Perché il Cattolicesimo ha perso la guerra, ovvero perché i Cattolici sperperano le proprie energie

Casa di PavlovIn questo periodo sembra che i Cattolici stiano prendendo un po’ più forza, che finalmente il grande popolo della Chiesa abbia alzato la testa. Non è così. Anzi si può dire che le ultime mobilitazioni, anche se esemplificative di un popolo che esiste ancora e che probabilmente è ancora maggioranza, siano il simbolo della fine della guerra. Con una sconfitta. Tante energie potrebbero forse essere parte di un nuovo inizio, ma ciò sarà impossibile senza capire fino in fondo l’essenza di questo conflitto.

1. La metafisica è tutto

Esiste un inganno fondamentale alla base di tutto. Si tratta anche di uno dei temi più complessi e quindi più difficili da comprendere, ma è necessario che chi vuole combattere coscientemente in prima linea capisca a fondo la questione. Il punto è il seguente: non si può ragionare con tutti. Per un semplice motivo: la ragione è un mezzo eccellente che parte da un punto A e ci porta ad un punto B in maniera coerente, rigorosa e giustissima. Tuttavia proprio perché è un mezzo per procedere coerentemente e per valutare la coerenza interna di un ragionamento, essa si fonda sempre su una metafisica. Per questo motivo se l’interlocutore non accetta le basi metafisiche del discorso con lui non è possibile ragionare. E, badate bene, quando parlo di metafisica non intendo necessariamente cose complesse, ma soprattutto cose semplicissime come il principio di non contraddizione che è da molti negato a parole (essendo impossibile negarlo nella pratica). Quindi non è possibile ragionare con tutti.

2. Focalizzare l’obbiettivo

Immaginate una torre d’acciaio in fase di costruzione ed immaginate al contempo che un gruppo di persone vogliano abbatterla. Immaginate ora che queste persone possano togliere alla torre 5 travi ogni giorno e che il costruttore possa porne 6 ogni notte. Infine immaginate che ogni piano di questa torre immensa poggi esattamente su 6 travi. Ora queste persone sarebbero sommamente stolte ad eliminare ogni giorno le travi dell’ultimo piano in fase di costruzione perché ogni 6 giorni il costruttore avrebbe ottenuto un nuovo piano (6 giorni equivalgono a 36 travi messe e a 30 travi tolte). Cosa dovrebbero fare allora? Semplicemente dovrebbero togliere 5 travi dalla base della torre, in maniera tale da far collassare la torre sotto il suo stesso peso. Così in un giorno cadrebbe la torre costruita in anni. Ora questa è un’analogia che non si discosta dal vero. Prendete i tempi contemporanei: i Cattolici lottano per evitare adozioni agli omosessuali e sono indifferenti ai bambini che muoiono nei grembi delle madri a causa dell’aborto. Così nel tempo i bambini muoiono e gli omosessuali trave per trave spostano la lotta. Così mentre non volete le adozioni ottenete le unioni civili, in futuro mentre non vorrete la pedofilia otterrete le adozioni. E si continuerà così per molto tempo. Non si può essere Cattolici ad interessi alterni! La dissoluzione del matrimonio è più grave dei “matrimoni” omosessuali e la morte degli innocenti è più grave della dissoluzione dei matrimoni. Quindi come mai la priorità dei Cattolici non è invertita? Prima l’aborto, poi il divorzio e infine le unioni degli omosessuali. Tuttavia nessuno oggi manifesta contro l’omicidio dei bambini, così come nessuno osa nemmeno lontanamente manifestare contro la dissoluzione della famiglia, tutti però a manifestare contro le unioni degli omosessuali. Così si attacca l’ultimo piano della torre e fra sei anni si dovrà attaccare il piano dopo senza mai fermare la costruzione. I Cattolici come buoi, dietro a discutibili capi popolo, si scagliano contro i mignoli e lasciano intatto il cuore.

Potrei anche azzardare una previsione: l’adozione dei bambini adesso non passerà, verrà bloccata e questo sarà presentato come una grande vittoria, però passeranno le unioni fra omosessuali come inevitabili; “tanto i bambini sono in salvo” ci diranno e intanto una nuova trave sarà posta. Basterà ancora aspettare qualche anno ed in futuro le adozioni passeranno in cambio di un male peggiore momentaneamente sventato. È così che si ammazzano i tori nelle corride.

