La via del cristiano

Una stella cometa che procede verso il futuro.

È inutile nascondersi dietro un dito. Oggi, salvo poche rarissime e fortunatissime eccezioni, il cristiano è solo. Parlo di una solitudine sociale non spirituale; come specificai in un articolo, la vera Chiesa dei Santi non ci abbandona mai.

Ammettiamolo: oggi quasi nessuno crede più. I sacerdoti spesso ignorano il catechismo, gli ecclesiastici rinnegano la fede, i fedeli sono sordi ai vangeli. Chi prova faticosamente ad essere servo di Cristo trova ostacoli straordinari, il più delle volte da parte di coloro che si professano credenti. È una situazione che probabilmente i Santi del passato non hanno mai visto, non almeno in questa maniera. Al giorno d’oggi il nemico dell’anima è più spesso il prete di quanto non lo sia l’ateo. Nessuno crede più a quei duemila anni straordinari che hanno forgiato la Chiesa, tutto viene distrutto e nulla più ricostruito. Fortunatamente ci sono ancora delle eccezioni sia fra i laici che fra i sacerdoti, ma proprio coloro che fanno parte di queste eccezioni capiranno al meglio il mio articolo e sono sicuro che non si rammaricheranno delle mie parole.

Per anni ho sofferto di questa situazione.

Chi prova a seguire il Vangelo deve prima di tutto bere alle fonti dell’acqua pura. Oggi cercare un libro causa sgomento: difficilmente troverete gli scritti dei Santi, o dei Papi, men che meno dei Dottori della Chiesa, troverete per lo più libruncoli che ci parlano di questo o quel santo, di questa o quella dottrina, ma sempre evitando accuratamente di darvi da bere la fonte originale. Troverete pseudo-teologi che vi insegneranno come vivere in Cristo al posto di coloro che la Chiesa ha riconosciuto come Santi. Raramente troverete qualche opera originale per cifre straordinarie, in rarissimi casi accessibili. L’Italia, il paese del Papato, non ha sacerdoti che traducano il tesoro inestimabile della Cristianità e, nei pochi casi in cui ciò succeda, pesanti diritti d’autore impediscono la diffusione di testi che dovrebbero essere discussi ogni giorno e dovrebbero essere guida ai nostri passi. Il Nemico vuole assetarci, ci offre il fango per farci morire nell’arsura.

Tuttavia in realtà non serve molto: oltre ai Vangeli e al Catechismo, i Dialoghi di San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa, potrebbero già essere sufficienti (eccoli qui in un’edizione in due volumi: uno e due, consiglio ovviamente di concentrarsi sullo scritto di San Gregorio Magno e tralasciare prefazioni e note). Certo sarebbe bello accedere a molto altro, ma come detto spesso la conoscenza ci è preclusa. In ogni caso questo è solo l’inizio del problema poiché quando ci rivolgiamo ai Santi ci rendiamo conto che benché il loro insegnamento sia solidissimo e intramontabile, la realtà è che tutti loro hanno vissuto in un mondo profondamente diverso dal nostro. Difficile definire esattamente il punto della questione, tuttavia il nostro è un mondo che elogia in maniera assoluta l’egoismo individuale al punto tale da tentare di fare di ogni individuo il centro di un culto luciferino in cui il bene è solo ed esclusivamente il bene dell’io a discapito del bene di tutto e di tutti gli altri. Non si può negare che il Pagano sentisse a pelle la grandezza del Cristiano e che, seppur magari odiandolo, ne percepisse la bellezza ed il carisma. In seguito non si può negare che la Chiesa, anche nella sua manifestazione terrena, percepisse fortemente l’importanza della Rivelazione e che solo con timore reverenziale riuscisse ad avvicinarsi al Sacro. Per questo anche se ci furono errori ed incomprensioni alla fine, riconosciuta la Verità, chiunque si ritraeva e ossequiosamente La riveriva. Per questo l’eterno Nemico ha pianificato la rovina dell’Adunanza di Cristo agendo su due fronti.

Da una parte ha vaccinato gli uomini alla grandezza, li ha resi immuni al carisma, li ha svuotati di ogni ambizione al bello, di ogni stupore davanti al mondo, di ogni fede in qualcosa che ci supera (fosse fede materiale o spirituale poco importa). Quante volte oggi non solo aborriamo il bello, non solo dubitiamo del buono, ma proprio ci troviamo indifferenti di fronte alle scene che pure dovrebbero toccare il nostro cuore nel profondo? Eccoci così ad esclamare: La maternità? Un scocciatura. L’onore? Una becerata. L’amore? Un sentimento. Si può pensare che per il Nemico l’individualismo sia un fine, lo è, ma è anche molto di più. L’individualismo è ciò che ci rende incapaci di relazioni e di grandezza. Svuota l’uomo da una parte della sua capacità di ambire a qualcosa che lo superi, a qualcosa che sia più della semplice pagnotta, e dall’altra svuota l’uomo della capacità di amare e quindi non solo di essere propriamente umano, ma pure di amare Dio e di elevarsi.

Sull’altro fronte l’Antico Avversario ha neutralizzato la Chiesa terrena in maniera tale che non potesse in alcun modo risvegliare l’uomo assopito nel sogno individuale. E come lo ha fatto? Distruggendo la Fede, certamente! Ma questa è una risposta troppo facile; la distruzione di una Fede così solida da oltre duemila anni è passata attraverso la sua neutralizzazione, il suo distacco dal sacro. I preti hanno piano piano iniziato a pensare, o se non altro a sentire, che non ci fosse un reale presenza di Dio. Che certo il Vangelo è un bel libro, scritto bene per carità, ispirato da Dio, non sia mai, però un po’ limitato, correggibile ecco. E per mostrare che non farnetico vi invito ad aprire una qualunque bibbia della prima metà del Novecento: troverete quattro volte il titolo “Il Santo Evangelio di Gesù Cristo, secondo San …” che sostituisce il nostro moderno “Vangelo secondo…”, una piccolezza che distingue però un libro ritenuto Santo scritto da un autore Santo, da un libro scritto. Gli esempi potrebbero essere molteplici, ma proseguiamo con il nostro discorso. Il prete perso il senso del Sacro, persa la presenza del Signore, ha iniziato a dubitare non solo di tutto quello che fa, ma soprattutto della sua missione. Salvare le anime pareva un discorso così insensato, così… vuoto. Meglio occuparsi dei problemi sociali, problemi concreti che toccano i popoli. Fu così che la fede si svuotò e scomparve. È per questo che oggi quasi nessun prete riesce più a capire gli insegnamenti di Cristo: convivere? E che sarà mai!?! Abortire? Scelta individuale! Trombare? Come si può pretendere il contrario? anzi proprio meglio non parlarne. Tuttavia il prete che smarrisce il sacro e che si ritrova a concepire il mondo come un posto dove chiaramente egli stesso è assolutamente inutile sviluppa una nuova rigidità tutta propria nei confronti di chi, quel Sacro, lo possiede ancora. Come osano costoro parlare ancora di Inferno e Paradiso? Come osano costoro parlare di Carità e Giustizia? Come osano costoro dimostrarmi, sbattendomelo in faccia, che si può essere migliori di come io sono? Che si può credere ancora in quel Cristo rivelato? Anatema! Così la Chiesa è diventata, parafrasando Dante, “non donna di province, ma bordello!”. Da una parte, questa nuova chiesa “sociale”, ha iniziato a spalancare le proprie porte a coloro che la volevano distrutta e che con essa volevano distrutto il Salvatore (come se questo proposito potesse mai avere un senso o una speranza di vittoria), dall’altra ha iniziato ad emarginare coloro che si affidavano a Gesù Cristo così come ci è stato rivelato.

Che fare dunque?

Etiamsi omnes, ego non. (Anche se tutti, io no)
Per prima cosa coerenza. Anche se tutti abbandonano la via, anche se perfino il sacerdote ci vuole spingere a compiere il male, noi non lo faremo. Chi conosce i Vangeli e l’insegnamento immortale della Chiesa ci si deve attenere. Nessuna autorità è superiore a quella di Dio e nessuno può mutarla.

Pauci, sed boni. (Pochi, ma buoni)
Per seconda cosa fortificare la nostra famiglia. Noi non siamo responsabili per tutti, ma siamo responsabili per le nostre famiglie. Quindi assieme ai nostri famigliari costruiamo una roccaforte cristiana. Divorzi, peccati contro natura, aborti sono una costante di questa società, ma noi non siamo responsabili per essa se non in maniera molto limitata. Per questo dobbiamo vigilare sulle nostre famiglie, perché il Male non trovi chi divorare. Quanta tristezza quando finti-cattolici fanno proclami pubblici vivendo privatamente in peccato mortale: tutti pecchiamo, ma chi crede in Dio non persevera e non ostenta la causa della propria rovina.

Age quod agis. (Fa ciò che fai)
Per terza cosa non smettere mai di migliorare. In un mondo che non ci dà quasi alcuna indicazione su come vivere la fede dobbiamo continuare a interrogare noi stessi e a studiare al fine di fare bene ciò che facciamo. Poi dobbiamo continuare a migliorare il nostro agire, a smussare ogni piccolo difetto. L’aiuto che non ci viene dall’esterno dobbiamo sopperirlo con l’impegno fiduciosi che, se nel nostro impegno ci sarà errore, Dio sopperirà con la propria Misericordia.

Motu proprio. (Di propria iniziativa)
In un mondo incerto, dove è difficile trovare consiglio e giudizio secondo la volontà del Signore, i primi giudici del nostro comportamento siamo noi stessi. Troppe volte sacerdoti o laici giustificano il male e troppe volte sacerdoti o laici condannano il bene. Basandoci su quanto abbiamo studiato noi siamo i nostri primi giudici e siamo noi i responsabili delle nostre mancanze. Anche se nessuno lo sa io non verrò meno alla mia parola, non trascurerò i miei doveri e non mancherò di fedeltà al Signore. Spesso cerchiamo negli altri una giustificazione per la nostra affezione al male, invece dobbiamo essere giudici intransigenti delle nostre azioni.

Desidero concludere ricordando che solo nella Chiesa Cattolica ci sono i Sacramenti con efficacia reale per la Salvezza. Tutto ciò che è stato detto va inteso senza mai dimenticarlo. Extra ecclesiam nulla salus. (Fuori dalla chiesa nessuna salute). Soprattutto per noi che abbiamo ricevuto la Rivelazione allontanarsi dalla Chiesa è pericolosissimo e gravissimo. Stolto chi spera di salvarsi in maniera straordinaria quando rifiuta esplicitamente la salvezza ordinaria che nostro Signore a messo sulla nostra strada. Anche se alcuni sacerdoti sbagliano non si può revocare la fedeltà, semplicemente rigettiamo l’errore prima di tutto nelle nostre vite private e poi, solo se opportuno e non controproducente, valutiamo attentamente come agire nella vita pubblica. I Santi sono prima di tutto testimoni nella vita e San Benedetto preferì andarsene dal monastero dove lo volevano uccidere piuttosto che dare a quei reprobi un’occasione in più per peccare.

Questo discorso è stato qui appena abbozzato. Il libro che ho scritto anni fa, e qui disponibile gratuitamente, è molto teorico. Personalmente lo reputo importante per gettare le basi della Fede, ma quello che vorrei fare da ora in poi è svilupparlo in senso pratico. Perché è vero che anni fa mi sono convertito, ma da allora la sfida è stata provare costantemente a vivere il tutto nella mia vita. Se vorrete stare ancora con me, cercherò di aggiornarvi sui progressi, provvisori e precari, che ho conquistato.

Buon Santo Natale,

BiancoFulmine

È lecito per un Cattolico dare la priorità ai migranti cristiani?

Lasciatemi usare un po’ di ironia… quando leggo l’articolo “Accogliere solo cristiani? Non in nome nostro” del direttore di Avvenire Marco Tarquinio, mi scatta la satira. Perché me lo immagino che improvvisamente si sveglia in stato confusionale, ha appena sognato di essere il Papa, e allora ex cathedra fa una cosa che pochissimi papi hanno osato fare e lo hanno sempre fatto con grandissima umiltà e prudenza. Egli però è un Papa diverso e con tono imperioso, un po’ spocchioso, parla a nome di tutta la comunità cristiana. Perfino i gabbiani che volano sopra San Pietro ammutoliscono. Un uomo parla a nome di tutti i singoli Cristiani, conosce il cuore e la verità per tutti. E come Papa illustra anche il Vangelo, o meglio, dice che tutti quelli che non la pensano come lui non lo conoscono. È una prerogativa del Santo Padre in fondo! Ma non basta, improvvisamente anche i poteri di un Papa vanno stretti, egli è solo un uomo, non conosce tutto, non conosce i cuori, ed ecco la fantasia librarlo in aria: ora è Dio. Conosce le anime, conosce quello che il cardinal Biffi e il vescovo Maggiolini intendevano, perfettamente, conosce tutte le loro opere, le loro carità, i loro pensieri e solo può darne la giusta interpretazione. Conosce anche tutti i Cristiani del mondo e sente che tutti, senza eccezioni, permangono nella “volontà di restare nelle proprie patrie” nonostante “difficoltà, discriminazioni e violenze”. Ah, quanto migliori di quei Santi, come San Vicinio, che per fuggire dalle persecuzioni rinnovarono la fede. Ah, quanto migliori i Cristiani di oggi, tutti un blocco, lì, davanti agli occhi di un dio! Come osano invece gli stolti opporsi? Come osano non essere al passo con i tempi? Come fanno a non ammettere che gli uomini (ad esclusione degli Europei scrive nell’articolo) sono tutti uguali (e io, peccatore, che pensavo che tutti gli uomini fossero unici e non ce ne fosse uno uguale all’altro. Che cadano le mura di Gerico su di me!)? Come fanno a non riconoscere che “questa forza civile e spirituale” (non si capisce per struttura del testo se stia parlando dell’annuncio del Vangelo, del coraggio dell’incontro, di entrambi o di qualcos’altro – forse, con un po’ di fantasia si potrebbe dire che sta parlando del sentirsi tutti uguali – ) “non è ingenua” e “non fa selezioni preventive”? Come fanno a non capire che solo essa (questa sconosciuta forza, ma civile e spirituale) può consentirci di governare (a noi uomini) la “convivenza nella diversità” e la “stagione sconvolgente eppure promettente” (ma veramente la storia non insegna questo… ok mi auto-bacchetto) “delle forzate migrazioni” (sono tutte forzate, vergognatevi voi che pensavate che su milioni qualcuno magari non fosse forzato! Fate parte di quegli europei meno uguali degli altri di cui sopra) e “dell’intelligente accoglienza” (è chiaro che qui non si intende che esiste un’accoglienza intelligente ed una stupida, dal testo si desume che esistono delle persone intelligenti che vogliono l’accoglienza senza se e senza ma e degli stupidi – vi ho beccati, sì, parlo proprio con alcuni di voi – che invece vorrebbero ragionarci un po’ su)? Poi per un attimo il direttore d’Avvenire ritorna un piccolo e semplice uomo, ed una debolezza, insignificante per carità, il ricordo al lettore che anche Avvenire compie opere di carità, o insignificante vanagloria davanti alla grandezza dell’aiuto! O felix culpa!

