Per vivere il Web però serve un cambio di paradigma, non bastano proclamazioni ideali di chi non conosce. Questa realtà, per sfruttarla, bisogna padroneggiarla. Nell’ultimo decennio perfino le grandi aziende di marketing si sono trovate in difficoltà davanti ad un mercato che rifiutava sistematicamente le offerte pubblicitarie tradizionali, e si sono trovate a dover riscrivere i propri metodi. Cercherò di dare un mio piccolo contributo. In questo post inizierò ad analizzare una delle grandi benedizioni del web: l’ateismo anticlericale.

Ovviamente non sono diventato pazzo, so con certezza che esiste Dio e che ha istituito la Chiesa come madre e maestra. Tuttavia la violenza anticlericale è salutare, non solo perché in passato la Fede è nata sulle persecuzioni e perché è scritto che la via del Cristiano è la croce, ma anche perché:

a) Chi crede oggi ha per forza di cose una Fede più salda ed una maggior capacità di discernere il vero dal falso. San Francesco profetizzò un’età oscura, ma profetizzò anche che coloro che avessero mantenuto la Fede in quell’epoca avrebbero avuto molti più meriti di quanti non ne avessero allora.

b) La saldezza della Fede aiuta la testimonianza. Ora che essere Cristiano è una scelta contro il sentire comune, i Cristiani sono maggiormente testimoni. Rispondere con l’amore e con la fermezza della Verità è una grande testimonianza.

c) Nei pochi casi in cui le contestazioni sono vere e puntuali ciò è un grande vantaggio sia perché la Chiesa può migliorare e correggere se stessa sia perché la presenza del male e dell’imperfezione ci aiuta meglio a capire il piano di Dio per il mondo. Così ad un dio-fantoccio presente solo nella nostra testa sostituiamo il Dio vero, colui che fa piovere sul giusto e sull’ingiusto e colui che ha reso libero l’uomo perché decidesse della propria fortuna. La Chiesa istituzione è formata da uomini, peccatori, che faticosamente camminano verso la salvezza, alcuni prendendola altri perdendola.

I giovani che credono nonostante tutto sono potenti, nella loro fede c’è purezza, credono contro se stessi ed amano e praticano secondo Dio. Essi sono sovente più rigidi degli adulti, perché sanno che preziosa è la loro salvezza.

S’ode un esercito marciare.

Sono mesi che non scrivo, ma non ho abbandonato il sito, tutt’altro; questo progetto è sempre nel mio cuore. Questi mesi di silenzio hanno accompagnato una metamorfosi, poiché è necessario che in questo sito scorra linfa e non foglie secche. BiancoFulmine.com non è un sito di prediche, questo è compito dei presbiteri, non è sito di proclami, questo è compito dei potenti, è un sito di viaggio, del mio viaggio verso la verità. Del mio e del vostro, in quanto vorrete dialogare, in quanto vorrete anche voi gustare l’Origine. È una strada, la nostra strada, quella che ci è dato percorrere nel breve spazio delle nostre vite, poiché noi tutti morireremo, ma al momento non saremo tutti nel medesimo luogo. Voi potete pensare che sia una sfida solitaria, ma non è vero. I santi si riconoscono fra la folla, sono un esercito, sono l’esercito. Dove non arrivo io arriva mio fratello, egli distrugge le montagne che mi sovrastano e le sue per mano mia divengono cenere. Un esercito: cammino solo, eppure s’ode un esercito marciare.

Perfezione.

Si pretende la perfezione. Quando un’anima inizia ad addentrarsi nella via spirituale si pretende che sia già perfetta (diceva a grandi linee, stante la memoria, S. Teresa D’Avila nel Castello Interiore). Noi uomini siamo deboli, quindi quando scorgiamo qualcuno che pare solido, subito lo pretendiamo perfetto, altrimenti è un impostore, deve essere un impostore perché il santo da cartolina è, nella nostra mentalità, unico, predestinato, immacolato, incapace di peccare, buono da appendere ad un muro, ma imitarlo, impossibile, come si potrebbe? Noi che siamo peccatori! Invece il santo vero è scomodo, perché è uno che lotta, uno che ci guarda e ci dice “ce la puoi fare anche tu, vieni” e ce lo dice sorridendo, uno che ci accusa per la nostra mollezza, uno le cui azioni pretenderebbero di farci lasciare tutto per il Tutto. Inaccettabile, troppo esigente, troppo umano.

Simili paure attanagliano coloro che temono la verità e quando odono qualche fatto straordinario subito accusano di malattie psicologiche il testimone. Questi fanno torto da due parti. Da una parte perché giudicano a priori per difendere teorie che, evidentemente, percepiscono come deboli, ciò è dimostrato dal fatto che hanno paura di approfondire un semplice accadimento per valutarle. Dall’altra perché, dicendo che se uno ha avuto una qualche forma di debolezza allora va scartata interamente la sua opinione, dicono in realtà che nessuno è testimone, poiché nessun uomo è come loro lo vorrebbero, ogni uomo ha le sue debolezze; certo molti le nascondono e allora agli ingenui appaiono più credibili, ma nessuno ne è privo, non potendosi trovare la perfezione in una natura limitata.

Dunque se Dio che è perfetto agisse solo tramite perfetti, la sua perfezione non sarebbe ben poca cosa? Trarre il perfetto dall’imperfetto, mantenendo la libertà, questo è indubbiamente più perfetto.