3. Non tradire sé stessi

Ora immaginate che, continuando con l’esempio precedente, delle 5 travi che i Cattolici possono rimuovere ogni giorno dalla satanica torre una sia effettivamente rimossa, una venga lasciata perché una parte degli operai crede che il “progresso” sia positivo, un’altra venga lasciata perché i costruttori della torre sbagliano certamente, ma forniscono anche ad alcuni operai un lauto stipendio, un’altra venga messa di traverso in modo che sostenga l’attuale torre ma non sia d’appoggio al piano successivo, perché è tanto importante dialogare, l’ultima infine sia messa in maniera tale da non nuocere né favorire l’avanzamento della torre perché ciò che abbiamo conquistato fino ad adesso è un progresso, non si può sperperarlo! Così sarebbe impossibile danneggiare in qualche modo la torre, anzi la torre procederebbe alla velocità di più di un piano al giorno. Questa è la realtà dei Cattolici: interessi terreni e buonismo hanno disperso il gregge ed ora la Chiesa è dilaniata al suo interno ed in balia dei costruttori. Basta pensare:

  • Ai sacerdoti, anche di grado altissimo, che abbandonano il proprio gregge, chi per interesse, chi per paura di apparire avulso al mondo. Così abbiamo sacerdoti che esaltano eretici, pagani, infedeli ed apostati e attaccano e picchiano buoni credenti. Abbiamo coloro che esaltano cose malvagie e sminuiscono cose preziose, infangandole e cancellandole. Abbiamo coloro che aprono le porte alla falsità e rinnegano la verità. Guai a tutti costoro, perché, innalzati sopra gli altri, sentiranno più violentemente la caduta.
  • A coloro che pur dicendosi credenti non accettano la fede così come ci è stata tramandata. Costoro si reputano più intelligenti e migliori di tutte le menti che ci hanno preceduto negli ultimi duemila anni. In realtà propagano solo vecchie eresie e fanno marcire il corpo della Chiesa.
  • A coloro che pur dicendosi credenti non accettano obbedienti la sottomissione ai propri superiori e producono scismi. La Storia ci ha insegnato che un Papa, così come un vescovo od un sacerdote, non sono necessariamente Santi. Tuttavia solo da loro riceviamo la Santa Comunione e la Confessione per il perdono dei nostri peccati. Così abbiamo il dovere di difendere la sana dottrina, ma non abbiamo alcun diritto di creare scismi o di affrancarci dall’autorità della Chiesa.
  • A coloro che lasciano entrare nel sangue della Chiesa i suoi nemici. Costoro preferiscono Budda a Gesù, Osho a Sant’Agostino, il Talmud alla Summa, il Dalai Lama a San Gregorio. La verità è una sola.

Quando i Cristiani smetteranno di tradire se stessi? Quando smetteranno di distruggere la fede cattolica? Quando smetteranno di tradire l’alleanza che Dio ha voluto?

4. Non essere orgogliosi

Esiste una condizione drammatica nel Cattolico d’oggi ed è l’addestramento all’orgoglio che ci viene fatto da questa società. Il cristiano orgoglioso non accetta l’insegnamento dei sapienti, non accetta la parola dei vicari, rinnega le Scritture ed è immune al carisma. E, se non si accetta più il carisma dei Santi, non si accetta la testimonianza, e senza testimonianza non v’è fede. Fino a che uno pensa di essere il migliore non è aperto alla verità e per lui la verità è un’estranea.

5. Ricordare la natura della propria armata

Infine uno dei punti fondamentali che ha spinto l’esercito in rotta è questo. Ben pochi Cristiani paiono ricordare la natura della propria armata. Le nostre armi sono la preghiera ed il digiuno. I nostri soldati sono gli angeli e i testimoni. La nostra forza è Gesù Cristo. Se non torniamo all’essenza della nostra forza perderemo sempre: non se mai visto un esercito vincere senza armi.

Possa Dio salvare l’umanità.

Vincere il drago.

Generalmente i politici, ammantati di individualismo, sognano di entrare nella Storia. Sognano di essere studiati ed additati, non in quanto realizzatori di una parte del Bene, ma in quanto individui, Napoleone non è ricordato in quanto modello dell’imperatore o dell’uomo buono, ma in quanto Napoleone Bonaparte nato il 15 agosto 1769 ad Ajaccio. Egli stesso amava a tal punto i particolari più piccoli della propria esistenza individuale da modificare il nome di S.Neopolo in S.Napoleone e da spostare il ricordo del santo dal 2 maggio al 15 agosto. Ecco un fenomeno tipicamente moderno, il culto della personalità, cosa inconcepibile nel Medioevo, ma incentivata per ogni individuo dalla nostra cultura decadente.