Ma ora lasciamo da parte la stanca retorica supponente propria di un certo modo di approcciarsi alla verità e al mondo e interroghiamoci su un problema concreto: “È lecito per un Cattolico dare la priorità ai migranti cristiani?

Premetto che parlerò da un punto di vista Cattolico senza rivolgermi effettivamente agli Stati o a politiche che gli Stati (ormai tutti scristianizzati) devono o meno intrattenere. Come sempre vi ricordo che sono un semplice fedele, cerco di conoscere tutto quello che posso della Sacra Scrittura e della Sacra Tradizione come interpretate dal Magistero della Chiesa, a loro in tutto mi rimetto e se qualcosa dovesse contrastare realmente con il deposito della Fede è chiaro che ciò dovrebbe ritenersi come nullo ed errato. Fatta questa doverosa premessa iniziamo.

L’amore va dato a tutti. Ciò però non significa che dobbiamo comportarci con tutti nello stesso identico modo. Questo è vero principalmente per merito di due motivi: il primo è che se gli altri non vogliono accettare l’amore non possono essere forzati, il secondo è che verso alcuni abbiamo più responsabilità che verso altri, ed è una mancanza della carità non adempiere alle nostre responsabilità.

Un padre deve al figlio più di quanto deve allo straniero. Così compirebbe peccato il padre che facesse morire il figlio per dare tutto ad altre persone. Il Santo Curato D’Ars soleva dire a proposito “I vostri beni altro non sono che un deposito che il buon Dio ha messo nelle vostre mani: dopo il vostro necessario e quello della vostra famiglia, il resto è dovuto ai poveri”. Da questa responsabilità può conseguire perfino la legittimazione dell’uso della violenza, infatti il Catechismo al numero 2265 dice che la legittima difesa “può essere anche un grave dovere” poiché “la difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non nuocere”.

La domanda diviene quindi: verso un Cristiano abbiamo qualche obbligo di responsabilità maggiore rispetto a quello che abbiamo verso qualunque altro essere umano? La risposta non può che essere affermativa perché, in virtù dell’adozione per grazia, con gli altri Cristiani condividiamo lo stesso Padre e quindi siamo realmente e attualmente fratelli. Mentre con gli altri uomini condividiamo solamente il medesimo Creatore e quindi possiamo dirci fratelli esclusivamente in senso figurato. Ora è ovvio che abbiamo più responsabilità verso un fratello reale che verso un fratello figurato. Dunque quando moriremo da una parte ci verrà chiesto conto della nostra fratellanza, mentre dall’altra ci verrà chiesto conto del nostro status di creature umane. Ora non importa che si finisca all’inferno per aver mancato verso un fratello o per aver mancato verso una creatura, fatto che rende evidente che il differente status non ci legittima in nessun caso a mancare nella carità. Tuttavia è egualmente evidente che, con risorse limitate, risponderemo anche in virtù della nostra fratellanza perché fra di noi non c’è più né Giudeo, né Greco, ma siamo tutti uno in Gesù Cristo.

La domanda che potrebbe sorgere ora da un lettore è: ma davvero, se la carità è dovuta a tutti, possono esserci disparità di trattamento? A questa domanda possiamo trovare chiaramente risposta guardando al comportamento di Gesù. Gesù, che ama tutti in maniera perfetta, non solo alla fine dei tempi manderà alcuni alla beatitudine eterna e gli altri al supplizio eterno (cfr. Mt 25,31-46, quale altro esempio ci servirebbe se non fossimo induriti nel cuore?), ma anche nel Vangelo aveva un trattamento per i discepoli (“a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato” Mt 13,.11), uno per chi lo ascoltava semplicemente (“parlo loro in parabole: perché pur vedendo non vedono, e pur udendo non odono e non comprendono.” Mt 13,.13) e uno per la generazione perversa che non lo ascolta (“nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta” Mt 12,.39). Perfino la morte in croce del Cristo può essere efficace solo verso chi accetta l’amore di Dio (“nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.” Gv 15,13-14).

Essere di una fede o l’altra è una scelta personale ma, nel singolo caso della fede cristiana, essa è realmente efficace poiché crea un’unità in Gesù Cristo ed un legame di reale fratellanza. E non ingannatevi: nessuno che nega l’efficacia ha la fede e nessuno che ha la fede nega l’efficacia.

Giunsero sua madre e i suoi fratelli e, stando fuori, mandarono a chiamarlo. Attorno a lui era seduta una folla, e gli dissero: “Ecco, tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle stanno fuori e ti cercano”. Ma egli rispose loro: “Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?”. Girando lo sguardo su quelli che erano seduti attorno a lui, disse: “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre”. (Mc 3,31-35)

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Ateismo e Satanismo, la naturale alleanza fra Margherita Hack ed il fondatore dei Bambini di Satana Marco Dimitri

Vi stupireste se vi dicessi che ateismo militante e satanismo hanno molto in comune? Io mi stupirei a questa affermazione, o almeno una volta mi stupivo. Invece queste due posizioni condividono l’essenza: l’individuo come unico giudice e metro. In fin dei conti è per questo che non può esistere una vera morale atea: se sopra l’individuo non c’è nessuno perché si dovrebbe accettare una morale che limita l’individuo? Nessuno può rispondere a questa domanda perché non esiste una risposta.

Non ho mai trovato un ateo (anche non militante) che sapesse darmi una giustificazione fondata della propria morale. Certo la maggior parte degli atei seguono una qualche sorta di morale, ma la seguono perché è stata loro insegnata, per inerzia, di modo che essa va perdendosi nelle generazioni. Infatti se non esiste una giustizia che è prima dell’uomo, da dove viene la dignità dell’altro uomo? Un sola è la domanda da porsi onestamente per capire l’intrinseca e letterale inciviltà di determinate posizioni: perché devo limitare me stesso per non danneggiare un altro uomo?

Svolte queste necessarie premesse veniamo al fatto. Ecco cosa dice Wikipedia alla voce Marco Dimitri: “Nel 2007, Marco Dimitri è diventato membro del UAAR dove ha conosciuto Margherita Hack e con lei si è candidato alle elezioni politiche 2013 nella sezione Lazio2 del partito Democrazia Atea.” Alcune considerazioni.

Detta così potrebbe sembrare un candidato fra i tanti in una sezione sperduta, se non fosse che Lazio2 è l’unica sezione in cui si presenta Democrazia Atea. Dunque non è un dato irrilevante.

Secondariamente si potrebbe pensare che quello di Marco Dimitri, fondatore dei Bambini di Satana, sia un Satanismo goliardico e strafottente, ma non è così. Da degli atei, cioè dei senza-dio, ci aspetteremmo un materialismo spinto, con visioni sataniche allegoriche sullo stile di molti culti luciferini, ma senza un insieme di credenze irrazionali. Invece «“Per quanto possa sembrare strano”, aggiungono i Bambini di Satana, “un giuramento magico sancito con il proprio sangue non può essere infranto. Nemmeno se è arso o strappato il foglio sul quale lo si è scritto. Un tale giuramento è come una via senza uscita: non si può tornare indietro”.» (M. Introvigne, I satanisti – storia, riti e miti del satanismo, Sugarco Edizioni, Milano 2010, p. 399). Dunque un giuramento magico e pure indissolubile, niente male per dei razionalisti. Veniamo ora alla cara morale atea, perché Dimitri ed i suoi collaboratori nel Vangelo Infernale (il loro testo sacro) danno una fantastica definizione di una morale senza-dio «Satana è denaro, arte e orgasmo, musica, lesbismo e tradimento. Il vero dannato se ne infischia anche dei viziosi suoi complici: li usa e li fotte.» (citato in Ibidem, p.400). Come dicevamo all’inizio se l’unico dio è l’uomo (come ribadiscono nel Vangelo Infernale) gli altri sono solo persone da usare e da fottere. Ovviamente al testo “sacro” non può mancare un elenco dei demoni esistenti (cfr. Ibidem). Per questo culto Satana è in qualche modo la materia dell’universo (cfr. Ibidem). L’individuo ha una potenza assoluta (tipico di chi non riconosce Dio). Nell’universo vige la legge del più forte, la più forte libertà sessuale (senza alcun limite morale) ed il rifiuto dei codici morali. (cfr. Ibidem p. 401).

Se continuiamo a rifiutare la giustizia, che prima aleggia sopra gli uomini, non lamentiamoci del mondo che stiamo creando. Preghiamo per il mondo; e a chi non crede ricordiamo, come ebbi già modo di dire, che quando vige la legge del più forte, il più forte è sempre, e necessariamente, qualcun altro. Buona vita.

Cattolicesimo ed Internet III – Le benedizioni: domanda, risposta

Botta e risposta. È così che siamo abituati; fin da bambini ci affidiamo a qualcuno che conosce più di noi, che ci guida, che ci risponde. Siamo uomini, cioè socievoli. Purtroppo quando si tratta della ricerca della Verità ci scontriamo di fronte ad una realtà dura. Le conoscenze si sono perse, dissipate in un secolo di dissipazioni, il XX. I preti sono vecchi e stanchi. Difficile trovare guide, difficile trovare risposte, difficile trovare Cristiani. Montagne, deserti e campagne, vecchi baluardi della fede, soffrono più degli altri. Ed è qui che entra in gioco la Rete.

Internet dà la possibilità di contattare esperti e di ottenere risposte. Bisogna come sempre fare attenzione alle persone con cui si ha a che fare, ma per il resto l’opportunità è unica. Il Papa nel Libro Luce del Mondo sottolineava come in Germania il numero di vocazioni sul numero dei fedeli praticanti sia aumentato. Certo sono calati i fedeli, ma cosa importa per ciò di cui parliamo? Internet elimina le distanze.

Nella speranza che presto saranno tanti (ma nulla nuoce nel tentar di contattare i singoli), vi lascio l’indirizzo di Amici Domenicani. Dove c’è un Padre, buono e disponibile, al servizio di Dio.

Cattolicesimo ed Internet II – Le benedizioni: insegnante migliore, allievi migliori

Internet ha una potenzialità immensa. Ognuno è in perenne contatto con tutti gli altri internauti. Cosa significa principalmente questo?

Immaginate ora che 20 fra i migliori teologi aprano, aiutati da persone che conoscono a fondo il mezzo di comunicazione (poiché fa parte dell’umiltà anche riconoscere i propri ambiti di conoscenza e non può esserci vera teologia senza umiltà), un canale YouTube. In un attimo, i migliori insegnanti del mondo, sono a contatto con tutti gli studenti del mondo. Non si tratta più di avere insegnanti mediocri, che per forza di cose creano studenti mediocri, ma si tratta di avere i migliori insegnanti ovunque ed in ogni momento. Si tratta di donare la Verità a tutti, g-r-a-t-u-i-t-a-m-e-n-t-e, così come l’abbiamo ricevuta. Si tratta inoltre, rispettando le caratteristiche di YouTube, di poter arrivare a persone che normalmente non avremmo potuto raggiungere. Anche a persone che non hanno la fede.

Immaginate adesso che un gruppo di studiosi si metta a tradurre i testi dei Santi, dei Dottori della Chiesa, dei Concili e del Magistero. Immaginate anche che questi studiosi rinuncino ad ottenere profitti economici fin tanto che questi testi sono utilizzati non per ottenere profitti economici, ma per istruire ed ammaestrare. Immaginate anche che questi testi vengano resi disponibili su Internet. In un secondo gli scrigni del sapere sarebbero a disposizione di chiunque. Chiunque potrebbe recitare su YouTube Sant’Agostino o pubblicare su un Blog le disquisizioni di San Tommaso. Sapere per tutti. Quanto gratuitamente abbiamo ricevuto gratuitamente diamo.

Immaginate infine che la Chiesa rilasci tutti i suoi documenti ufficiali con licenza “Creative Commons – Attribuzione – Non commerciale“. Immaginate cioè che ogni fedele possa, senza violare la legge, rendere disponibile a chiunque il Catechismo della Chiesa Cattolica o l’enciclica Humani generis. Immaginate che chiunque sia capace di creare un sito migliore e più efficiente possa contribuire massimamente alla diffusione e alla difesa della fede. Sotto che condizioni? Sotto le due condizioni della licenza: la prima – “Devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ti ha dato l’opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l’opera.“, in maniera tale che non vi sia confusione fra chi ha creato l’opera e chi la sta utilizzando (ognuno con la rispettiva autorevolezza agli occhi del pubblico) e la seconda – “Non puoi usare quest’opera per fini commerciali“, affinché chiunque stampi o venda paghi il giusto tributo alla Chiesa (chi può negare che chiunque, pur avendo conosciuto l’opera online, se la vuol studiare a fondo finirà per comprarla?). Immaginatevi siti veramente efficienti per leggere la Bibbia o il Catechismo, immaginatevi recitazione commoventi del Vangelo su YouTube, immaginatevi tutto questo e chiedetevi se ne abbiamo bisogno.

La nostra Fede è bella e vera, che non sia il denaro a limitarla ed a reprimerla in piccoli spazi, possa volare libera. Dio ci sustenta, e col denaro e con la sapienza.

Declino

Il declino del nostro mondo, della nostra cultura, di noi stessi, è nell’aria. Non mi riferisco alla crisi economica, che del declino non è altro che una piccola marginale conseguenza. Essa era prevedibile e prevista da più parti (io stesso, nel mio piccolo, in un post del 21 Gennaio 2008, nel mio defunto blog, parlavo dell’imminente crisi). Questa crisi non è altro che la caduca manifestazione della crisi ben più grave che ha colpito il Mondo Occidentale. Si tratta di una crisi profonda, da cui non pare esserci via d’uscita, ciò che resta è solo la fiducia e la speranza nel Dio che salva e che più volte ha mostrato accondiscendenza per gli uomini.

L’origine di tutti i mali è una sola: nei secoli l’individualismo è diventato sempre più forte, ha spazzato via la carità fino al punto da essere esaltato come l’unico bene e qualcosa di cui vantarsi. Tutti i mali nascono da questo unico peccato originale: l’uomo che vuole farsi Dio e dunque da importanza solo al proprio io. L’individuo così diviene auto-distruttivo, tuttavia non solo soffre ma distrugge.

Prima di tutto la società, poiché nessuna legge può imporsi se non è accettata autonomamente dalla maggioranza dei singoli. Per intenderci non è possibile eliminare la corruzione fino a che nella mentalità dei singoli la corruzione viene tollerata od auspicata. I sistemi repressivi sono infatti insufficienti: un sistema legislativo non potrà mai controllare chiunque. Il singolo rispetta la legge solo se la assurge a propria norma. Dunque in un mondo in cui ogni uomo è ridotto ad individuo, non può esserci legge se non la legge del più forte. Ogni individuo infatti massimizza il proprio utile a discapito degli altri, che non sono altro che altri individui e dunque avversari.

L’individualismo distrugge poi ogni capacità dell’uomo di sapere e di conoscere. Infatti poiché ogni individuo è metro, modello e giudice di sé stesso, ciò significa che non esiste più la percezione della realtà, ma solo idee relative ad ogni individuo, dottrina che prende il nome di relativismo.

Questa visione oltre a rendere ciechi, distrugge ogni freno alle azioni individualiste, se la realtà è solo la mia realtà allora la giustizia è solo la mia giustizia e la felicità è solo la mia felicità. Non ci sono più freni. Per prima cosa l’altro ha valore solo in quanto può darmi qualcosa (anche Dio ha valore solo in quanto slot-machine della vita). Ogni rapporto, ogni scelta, ogni desiderio è assoggettato alla caducità di una felicità individuale. In secondo luogo l’uomo diviene schiavo delle proprie sozzure. Non riuscendo più a vedere la stella polare della realtà è costretto a navigare a spanne, schiavo della propria ignoranza, incapace di raggiungere alcuna rotta veramente desiderata. Infelice. Così l’uomo cerca un ben-essere che l’individuo non gli può dare, poiché senza realtà non c’è direzione.

Questa spirale auto-distruttiva si è impossessata di tutto il nostro mondo, nessuno fa più niente bene poiché non esiste un Bene. Tutti pensano per sé ed in questo modo tutti condannano se stessi. Non si tratta di un discorso religioso nel senso moderno del termine, al contrario, si tratta di una fattualità della vita. Da una parte l’uomo che ha bisogno della socialità per stare bene è costretto a soffrire poiché non è più visto come persona ma come individuo che dunque vale in quanto può dare (che in genere visto il concetto di “potere d’acquisto” si riduce a: vale in quanto ha denaro); dall’altra parte la nostra struttura sociale che è destinata al collasso poiché se ognuno agisce solo per sé nulla può stare assieme. Come il tumore erode il corpo e la metastasi lo uccide, così è l’individualismo che prima colpisce la società nei suoi gangli vitali e poi si espande senza freno condannandola alla morte. Se ognuno di noi agisce come una scheggia impazzita il tessuto si disgrega e l’ordine viene meno, anarchia.

Se il lavoro è lo stipendio, il bambino viene trascurato dall’insegnante, il malato dal medico, il figlio dalla madre. Mi rendo conto di stare cantando il canto funebre della nostra società. Esistono uomini che sono ormai bestie e bestie che vengono considerate uomini, ma noi nel nostro piccolo possiamo essere quella luce ormai perduta, affinché al sopraggiungere del vento ci sia ancora qualche speranza di ravvivare il fuoco.

Il Papa non mangia tartufi

Tutti criticano la Chiesa dicendo che dovrebbe vendere i propri beni, che potrebbe sfamare “mezza Africa con l’anello del Papa” (anello che contiene l’oro di tre fedi, allora se tu lettore vendessi la tua macchina si conscio che sfameresti più persone). Poco conta che il Papa quando ha ricevuto in regalo un tartufo da 50.000€ lo abbia inviato subito alle mense della Caritas (17 novembre 2010), o che destini gran parte dei propri ricavi personali di teologo alla sua fondazione che si occupa di iniziative umanitarie e di approfondimento teologico. O ancora che abbia uno stile di vita sobrio e con meno comfort di quello mediamente presente nelle nostre case opulente.

Poco conta, perché gli attacchi sono critiche distruttive, mosse dall’invidia e mai supportate dai fatti. Basterebbe che i critici mettessero mano ai loro beni personali quanto fa il Papa per aiutare le persone. Eppure non lo fanno, non lo fanno perché è più facile criticare, dare la colpa all’altro, accusarlo; mentre il nostro povero cuore rimane, inesorabilmente,    vuoto.

Perfezione.

Si pretende la perfezione. Quando un’anima inizia ad addentrarsi nella via spirituale si pretende che sia già perfetta (diceva a grandi linee, stante la memoria, S. Teresa D’Avila nel Castello Interiore). Noi uomini siamo deboli, quindi quando scorgiamo qualcuno che pare solido, subito lo pretendiamo perfetto, altrimenti è un impostore, deve essere un impostore perché il santo da cartolina è, nella nostra mentalità, unico, predestinato, immacolato, incapace di peccare, buono da appendere ad un muro, ma imitarlo, impossibile, come si potrebbe? Noi che siamo peccatori! Invece il santo vero è scomodo, perché è uno che lotta, uno che ci guarda e ci dice “ce la puoi fare anche tu, vieni” e ce lo dice sorridendo, uno che ci accusa per la nostra mollezza, uno le cui azioni pretenderebbero di farci lasciare tutto per il Tutto. Inaccettabile, troppo esigente, troppo umano.

Simili paure attanagliano coloro che temono la verità e quando odono qualche fatto straordinario subito accusano di malattie psicologiche il testimone. Questi fanno torto da due parti. Da una parte perché giudicano a priori per difendere teorie che, evidentemente, percepiscono come deboli, ciò è dimostrato dal fatto che hanno paura di approfondire un semplice accadimento per valutarle. Dall’altra perché, dicendo che se uno ha avuto una qualche forma di debolezza allora va scartata interamente la sua opinione, dicono in realtà che nessuno è testimone, poiché nessun uomo è come loro lo vorrebbero, ogni uomo ha le sue debolezze; certo molti le nascondono e allora agli ingenui appaiono più credibili, ma nessuno ne è privo, non potendosi trovare la perfezione in una natura limitata.

Dunque se Dio che è perfetto agisse solo tramite perfetti, la sua perfezione non sarebbe ben poca cosa? Trarre il perfetto dall’imperfetto, mantenendo la libertà, questo è indubbiamente più perfetto.

La debolezza di Dio

“Credere in Dio non è poi così facile come sembra.”

Molte persone vivono di un Dio debole, lo privano dell’onnipotenza e si sentono in dovere di sopperire alla sua debolezza. Questo è un male trasversale alle varie professioni e si manifesta nei modi più bizzarri. Ad esempio se in una rivelazione privata, riconosciuta dalla Chiesa (fatto che, per inciso, non obbliga il fedele a credere, bastando la rivelazione pubblica), Dio ha promesso qualcosa, questi teorici della debolezza di Dio si affrettano a dire a tutti che la promessa esiste, è vero, ma che serve una determinata disposizione, che è limitata da determinate clausole, che non è possibile che sia efficace nella maniera più immediata. Questo nasce dalla paura e dal sentimento tutto umano; da una parte si teme che quanto predetto da Dio non si avveri e dall’altra non si sopporta che Dio possa essere così buono con persone che giudichiamo così inferiori a noi o così simili. Un altro esempio è colui che si affanna a dire che l’unico testo ispirato è quello autografo dell’agiografo, “bene” diciamo noi “dunque Dio ha fallito” poiché quel volume non esiste più. Dio, onnipotente, ha dato una rivelazione destinata a perdersi, pertanto il fatto che non abbiamo un libro dorato chiuso in una teca è un fallimento di Dio, invece che una profonda manifestazione della pedagogia divina che ha ispirato le Scritture con lo Spirito che dimora nella Chiesa.

Si vuole sempre correre a chiudere i buchi, a coprire le mancanze che Dio ha avuto; se una cosa va storta non è potenza di Dio, per noi è un fenomeno casuale, come se il caso fosse il bunker anti-Dio; se il mondo non ci piace, per forza non deve essere perfetto, come se il mondo fosse limite per Dio. Il limite dell’io, per noi, è sempre limite di Dio, leggero egocentrismo. Se Dio promette che chiunque recita per dodici anni delle orazioni non andrà in purgatorio, sarà accettato fra i martiri come se avesse versato il proprio sangue per la fede, conoscerà la propria morte un mese prima che avvenga, santificherà tre anime e salverà le quattro generazioni a lui successive come successo a S.Brigida (potete trovare la preghiera nel mio libro) questa è potenza di Dio e a nulla valgono i commenti. Tuttavia per noi che siamo deboli non è dannoso pensare che chi, per dodici anni, riesce fedelmente a dedicare uno spazio della giornata a Dio, necessariamente ha una disposizione interiore positiva e perseverante, fosse anche all’inizio il peggiore dei peccatori, e se Dio sostiene la perseveranza onererà anche la promessa. E con la sua grazia, guadagnata da quest’opera, disgregherà ogni inciampo alla salvezza. Credere in Dio non è poi così facile come sembra.

Cattolicesimo e politica, una gran confusione.

Oggigiorno c’è una gran confusione sui rapporti fra cattolicesimo e politica, il problema di fondo è che la cultura dominante etichetta come imposizione del Cattolicesimo qualsiasi cosa vada contro l’individualismo (cioè ogni cosa che si batta per la dignità della persona umana). Nasce così la leggenda che i Cattolici vogliano imporre la loro fede, intesa come fede nella Chiesa Cattolica, a tutti gli altri. La Chiesa Cattolica ha cinque precetti: a) Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni del lavoro; b) Confessa i tuoi peccati almeno una volta all’anno; c) Ricevi il sacramento dell’Eucaristia almeno a Pasqua; d) In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno; e) Sovvieni alle necessità della Chiesa (per approfondire CCC 2041-2043). Ora non si è mai sentito che qualcuno proponga per legge l’obbligatorietà di andare a Messa o di confessarsi almeno una volta all’anno, per un Cattolico è contraddittorio imporre per legge la propria fede. Ciò violerebbe il diritto alla libertà religiosa del singolo, tutelato dalla fede. Ciò che propongono i Cattolici, uniti alle persone di buon senso, non riguarda la fede nella Chiesa, ma la verità e la giustizia. Non uccidere l’innocente è comandamento di verità e giustizia, dunque deve prevalere erga omnes nella legislazione civile. Qualora, come nell’aborto, si legittimi per legge la soppressione dell’innocente, non è come membri della Chiesa che ci opponiamo, ma come uomini, in virtù della giustizia e della verità.

Ne consegue che la critiche che si fanno alle opinioni cattoliche in quanto cattoliche (che etimologicamente significa universali, non dimentichiamolo mai), dimostrano la pochezza e la mancanza di fondamento dei ragionamenti avversari; se ci sono critiche invece sui presupposti o sulla verità dei ragionamenti quelle dimostrano accortezza, onestà ed attenzione. Quando la Chiesa parla alla società civile lo fa come araldo di verità e sulla verità si basano i suoi ragionamenti, se qualcuno vi trova qualcosa contro giustizia la deve manifestare come mancanza di verità. Ritenere invece che i membri della Chiesa non abbiano libertà d’espressione è semplicemente la più becera delle intolleranze ed una vile scappatoia dal punto delle questioni.