L’individualismo è la fonte del desiderio di essere personaggi storici. Tuttavia il ricordo non è preservato solo dalla storia. Anzi, in qualche modo la storia si ferma all’aspetto più superficiale di un individuo, perché si fissa con i particolari della sua esistenza. Cerca di capire se il tale è nato il 2 oppure il 3 luglio, o se ha marciato verso la tale città, come raccontano le fonti, o se, invece, non è più probabile che abbia cavalcato vista la distanza. La storia si fissa con un tale e ne parla senza sosta, incurante di cosa quel tale possa insegnare ancora oggi, incurante di quello che, in profondità, lo ha reso degno di menzione presso i contemporanei. Spesso anzi la storia non parla più ai contemporanei ed infatti viene dimenticata e rilegata in ambienti ristretti, poco significativi e poco duraturi. La storia più rigida è la storia dei fatti individuali, quella che si attiene strettamente a ciò che non significa nulla, poiché non è il giorno esatto di una tale battaglia, che la rende importante, né il conteggio esatto dei feriti, o la descrizione minuziosa delle strategie; ciò che rende importante una battaglia è ciò che ha causato e ciò che ha cambiato. Le famiglie che ha lasciato nel pianto e gli equilibri che ha modificato, per i prossimi, e ciò che ci insegna, per i posteri. Esiste un ricordo diverso, la leggenda.

La leggenda non è individualista, trascende gli aspetti piccoli e insignificanti del singolo per rendere il singolo un paladino del bene. La leggenda è fatta non per esaltare un individuo, ma per aiutare una persona, per riempire cioè il lettore di ciò che è positivo e salutare. Desiderare la leggenda significa essere indifferenti a ciò che deriva dal nostro piccolo essere, ambendo invece al bene. Perché il vero protagonista della leggenda non è l’eroe, è il bene che anima l’eroe. È la grandezza della sua anima, che è grandezza che riempie la sua anima, non è l’animale di per sé. L’eroe della leggenda non è preoccupato di essere ricordato come il tale, è preoccupato di continuare a fare del bene, di divenire maestro del bene, per poter servire il bene al di là della propria limitata esistenza.

Poi, per uno di quegli scherzi a cui l’intelligenza ci ha abituati, proprio l’eroe che si disinteressa di se stesso invece che perdersi si ritrova, e mentre la polvere divora, egli vive e combatte, ancora.

Il mito della Storia

La Storia raccontata ha sempre un fine. Gli eventi sono così complessi che il portarne in luce un aspetto od un altro è basato su logiche ideologiche. Non è un caso che la storiografia moderna abbia ricevuto un grande impulso dagli Stati nazionali e da tutti gli organismi desiderosi di ottenere un qualcosa dalla descrizione degli eventi. Ciò non significa che essa necessariamente racconti il falso, significa che essa focalizza la propria attenzione su alcuni aspetti e ne lascia perdere altri. Frequentemente i giudici non riescono a dipanare casi recenti, pur avendo abbondanza di mezzi e di testimonianze, e tuttavia si pretende che uno storico sia il detentore della verità di eventi lontani e complessi poiché reali.

Secondariamente la Storia è storia dei traumi, perché solo gli eventi traumatici vi trovano posto, a nessuno interessano le cose che accadono ogni giorno, se qualcosa è registrato è perché ha una forte valenza di rottura con quello che c’era prima. Così si parla di guerre, ma non di paci. Si descrivono le battaglie, ma non i rapporti cordiali fra padri e figli. E i condottieri storici sono coloro che hanno fatto più danni e distrutto più rapporti. Ogni tanto emerge anche qualche figura di innovatore che diviene importante per ciò che ha cambiato, non per ciò che ha preservato, non per la continuità ma per la rottura. I meritevolissimi sovrani che ereditano ottimi stati e li preservano senza scossoni scompaiono velocemente, i briganti che uccidono milioni di persone sono destinati a questa vana eternità del mondo.

Quando la Storia si assottiglia e scompare l’epoca è dominata dalla pace e fra gli uomini c’è più concordia che conflitto. Un politico, un sovrano, non dovrebbe mirare ad entrare nella Storia, ma al contrario ad esserne dimenticato. Per il buon sovrano non c’è Storia, ciò che c’è è la leggenda, ma di questo parleremo un’altra volta.