Mi rendo conto che il mio discorso si presta ad essere male interpretato sia da una parte che dall’altra, poiché il demonio è amico delle esagerazioni e dei fraintendimenti, ma ciò, da un certo punto di vista, è un bene, perché per conoscere la verità bisogna sempre camminare sul filo del rasoio, evitando di essere frettolosi e superficiali; se non s’impara questo la nostra ricerca non procederà e, ciò che conta sviluppare, non sono i grandi numeri, siamo noi come persone.

Solo chi ama converte

Sulla conversione l’idea ricorrente è qualcosa del tipo “non bisogna convertire le persone bisogna semplicemente amarle“, ora fintanto che questa frase significa che a convertire è Dio e che il miglior esempio è far vedere Dio in noi, cioè quel poco di bene di cui siamo capaci, ciò è vero. Tuttavia oggi molti vedono in questa frase un rifiuto del mandato di convertire, sostituito da una visione buonista del reale. Ciò che sfugge a queste persone è che la conversione è amore. Infatti l’atto massimo di amore per una persona è desiderare per lei il bene massimo; dunque, nel concreto, l’atto d’amore per eccellenza (nel senso proprio del termine) è indirizzare una persona al Paradiso. Quando amiamo un nostro fratello non possiamo trattenerci dal desiderare per lui la conversione del cuore e dunque la gloria eterna.

La religione non è un fatto personale, è un’aderenza più o meno accentuata alla verità. Chi ama spera che l’altro conosca la verità perché spera nel bene dell’altro. Chi possedendo una medicina per curare il proprio amico gli dona del veleno? E chi si preoccupa delle maldicenze pur di salvare la persona amata? Chi vuole convertire è chi ama. E se qualcuno vuole convertire non amando, serve solo il proprio egoismo; e prepara la propria condanna.

Un vecchio argomento sciocco contro l’onnipotenza, Dio e il muro indistruttibile.

Esiste un argomento veramente banale contro l’onnipotenza, talmente banale che non pensavo ne avrei mai parlato, ma poiché viene spesso citato e, pure, non ho mai trovato spiegazioni, a mio gusto, soddisfacenti ho deciso di riproporlo a maggior utilità di chi sta iniziando la sua ricerca.

L’argomento è in genere basato su un botta e risposta, procedimento che si presta facilmente a mistificare i ragionamenti, poiché è sufficiente far intendere all’interlocutore che ciò che vogliamo dimostrare è già presente in quelle cose in cui l’interlocutore si è rivelato d’accordo, per far scattare un meccanismo per cui l’interlocutore, temendo di contraddire se stesso, dà l’assenso ad una proposizione che in realtà non aveva approvata. Ad esempio se dico “gli immigrati sono esseri umani come noi?” ovviamente si risponderà di sì, se però aggiungo: “allora sei d’accordo con me che devono poter applicare ogni loro tradizione?”, già qui molti continueranno a dire sì, e si potrà aggiungere “dunque e giusto, per rispetto della loro cultura, che essi possano delegare ai diritti occidentali della persona umana nelle loro famiglie, mantenendo i loro modelli culturali”. In tre frasi ho legittimato la segregazione della donna, l’infibulazione e la ritorsione verso i parenti (religiosamente) infedeli, e l’ho fatto procedendo in questo modo: prima di tutto ho preso un assunto generale in cui l’interlocutore occidentale non può che convenire. Poi ho sottinteso, falsamente, che l’approvare la dignità della persona umana significhi anche approvare qualunque pratica di un soggetto, quindi anche quelle che vanno contro la dignità della persona umana. Nella seconda domanda l’interlocutore disattento annuisce poiché se ha risposto sì alla prima si sente in dovere di rispondere sì ad ogni domanda introdotta da “allora” e simili. Nella seconda domanda uso la parola “tradizione” perché è una parola neutra che richiama all’immaginario gli aspetti più formali. Nella terza frase non pongo più una domanda, che potrebbe risollevare la coscienza del soggetto, ma traggo una conclusione (“quindi”), una conclusione a cui il soggetto si sentirà in dovere di aderire a causa delle risposte precedenti, poco conta che da “tradizione” si passi a “modelli culturali” e che si usi artificiosamente il richiamo al “rispetto” (altro valore forte, ma impiegato a sproposito nel senso che in questo caso si usa il rispetto per giustificare una mancanza di rispetto per la persona, dunque la parola è usata per legittimare il contrario). Inoltre notare l’uso di termini neutri come “delegare” per evitare di risvegliare nell’interlocutore il senso della realtà, si fa così anche con il politicamente corretto, la locuzione “interruzione volontaria di gravidanza” ha un altro impatto rispetto all’equivalente “omicidio volontario del proprio figlio”. Con un inganno semantico (cioè sul significato della parole) si porta un soggetto disattento a dire qualunque cosa, anche il contrario del punto di partenza, purché al concetto (che ha indotto il soggetto ad annuire) si sostituisca un’interpretazione della parola scollegata dal vero significato iniziale. Ho usato così tante parole per inquadrare il pericolo, per i disattenti, delle discussioni botta e risposta, perché questo è un problema veramente fondamentale per chiunque voglia cercare la verità.

Torniamo ora all’argomento iniziale. In genere la discussione è questa:

Accademio: Dio è onnipotente?
Ripetemio: Sì.
Accademio: Allora Dio può creare un muro indistruttibile?
Ripetemio: Sì.
Accademio: E poi lo può distruggere?
Ripetemio: Sì.
Accademio: Allora, mio caro Ripetemio, abbiamo dimostrato che l’onnipotenza non può esistere perché se Dio può distruggere il muro non è onnipotente poiché non può creare un muro indistruttibile, invece se Dio può creare un muro indistruttibile non è onnipotente poiché c’è qualcosa che non può fare e cioè distruggere il muro che ha creato.
Ripetemio: Vedo ora, esimio Accademio, che l’onnipotenza è un’assurdità e che sono stolti gli uomini che l’hanno professata.
Umilio: In questa dottrina v’è menzogna, poiché proprio perché Dio è onnipotente può fare tutto ciò che vuole. Dunque quando crea un muro indistruttibile, esso è indistruttibile in virtù della volontà di Dio che lo desidera tale, la sede dell’onnipotenza è in Dio. (infatti non può esserci potenza, nel senso in cui la stiamo intendendo, senza volontà, poiché la potenza di fare presuppone la volontà di fare). Se Dio distrugge quel muro non è per una mancanza della sua potenza, ma per l’onnipotenza della sua volontà. L’indistruttibilità derivava dalla volontà onnipotente che fosse indistruttibile, quando questa volontà cambia e desidera che il muro sia distrutto, il muro viene distrutto con potenza. Infatti in un essere onnipotente è la volontà che plasma la realtà, non è la realtà che plasma la volontà.
Accademio: Ma quando la volontà dice “indistruttibile”, non deve poter essere più distrutto.
Umilio: Qui ti inganni perché sovrapponi due concetti. Sappiamo già che la sede dell’onnipotenza è in Dio e che essa non viene da fuori di Dio. Quindi quando tu dici: Dio vuole un oggetto indistruttibile tu presupponi che la volontà sia quella che quell’oggetto sia imperituro. Quando però chiedi se Dio può distruggerlo, sottintendi che la volontà sia cambiata. Ora o la volontà è che sia imperituro o la volontà è che non sia imperituro, il tuo quesito è internamente incoerente, poiché vorrebbe professare contemporaneamente una volontà senza fine ed una volontà con una fine, cosa che contemporaneamente, in questo esempio, non può esistere. Dio può fare ciò che vuole, se vuole che sia indistruttibile sarà indistruttibile, secondo la sua volontà.
Accademio: Tu contrapponi i tuoi vuoti ragionamenti alla mia scienza, ed ora io dimostrerò a tutti che parli senza sapere e ingannandoci, tu dici infatti “sappiamo già che la sede dell’onnipotenza è in Dio e che essa non viene da fuori di Dio”, usi il verbo “sappiamo” perché non sai e non puoi argomentare, così ci prendi per citrulli e dai per scontata una cosa che non è scontata.
Ripetemio: Stolto l’uomo che parla senza la scienza!
Umilio: Ripetemio, la tua bocca dice il vero.
Ripetemio: Grazie!
Umilio: Accademio, l’onnipotente non è che uno, necessariamente. Poiché non possono esserci due onnipotenti, la potenza della volontà di uno si scontrerebbe infatti con la potenza della volontà dell’altro e se entrambi desiderassero contemporaneamente due cose esattamente e precisamente contrarie, necessariamente esse non potrebbero realizzarsi contemporaneamente. Dunque stabilito che l’onnipotente può essere al massimo uno, il tuo quesito verteva sul fatto che non potesse esistere un onnipotente, poiché egli non avrebbe avuto la potenza per costruire e distruggere assieme un muro indistruttibile (fra parentesi vedrai come posta in maniera piana questa domanda è assurda). Dunque io sono qui a dirti che un onnipotente può esistere, deve essere uno solo e deve avere una propria volontà. Ora che tu voglia chiamare questo onnipotente Dio o in qualsiasi altro modo poco conta, l’onnipotenza, se è, è in un solo soggetto e non può essercene un’altra a lui esterna.
Accademio: Le tue parole sono oltraggiose per me che ho studiato, ragionamenti ingarbugliati senza costrutto, dimmi: che titolo accademico hai per dire questo?
Umilio: Non ho titoli.
Accademio: E chi ti legittima a parlare?
Umilio: Il mio intelletto e i genî che mi custodiscono.
Accademio: Io che sono dottore dovrei ascoltare un senza-titolo? Studia e impara, io ho il gallone dell’universatica del sapere scientifico e filosofico moderno, come parli tu davanti a me?
Ripetemio: Infatti, screanzato. Cosa ne sai del mondo, chi hai studiato? Chi ti ha legittimato? Non vorrai che l’intelletto, di cui ti schermi, e i favoleschi genî che tu citi ti legittimino a parlare? Che presunzione usare la ragione come scudo, davanti ad Accademio poi, il campione del razionalismo! Dovresti solo vergognarti!
Accademio: Basta così Ripetemio, lascia stare questo miserabile, non serve insultare chi ci è inferiore.
Umilio: Sono d’accordo esimio, non serve insultare chi ci è inferiore. Anche se sarebbe bello portarlo sul nostro stesso piano o anche più in su, se tutto ciò fosse possibile con le nostre deboli forze.
Accademio: Reputi le mie forze deboli?
Umilio: O no, non stavo parlando di lei signore.
Accademio: Comunque se vuoi imparare la verità iscriviti alla mia scuola, davanti alla mia cattedra ti si apriranno le porte della sapienza.
Umilio: E potrò domandare?
Accademio: Ma quale domandare, prima bisogna studiare, avere i titoli ed anche dopo solo raramente osare.
Umilio: Prenda questo sasso, questa è la mia scuola.
Accademio: Riconosci di essere intellettualmente figlio di queste pietre?
Umilio: Riconosco di essere figlio del reale.

Con un poco di zucchero la pillola va giù e non risale più…

Non mi sto riferendo alla bella canzone cantata da Gigliola Cinquetti, mi sto riferendo ad una tendenza perniciosa (soprattutto contemporanea) per cui prendiamo una persona che si è distinta in qualche campo e gli mettiamo in bocca ciò che vogliamo. La addolciamo per usarla come fosse un prestafaccia dalle idee logore e fuori moda. Questo in particolare accade con i santi, persone qualunque li prendono, tradiscono il loro messaggio e li usano come inserzioni pubblicitarie per le loro idee. Eppure quello che è diventato santo è il santo; mica il biografo.

Vincere il drago.

Generalmente i politici, ammantati di individualismo, sognano di entrare nella Storia. Sognano di essere studiati ed additati, non in quanto realizzatori di una parte del Bene, ma in quanto individui, Napoleone non è ricordato in quanto modello dell’imperatore o dell’uomo buono, ma in quanto Napoleone Bonaparte nato il 15 agosto 1769 ad Ajaccio. Egli stesso amava a tal punto i particolari più piccoli della propria esistenza individuale da modificare il nome di S.Neopolo in S.Napoleone e da spostare il ricordo del santo dal 2 maggio al 15 agosto. Ecco un fenomeno tipicamente moderno, il culto della personalità, cosa inconcepibile nel Medioevo, ma incentivata per ogni individuo dalla nostra cultura decadente.

L’individualismo è la fonte del desiderio di essere personaggi storici. Tuttavia il ricordo non è preservato solo dalla storia. Anzi, in qualche modo la storia si ferma all’aspetto più superficiale di un individuo, perché si fissa con i particolari della sua esistenza. Cerca di capire se il tale è nato il 2 oppure il 3 luglio, o se ha marciato verso la tale città, come raccontano le fonti, o se, invece, non è più probabile che abbia cavalcato vista la distanza. La storia si fissa con un tale e ne parla senza sosta, incurante di cosa quel tale possa insegnare ancora oggi, incurante di quello che, in profondità, lo ha reso degno di menzione presso i contemporanei. Spesso anzi la storia non parla più ai contemporanei ed infatti viene dimenticata e rilegata in ambienti ristretti, poco significativi e poco duraturi. La storia più rigida è la storia dei fatti individuali, quella che si attiene strettamente a ciò che non significa nulla, poiché non è il giorno esatto di una tale battaglia, che la rende importante, né il conteggio esatto dei feriti, o la descrizione minuziosa delle strategie; ciò che rende importante una battaglia è ciò che ha causato e ciò che ha cambiato. Le famiglie che ha lasciato nel pianto e gli equilibri che ha modificato, per i prossimi, e ciò che ci insegna, per i posteri. Esiste un ricordo diverso, la leggenda.

La leggenda non è individualista, trascende gli aspetti piccoli e insignificanti del singolo per rendere il singolo un paladino del bene. La leggenda è fatta non per esaltare un individuo, ma per aiutare una persona, per riempire cioè il lettore di ciò che è positivo e salutare. Desiderare la leggenda significa essere indifferenti a ciò che deriva dal nostro piccolo essere, ambendo invece al bene. Perché il vero protagonista della leggenda non è l’eroe, è il bene che anima l’eroe. È la grandezza della sua anima, che è grandezza che riempie la sua anima, non è l’animale di per sé. L’eroe della leggenda non è preoccupato di essere ricordato come il tale, è preoccupato di continuare a fare del bene, di divenire maestro del bene, per poter servire il bene al di là della propria limitata esistenza.

Poi, per uno di quegli scherzi a cui l’intelligenza ci ha abituati, proprio l’eroe che si disinteressa di se stesso invece che perdersi si ritrova, e mentre la polvere divora, egli vive e combatte, ancora.

Non esistono politici cattolici

Si fa un bel parlare da molto tempo, anche da parte di esponenti ben in vista della Chiesa, della necessità di una nuova generazione di politici cattolici. Poco conta che la ricerca di questa generazione nuova si basi su strutture vecchie, che poco hanno fatto fino ad ora e che si vorrebbero improvvisamente vive ed arzille pronte ad abbandonare tutti i difetti che hanno dimostrato di possedere fino a ieri, il vero problema è un problema di mentalità. Oggi esiste tutta una cultura dominante, che riguarda soprattutto i giovani di ieri (mi risulta difficile trovare una miglior definizione visto che essi stessi rifiutano di abbandonare la terminologia propria dell’età giovanile, escludendo tutti i vocaboli generalmente riferiti all’età adulta e all’età senile), che è in un certo senso incapace di vivere il cattolicesimo politicamente. È come se, per un largo strato della cultura cattolica, il Cattolicesimo fosse diventata questione di secondo piano sovrastato da contingenze che di volta in volta venivano indicate come più importanti e prioritarie. A questa sfiducia generale nella verità del Cattolicesimo (perché mettere in secondo piano i cardini di una certa visione del mondo, può significare solamente che si dubita di quella visione del mondo stessa) sono seguite tutte una serie di conseguenze che partendo dalla vita morale dei singoli si sono ripercosse sempre più ferocemente in tutti i meandri della società, fino al punto da spingere gruppi di credenti ad essere incapaci di esprimere chiaramente il Cattolicesimo ad altri credenti. Il sovrabbondare di documenti fumosi che nascondono le questioni sotto etti di nebbia ne è una prova lampante.

Ovviamente in questa confusione generale il termine di cattolico per un politico è diventato semplicemente un’opportunità. Invece che rispecchiare una reale propensione per la verità è andato a significare una reale propensione a prendere i voti in un elettorato più o meno moderato e molto più attento alla forma che non alla sostanza dei problemi. Ad esempio è inconcepibile che un politico cattolico non attacchi frequentemente e frontalmente il genocidio legalizzato chiamato aborto, e, si badi bene, non lo dovrebbe attaccare in quanto credente in Gesù Cristo, ma in quanto amante della verità. Infatti il politico cattolico non ha alcun interesse, come politico, ad imporre una fede (andrebbe anzi contro la fede che professa facendolo), ciò che deve fare è riportare il buonsenso, cioè il rispetto della verità. La giustizia ci sovrasta tutti, questo dovrebbe dire un politico cattolico; non perdere il proprio tempo ad infangare questa o quella vita personale, perché sta scritto di non giudicare, per non essere giudicati e che con la misura con la quale misuriamo saremo misurati e la Chiesa, fedele a questa linea, ha ribadito anche recentemente che si condanna il peccato, ma non il peccatore.

Come ripartire? Se si vuole davvero una nuova generazione di politici cattolici, prima di tutto bisogna scollegarsi dalle vecchie logiche della politica e del reclutamento partitico (i partiti per loro natura tendono ad uniformare l’opinione dei loro membri, vogliono individui, non persone, ma è alle persone che si rivolge il Cattolicesimo), e poi, so che quello che sto per dire può suscitare grande stupore… ma per avere politici cattolici bisogna cercare… fra i cattolici. Cioè bisogna che i nuovi politici cattolici siano veramente e fermamente convinti che Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo, perché i problemi partono tutti da qui, partono dall’idea che “cattolico” sia una griffe, una specie di tessera del PD o del PDL, qualcosa che all’occorrenza possa essere negoziato, taciuto o, perfino, dimenticato, fino alle prossime elezioni beninteso. Tuttavia fino a quando nemmeno chi auspica questa nuova generazione non si mostrerà fermamente convinto nella verità del Cattolicesimo, i nuovi movimenti flirteranno con il mondo uscendone inevitabilmente sconfitti, perché non c’è luce dove è stato tolto il fuoco.

Verso la meta.

Se noi confidiamo negli uomini e quindi ci lasciamo prendere da rancori, gelosie ed opinioni taciute o troppo manifestate, non arriveremo mai là dove il nostro cuore ci sospinge. Questo è uno dei sensi della carità, quando l’amore si erge sopra le contingenze, allora gonfia le nostre vele, altrimenti viene fermato da foreste troppo zelanti. Amare gli uomini senza chiedere in cambio, donare senza voler ricevere, ciò ci libera dalla contingenza, ciò ci spinge verso la meta. Noi e Dio, da qui sorge il vero amore per l’uomo, che siamo noi e che sono gli altri.

Ancorati al passato.

Due persone in luoghi e tempi diversi mi hanno fatto notare che il mio stemma può richiamare alla memoria i totalitarismi ed i movimenti di destra. Non c’è bisogno di sottolineare che io non sono né di destra né di sinistra né di centro. Io aborro queste distinzioni politiche tipiche di un’epoca che ha fatto dell’odio e della divisione acritica in categorie il suo tema principale. Io sto semplicemente dalla parte della verità e della giustizia, chiunque in qualunque luogo e modo mi dimostri che ciò che sostiene è giusto mi ha conquistato alla sua causa. Ho il vizio di pensare, cosa che alle ideologie sta stretta. Quindi io rigetto loro e loro rigettano me.

Quindi io non mi riconosco in nessuno schieramento che si riconduca a destra o sinistra o centro, mi riconosco solo in chi dice la verità e, tramite la verità, compie il bene. E sia chiaro che la verità è un presupposto del bene, senza verità non può esserci bene perché il bene è verità. Dunque nel mio simbolo non c’è nessuna connotazione politica, non almeno come è intesa la locuzione connotazione politica da quest’epoca decadente. Non esiste ideologia politica, esiste una verità che si ripercuote più o meno sulla società. Quando difendiamo l’innocente non stiamo seguendo l’ideologia, stiamo rispecchiando la verità, perché il nostro cuore ci dirà sempre di tutelare l’innocente. In questo processo destra e sinistra sono solo ostacoli che rischiano, e lo hanno fatto più volte nella storia, di farci commettere il male.

Ora veniamo al mio stemma, esso ha un significato simbolico che spiegherò presto almeno nelle sue linee principali, dunque non è un insieme casuale di righe, né dipende da questa o l’altra ideologia. Il mio stemma è ciò che doveva essere nel mio progetto, ora se lo cambiassi perché ad alcune generazioni richiama delle ideologie farei un grave errore: farei l’errore di perpetrare l’odio che a quelle generazioni ha impedito di vivere bene. Perché l’odio viene solo da Satana e dalla nostra imperfezione, Dio è amore. È ora invece che questo odio esca dall’immaginario collettivo, è ora che in noi entri il bene, è ora che riportiamo il bene nella vita pubblica. Io sogno un futuro in cui guardando uno stemma come il mio le persone non vengano rapite da visioni ideologiche e categoriche del mondo, ma entrino nel mistero del mio stemma, tentino di approfondire cosa significa davvero e non credano di sapere donde viene e dove va. Sogno un’epoca in cui il nostro interlocutore viene ascoltato per quello che ha da dire, dove le etichette non sottendono già il presunto contenuto della discussione, anzi a ben vedere un’epoca dove non esistono più le etichette. Perché ciò che dice Caio non ha valore in base al fatto che Caio sia etichettato fascista o comunista, ha valore in base alla sua aderenza alla verità.

Amici miei, io quel simbolo lo lascio, non perché vi turba, ma perché spero che vi guidi in un mondo dove ciò che prevale è solo la verità, dove le divisioni sono solo del Diavolo in se stesso, dove le nostre discussioni sono solo sull’amore. Poiché dentro di noi sappiamo tutti che l’amore è verità.

Come ti guarda Dio

“Dio non può esistere! Guarda quanto male!” “Se Dio esiste dovrà chiedermi scusa.” “Ho pregato così tanto per mia nonna ed è morta lo stesso, Dio non esiste.” “Quei quattro poveri ragazzi, bruciati vivi, Dio non esiste e se esiste è cattivo.” “Guarda non riesco nemmeno a comprarmi un’auto decente, ed una volta ho pregato anche Dio, se esiste perché non mi dona un’auto?” “Ti dimostro che Dio non esiste, gli do 5 minuti per fulminarmi, al termine dei 5 minuti avrai la prova che Dio non esiste” “Mi sono fatto da solo, la mia vita è merito mio” “Certo che esiste Dio; e no, non do mai nulla ai barboni, cosa c’entra?” “Se Dio esiste perché sono brutto? Se da Dio viene il brutto allora anche Dio, se esiste, deve avere dentro di sé il brutto!”.

Queste obbiezioni hanno tutte qualcosa in comune; presentano errori di ottica. Quando interpretiamo le azioni di Dio, dobbiamo capire ciò che è veramente importante, Dio agisce per il meglio. Il meglio è la vita eterna, se in questa vita diveniamo re del mondo, ma poi perdiamo la nostra anima nulla vale. Se per la materia che otteniamo danniamo lo spirito, ci chiameremo sventurati per l’eternità. Eppure la nostra ottica, qui, è così limitata che non capiamo come siamo guardati, con che infinito amore il Signore accudisce i nostri desideri, in che modo ci dona ciò che vale davvero. Nel processo di beatificazione del Santo Curato D’Ars ci fu una testimonianza riguardo ad una ragazza cieca, ella era andata dal Santo per guarire, il Santo, per ispirazione soprannaturale, le disse che poteva certamente guarire, ma che da cieca si sarebbe salvata sicuramente, mentre, vedendo, la sua salvezza sarebbe stata incerta. La ragazza andò a casa gioiosa della propria cecità. Arriverà un giorno in cui capiremo tutto, in cui vedremo quante volte Dio, con dei mali apparenti, ha suscitato grandi beni per la nostra anima; benediremo quei “mali” e gioiremo dei loro frutti.

 Tuttavia l’azione di Dio non è mai invasiva, ci dona tutto ciò che ci serve, ma la scelta è solo nostra. Noi siamo liberi; profondamente, costituzionalmente liberi. Nel nostro cuore sappiamo qual è la verità anche se l’abbiamo annegata, anche se sono anni che non l’ascoltiamo, anche se ci infastidisce al punto da farci diventare testimoni della menzogna, ansiosi di trascinare gli altri nell’errore. La verità è lì, per noi, la conoscevamo e ora non la conosciamo più. Alla fine della nostra vita non ci verrà chiesto conto di quante cose abbiamo avuto, ma di cosa siamo diventati. Una sola domanda spalancherà le porte del Paradiso davanti alla nostra strada, una domanda semplice e allo stesso tempo complessa, il Signore della Gloria, in uno slancio d’amore, ci chiederà semplicemente: “hai amato?”. E quale sarà la nostra risposta?

Scegliere l’oro.

«Questa è l’origine della vostra forza» disse il pontefice. «Voi guardate ogni cosa sub specie aeternitatis» «Quale altro modo potrebbe esserci, per voi e per me?» rispose Caterina.” così Louis de Wohl scrive ne “La mia natura è il fuoco”, una biografia di Santa Caterina da Siena. Eppure il nocciolo della questione è tutto qui, noi sappiamo che esiste un’anima immortale e non ce ne curiamo. Tutto ciò che ora brilla ai nostri occhi opachi è destinato a scomparire, ad essere inghiottito dall’inclemenza del tempo, ma la nostra anima è adamantina, non la scalfirà né il tempo né la ruggine né il fuoco. Quale persona riempie i propri serbatoi con il latte e accumula pesci come tesori? Non prenderà piuttosto l’oro che non arrugginisce e le pietre preziose che non scompaiono? Eppure noi siamo fra quelli che si arricchiscono con serbatoi di latte e ceste di pesci, dolorosamente incuranti dell’arrivo dell’estate.

Aperti alla verità

Descrivete un elefante ad un vostro interlocutore immaginario. Fatto? Vi do ancora qualche istante.

Sono pronto a scommettere che non avete detto che l’elefante ha un cuore, dei polmoni, delle scapole ed uno stomaco. Non lo avete detto perché per cercare di capire cosa sia un elefante non ci interessano le cose comuni, ma le cose che lo differenziano dagli altri mammiferi. Ciò che diviene davvero rilevante per la comprensione sono le anomalie, le specificità di questo animale. Così, quando cerchiamo i fatti che ci possano aiutare a capire la verità, ci interessano certamente anche le cose comuni, quotidiane, ma acquistano molta rilevanza anche i fatti certi ma poco diffusi. Perché una buona teoria deve riuscire a spiegare tutti gli elementi veri, non solo i più frequenti, ma bensì anche i più bizzarri.

Per questo, per ricercare la verità, dobbiamo arrivare anche ai casi limite e solo quando sapremmo ricondurli alla nostra teoria in maniera efficace e coerente, senza bisogno di nasconderli, solo allora potremmo essere soddisfatti del lavoro compiuto. In quest’ottica vi consiglio tre libri. Sono stati scritti da un esorcista. Trovate, qui come altrove in opere simili, testimonianze straordinarie su cui vi invito a riflettere per cercare onestamente la verità. Ad esempio troverete 1) persone che parlano perfettamente lingue che non conoscono e che non hanno mai studiato (a volte morte da millenni come l’Aramaico ), 2) persone che sputano quantità enormi di oggetti di metallo come chiodi e forbici che non erano presenti nel loro stomaco e che non sarebbero nemmeno potuti essere presenti in quella quantità, 3) persone che conoscono fatti nascosti ed occulti, 4) ragazzine dotate di forze inumana (in grado di raddrizzare con le mani moschettoni di ferro di grosse dimensioni) e capaci di aleggiare in aria. Già solo spiegare queste quattro esperienze ripetute più volte con una sola teoria non è facile, voi che dite?

Inoltre la lettura sarà molto utile anche per chi è Cattolico: capirà la concretezza e la puntualità della dottrina, che non è un insegnamento simbolico, ma reale ed attuale. I libri sono (io vi consiglio di leggerli in quest’ordine):

Memorie di un esorcista. La mia vita in lotta contro Satana di Gabriele Amorth e Marco Tosatti: un libro che ci presenterà molti fatti legati agli esorcismi.

Più forti del male. Il demonio, riconoscerlo, vincerlo, evitarlo di Gabriele Amorth e Roberto I. Zanini: un libro che parla del Male in maniera generale, non strettamente legato al tema degli esorcismi.

L’ultimo esorcista. La mia battaglia contro Satana di Gabriele Amorth e Paolo Rodari: un libro che può essere considerato un po’ il riassunto delle altre opere, ottimo per fare il punto su questa tematica.

Per chi vorrà, buona lettura e buona onesta ricerca della verità.

Colpita da un fulmine, ritorna guarita dall’aldilà.

È il 5 maggio 1995, siamo in Colombia, nei pressi dell’università nazionale di Bogotà, Gloria Polo, una ragazza di 23 anni laureata come dentista e iscritta alla specialistica, viene colpita da un fulmine assieme al cugino mentre si sta recando in facoltà per prendere dei libri. I due rimangono carbonizzati.

Il fulmine, secondo le autorità, è stato attratto da una medaglietta di Gesù Bambino in quarzo, del cugino. Il ragazzo muore sul colpo, le sue viscere sono completamente carbonizzate. Gloria riporta ferite gravissime, la carne brucia istantaneamente, i due seni spariscono, al posto della mammella sinistra un buco, il fegato è carbonizzato, la spirale, usata come metodo contraccettivo, fa da conduttore distruggendo le ovaie, la violenza del fulmine non risparmia nemmeno reni, polmoni e costole, il cuore si ferma, il corpo inizia a saltellare a causa dell’elettricità. Per circa due ore non può essere toccato da nessuno.

I medici intervengono e si accende una flebile speranza, Gloria, per un attimo, dà segni di vita e viene subito portata in sala operatoria. Qui succede l’incredibile: il corpo di Gloria ritorna perfettamente funzionante, senza l’intervento dei medici, siamo nel 1995, gli organi guariscono istantaneamente, le gambe iniziano a guarire poco prima di essere amputate, di lì a poco il seno ricresce. Nel giro di un anno e mezzo la ragazza diviene madre.

Quello che racconta Gloria è incredibile, la sua anima è stata alle porte del Paradiso ed ha visto l’anima del cugino entrare nella beatitudine eterna, lei invece è precipitata all’inferno. Ma le preghiere di uno sconosciuto le hanno donato una seconda possibilità. In cambio deve vigilare su due cose: la propria conversione e la diffusione della sua testimonianza. Ecco alcune delle parole che Gloria sentì da Gesù Cristo: “Tu tornerai indietro, per dare la tua testimonianza, che ripeterai non mille volte, ma mille per mille volte. Guai a chi, ascoltandoti, non cambierà, perché sarà giudicato con più severità. E questo vale anche per te e per i consacrati che sono i miei sacerdoti, e per chiunque altro che non ti darà ascolto: perché non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, né peggior cieco di chi non vuol vedere”.

Il sito di Gloria è www.gloriapolo.com e la sua testimonianza in Italiano la potete trovare qui.

L’unica Chiesa che illumina è la Chiesa che arde, ovvero la paura di essere felici.

Oggi un mio caro amico mi ha riportato alla mente un viaggio, fu così bello da segnarci  tutti e oggi, dopo anni, è diventato un ricordo lucente. Nove persone, un furgone, Dio e il suo Angelo. Eppure, dopo tanto tempo, mi rendo conto di quanto sia difficile il voler essere felici. Quanti viaggi avremmo potuto fare? Quante cose avremmo potuto cambiare? Certo, molte sono cambiate ad un punto impensabile quando eravamo freddi, però ad un certo punto è come se si instaurasse la paura di essere felici. La nostra quotidianità, non ancora perfettamente trasfigurata, ci richiama all’ordine, i sogni vengono messi in un cassetto, il nostro fuoco viene bollato come esagerazione e lasciato domare. E noi, noi che abbiamo toccato una felicità che non è propria dell’uomo, ci costringiamo a pensare che deve essere occasionale, anche se è durata tutte le volte che abbiamo vissuto in quel modo, deve essere un caso, la vita deve essere diversa. E così invecchiamo, amici miei, con la vertigine dello slancio, il vento fra i capelli, ma inesorabilmente fermi. Scusate se parlo a voi, probabilmente dovrei parlare solo a me, fatemelo sapere. Ho cambiato così tante cose, ciò che era di-sperazione si è mutato in gioia profonda, eppure sento che potrei bruciare ancora qualcosa, per purificare ed innalzare gli altari della mia esistenza.

Essere felici è così semplice, vita semplicissima assolutamente, è tutto scritto nel Vangelo che abbiamo vissuto, perché la verità è sì Sacra Tradizione più Sacra Scrittura più Sacro Magistero, ma è soprattutto vita. Vi voglio bene amici, e sono convinto che l’unica Chiesa che illumina è la Chiesa che arde. Ci auguro di ardere sempre, ci auguro di vivere assieme in Cristo e di essere felici, ci auguro di banchettare, se non qui, più tardi, là, al tavolo dei Santi. Sia lodato Gesù Cristo!

Complotto segreto per uccidere Benedetto XVI!!!!

Il Papa morirà entro novembre 2012, a causa di un complotto, questo è il succo di un articolo del Fatto Quotidiano di cui potete trovare un sunto sul sito del Giornale. Ci risiamo, sempre la solita storia, perché questi articoli funzionano? Semplice, perché vorremo sapere il futuro. Così oroscopi, cartomanti ed ogni forma di divinazione. Il punto è proprio quello, i giornali non sono interessati davvero a dare questa notizia, quanto piuttosto a provocare il prurito del pubblico. Possono essere previsioni Maya, oppure previsioni di studiosi d’altri tempi, come Bendandi, oppure improbabili teorie scientifiche, l’importante è grattare lì dove l’uomo si sente incerto, cioè il suo avvenire. Sì, perché l’uomo senza fede è proprio così, un tronco in balia dei flutti. Se nulla veglia su di noi, se esiste solo il caos, l’uomo è un fuscello circondato da fiamme. Alla fine la nostra vita è fragile ed appesa ad un filo, sia a livello fisico che psicologico, un filo che può essere in ogni momento spezzato dagli eventi. Così vorremmo squarciare il velo di un futuro insensato e, quindi, probabilmente ostile.

Poi c’è il complotto, anche il complotto ci solletica, perché soddisfa la nostra voglia di dare la colpa agli altri, di attribuire gli eventi a minoranze organizzate (con cui spesso è facile prendersela), il complotto ci toglie le responsabilità dalle spalle, perché ha l’aura dell’ineluttabile. Noi non abbiamo sbagliato, se l’economia va male è colpa degli ebrei organizzati, se il mondo va verso l’immoralità è colpa di quattro massoni che hanno saputo diffondere le riviste porno, se la Chiesa scompare è colpa della tale corrente (un po’ come dire che il male è più forte del bene e che una corrente malvagia sa soffocare tutte le correnti giuste). È più facile perché non ci costringe a porci davanti alle nostre responsabilità di singoli; permette di mantenere il mito di un popolo di giusti schiacciato da un’orribile minoranza di malefici. È più semplice dare la colpa a cento ebrei che si trovano una volta l’anno che non riconoscere la nostra responsabilità e la responsabilità delle idee che abbiamo diffuse e che continuiamo a diffondere.

Esiste poi un altro aspetto dei complotti: i complotti ci fanno sentire intelligenti. Nel momento in cui riteniamo di aver scoperto qualcosa di più vero rispetto a quello in cui credono gli altri, che per definizione, essendo altri da noi, sono più beoti, ci sentiamo meglio. Noi si che sappiamo leggere i segni dei tempi, poco conta che non si faccia nulla per migliorare le cose, l’importante è essere illuminati, non mischiarsi con il popolino, crogiolarsi assolutamente inattivi (sia dal punto di vista fisico che mentale) nella nostra presunta conoscenza. I complotti addormentano; non si è mai sentito, infatti, di un condottiero seduto sugli allori, quello è tipico dei tiranni.

Invece noi come uomini dobbiamo avere fiducia nel futuro perché nulla accade per caso e, soprattutto, dobbiamo agire per cambiare le cose. A chi crede ai complotti dico: se cinque persone consapevoli possono guidare il mondo verso il caos, altre cinque non possono forse riportarlo alla luce? E a chi non ci crede dico: il seme della decadenza è dentro di noi, dentro il nostro modo di comportarci tutti i giorni, dentro la nostra noncuranza, dentro il nostro adeguarci all’andare del mondo. Così, divenuti consapevoli, alziamoci e costruiamo un mondo migliore.

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 2/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 2/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
  3. È vietata la produzione di e-book (o libri in qualunque altra forma) dalle mie traduzioni senza il mio consenso ed un accordo scritto.
  4. Mi preservo il diritto di modificare questo regolamento in ogni momento e senza preavviso, questo regolamento non implica nessuna cessione della proprietà intellettuale delle traduzioni.

Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

 

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 2/4 (Per la prima parte premere qui)

 

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I – Noi leggiamo nella Sacra Scrittura, F.M., che tutte le volte che Dio ha voluto inviare qualche flagello al mondo o alla sua Chiesa, lo ha sempre fatto precedere da qualche segno per cominciare a gettare il terrore nei cuori, e per portarli a piegarsi alla sua giustizia. Volendo far perire l’universo attraverso un diluvio, l’arca di Noè, che impiegò cento anni per essere costruita, fu un segno per spingere gli uomini alla penitenza, senza che dovessero tutti perire. Lo storico Giuseppe Flavio ci dice che prima della distruzione della città di Gerusalemme, fu visibile per lungo tempo una cometa a forma di coltellaccio che gettò la costernazione nel mondo. Tutti dicevano: Ahimè! Cosa vuol dire questo segno? Forse è qualche grande sventura che Dio ci sta per inviare. La luna stette otto notti senza produrre luce; già le persone sembravano non poter resistere. All’improvviso, comparve un uomo sconosciuto, che, per tre anni, non faceva che gridare per le strade di Gerusalemme, giorno e notte: Guai a Gerusalemme! Guai a Gerusalemme!… Lo si prende, lo si picchia con le verghe per impedirgli di gridare: nulla lo ferma. Di lì a tre anni, grida: Ah! Guai a Gerusalemme; ah! Guai a me! Una pietra lanciata da una macchina [d’assedio] gli cade addosso e lo schiaccia all’istante. Allora, tutti i mali che questo sconosciuto aveva minacciato a Gerusalemme caddero su di lei. La carestia fu così grande che le madri arrivavano perfino a sgozzare i loro figli per cibarsene. Gli abitanti, senza sapere perché, si sgozzavano a vicenda; la città fu presa e come annichilita; le strade e le piazze furono tutte ricoperte di cadaveri; il sangue scorreva a fiumi, il piccolo numero di quelli che salvarono la loro vita fu venduto come schiavi.
Ma, poiché il giorno del giudizio sarà il giorno più terribile e più spaventoso che ci sia mai stato, sarà preceduto da segni così spaventosi che getteranno il terrore fino in fondo agli abissi.
Nostro Signore ci dice che, in quel momento nefasto per il peccatore, il sole non produrrà più luce, che la luna sarà simile ad una massa di sangue, e che le stelle cadranno dal cielo. L’aria sarà così piena di lampi che sarà completamente in fiamme, e s’udiranno i tuoni, il cui rumore sarà così forte che gli uomini appassiranno di paura sulle piante dei loro piedi. I venti saranno così impetuosi che niente potrà resistergli. Gli alberi e le case saranno trascinate dentro il caos del mare1, il mare stesso sarà talmente agitato dalle tempeste, che i suoi flutti s’innalzeranno fino a quattro cubiti al di sopra delle più alte montagne, e discenderanno così in basso, che si vedranno gli orrori dell’inferno, tutte le creature, anche quelle inanimate, sembreranno volersi annichilire per evitare la presenza del loro Creatore, vedendo quanto i crimini degli uomini hanno insozzato e deformato la terra. Le acque dei mari e dei fiumi ribolliranno come degli olî nei braceri; gli alberi e le piante vomiteranno torrenti di sangue; i terremoti saranno così grandi che si vedrà la terra aprirsi da tutte le parti; la maggior parte degli alberi e delle bestie saranno guastati, gli uomini che resteranno saranno come dissennati; le rocce, le montagne crolleranno con una furia spaventosa. Dopo tutti questi orrori, il fuoco sarà appiccato ai quattro angoli del mondo, ma un fuoco così violento che brucerà le pietre, le rocce e la terra, come un fuscello di paglia che viene gettato in una fornace. Tutto l’universo sarà ridotto in cenere; è necessario che questa terra, che è stata insozzata da tanti crimini, sia purificata dal fuoco che sarà appiccato dalla collera del Signore, dalla collera di un Dio giustamente irato.
Dopo, F.M., che questa terra coperta di tanti crimini sarà stata purificata, Dio manderà i suoi angeli che suoneranno la tromba ai quattro angoli del mondo, e che diranno a tutti i morti: Alzatevi, morti, uscite dalle vostre tombe, venite e comparite davanti al giudizio. Allora tutti i morti, buoni e malvagi, giusti e peccatori, riprenderanno le stesse sembianze che avevano una volta, il mare vomiterà tutti i cadaveri che sono rinchiusi nel suo caos, la terra rimanderà tutti i corpi seppelliti da molti secoli nel suo seno. Dopo questa rivoluzione, tutte le anime dei santi scenderanno dal cielo, tutte raggianti di gloria; ogni anima s’accosterà al suo corpo donandogli mille e mille benedizioni: Venite, gli dirà, venite compagno delle mie sofferenze; se voi avete operato come piace a Dio, se voi avete fatto consistere la vostra felicità nelle sofferenze e nei combattimenti, oh! Quanti beni ci sono riservati! Sono più di mille anni che godo di questa felicità; oh! Che gioia per me il venire ad annunciarvi quanti beni ci sono preparati per l’eternità! Venite, occhi benedetti, che tante volte vi siete chiusi alla vista degli oggetti impuri, per la paura di perdere la grazia del vostro Dio, venite in cielo dove non vedrete che bellezze quali non ce ne sono a questo mondo. Venite, orecchi miei, che avete avuto orrore delle parole e dei discorsi impuri e calunniatori; venite, e sentirete nel cielo quella musica celeste che vi piomberà in un’estasi continua. Venite, piedi miei e mani mie, che, tante volte, vi siete impegnati a soccorrere gli infelici; andiamo a passare la nostra eternità dentro questo bel cielo dove vedremo il nostro affabile e caritatevole Salvatore che ci ha tanto amati. Ah! Là vedremo Colui che tante volte è venuto a riposare nel nostro cuore. Ah! La vedremo quella mano, ancora tinta del sangue del nostro divin Salvatore, con la quale ci ha meritato tanta gioia. Infine, il corpo e l’anima dei santi si doneranno mille e mille benedizioni, e questo per tutta l’eternità.
Dopo che tutti i santi avranno ripreso il loro corpo tutto raggiante di gloria, in quel luogo tutti, secondo le buone opere e le penitenze che avranno fatto, attenderanno con piacere il momento in cui Dio svelerà davanti a tutto l’universo tutte le lacrime, tutte le penitenze, tutto il bene che avranno compiuto durante la loro vita, senza non dimenticarne nemmeno una sola, né un solo, già tutti contenti della felicità di Dio stesso.
Aspettate, dirà loro Gesù Cristo stesso, aspettate, voglio che tutto l’universo veda quanto avete operato con gioia. I peccatori induriti, gli increduli dicevano che ero indifferente a tutto quello che voi facevate per me; ma sto per mostrargli oggi che ho visto e contato tutte le lacrime che versavate nelle profondità dei deserti; sto per mostrargli oggi che ero a fianco a voi sui patiboli. Venite tutti, e
comparite davanti a questi peccatori che mi hanno disprezzato ed oltraggiato, che hanno osato negare che esistevo, che li vedevo. Venite, bambini miei, venite, miei diletti, e vedrete quanto sono stato buono, quanto il mio amore è stato grande per voi.
Contempliamo, F.M., un istante, questo numero infinito d’anime giuste rientranti nei loro corpi che rendono simili a bei soli. Vedrete tutti questi martiri, la palma in mano. Vedete voi tutte queste vergini, la corona della verginità sulla testa? Vedete tutti questi apostoli, tutti questi preti? Quante anime hanno salvato, tanti i raggi di gloria di cui sono ornati. F.M., tutti diranno a Maria, questa Madre Vergine: andiamo a congiungerci con Colui ch’è nel cielo per donare un nuovo splendore alle vostre bellezze. Però no, un momento di pazienza, voi siete stata disprezzata, calunniata e perseguitata dai malvagi, è giusto, prima che entriate in quel reame eterno, che i peccatori vengano a fare onorevole ammenda.

La legge morale universale

La nostra è una società interamente basata sulla parola scritta. Questo è un grande limite poiché la parola scritta non è il concetto. Le parole subiscono l’influenza del contesto, invecchiano, perdono di significato e acquistano significati nuovi. Solo che noi ci siamo incancreniti sul loro significato, per noi lo scritto dice tutto, precisamente. Per molti giuristi era la norma ad essere di per sé vincolante, unica fonte della giustizia, dopo il Nazismo questi giuristi hanno dovuto cambiare idea. Sarebbe stato meglio cambiarla prima.

Le parole non sono il concetto, ma è il concetto che ha significato, le parole tentano solo di trasmetterlo. E la legge morale universale, che è iscritta intimamente dentro di noi, è una legge concettuale, dunque i suoi modi di esprimersi sono molteplici, ma il concetto che vuole comunicare, al di là dei limiti e delle contingenze umane, è sempre lo stesso.

Per questo i codici sono pericolosi, perché cristallizzano una situazione incristallizzabile e ignorano tutte le sfumature della realtà umana, i codici sono per loro natura individuali, nel senso che non si rivolgono a persone, ma ad individui, e, dunque, sono per loro natura ingiusti non appena il codice supera il concetto. La mania di fissare tutto, di salvare tutto, di trasmettere tutto esattamente è un’ossessione impraticabile della nostra civiltà. Per quante parole scriveremo, per quanto ci sforzeremo, per quanto ci struggeremo non rinchiuderemo mai la verità, il reale, nelle nostre parole scritte.

E le nostre leggi che stanno sprofondando nell’ingiustizia, pagano lo scotto di uno smarrimento dei concetti e di una conseguente deriva verso la rigidità degli scritti; c’era più saggezza e giustizia una volta quando si sapeva che cos’era la giustizia che non oggi, in cui la giustizia, per molti, è una faccenda di codicilli, dove il senso della morale è ormai perduto.

È uscito il nuovo libro di BiancoFulmine!

Liberamente scaricabile partendo da questa pagina.

Vi ringrazio di avermi seguito fino a qui, spero di riuscire a mantenere sempre il blog interessante ed utile. Se lo leggete fatemi sapere i vostri pareri (contattami), per me sono davvero molto importanti.

Buona serata a tutti!

Cristo nella merda, colpo d'”artista”

L’altro giorno ho seguito un dibattito; parlavano di uno spettacolo teatrale (che non conosco) dove il volto di Cristo raffigurato sullo sfondo viene coperto di merda (scusate se uso questo termine latino di oraziana memoria, nel dibattito continuavano invece ad usare il termine “feci”, ma io non riesco a capire dove sia in questo caso l’aspetto fisiologico e medico della questione). Per essere precisi (ribadisco che non ho visto lo spettacolo, è ciò che ho desunto dal dibattito, e ogni tanto perdevo anche il segnale radio) il liquido marrone che finisce sul Volto Santo non viene mai chiamato in quel modo, anche se il senso è facilmente desumibile dal contesto, dal vecchio incontinente che ne è il protagonista. Inoltre simbolicamente la merda dovrebbe raffigurare l’impotenza di Nostro Signore Gesù Cristo che in realtà sarebbe, secondo l’autore, null’altro che un “povero cristo” uomo perseguitato senza nessuna potenza e nessuna capacità di intervenire o cambiare le cose.

La cosa che voglio sottolineare qui è che, in questo dibattito fra Cattolici emergeva, fra le altre, un’idea che voglio ribattere brevemente: si diceva che di queste cose è meglio non parlare perché si finisce per fare pubblicità ad artisti che non cercano altro (ovviamente specificando ben bene che non si giudica il singolo caso..). Quindi il concetto che passa è che è meglio tacere che affermare la verità. Io invece credo che sia meglio essere chiari. Se lo spettacolo è offensivo che si dica e se la Chiesa vuole vietare ai credenti di andare che lo faccia. Fa parte della libertà di espressione della Chiesa dire cosa possono o no fare i credenti e fa parte della libertà dei singoli decidere se si è o no credenti. Il non dire equivale al non credere nella libertà, perché, primo, non ci si esprime liberamente e, secondo, non si danno alle persone tutti gli elementi per liberamente decidere. Se uno non crede ed è indifferente cosa conta una scomunica ad un autore? Se uno crede ed è Cattolico allora non è forse una sua libertà il seguire la Chiesa? E se uno crede ed è più o meno indirettamente satanista non è forse una sua libertà andare allo spettacolo proprio perché condannato? Se uno brama l’inferno forse che si può imporre il paradiso? è giusto? A chi giova il non parlarne? Giova solo all’errore. Mentre il parlarne giova all’autore, perché egli stesso ha liberamente scelto la sua rovina, ha scelto di preferire il successo e la vanità alla giustizia; giova alla Chiesa perché è più difficile che si faccia ingannare, poiché è più chiara; giova al singolo perché può liberamente decidere se vivere o morire. Parlare della verità giova. Se molti credenti oggi rischiano grosso è proprio perché alcuni hanno rinunciato alla chiarezza, alla forza della verità. Consapevolezza.

Ovviamente qualcuno ha anche contestato la legittimità di un tale spettacolo, e ovviamente qualche trombone si è stracciato le vesti a queste parole. Tuttavia qui si tratta solo di una questione di dignità della persona umana: è lecito in uno spettacolo prendere un uomo e smerdarne il volto? Se lo facessero con vostra madre, vostra sorella, vostro padre, vostro fratello, vostro zio, vostro figlio, vostro nipote o magari con voi, non avreste nulla da ridire? Vi sembrerebbe una cosa bella, legittima e collegata con la libertà di parola e di espressione? E se lo facessero con un bambino ebreo dei campi di concentramento? Vi sembrerebbe bello e legittimo? È una questione di dignità. Una parola troppo dimenticata.

Una percezione più acuta delle cose.

L’ideologia avvelena la nostra capacità di percepire la realtà. Poiché si pone un obbiettivo, ricerca un utile. Non essendo interessata alla verità in quanto tale, è menzognera. Chi è accecato dall’ideologia non conosce la verità e i suoi sogni generano mostri. Essa ci toglie la capacità di vedere le cose per quello che sono; l’uomo diventa un numero iscritto nella lista dei buoni o dei cattivi, i fatti hanno un’unica univoca ed inequivocabile interpretazione che precede lo studio e le evidenze perdono di significato.

Io sono e sarò sempre anti-ideologico, bisogna tornare ad indagare la realtà in quanto tale. Bisogna smettere soprattutto di giudicare ed interpretare tutto per categorie, in natura non esistono due orecchie uguali, figuriamoci blocchi interi costituiti da migliaia di individui graniticamente uguali, superstizioni venenifere. Quando si fa di tutta l’erba un fascio, quando si passa, cioè, dal concetto di persona a quello di individuo, finisce l’umanità per iniziare l’aberrazione dell’idea.

Inoltre affermo che il Cattolicesimo è intrinsecamente anti-ideologico, poiché non è al servizio di un’idea, ma di una persona concreta, reale e viva. Nostro Signore Gesù Cristo. Non un concetto, non un’idea, ma bensì una persona. Quando un Cattolico abbraccia un’ideologia fa il più grande torto alla sua fede, perché dove c’era il prossimo inizia a vedere l’oggetto (nemico o amico poco importa) e dove c’era Dio vede l’idea, che per essere realizzata genera mostri. Basta Cristiani socialisti o fascisti o comunisti, dobbiamo essere solo uomini che lottano, l’uno per l’altro, al servizio dell’unico Re.

Venerdì 13.

Ieri era venerdì 13 e me ne sono successe di tutti i colori, così ne approfitto per ricordare come la superstizione sia quanto di più anticristiano e diabolico si possa trovare nella vita quotidiana. Oroscopi, numeri magici, pratiche portafortuna servono solo ad allontanarci dalla verità e a disperdere le nostre energie. Il diavolo se la ride a favorirne la credenza e se la ride quando un uomo, intelligente per natura, sottomette la sua azione a fatti che con l’umanità non hanno nulla a che fare. Non si può essere assieme Cristiani e superstiziosi, né tantomeno cultori della magia. E, tanto per la cronaca, sapete come è finita la giornata di ieri? In un modo così fantastico che non potevo immaginare.

Tu, da che parte stai?

Quante volte il solito superficiale è esordito con frasi del tipo “ma durante il Nazismo i Tedeschi sapevano, come hanno fatto a non fare nulla?” oppure “come facevano ad esserci tanti Nazisti?”, “oggi non potrebbe più succedere con tutti i diritti dell’uomo”, “noi siamo la civiltà”; eppure abbiamo davanti il peggior massacro della storia, ormai non servono più singoli campi di sterminio poiché sotto il cielo è tutto un campo di sterminio. Ogni nazione beve il sangue dei propri figli e noi siamo peggiori dei tedeschi che osannavano il Nazismo poiché allora la massa non odiava coloro che aveva generato. Lo stolto che può dire le frasi di prima è lo stesso che può osannare lo sterminio dei propri figli, non ne ho dubbi. E se per una volta uscissimo dalla massa per riscoprirci persone, per pensare con la nostra testa, per smettere di ragionare a slogan? E se per una volta salvassimo i nostri figli? E se per una volta fossimo persone, il mondo non sarebbe migliore?

Dov’è la felicità?

Tutti siamo alla ricerca frenetica della felicità, chi usa la carriera, chi i titoli universitari, chi l’approvazione dei genitori, chi il cibo, chi le feste; eppure ogni cosa che ci dovrebbe rendere felici nasconde un valore che noi gli attribuiamo. Dunque la felicità è dentro di noi, a noi spetta farla uscire. Questa può sembrare una banalità, ma in realtà è un insegnamento centralissimo a cui è difficile prestare ascolto. Ogni felicità viene da una nostra rappresentazione, cambiando la rappresentazione diventiamo felici o tristi, una volta capito il trucco è facile essere felici.

Tuttavia una volta capito il trucco ci si rende anche conto che se tutto procede da rappresentazioni, tutto è vano; eppure esiste una realtà oggettiva che è, al di là delle rappresentazioni. Quando ci si focalizza su questa realtà il senso di tutto cambia, ma cosa ancora più importante le rappresentazioni perdono di significato, non siamo più schiavi delle rappresentazioni, siamo liberi.

Bisogna partire da oggi a porsi migliaia di domande sulle proprie rappresentazioni, a metterle in crisi, a riplasmarle, fino a che dalle loro crepe non emerga ciò che è vero. Questo è un viaggio che ci tocca in profondità, un viaggio radicale che muterà noi stessi, spesso è il coraggio che manca.

C’è chi giudica meglio vivere in pace, nelle rappresentazioni che ci hanno insegnate, poiché le rappresentazioni danno una felicità, questo è innegabile. Però essa dura il tempo di un’illusione, e dentro di noi c’è qualcosa che non s’inganna né s’ingannerà poi come sembra.

Le doglie del parto

Circa 2000 anni fa l’intero universo viveva le doglie del parto, dalle creature nasceva il Creatore. E dove nacque? Nacque nella periferia, in una mangiatoia, il potente nascendo indicò cos’era veramente importante. Non gli onori, non una casa, non l’oro, solo una famiglia accogliente e un po’ di tepore; nella fiducia Dio aveva dato tutto il necessario, non il superfluo che distrae, né il comfort che intiepidisce. Capirò mai questo messaggio?

Buon Natale

Progetto Curato D’Ars. Sul giudizio finale. Parte 1/4.

Progetto Curato D’Ars – Sul giudizio finale – I Domenica D’Avvento – Primo Sermone – Sul giudizio finale – Parte 1/4

In Italia non esiste una traduzione completa delle omelie del Santo Curato D’Ars Giovanni Maria Vianney. Ho deciso così di iniziare una mia traduzione basandomi sul testo disponibile in questo sito. La pubblicazione non sarà regolare anche se cercherò di pubblicare almeno un’omelia ogni due mesi (penso che dividerò le omelie in più parti). Per chi volesse usare le mie traduzioni valgono le seguenti regole:

  1. La stampa è libera per uso personale; se invece volete stampare per altri motivi contattatemi;
  2. Se copiate il testo sul vostro sito citate la fonte e il link del mio sito, per copie integrali delle traduzioni (ad esempio un’omelia intera) contattatemi prima (pulsante contattami nel menù), tranquilli non mordo ;-) ;
  3. È vietata la produzione di e-book (o libri in qualunque altra forma) dalle mie traduzioni senza il mio consenso ed un accordo scritto.
  4. Mi preservo il diritto di modificare questo regolamento in ogni momento e senza preavviso, questo regolamento non implica nessuna cessione della proprietà intellettuale delle traduzioni.

Ovviamente sono ben accetti consigli, suggerimenti ed aiuti di qualunque tipo; se qualcuno volesse collaborare con me si faccia avanti.

Progetto Curato D’Ars

I Domenica D’Avvento

(Primo Sermone)

Sul giudizio finale

PARTE 1/4

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Tunc videbunt Filium hominis venientem cum potestate magna et majestate.

Allora vedranno venire il Figlio dell’uomo con grande potenza e terribile maestà circondato dagli angeli e dai santi. (Lc 21,27.)

Non è più, fratelli miei, un Dio ricoperto delle nostre infermità; celato nell’oscurità di una povera stalla, disteso in una mangiatoia, ricoperto d’ignominia, prostrato sotto il pesante fardello della sua croce; ma un Dio ricoperto da tutto lo splendore della sua potenza e della sua maestà; che fa annunciare la sua venuta dai prodigi più terribili, vale a dire, dall’eclissi del sole e della luna, dalla caduta delle stelle, e da un radicale sconvolgimento della natura. Non è più un Salvatore che viene con la dolcezza d’un agnello, per essere giudicato dagli uomini e per riscattarli; è un Giudice giustamente irritato, che giudica gli uomini in tutto il rigore della sua giustizia. Non è più un Pastore caritatevole che viene a cercare le sue pecore smarrite, e a perdonarle; è un Dio vendicativo che viene a separare per sempre i peccatori dai giusti, a prostrare i malvagi con la sua più terribile vendetta, e a seppellire i giusti in un torrente di dolcezze. Momento terribile, momento spaventoso, momento infelice, quando arriverai? Ohimè! Può essere che, una di queste mattine, noi sentiremo i precursori di questo Giudice così temibile per il peccatore. O voi, peccatori, uscite dalla tomba dei vostri peccati, venite al tribunale di Dio, venite ad istruirvi sulla maniera in cui il peccatore sarà trattato. L’empio, in questo mondo, sembra voler disconoscere la potenza di Dio, vedendo i peccatori senza punizione; arriva anche fino a dire: No, no, non c’è né Dio né l’inferno; o bene: Dio non fa attenzione a quello che si passa sulla terra. Ma, attendiamo il giudizio, e, in quel grande giorno, Dio manifesterà la sua potenza e mostrerà a tutte le nazioni che ha visto ogni cosa e tenuto conto di ogni cosa.

Quale differenza, fratelli miei, fra queste meraviglie e quelle che operò creando il mondo!

Che le acque, disse il Signore, irrighino, fertilizzino la terra e, fin dall’istante medesimo, le acque coprirono la terra e le donarono fertilità. Ma, quando verrà a distruggere il mondo, comanderà al mare di sormontare le sue sponde con un’impetuosità spaventosa, e inghiottirà tutto l’universo nel suo furore. Quando Dio creò il cielo, ordinò alle stelle d’attaccarsi al firmamento; alla sua parola, il sole illuminò il giorno, e la luna presiedé la notte; ma in quel ultimo giorno, il sole s’oscurerà, e la luna e le stelle non daranno più luce, tutti questi astri meravigliosi cadranno con un casino spaventoso.

Che differenza, F.M.! Dio per creare il mondo impiegò sei giorni; ma per distruggerlo, un colpo d’occhio sarà sufficiente. Per creare l’universo e tutto ciò che contiene, Dio non chiamò alcun spettatore di tante meraviglie, ma per distruggerlo, tutti i popoli saranno presenti, tutte le nazioni confesseranno che c’è un Dio e che è potente.

Venite, ridenti empi, venite, increduli raffinati, venite ad apprendere o a riconoscere se c’è un Dio, se ha visto tutte le vostre azioni, e se è onnipotente! O mio Dio! Quanto il peccatore cambierà lingua in quel momento! Quanti lamenti! Oh! Che pentimento d’aver lasciato passare un tempo così prezioso! Ma non c’è più tempo, tutto è finito per il peccatore, non c’è più speranza! Oh! Quanto sarà terribile quel momento! San Luca ci dice che gli uomini appassiranno di paura, pietrificati sulle piante dei loro piedi, pensando alle sciagure che sono loro preparate. Ahimè! F.M., si può ben appassire di paura e morire di spavento, nell’attesa di una sofferenza infinitamente più piccola di quella di cui il peccatore è minacciato, e che in maniera assolutamente certa lo colpirà, se continua a vivere nel peccato.

In questo momento, F. M., in cui io mi metto a parlare a voi del giudizio, a cui noi tutti compariremo, per rendere conto di ogni cosa, del bene e del male che noi avremo fatto, per ricevere la nostra sentenza definitiva per il cielo o per l’inferno: se ora venisse un angelo ad annunciarvi da parte di Dio che, in ventiquattro ore, tutto l’universo sarà ridotto in fiamme da una pioggia di fuoco e di zolfo, che comincerete a sentire i tuoni rimbombare, i furori delle tempeste abbattere le vostre case, i lampi così numerosi da rendere l’universo nulla più che una palla di fuoco, e che l’inferno vomiterà ora tutti i suoi dannati, le cui grida e urla si faranno udire ai quattro angoli della terra, che il solo mezzo per evitare tutte queste disgrazie è di abbandonare il peccato e di fare penitenza; potreste voi, F. M., ascoltare tutti questi uomini senza versare torrenti di lacrime e gemere misericordia? Non verreste forse a gettarvi ai piedi degli altari per domandare misericordia? O cecità, o sciagura incomprensibile dell’uomo peccatore! I mali che vi annuncia il vostro pastore sono ancora infinitamente più spaventosi e degni di strappare le vostre lacrime, di squarciare il vostro cuore. Ahimè! Queste verità così terribili stanno per diventare altrettante sentenze che sanciranno la vostra condanna eterna. Ma la più grande di tutte le disgrazie è che voi siate insensibili, e che continuiate a vivere nel peccato; e che voi non riconosciate la vostra follia che nel momento in cui non avete più rimedi. Un momento, e quel peccatore, che vive tranquillo nel peccato sarà giudicato e condannato; un istante, e, porterà i suoi rimpianti nell’eternità. Sì, F.M., saremo giudicati, nulla è più certo, sì, noi rimpiangeremo eternamente d’aver peccato.

Dio è morto

Questo blog parla di una cosa sola: della verità. È ciò che ho sempre cercato, ciò che mi affascinava da piccolo, ciò che mi chiama tuttora. Eppure la verità ha un peso, un peso che quest’epoca sbiadita non riesce più a sopportare. Poiché ogni cosa vera porta con sé il peso della scelta; chi si fa trascinare dalla menzogna non sceglie, è come un tronco in un fiume, ma chi si sforza di conoscere deve combattere. Non c’è via d’uscita: quando si conosce si sceglie, quando si sceglie si deve combattere per sostenere la scelta. Non è facile; non è moderno. È solo giusto, giusto per non offendere la nostra fortuna di essere uomini, giusto perché siamo vivi.

Invece in questa società Dio è morto, con ciò non intendo un’assurdità metafisica, con ciò intendo che nessuno, nemmeno io, considera Dio vivo. Se considerassimo vivo Dio non faremmo ciò che facciamo, non penseremmo ciò che pensiamo. Quando un prete predica di sociale invece che di anime, in quel momento Dio è morto, poiché l’anima immortale vale più del corpo mortale. Quando riduciamo l’amore al prossimo ad un amore del prossimo, in quel momento Dio è morto, poiché Dio ha fatto ogni uomo straordinario, di ogni uomo un soggetto, di ogni cristiano un Dio. Quando programmiamo in tutto il futuro, e ci arrabbiamo perché nulla accade secondo il nostro disegno, in quel momento Dio è morto, poiché chi può credere vivo il Signore della Storia e morta la Storia? Quando scopiamo a destra e a manca e poi parliamo d’amore, in quel momento Dio è morto, poiché si ascoltano i vivi, mentre dai morti non si leva alcun suono. Quando viviamo combattendo per le cose che scompaiono, in quel momento Dio è morto, poiché se crediamo che esiste un Paradiso, che cosa conta un dollaro? Quando viviamo con la religione all’angolo e magari la insegniamo, in quel momento Dio è morto, poiché se esiste un Signore di tutto, come facciamo a non metterlo al centro? Diciamo che lo crediamo vivo e invece lo crediamo morto. Beato chi lo crede vivo davvero; per il Signore del tutto, qualsiasi dono è niente.

A volte capita che una persona che si riempie la bocca di Dio, stia parlando di sé; sovente essa modifica ciò che è con ciò che più l’aggrada. Anche per questa persona Dio è morto, poiché se fosse vivo non lo dipingerebbe diverso da quello che è. Sovente questa persona vive diversamente da come Dio le ha detto, ma, d’altronde, quando il padrone è morto è l’erede che gestisce il patrimonio. Sovente questa persona trascina nell’errore quanti può, gli uni perché gli parla di dèi falsi e bugiardi e gli altri perché li indispone ad ascoltare. Anche per questo autocredente Dio è morto.

Altre volte capita che una persona dica che Dio non esiste. Ciò che è è anche se non si vuole che sia.

Io vorrei che per me Dio fosse ciò che è realmente, cioè vivo. Dio è vivo e se anche per me è vivo, allora io conosco la verità, allora scelgo, allora sono libero. Io voglio arrivare lì dove si conosce la verità. Non si può conoscere la verità senza acquistare consapevolezza, si può ripeterla, ma non conoscerla. Tutto vive nella verità, è la consapevolezza che spesso manca. Per questo possiamo dire con leggerezza “Dio è morto”. Ma noi siamo uomini e dunque abbiamo la forza intellettuale di conoscere e di vivere, di essere liberi. Questo vi propongo nel mio blog, di arrivare lì con me dove si conosce la verità, con l’augurio che ce la faremo.

Che il Signore ci benedica,

BiancoFulmine

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